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    Predefinito I moderati sulle barricate

    In questo bellissimo articolo Stella sul Corriere della Sera descrive coma ha visto il girotondo di ieri, la più grande manifestazione spontanea della storia.

    Corriere della Sera, 15.9.02
    Tante anime unite dal «no» al Polo

    MODERATI DA BARRICATA


    ROMA - «Tutto potevo immaginare nella vita, meno che vedere Niccolai in eurovisione», disse un giorno Manlio Scopigno, «filosofo» del calcio ironizzando affettuosamente sul suo ruvido stopper al debutto in nazionale. E tutto poteva immaginare Federico Orlando meno che un giorno lui, vecchio liberale anticomunista e braccio destro di Montanelli, sarebbe stato osannato dai «rossi» in un delirio di bandiere rosse nella più «rossa» delle piazze «rosse»: San Giovanni. Figuratevi, lassù, come dev'essersi divertito il vecchio Indro, a vedere l'uomo che era stato il suo condirettore al Giornale e alla Voce chiamare l'applauso sventolando in maniche di camicia l'ultimo numero del quotidiano con quel titolone borrelliano: «Difendetevi, difendetevi, difendetevi!» E urlare contro i «trombettieri del regime». E spronare la folla a ribellarsi all'appello che viene dal governo: «Siate educati: imbavagliatevi». C'era perfino uno striscione nella moltitudine di bandiere, tra i poster del Che Guevara e gli applausi a Vittorio Agnoletto e i cartelli con scritto «Hasta la rogatoria siempre». Diceva: «Montanelli vive!».
    E proprio lì, in quello spiritato impasto tra i generosi battimani a Orlando e Agnoletto, sta probabilmente il senso della grande manifestazione dei «girotondini». Che forse non hanno ancora le idee chiare sul «dove» andare e da «chi» farsi guidare e «come» poi governare in caso di rivincita. Ma su un punto giurano di averle già oggi chiarissime: «Berlusconi sta stravolgendo tutte le regole mettendo a rischio alcuni principi sacri». Nanni Moretti riassume così: «Molti lo hanno votato inseguendo un sogno e si sono ritrovati in un incubo».
    «Silvio: dì qualcosa di legale!», gli fa eco un cartello portato da un ragazzo di Ravenna, facendo il verso alla famosa invettiva morettiana contro D'Alema. «Bella ggente! Me piasce quanno c'è la ggente che se riunisce, dibbatte, s'infiamma!», strascica il regista Pasquale Squitieri. Ma non era di destra? «Sì, certo, so' stato pure senatore. Ma mi piace la ggente quando si muove, se ci crede». «Ah bellooo!», gridano ad Aldo Busi. Si gira come la Wandissima: «Dovresti vedermi nudo».
    Striscioni, cartelli, lenzuola di ogni genere. Uno strilla: «Pecoroni una volta, minchioni mai più!». Un altro sentenzia: «Succede ogni estate: i ladri agiscono». Un terzo accusa il «Governo Black Blocca» colpevole di mettersi di traverso a ogni processo. Un quarto ride della legge sul legittimo sospetto: «Legge Cirami: se la conosci la Pr-eviti». Molti portano la mascherina disneyana della «Banda Bassotti». Un signore tracagnotto gira con una maglietta che da lontano pare proprio quella inventata dal leader azzurro che sulla prime, con quella bandiera di traverso, fece dire a Vittorio Sgarbi che pareva «il logo di un olio per motori».
    C'è scritto «Forza Mafia». Politicamente scorretto? Spallucce.
