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Risultati da 31 a 35 di 35

Discussione: *** 11 Settembre ***

  1. #31
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    Torino, riva sinistra del Po.... Europa. Dead Poets Society...
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    In origine postato da Servabo
    Bello, mi piace, ci sto!
    questo 3d è morto da un anno.
    sarebbe interessante.

  2. #32
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    In origine postato da Servabo
    Bello, mi piace, ci sto!
    questo 3d è morto da un anno.
    sarebbe interessante.

  3. #33
    ora ltd poi lti
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    Siamo vivi. Siamo il popolo, la gente, che sopravvive a tutto. Nessuno può distruggerci. Nessuno può fermarci. Noi andiamo sempre avanti.
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    In origine postato da umberto
    questo 3d è morto da un anno.
    sarebbe interessante.
    Forumista Umberto,

    ti rispondo pubblicamente al pvt che ci siamo scambiati.
    L'avatar che stai utilizzando, un avatar personalizzato, è il logo di un Comitato per L'Ulivo, con sede a Pontelagoscuro (Ferrara) e qui sui forum è stato predisposto perchè sia utilizzato dai nickname che sono portavoce del Comitato.
    Che detti nick abbiano scritto poco o tanto non autorizza ad impossessarsene.

    Ora, siccome puoi sempre farti un avatar personalizzato o usare uno di quelli pronti, non vedo il motivo per cui continui ad usare detto avatar.
    A meno che non intendi farti passare per il portavoce del suddetto Comitato.

  4. #34
    ora ltd poi lti
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    In origine postato da seurosia
    Nel 1973 avevo 28 anni e da tre ero iscritto all'allora PCI. Il colpo di stato l'ho vissuto, come gli altri Compagni, in diretta e ho vissuto in diretta e con angoscia le notizie che arrivavano giorno per giorno di torture, uccisioni e sparizioni.
    Quello che ha scritto fecia è frutto di fantasia per non dire altro. pinochet è un assassino e solo una mente malata può pensare che non lo sia stato. Ha riempito uno stadio di prigionieri politici, ha tolto i bambini alle famiglie per darli ai vermi pari suo, ha organizzato i voli della morte. Ha sulla coscienza torturati e morti, ha tradito il suo paese ed è stato un verme prima, dopo e lo è tutt'ora. E con lui sono assassini quelli che hanno seguito la sua strada e vermi lo sono quelli che oggi, dopo che le cose si sanno, lo difendono.

    C'è una persona qui che potrebbe mettere mano a due storie, a quella della sinistra in Italia e a quella del Cile del grande Salvador Allende, ed è Montalbano.
    Potremmo organizzarci...Un thread dedicato alla storia e uno, affiancato, collegato, su cui intervenire e discutere. Montalbano lo potrebbe fare un po' per volta, senza fretta, compatibilmente con i suoi impegni.

    Che ne pensa Montalbano? Che ne pensano i forumisti? E tu Red?
    Penso che sia molto interessante e istruttivo.
    Ale

  5. #35
    Naufrago
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    In origine postato da Robinson
    PATRIA DOLCE E DURA 453

    Scrivo queste rapide righe a soli tre giorni dai fatti inqualificabili che hanno portato alla morte il mio grande compagno, il presidente Allende. Sul suo assassinio si è voluto fare silenzio; è stato sepolto segretamente; soltanto alla sua vedova è stato concesso di accompagnare quell'immortale cadavere. La versione degli aggressori è che hanno trovato il suo corpo inerte, con visibili segni di suicidio. La versione che è stata resa pubblica al'estero è diversa. Immediatamente dopo il bombardamento aereo entrarono in azione i carri armati, molti carri armati, a lottare intrepidamente contro un solo uomo: il presidente della repubblica del Cile, Salvador Allende, che li aspettava nel suo ufficio, senz'altra compagnia che il suo grande cuore, avvolto dal fumo e dalle fiamme.
    Dovevano approfittare di un'occasione cosí bella, Bisognava mitragliarlo perché non si sarebbe mai dimesso dalla sua carica. Quel corpo è stato sepolto segretamente in un posto qualsiasi. Quel cadavere che andò verso la sepoltura accompagnato da una sola donna, che portava in sé tutto il dolore del mondo, quella gloriosa figura morta era crivellata e frantumata dai colpi delle mitragliatrici dei soldati del Cile, che ancora una volta vevano tradito il Cile.

