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    Predefinito Immigrati, Bossi contro la Chiesa

    Immigrati, Bossi contro la Chiesa
    "La Finanza dai vescovoni"
    Durissimo con le parrocchie: "Fanno il caporalato"


    TREVISO - Alla vigilia della prima messa in pratica della legge sull'immigrazione (da domani i datori di lavoro possono presentare domanda alle poste per mettere in regola colf, badanti e dipendenti che lavorano da almeno tre mesi in Italia), il ministro per le Riforme Umberto Bossi se la prende con gli ambienti cattolici, e in particolare con la Caritas, accusandoli di fare contratti fasulli agli immigrati e trasgredire così le regole della legge. Puntando il dito contro le associazioni cattoliche che hanno "sostituito Dio col dio denaro", Bossi ha minacciato di "mandare in giro la Finanza da certi vescovoni, per vedere se i soldi intascati dal popolo sono andati veramente ai poveri o se li sono mangiati".

    Un attacco duro, che Bossi fa da Treviso, la città dove vescovato e Lega si sono scontrati proprio a proposito di immigrazione, nella vicenda degli extracomunitari che hanno occupato per giorni il portico del Duomo dopo essere stati fatti sloggiare dalle case occupate abusivamente. Prendendo parola alla Festa padana, il Senatùr ha detto chiaro che con la nuova legge sull'immigrazione "è finito il caporalato di certe parrocchie". "Serve una cameriera? Fino a ieri - ha ricordato Bossi - bastava fare il numero di telefono della parrocchia e, oplà. Saltava fuori la cameriera extracomunitaria. Ma noi sappiamo bene quali sono le associazioni che hanno perso il Dio che sta nei cieli e l'hanno sostituito col dio denaro".

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    Soffermandosi in particolare sull'azione della Caritas, Bossi ha detto che, con le nuove normative, "è stata messa fuori gioco: non può fare contratti di lavoro fasulli, magari di 15 giorni, per tentare di regolarizzare chi è entrato clandestinamente". "Vogliono dare una casa - spiega - a quelli che non hanno mai lavorato e pagato una lira. E' chiaro che prima o dopo la gente si arrabbia e allora sì che c'è razzismo. I veri razzisti sono i buonisti, associazioni caritatevoli" che, a detta di Bossi, "agiscono per un solo scopo: cambiare il mondo a loro piacere e riempirsi il portafogli".

    Insomma, "le regole devono essere precise". Per cui "se uno entra in casa altrui dalla finestra viene trattato per quello che è: un delinquente". Bossi tiene a precisare che "l'Italia è un paese disposto ad aiutare, ma a patti chiari" e dunque è finito il tempo per "considerare il nostro Stato un casino ambulante". Poi, una precisazione sul "senso" della legge che porta il suo nome e un'accusa alla Turco-Napolitano: "La Bossi-Fini non è una sanatoria come dice qualcuno. Sanatoria è quella che faceva la Turco nel dare un permesso di soggiorno a tutti".

    Invece ora il soggiorno "è legato solo al contratto di lavoro. Non so se funzionerà - ipotizza Bossi -, forse sarà così per quanto riguarda le badanti o le colf. Le "regole precise" cui si riferisce Bossi sono quelle che, dopo discussioni e tensioni all'interno della maggioranza, sono state approvate dal governo nei giorni scorsi. Il nodo centrale è relativo alla durata del contratto di lavoro che apre le porte alla regolarizzazione. E' stato sciolto con un compromesso: sarà necessario un contratto a tempo indeterminato o a scadenza, ma per un periodo non inferiore ad un anno. Anche il contratto a tempo indeterminato, tuttavia, prevede di fatto una verifica dopo un anno, in coincidenza con la scadenza del permesso di soggiorno.

    Per cui Bossi si attende che il Ministro degli Interni agisca quando gli sarà "consegnata la lista di quelli che non hanno più un posto di lavoro. Il governo - conclude - farà la sua parte anche se ci sono ministri con la spina dorsale e altri che ne sono privi".

