da www.ilmessaggero.it
INTERVISTA A MUHAMMAD FADLALLAH
«Le azioni dei kamikaze continueranno»
Il capo spirituale degli sciiti libanesi: ogni ebreo che occupa terra palestinese è un legittimo obiettivo
Muhammad Fadlallah, l’opinione pubblica europea condanna fermamente gli attacchi suicidi contro la popolazione civile israeliana. Cosa c’entra il diritto alla resistenza rivendicato dai palestinesi con le bombe umane che seminano morte e terrore nello Stato ebraico?
«Evidentemente si tende, in Europa, a confondere le cause con l’effetto. Tutta la Palestina è zona di guerra e ogni ebreo che occupa illegalmente una casa o la terra appartenente a un palestinese è un legittimo obiettivo. Non ci sono ebrei innocenti in Palestina. L’area è zona di guerra. Uccidono molte delle nostre donne, bambini e persone anziane. Confiscano le nostre acque e la nostra libertà. Le operazioni di martirio continueranno fino a quando l’intera Palestina non sarà liberata. Sacrificare la propria vita per una causa superiore, come è la liberazione della Palestina dai sionisti, è un atto di eroismo e di amore verso il proprio popolo che va esaltato».
Che cosa pensa del processo di pace che si era avviato, nel settembre 1993, con la firma degli accordi di Oslo-Washington?
«Si è trattato di una capitolazione di fronte al nemico sionista. "Terra in cambio di pace" è un tradimento del sangue palestinese e della causa sacra della Palestina. Di questa capitolazione Yasser Arafat porta pesanti responsabilità. Il suo fallimento politico era già evidente ben prima dell’aggressione criminale condotta dai sionisti contro il popolo palestinese. E a nulla gli è servito assumere un atteggiamento consenziente nei confronti dei diktat americani. I palestinesi non otterranno certo giustizia dai migliori alleati di Israele».
La Cia e i servizi di sicurezza israeliani denunciano la presenza di elementi di Hezbollah nei Territori palestinesi.
«Se i fratelli palestinesi chiedono aiuto è dovere di ogni buon musulmano intervenire in loro difesa. Ma la cosa più importante è l’esempio: la lotta di resistenza nel Libano del Sud ha dimostrato che i sionisti non sono invincibili. E questo vale anche per la Palestina».
Gli Stati Uniti accusano Hezbollah di aver stretto un patto operativo con Al Qaeda.
«È una menzogna costruita ad arte dalla propaganda sionista per giustificare nuove aggressioni da parte israeliana. A quanto mi risulta Hezbollah non ha mai avuto legami con Al Qaeda, né in passato né ora, e non per motivi religiosi (Hezbollah libanese è sciita mentre Al Qaeda è sunnita, n.d.r.), ma per ragioni politiche e di priorità di lotta. Le menzogne date in pasto ai media confermano l’esistenza di un piano israelo-americano volto a preparare l’opinione pubblica mondiale ad accettare ogni azione militare contro il Libano».
Israele sostiene che Hezbollah ha dispiegato negli ultimi tempi nel Libano del Sud diecimila razzi katiusha di fabbricazione iraniana in grado di colpire al cuore lo Stato ebraico.
«E dove sarebbe lo scandalo? Hezbollah, come qualsiasi altro movimento libanese, ha il diritto di avere le armi adeguate per difendersi dai caccia F-16 forniti al nemico sionista dagli Usa. Le minacce degli americani e dei sionisti non ci fanno paura e sapremo difenderci da ogni aggressione».
Da più parti si sostiene che Hezbollah sia divenuto uno strumento nelle mani dell’ala oltranzista del regime iraniano e del suo leader riconosciuto, l’ayatollah Khamenei.
«Sin dalla sua nascita, Hezbollah ha rivendicato la sua autonomia. Il che non contraddice il legame con la leadership della Repubblica Islamica dell’Iran. Le due cose non sono affatto in contrasto tra loro. Nessuno può negare il sostegno offerto dall’Iran alla causa palestinese e alla lotta dei popoli mediorientali contro l’espansionismo sionista. Khomeini ha fornito l’ispirazione con la rivoluzione iraniana e poi con un sostegno militare e finanziario negli anni successivi. E questo sostegno, sia pure a livello minore, non è mai cessato: anche oggi l’Iran resta un prezioso alleato contro la minaccia sionista e imperialista».
L’inarrestabile conflitto israelo-palestinese, i venti di guerra che tornano a soffiare nel Golfo Persico. Che cosa attende questa regione?
«Credo che sia in atto il tentativo di provocare con la forza militare qualcosa di simile a un terremoto geopolitico nella regione. Ne è responsabile l’arroganza mondiale degli Stati Uniti, i cui cambiamenti di lealtà a seconda dei mutanti interessi economici e strategici ci sono ben noti».
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