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Discussione: Indietro Savoia

  1. #31
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    Quale atteggiamento terrà il PRI riguardo a questa manifestazione? Andrà? Qualcuno prenderà la parola?

    So che i MRE aderiscono in spirito, ma non con la presenza, in quanto impegnati (per lo meno la Sbarbati) nelle manifestazioni (girotondi, per i Corsivi del diavoletto) dell'Ulivo

  2. #32
    Garibaldi
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    Benissimo, il Pri deve andarci!?!?!? per ricordare ai presenti anche della indegna annucchiata servile ai piedi del papa/re a Montecitorio.?!?!?!
    Straparlare dei Savoia retaggio della storia dei nostri nonni non serve a nulla se poi si striscia viscidi ai piedi del monarca di tutti i Savoia sparsi per il globo.?!?!!?!?
    Meno chiacchiere e piu' fatti.....se l'Ami raccogliera' le firme per devaticanizzare il Parlamento Italiano diventera' credibile senno' diventera' solo farsa ?!?!?!?

  3. #33
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    Predefinito tratto dalla Agenzia DIRE 14 marzo 2003



    --------------------------------------------------------------------------------
    Savoia/Pri: un minuto di silenzio per vittime leggi razziali

    ROMA - Il Pri propone di osservare un minuto di silenzio in tutte le scuole e in tutti i luoghi di lavoro, all'inizio della giornata del rientro dei Savoia.
    Un raccoglimento – spiega la segreteria del Partito Repubblicano Italiano
    "in memoria dei soldati italiani che
    caddero vittime delle rappresaglie tedesche dopo l'ignobile fuga dell'8 settembre 1943 e in memoria degli ebrei italiani mandati a morire nei campi di concentramento a causa delle leggi razziali".

    -----------------------------------------------------------------------------------


  4. #34
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    Predefinito Vergognatevi


    [mid]http://www.costozero.com/midi_files/midi/rock/beatles/yesterday.mid[/mid]

    Una repubblica nata coi brogli (provati) e cresciuta sulle tangenti. E ancora oggi siete qui a sputare odio sui Savoia. Siete il miglior esempio della faziosità e della cattiveria gratuita.
    Ricordatevi che prima che repubbli-cani siete Italiani. E questo dovrebbe quantomeno farvi riflettere su quanto dite verso due Savoia ai quali, vi sfido a provarmelo, vengono attribuite colpe altrui e sino ad oggi è stato imputato un "reato di cognome".
    E' strano che accettiate i Mussolini (financo in Parlamento) mentre abbiate così in odio i Savoia. Forse xchè Mussolini fece la "repubblica" (nomen omen) di Salò? O forse xchè nessun Mussolini può rivendicare diritti e dunque lasciare lo status quo attuale e le prebende repubblicane?
    Sarei stato più 'morbido' ed avrei anche accettato opinioni diverse da chi preferisce la repubblica alla monarchia, ma quando leggo certe gratuite e cattive affermazioni, dettate solo da odio che non vi fa certo onore, non riesco ad accettarlo e il mio cuore si ribella.
    Avrei preferito che, proprio per dimostrare che siete democratici, che la repubblica è saldamente nel cuore italiano, che non temete - anzi favorite - di confrontarvi con la Storia, foste proprio voi repubblicani ad augurare il "bentornato" ai Savoia.
    Ma, ahimè, vedo che dal 2 giugno 46 nulla è cambiato. Peccato. Occasione persa e riconferma che la scelta di essere monarchico è azzeccata.
    Scusate lo sfogo. Ma viene dal cuore.
    Avanti Savoia!

    ps - a scanso di equivoci: ho 45 anni, non sono un 'vecchio nostalgico', ma ho fatto una scelta di vita ben precisa che difendo, proprio xchè coerente ed onesta, con tutte le mie forze.

  5. #35
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    Ma vai pure a fare un bagno ... insieme a quei derelitti che difendi.

  6. #36
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    Predefinito

    Originally posted by Giuseppe Gizzi
    Ma vai pure a fare un bagno ... insieme a quei derelitti che difendi.
    Bravo Giuseppe e voglia anche aggiungere ...

    UNO... DIECI... CENTO... BRESCI!