    E' o non è una guerra in difesa della legalità e della «Costituzione uguale per tutti»? Allora avanti: sotto questo sole sfolgorante, c'è spazio per tutti. Per i moderati e gli irruenti, i sobri e gli infuocati. Per Giuliano Giuliani che chiede «almeno un dibattimento sui fatti di Genova» e invoca la giustizia perché «ci sono troppi Carli nel mondo!») e Gino Strada il quale dice che certo, ci mancherebbe, «l'11 settembre fu un atto di terrorismo ma lo furono pure il bombardamento dell'Afghanistan e l'embargo contro l'Iraq: per tanta gente è l'11 settembre tutti i giorni».
    E poi per Rita Borsellino, la sorella del giudice (di destra) assassinato dalla mafia: «Grazie per avere rotto il silenzio. C'era troppo silenzio. Silenzio offensivo. Con troppa gente che omaggiava i morti per oltraggiare i vivi». Per Furio Colombo, che preso dall'entusiasmo si avvita in un ispirato e torrenziale sermone contro «questo capo di governo che regala orologi con diamanti come Bokassa». Per Pancho Pardi, il professore che per primo contestò la litigiosità e la remissività dell'Ulivo e ora intima ai deputati: «Non trattate sulle riforme istituzionali!». E chiude con la poesia di un suo amico dove la commozione per la gente in «piazza» fa rima con Berlusconi che «la democrazia l'ammazza».
    E via con gli applausi al solo sentire i nomi di quelli che sono mischiati tra la folla: Sergio Cofferati (diluvio), Rosi Bindi (pioggia), Antonio Di Pietro (pioggerella), Dario Fo (acquazzone), Corrado Guzzanti (scroscio), Roberto Zaccaria (gocce)... Domanda ricorrente: «Ma quanti siamo?». Boh... «Una cosa è certa», risponde Paolo Flores d'Arcais sventolando una cassetta: «Questa è la registrazione della manifestazione del Polo nel 1998 in questa stessa piazza. Berlusconi disse allora che erano un milione. Viste le immagini siamo almeno il doppio». Risate.
    «O siamo due milioni o Berlusconi, di cui conosciamo la sincerità, mentiva anche allora». In ogni caso, «la più grande manifestazione spontanea mai fatta in Europa!».
    «Restate uniti!», invoca tra gli applausi Vittorio Foa: «Restate uniti!». Giusto. Ma intorno a cosa, esattamente? La requisitoria di Paolo Sylos Labini o «l'intransigente moderazione» di Nanni Moretti? Le canzoni di Fiorella Mannoia o gli appelli di Don Ciotti? Chi vivrà vedrà. Mentre ancora canta De Gregori già si accavallano le bocciature del Polo. «Linguaggio violento». «Atmosfera di odio». «Vuoto progettuale».
    Contrappasso. Basti ricordare quella analoga manifestazione polista del 24 ottobre 1998 contro il nuovo governo D'Alema. Le bandiere celtiche. I cori di «Giovinezza! Giovinezza!». La diretta di Emilio Fede che parlò di «un milione, un milione e due, un milione e tre, un milione e mezzo di persone». I cartelli con scritto «Giuda trenta denari, Udr tre ministeri» oppure «Mastelliani puttani».
    «Non siamo in quel Paese normale che qualcuno vorrebbe farci credere, siamo in un regime», urlò Berlusconi, «Questa non è vera democrazia perché non c'è vera libertà. I sepolcri imbiancati fingono di scandalizzarsi quando noi parliamo di regime e fingono di non sapere che ci sono mezzi diversi dai carri armati in piazza...».