    L'allusione è ai centristi del governo, al ministro per i rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi, che ha chiesto che siano messi in regola anche i 250 mila immigrati che hanno ricevuto l'espulsione amministrativa, lasciando fuori solo i circa 7-8 mila recidivi. Punto sul quale nè Bossi nè Fini vogliono transigere: "Non è una sanatoria", ha ribadito il vicepremier, "ma l'affermazione di un
    Antonio

  2. #2
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    "La Finanza dai vescovoni"
    Durissimo con le parrocchie: "Fanno il caporalato"


    TREVISO - Alla vigilia della prima messa in pratica della legge sull'immigrazione (da domani i datori di lavoro possono presentare domanda alle poste per mettere in regola colf, badanti e dipendenti che lavorano da almeno tre mesi in Italia), il ministro per le Riforme Umberto Bossi se la prende con gli ambienti cattolici, e in particolare con la Caritas, accusandoli di fare contratti fasulli agli immigrati e trasgredire così le regole della legge. Puntando il dito contro le associazioni cattoliche che hanno "sostituito Dio col dio denaro", Bossi ha minacciato di "mandare in giro la Finanza da certi vescovoni, per vedere se i soldi intascati dal popolo sono andati veramente ai poveri o se li sono mangiati".

    Un attacco duro, che Bossi fa da Treviso, la città dove vescovato e Lega si sono scontrati proprio a proposito di immigrazione, nella vicenda degli extracomunitari che hanno occupato per giorni il portico del Duomo dopo essere stati fatti sloggiare dalle case occupate abusivamente. Prendendo parola alla Festa padana, il Senatùr ha detto chiaro che con la nuova legge sull'immigrazione "è finito il caporalato di certe parrocchie". "Serve una cameriera? Fino a ieri - ha ricordato Bossi - bastava fare il numero di telefono della parrocchia e, oplà. Saltava fuori la cameriera extracomunitaria. Ma noi sappiamo bene quali sono le associazioni che hanno perso il Dio che sta nei cieli e l'hanno sostituito col dio denaro".

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    Soffermandosi in particolare sull'azione della Caritas, Bossi ha detto che, con le nuove normative, "è stata messa fuori gioco: non può fare contratti di lavoro fasulli, magari di 15 giorni, per tentare di regolarizzare chi è entrato clandestinamente". "Vogliono dare una casa - spiega - a quelli che non hanno mai lavorato e pagato una lira. E' chiaro che prima o dopo la gente si arrabbia e allora sì che c'è razzismo. I veri razzisti sono i buonisti, associazioni caritatevoli" che, a detta di Bossi, "agiscono per un solo scopo: cambiare il mondo a loro piacere e riempirsi il portafogli".

    Insomma, "le regole devono essere precise". Per cui "se uno entra in casa altrui dalla finestra viene trattato per quello che è: un delinquente". Bossi tiene a precisare che "l'Italia è un paese disposto ad aiutare, ma a patti chiari" e dunque è finito il tempo per "considerare il nostro Stato un casino ambulante". Poi, una precisazione sul "senso" della legge che porta il suo nome e un'accusa alla Turco-Napolitano: "La Bossi-Fini non è una sanatoria come dice qualcuno. Sanatoria è quella che faceva la Turco nel dare un permesso di soggiorno a tutti".

    Invece ora il soggiorno "è legato solo al contratto di lavoro. Non so se funzionerà - ipotizza Bossi -, forse sarà così per quanto riguarda le badanti o le colf. Le "regole precise" cui si riferisce Bossi sono quelle che, dopo discussioni e tensioni all'interno della maggioranza, sono state approvate dal governo nei giorni scorsi. Il nodo centrale è relativo alla durata del contratto di lavoro che apre le porte alla regolarizzazione. E' stato sciolto con un compromesso: sarà necessario un contratto a tempo indeterminato o a scadenza, ma per un periodo non inferiore ad un anno. Anche il contratto a tempo indeterminato, tuttavia, prevede di fatto una verifica dopo un anno, in coincidenza con la scadenza del permesso di soggiorno.

    Per cui Bossi si attende che il Ministro degli Interni agisca quando gli sarà "consegnata la lista di quelli che non hanno più un posto di lavoro. Il governo - conclude - farà la sua parte anche se ci sono ministri con la spina dorsale e altri che ne sono privi".

    L'allusione è ai centristi del governo, al ministro per i rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi, che ha chiesto che siano messi in regola anche i 250 mila immigrati che hanno ricevuto l'espulsione amministrativa, lasciando fuori solo i circa 7-8 mila recidivi. Punto sul quale nè Bossi nè Fini vogliono transigere: "Non è una sanatoria", ha ribadito il vicepremier, "ma l'affermazione di un
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