  7. #37
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    Predefinito tratto da IL MESSAGGERO Online 16 maggio 2003


    [COLOR=DARK BLUE]Assolviamo i figli dalle colpe dei padri

    Il portiere Fulvio portò il suo vecchio abito blu a don Salvatore, il sarto del mezzanino, e lo depose con cura sul tavolone della sartoria, guardandolo con tenerezza come si guardano i cari ricordi del passato.

    - Con commodo, don Sarvatò, intanto nun c'è fretta - disse - Me lo dovete allargà ar massimo, pe' piacere.

    - Dipende da quanto si può allargare - replicò don Salvatore sollevando lo sguardo dal ferro da stiro che stava passando su un paio di pantaloni - Faremo il possibile. Qualche matrimonio in vista? - chiese con tono distratto.

    - Quirinale - rispose Fulvio - Me farò na gran sudata, ma mica ce posso annà in camicia dar Presidente.

    - Il Presidente? - esclamò don Salvatore stupefatto - La riceve il Presidente? E come mai?

    - E che, nun so' un cittadino itajano puro io? Fo domanna de esse ricevuto, me metterò in coda, ma si lui riceve li Savoia, me riceverà puro a me che so' più cittadino itajano de loro e so' repubblicano de seconna generazzione, ar contrario de loro che ciànno la fissazzione della monarchia e nun jela leva nisuno.

    Don Salvatore lo guardò con l'aria di chi teme di essere preso in giro, poi scosse il capo e disse:

    - A rigore, ha ragione, Fulvio, ma il Presidente della Repubblica, se si mettesse a ricevere uno per uno cinquanta milioni di italiani...

    - Don Sarvatò, ma je pare che propio io me metterebbe a disturbà er Presidente che je vojo puro bene? - lo interruppe Fulvio - Solo che sto fatto delli Savoia m'ha fatto venì er puntijo, come se dice. Si ciànno diritto loro, cell'ho più mejio io, sto dirittto, e vojo portà puro li fiori a donna Franca, vabbè? Chi è che je rompe de più li cojoni, ar Presidente? Loro o io?

    Di nuovo don Salvatore scosse il capo, ora sorridendo.

    - Lei ce l'ha con i Savoia - concluse - Dica la verità, lei è ancora uno di quelli che non gli perdonano le colpe dei padri e dei nonni.

    - No, don Sarvatò, io nun me li filo pe' gnente - ribattè Fulvio - Ma chi se ne frega de loro? Ce stanno tanti che li vorebbero pijà a pernacchie, ma io dico a tutti che, co' tanta gente che ce starebbe da spernacchià in Itaja, sarebbe ingiusto annà a spernacchià prima loro. Eppoi che c'entreno le corpe delli padri e delli nonni? Sarebbe come si io nun je perdonassi a lei le corpe de su'nonno.

    - A me? - strillò don Salvatore, sgranando gli occhi - E che colpa avrebbe mio nonno?

    - Er bisnonno, er trisnonno, er quadrisnonno - precisò Fulvio - Gratta gratta, nun ce sta na famija che ner passato nun cià avuto quarche infame, magara un traditore, no spione, nun vojo di' un assassino.

    - Per sua norma e regola, mio nonno è morto in odore di santità! - riprese a strillare don Salvatore - Mandava avanti una famiglia con dieci figli e lasciava sempre aperta la porta ai poveri. Mia nonna, per questo, lo bastonava, quel sant'uomo e lui sopportava.

    - E già sta nonna ce piace poco, no? Ma, gratta gratta, chissà che verebbe fora co' li nonni de sti nonni, don Sarvatò, annamo! E invece lei è na bravissima perzona.

    - Ma perché non s'impiccia del passato della famigliaccia sua? - mugolò don Salvatore che se non aveva la bava alla bocca stava per averla.

    - Pe' carità! Sott'ar papa, ciavemo avuto uno che je tajarono la testa pe' l'idee rivoluzzionarie e sotto Mussolini uno che lo fucilarono perché faceva la borza nera. Ma je pare che propio io me posso mette a criticà li padri e li nonni de sti tre rancichetti delli Savoia? Solo - concluse - che si ce vanno loro ar Quirinale, ce vojo annà puro io co' sto vestito e la cravatta de quanno me sposai.