    Gian Antonio Stella


  2. #2
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    Predefinito Re: I moderati sulle barricate

    Originally posted by brunik
    In questo bellissimo articolo Stella sul Corriere della Sera descrive coma ha visto il girotondo di ieri, la più grande manifestazione spontanea della storia.

    Suvvia, brunik… Il girotondo ha avuto successo (l’ossessione anti-berlusconiana è un fortissimo collante…), ed è giusto che vi sentiate gratificati, ma vediamo di non esagerare: avete fatto una manifestazione riuscita, mica avete vinto le Guerre Puniche…

  3. #3
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    Predefinito Re: I moderati sulle barricate

    Originally posted by brunik
    In questo bellissimo articolo Stella sul Corriere della Sera descrive coma ha visto il girotondo di ieri, la più grande manifestazione spontanea della storia.



    A RIDICOLOOOOOOOOOOO

    non c'era un comitato organizzatore? e allora non è spontanea, pirlùn

  4. #4
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    Predefinito circus

    Più che moderati vidi dei falliti....

  5. #5
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    Confermo l'impressione di ieri: il girotondo ha provocato gravi travasi di bile nell'area della maggioranza.


  6. #6
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    Predefinito

    Originally posted by Pitone
    Confermo l'impressione di ieri: il girotondo ha provocato gravi travasi di bile nell'area della maggioranza.


    Impressioni di settembre.
    Illuso.

  7. #7
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    Io ero alla manifestazione del Polo del '98, e francamento ricordo una piazza piena come in questa foto, nè più nè meno.
    In ogni caso non mi interessano i balletti delle cifre, ho partecipato ad abbastanza manifestazioni per sapere che la questura dichiara un numero di partecipanti, gli organizzatori un altro(solitamente il doppio), e nessuno sa mai quanta gente ci sia stata.
    C'è solo una regola che vale per tutte le manifestazioni, che siano organizzate dalla destra o dalla sinistra, :C'è sempre più gente della volta prima.
    Per cui, fate benissimo a manifestare, io non mi scandalizzo affatto perchè fa parte del vostro ruolo di opposizione anche scendere in piazza, ma ricordate che questo tipo di manifestazioni di solito servono soprattutto ad alzare il morale delle truppe. Che , sia chiaro, in politica è un fatto importante.
    Ma dal punto di vista elettorale, solitamente non spostano un voto.
    Come non spostano un voto, almeno a mio parere, i dibattiti nei forum e nei newsgroup, per questo mi viene un po' da sorridere quando vedo forumisti di destra e di sinistra impegnati ad esercitare qui la nobile arte della propaganda.
    Perchè tali energie sarebbero davvero meglio spese nelle strade, e credo che qui sarebbe molto più utile per tutti noi affrontare un dibattito sereno e, perchè no, un po' più obiettivo rispetto alle campagne elettorali.


    Il sito di Area Cantiere Umbria

    P.S Di manifestazioni spontanee in questo paese non se ne vedono da qualche decina d'anni...

  8. #8
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    Moderati???
    Io non so quale manifestazione hai visto (o a quale manifestazione hai partecipato), ma quelli che sono scesi in piazza ieri mi sono parsi tutto fuorchè moderati.
    Si potrebbero forse definire giustizialisti, giacobini, forcaioli, arrabbiati, stizziti, delusi, incattiviti ecc., ma non moderati. A partire da Moretti e D'Arcais.
    Sulla spontaneità poi.....si può solo sorridere.

    Comunque, sempre su Corsera.....

    [B]Se l’opposizione si radicalizza[B/]

    QUANTO PESERA’


