…la Rai?
Luigi Zanda, membro di minoranza del Cda, dice:”Prima di essere nominato consigliere di amministrazione ero contrario a ogni ipotesi di privatizzazione della Rai. Sono bastati sei mesi per farmi cambiare idea”.
(Sorvolo sul fatto che a molti questa voglia è venuta ed è cresciuta da utenti di lunga data della Rai, amata e apprezzata dal consigliere di minoranza Zandi quando erano i “suoi” ad amministrarla).
Il Foglio è riuscito ad avere la bozza sulla quale da tempo lavora l’Ulivo con i migliori cervelli televisivi coordinati da Antonio Meccanico.
E’ possibile che la proposta sia emendata, prima della sua presentazione annunciata “a breve”, e che dovrebbe accadere in contemporanea alla discussione alle Camere del testo Gasparri.
A meno che il partito Rai, solidissimo anche nell’opposizione, riesca a rimangiarsi il punto forte della proposta ulivista, per come l’abbiamo letta al Foglio, essa appare interessante e incisiva.
La sua scelta di fondo è quella di non rimandare all’avvento del digitale – confermato al 2006 come per la Gasparri- l’introduzione di nuovi criteri antitrust sulla televisione “via etere terrestre”.
Ciascun oggetto (art 4) può essere destinatario di due sole concessioni televisive analogiche. Quando ci sarà l’esplosione digitale, ogni soggetto avrà il limite del 10 per cento del monte complessivo dei programmi offerti.
Ma nel frattempo, entro 60 giorni dall’approvazione della legge, Mediaste dovrebbe restituire allo stato le frequenze di RTetequattro, e la Rai avrebbe 120 giorni per consegnare all’Autorità guidata da Enzo Cheli un piano dettagliato relativo alla cessione di un canale televisivo; Cheli, insieme al presidente di Consob e dell’Antitrust, avrebbe altri 60 giorni per indire sul mercato la relativa gara.
Dunque, niente da vedere con la public company ad azionariato frammentato.
Gasparri non pone alcuna data per la cessione del controllo da parte del Tesoro e mette il divieto fino al 2005 per la cessione di qualunque ramo dell’azienda.
Significa ingessare l’attuale duopolio, dicono i privatizzatori puri e duri. L’Ulivo, se questo testo fosse confermato, aprirebbe “da subito” lo spazio per una concorrenza ad armi pari, due reti a testa, tra Rai e Mediaset, e apparentemente senza voler penalizzare quest’ultima. La Rai non potrebbe raccogliere pubblicità superiore al 30% delle risorse da canone, rispetto al 50 ed oltre attuale.
Però Publitalia, approvata la legge, andrebbe ceduta entro 240 giorni; un po’ forte.
E “gli incroci multimediali” consentirebbero ai proprietari di quotidiani le concessioni televisive, tacendo per ora sulle aziende telefoniche e di telecomunicazione (strizzando l’occhio a La7 pilastro di Telesogno). Poca chiarezza anche, al confronto della Gasparri, riguardo la definizione della torta generale delle risorse rispetto alle quali calcolare il 20% globale che nessuno può superare.
Il capitale della Rai verrebbe affidato alla Cassa depositi e Prestiti, “schermata” dalla mano del governo.
Il cda sarebbe composto da 7 membri, 4 eletti dalla Commissione parlamentare di Vigilanza con il sistema del voto limitato a un candidato, 3 nominati dalla Conferenza dei presidenti delle Regioni e Province.
Il cda deve scegliere all’unanimità il suo presidente, mentre il direttore generale e i direttori di testata a maggioranza qualificata.
La disciplina dei canali sarebbe prescrittiva, con Rai2 aperto ai programmi regionali; un canale satellitare rivolto all’estero; 5 canali radiofonici: uno generalista, uno territoriale, uno culturale senza pubblicità, uno di informazione parlamentare, l’ultimo per l’estero.
saluti




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