    - Ammesso che ce la facciano andare - osservò con malevolenza don Salvatore - Badi che prinma di riceverla, sicuramente ci saranno accertamenti dei carabinieri.

    - Accerteranno che so' un bravo cittadino, che artro ponno accertà? Se vonno mette a rivangà ner passato lontano? Be', de sicuro ce stanno carabbinieri che ner passato de famija ciànno avuto quarche lupo manaro. D'artra parte, è tutta storia d'Itaja, don Sarvatò.

    Don Salvatore si rimise a stirare con mosse nervose.

    - Speriamo che ci sia la stoffa alle cuciture per allargarlo - disse - In ogni caso, c'è tempo, no? Dal momento che fa la domanda a quando la chiamano, chissà quanto passa. Mica è un Savoia, lei.

    - No, e me n'avanto - ribattè Fulvio avviandosi alla porta.
    [/COLOR]

  8. #38
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    Predefinito IL SAVOIARDO NUVOLA ROSSA

    Ho trovato nella mia e-mail la bella storiellina che avete trovato sul messaggero e l'ho letta con attenzione.
    La morale però non l'ho trovata!
    Saro testardo ma mi metto nei panni di quei poveri cristi che hanno avuto i famigliari morti e non posso dimenticare che all'emanzione delle leggi razziali i padri di questi "Pvincipi vegnanti" (La erre moscia e d'obbligo in tanta nobiltà!) erano presenti e nulla fecero per evitare cotanta vergogna.
    NON CONTINUIAMO AD IMPORRE LA DABBENAGGINE DEL RITORNELLO.
    "Ma che colpa hanno i figli degli errori dei padri" ed abbiamo il coraggio di sentire qualche figlio che grazie al loro comportamento, non sanno ancora dove sono sepolte le spoglie dei loro poveri padri.
    A buon intenditor!!
    Ciceruacchio:
    Ciceruacchio

  9. #39
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    Predefinito

    Caro Ciceruacchio ... la morale da ricercare e' difficile da trovarsi se non ci si sforza un poco e si analizza il contesto senza una volonta' specifica di trovare un qualcosa che giustifichi l'abbandono di una posizione di rifiuto di una realta' vinta e superata dalla storia.
    Il casato dei Savoia ha consegnato alla coscenza civile dei democratici italiani la storia dei suoi errori e delle sue ignominie e non si tratta di aderire a delle teorie "perdoniste" ... l'accettare la libera circolazione dei suoi eredi per le citta' italiane.
    Capisco perfettamente il tuo sdegno .. che e' anche il mio ... per quanto si riferisce al comportamento del casato nel momento del suo impegno di reggenza del paese ... ma che oggi, in una Repubblica democratica, che ha tra l'altro democraticamente deciso con il suo Parlamento il rientro dei Savoia, non si debbano nutrire dei sentimenti di odio e di vendetta verso chi ha la sola colpa di essere figlio e discendente di tale famiglia .. mi sembra piu' che giustificato.
    Mi spiace su un Forum repubblicano richiamare il detto evangelico del ... "chi non ha peccato scagli la prima pietra" ... solo per dirti che il far ricadere le colpe dei padri sui figli sarebbe come il mettere in dubbio la tua serieta' solo con la supposizione (sottolineo supposizione) che tu discenda da una famiglia fascista !
    Gli attuali cittadini Savoia andranno giudicati per gli atti che compiranno oggi ... non per quelli (gia' giudicati dalla Storia) commessi dalla loro progenie.
    Tra l'altro mi sembra che sino ad ora si siano limitati unicamente a presenzialismi utili solo alle pagine patinate dei gossip settimanali della carta stampata.
    La banalita' ed il qualunquismo con cui hanno abbondantemente infarcito il loro rientro in Italia ... mi sembra che sia argomento sufficiente per accettare la morale che ... non solo le colpe dei padri non ricadono sui figli .. ma che anche i figli ... spesso e volentieri ... non assomigliano per niente ai loro padri !