    Nei quattro anni che ci separano dalle prossime elezioni politiche può accadere di tutto, ma se dovessimo giudicare solo sulla base della situazione di oggi propenderemmo per la tesi secondo cui Berlusconi otterrà con relativa facilità un secondo mandato, vincerà di nuovo le elezioni. Non ci si faccia ingannare dal fatto che, come è fisiologico, il periodo di «luna di miele» fra il governo Berlusconi e il Paese sia finito, né dalle temporanee difficoltà imposte dalla congiuntura internazionale negativa. Se, come segnala il grande successo della manifestazione dei girotondini tenutasi ieri a Roma, la radicalizzazione dell’opposizione non si arresterà, se l’equilibrio delle forze all’interno dell’opposizione si dislocherà in modo da annichilire politicamente le sue componenti più moderate, il centrodestra vincerà di nuovo. Persino se i suoi risultati apparissero alla fine mediocri, o anche negativi, in diversi settori, persino se esso dovesse deludere molti suoi attuali sostenitori. Dal momento che i sostenitori delusi possono essere intercettati da una opposizione moderata che sappia ben lavorare, ma difficilmente da una opposizione radicalizzata. Sappiamo che l’opposizione radicale e intransigente scesa ieri in piazza a Roma, l’opposizione che spera nella via giudiziaria, che tifa per Cofferati, che sospetta di tradimento coloro che, a sinistra, non credono che la democrazia sia in pericolo, pensa di essere in lotta contro un tiranno, contro un governo «criminale e corrotto». In cuor loro, però, gli oppositori intransigenti devono anche sapere che la «spallata» non ci sarà, che il governo Berlusconi non cadrà. Devono sapere che un’opposizione radicalizzata, in un sistema bipolare, fa il gioco del governo in carica. E allora perché? Qual è la molla?
    La storia non si ripete mai allo stesso modo ma pesa sempre sul presente. Due fatti hanno segnato indelebilmente il modo di sentire e di vivere la politica di tanti militanti ed elettori di sinistra che essi, a loro volta, si sforzano oggi di trasmettere alle generazioni più giovani. Il primo è dato dal ruolo egemone svolto a sinistra dal Partito comunista per più di un quarantennio. Il secondo è il ’68. Il Pci, ovvero la politica dell’identità, e la rassicurante certezza di essere dalla parte giusta - ogni volta rafforzata dal ritrovarsi in tanti in piazza dietro alle bandiere - unita alla consapevolezza orgogliosa di rappresentare un’opposizione permanente, mai sfiorata dal rischio di diventare maggioranza e di governare. E il ’68, ovvero lo spirito anti-istituzionale, il gusto della contrapposizione totale ai potenti del momento, alieno da qualunque compromesso. Se le pacifiche manifestazioni in piazza sono un modo naturale (e sempre legittimo) di esprimere opposizione ai governi, è anche vero che nelle attuali manifestazioni c’è dell’altro. Si tratta in fondo anche di una grande «operazione nostalgia». Incidentalmente, essa rivela quanto poco la recente esperienza di governo del centrosinistra abbia modificato il modo di intendere la politica di una parte della società italiana.
    Negli anni Settanta, il Pci riuscì a capitalizzare sull’energia anti-istituzionale sprigionata dal ’68, accrebbe la sua influenza e ottenne le sue migliori performance elettorali nel 1975 e nel 1976. Ma il Pci non c’è più e i poveri, deboli e litigiosi partiti dell’opposizione parlamentare non possono guidare nulla né capitalizzare su nulla. Sono foglie al vento. Rischieranno di essere ancor più schiacciati dall’opposizione radicale se e quando scoppierà la guerra contro l’Iraq e l’antiberlusconismo di oggi si salderà all’antiamericanismo di sempre.
    In Italia chi vince le elezioni non sa mai rinunciare a manifestazioni di arroganza. Non fa eccezione il governo Berlusconi. C’è però da temere che l’arroganza di oggi sia niente a confronto di quella che la maggioranza potrà permettersi domani, quando sarà accertato che l’opposizione, radicalizzandosi, avrà totalmente compromesso le sue possibilità di tornare al governo.

    di ANGELO PANEBIANCO
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  9. #9
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    Ma copincolliamoli tutti gli articoli del Corsera (forse i più equilibrati ed equidistanti; vatti a fidare di Repubblica, Unità, Foglio e Giornale.)!
    Non facciamo i censori!!!
    E quindi, perchè no, anche questo!