    11 SETTEMBRE 1973

    LA VERA MORTE DI UN PRESIDENTE

    di GABRIEL GARCIA MARQUEZ
    PATRIA GRANDE

    Nell'ora della della battaglia finale, con il paese alla mercé delle forze della sovversione, Salvador Allende continuó afferrato alla legalitá.

    La contraddizione piú drammatica della sua vita fu quella di essere, contemporaneamente, nemico della violenza ed appasionato rivoluzionario, e credeva di averla risolta con l'ipotesi che le condizioni del Cile consentivano una evoluzione pacifica verso il socialismo, all'interno della legalitá borghese.

    L'esperienza gli insegnó troppo tardi che non si puó cambiare un sistema dal governo, ma dal potere.

    Questa tardiva constatazione forse fu la forza che lo spinse a resistere fino alla morte, tra le macerie fumanti di una casa che non era nemmeno sua, una residenza costruita da un architetto italiano destinata alla zecca dello Stato, e terminó convertita in un rifugio per un Presidente senza potere.

    Resistette per sei ore, impugnando il mitra che gli aveva regalato Fidel Castro, fu la prima arma che Salvador Allende usó in vita sua.

    Il giornalista Augusto Olivares che rimase al suo fianco sino alla fine, ricevette numerose ferite e morí dissanguato in un ambulatorio pubblico.

    Verso le quattro del pomeriggio, il generale di divisione Javier Palacio, riuscí ad occupare il secondo piano, con il suo aiutante capitano Gallardo e un gruppo di ufficiali. Lí, tra le poltrone finto Luigi XV, il vasellame di dragoni cinesi e i quadri di Rugenda del salone rosso, Salvador Allende stava aspettandoli. Aveva un casco da minatore, stava in maniche di camicia, senza cravatta e con i vestiti macchiati di sangue. Impugnava il mitra.

    Allende conosceva il generale Palacio. Pochi giorni prima aveva detto ad Augutso Olivares che quello era un uomo pericoloso, perché manteneva stretti contatti con l'ambasciata degli Stati Uniti. Come lo vide apparire dalla scalinata, Allende gridó: "Traditore!" e gli riuscí di ferirlo ad una mano.

    Allende morí a seguito dello scambio di raffiche con questa pattuglia. Poi, tutti gli ufficiali, quasi seguendo un rito di casta, spararono sul suo corpo. Alla fine, un ufficiale lo sfiguró con il calcio di un fucile. Esiste una forografia: la scattó il fotografo Juan Enrique Lira, del giornale El Mercurio, l'unico autorizzato a fotografare il cadavere. Era tanto sfigurato che, alla signora Hortensia, sua moglie, mostrarono il corpo solo quando stava nella bara. E non permisero che scoprisse il volto.

    Allende aveva compiuto 64 anni in luglio, era un Leone tipico: tenace, deciso e imprevedibile. Quel che pensa Allende lo sa solo Allende, mi disse una volta un suo ministro. Amava la vita, amava i fiori e i cani, era di modi galanti come si usava in altri tempi.

    La sua maggiore virtú fu quella di essere conseguente, peró il destino gli riservó la rara e tragica grandezza di morire difendendo con le armi l'anacronistico diritto borghese; difendendo una Corte Suprema che lo aveva ripudiato e che poi legittimó i suoi assassini; difese un miserevole Parlamento che aveva contestato la sua legittimitá e che poi finí per arrendersi agli usurpatori; difendendo i partiti dell'opposizione che avevano giá venduto la loro anima al fascismo; difendendo tutti gli ammennicoli di un sistema tarlato che si era impegnato ad annichilire senza sparare una sola pallottola.

    Il dramma accadde in Cile, per disgrazia dei cileni, peró passerá alla storia come qualcosa che irrimediabilmente coinvolse tutti gli uomini del tempo, destinato a rimanere per sempre nelle nostre vite.

    Alfo

 

 
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