  10. #40
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    Predefinito tratto da IL GAZZETTINO ONline 7 settembre 2003

    8 settembre 1943

    È probabile che sessant'anni dopo l'annuncio, l'8 settembre 1943 il giorno dell'armistizio sia rievocato secondo la chiave di lettura che instancabilmente ne ha dato, in questi anni di Quirinale, il presidente della Repubblica. Quest'ultimo si è andato proponendo ai suoi concittadini con la sua ferma idea dei valori con cui faticosamente si formò la democrazia repubblicana. Lo scopo pedagogico è chiaro, "riunire gli italiani alla loro storia", secondo l'auspicio di un grande storico di matrice liberale, Rosario Romeo, scomparso una quindicina d'anni fa.
    Non fu certo, l'8 settembre, e con lui concorda la storiografia democratica e antifascista, la "morte della Patria" della quale scrisse a suo tempo nel romanzo De profundis Salvatore Satta e che Renzo De Felice, prima, ed Ernesto Galli Della Loggia ripresero più tardi in sede di analisi storica. Forse fu la fine della Patria uccisa dall'esaltazione nazionalista del fascismo, ma anche di questo si potrebbe discutere. Quel che è certo è che, si disintegrò allora lo Stato italiano. Di colpo, sul nostro territorio violato e smembrato, si moltiplicarono i centri di sovranità statuale.

    Tre governi, due occupazioni; questa fu la fisionomia della penisola dopo l'armistizio. Al Sud, dove la pur vergognosa fuga da Roma del re e delle alte cariche civili e militari consentì la prosecuzione anche giuridica dello Stato, comandavano gli alleati. Al Nord, dove si costituì la Repubblica sociale italiana presieduta da un incerto e angosciato Mussolini, di fatto comandavano i tedeschi. Infine, un potere nuovo, il Comitato di Liberazione Nazionale, il Cin.

    Tutt'intorno, lo sfascio dell'esercito, il cuore dell'apparato della forza su cui si sono sempre retti gli stati moderni, ancor più che epilogo della disastrosa sconfitta militare, segno di fallimento di un'intera classe dirigente.

    Le vicende successive all'8 settembre dicono che il sentimento nazionale, e dunque la Patria intesa come appartenenza ad una comunità politica, trovò diverse vie di riscatto, che insomma dal crollo venne la rinascita. Ma il cammino fu lungo, anche se fu proprio l'8 settembre e quelli appena successivi, a lungo considerati simbolo di vergogna e di disfatta, furono i giorni in cui in realtà ebbero inizio le molteplici forme di Resistenza all'invasore nazista: non soltanto quella dei partigiani, ma anche quella della popolazione civile che progressivamente e in diverse forme li sostenne, quella dei militari che non arresero, quella dei prigionieri che si rifiutarono di andare a Salò e preferirono la deportazione.

    Ma vi sono altre considerazioni da compiere. Come ricorda Giovanni De Luna, nello sfacelo degli apparati del regime, l'8 settembre selezionò infatti, come dire, un potere reale, che affondava le proprie radici direttamente nelle coscienze degli uomini e in un'organizzazione da secoli allenata ad affrontare emergenze e vicissitudini: di fatto, la Chiesa fu l'unica istituzione a non conoscere soluzioni di continuità, impegnata in una vasta azione pastorale e sociale. Anche il potere economico acquistò forza e autonomia trattando da pari a pari con tedeschi e alleati, scavalcando con disinvoltura i governi "dimezzati" e abituandosi a far coincidere l'interesse nazionale con i propri interessi.

    Soprattutto, l'azzeramento della dimensione statuale della politica lasciò tutti soli con sé stessi. È per questo che è difficile districarsi all'interno del groviglio di sentimenti, di paure, di speranze che dilagarono allora nei cuori degli italiani. E fu proprio nell'universo delle tensioni, delle convinzioni, degli atteggiamenti, delle scelte individuali che l'8 settembre agì con la sua carica più dirompente. Fu il momento della "scelta". Ci fu chi combattè a fianco degli alleati, chi scelse la montagna e la resistenza armata e politicizzata, ci fu chi preferì andare a Salò.

    C'è molta disponibilità, sessant'anni dopo, a riconoscere la buona fede dei "balilla" che andarono a Salò. Tutto questo è giusto, ma a patto di ricordare che quello tra fascisti e antifascisti fu una guerra civile, un conflitto insanabile tra due opposte visioni del mondo. E la sede dei riconoscimenti reciproci è la politica, non la storiografia, che quel conflitto non può e non deve ricomporre, perché è la verità.

 

 
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