    Io, riformista, e quella piazza che si fa battere dalla Zanicchi

    di ANTONIO POLITO*


    Caro direttore, come si trova un riformista in mezzo ai girotondini? A suo agio, direi, nonostante la sudata sotto il sole di San Giovanni. Qualche incertezza iniziale sul «look» (che mi metto, una «polo» alla Moretti, un Popper tascabile alla Flores, un sandalo Prada come consiglia il Foglio ?) è stata dissipata dall’invito all’arancione, colore caro al riformista perché né rosso né azzurro. L’ultimo tormento notturno (vado o non vado?) è stato spazzato via dalla notizia dell’adesione di Monica Bellucci e dalle dichiarazioni del ministro Castelli. Del resto, un premier che alla vigilia della guerra e nel pieno di una crisi economica indica al Parlamento la «priorità» della legge Cirami farebbe perdere la pazienza anche al più paziente dei riformisti. Sono andato dunque in piazza San Giovanni per due ragioni: la prima è che la legge in discussione alla Camera è sbagliata, fatta male, precipitosa e peggio che sospetta, «necessitata». La seconda è che il maxi-girotondo di ieri (a proposito, dov’era il girotondo?) è la smentita vivente del suo assunto di partenza: che, cioè, in Italia ci sia un regime.
    Né mi ha turbato più di tanto la vista di Rutelli e Fassino chiusi nel recinto dei senza parola. Il dilemma «movimenti o partiti» (no, il dibattito no) genera in me la stessa noia che affligge Giuliano Amato. Anche perché qui le cose sono chiare. Sia gli ideologi dei girotondi che i loro nemici li fregiano o li bollano del marchio di «antipolitica». Ma quando mai? Questo è un movimento politico, politicissimo. Ho visto militanti di una vita, bandiere di sezioni, giornali di partito, slogan ben rimati, ottimo servizio d’ordine. E, naturalmente, capi. Professionisti di lungo corso della politica (anche se di scarso successo); oppure, come Moretti, dilettanti così politicamente sofisticati da aver saputo moderare i professionisti, ponendo il non irrilevante problema delle alleanze.
    Se dunque avremo in sorte di assistere alla nascita di un partito della Sacher è pura curiosità da cronista. Perché un nuovo partito c’è già. E’ il partito delle piazze, extraparlamentare nel senso letterale del termine, indignato e radicale, sempre più grande e influente, impegnato nel primo turno delle «primarie» da cui uscirà la leadership del futuro Ulivo. Niente di male, intendiamoci. Più gente fa politica, migliore è la democrazia. Il governo potrà far finta di niente, ma l’opposizione sta già adeguandosi, e tutti i discorsi su «cabine di regia» e «presidium» servono proprio a questo, ad accomodare i leader del movimento. Ma c’è un problema: anche questo, come tutti i partiti, ha una sua politica, e una sua lettura mitologica della recente storia italiana, e io non la condivido. Esplicitata nell’ultimo numero della rivista del movimento Micromega, essa sostiene in soldoni che Berlusconi è più un imputato che un deputato, portato al governo da italiani «pecoroni o minchioni» (come diceva ieri un cartello) grazie a una sinistra pavida e compromissoria, incapace di colpire il nemico nei suoi interessi più cari. Cirami e Pittelli, secondo questa tesi, sarebbero i figli dell’errato «inserimento del giusto processo nella Costituzione», e di un suo articolo, il 111, «spensieratamente voluto e votato dall’Ulivo, che prescrive senza eccezioni che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente». Ecco, io non rinuncerei a un principio così nemmeno per abbattere Berlusconi. Anche perché temo che non serva ad abbatterlo. Non riesco a dimenticare che più o meno questo stesso «partito» scelse un referendum per togliere due reti al Cavaliere, affondando una riforma parlamentare che gliene avrebbe tolta una. Con il risultato di farsi battere da Iva Zanicchi, e di regalare la sanzione del voto popolare al monopolio tv. Due volte l’Ulivo ha fatto così la campagna elettorale e l’ha persa. Una volta, con Prodi, l’ha vinta altrimenti.
    Il dissenso di un riformista è dunque politico, e nasconderlo sarebbe un’ipocrisia. Come dice Cofferati, «oggi non litigare vorrebbe dire non discutere». E questo non è possibile, specialmente per chi ritiene che il fine della lotta politica sia la conquista del governo.

    *Direttore de «Il Riformista»

  10. #10
    agaragar
    Ospite

    Predefinito Re: I moderati sulle barricate

    Originally posted by brunik


    MODERATI DA BARRICATA

    ecco, dopo il "socialfascista", dopo il "cattocommunista",
    dopo il "partito di lotta e di governo"

    ci mancava il "moderato da barricata"


    ____________________________
    esistono anke i fascisti antifascisti.

 

 
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