....presidente di tutti gli italiani?
Capezzone denuncia ancora, per la terza volta in tre giorni, lo sconfinamento di Ciampi dal suo ruolo costituzionale, aggravato dall'approvazione del mondo politico
Roma, 18 settembre 2002 - Oggi il segretario dei Radicali italiani è tornato, dopo l'esternazione odierna del Presidente Ciampi allo 'school day', la terza in tre giorni, ad affrontare il tema dei 'messaggi' del presidente della Repubblica.
"Non c'è due senza tre. - ha commentato - Per il terzo giorno consecutivo, il Presidente della Repubblica torna ad intervenire, a fare politica, ad occupare uno spazio che la costituzione alla quale ha giurato fedeltà gli preclude tassativamente".
"Dopo l'elogio di ieri della concertazione, oggi è il turno della scuola pubblica. Ma il problema - ha spiegato Capezzone - non è rappresentato dalla maggiore o minore condivisibilità delle cose che Ciampi dice: il fatto è che, in questo modo, egli abbandona la posizione di garante, per entrare a gamba tesa nel campo, nell’arena riservata alle parti, agli attori della politica".
"Si tratta - ha concluso il segretario dei Radicali - di una ferita grave e profonda. Ma la piaga è resa purulenta dal silenzio della politica e della cultura 'ufficiali' italiane, che, nella loro crescente inciviltà, si affretteranno, anzi, a 'ringraziare il Presidente per il suo alto monito'.
Gli ultimi interventi di Ciampi
Anche oggi Carlo Azeglio Ciampi, intervenendo alla cerimonia del Vittoriano per il primo giorno di scuola, oltre a rivolgersi agli studenti, "la Costituzione italiana è un testo bello e moderno. Leggetela, discutetene fra voi. Vi raccomando in particolare i primi 12 articoli", ha espresso alcune considerazioni sulla scuola.
Va rafforzata la scuola nazionale, che è un grande patrimonio insostituibile. Il sistema scolastico, ha osservato, ha contribuito più di ogni cosa alla costruzione di una patria unita e alla formazione di cittadini consapevoli.
Ieri il presidente da Lucca, in una vera e propria lezione di politica economica, aveva ammonito di "non sottovalutare la rilevanza dell'inflazione", soprattutto con l'euro, rivalutando lo strumento della concertazione e il ruolo delle parti sociali per il controllo dell'aumento dei prezzi, e sottolineato l'importanza di "consolidare il risanamento dei conti pubblici".
Anche da Pistoia Ciampi aveva affrontato i temi di politica economica, insistendo sulla necessità del risanamento dei conti pubblici, e aveva invitato i poli a ritrovare il dialogo sulle riforme istituzionali, assicurando, proprio il giorno dopo la manifestazione dei girotondi a San Giovanni, che "ambedue gli schieramenti sono democratici".
A questi interventi del Capo dello Stato, tutto il mondo politico, da destra e da sinistra, ha reagito manifestando approvazione, come anche oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha dichiarato ci ritenere "condivisibili" le parole di Ciampi che ieri da Lucca aveva lanciato un monito a tenere sotto controllo i conti pubblici ed in particolare l'inflazione: "Sarebbe meglio se non ci fosse", ha detto oggi il premier.
Anche Iuri Maria Prado su Libero di oggi giovedì 19 settembre
riprende l'argomento.
Dopo aver commentato le esternazioni presidenziali si interroga sul significato del "principio di rappresentanza", che per Prado vuol dire che "lui deve" rappresentare tutti, non che tutti si sentano rappresentati da ogni sua esternazione.
Il capo dello Stato rappresenta l'unità nazionale, e questa non sta nella concertazione, in questo o in quel modo di aggiustare i conti, in un improbabile concetto di pianificazione scolastica.
Il tutto aggravato dal "rispettoso consenso" di tutte quelle forze politiche che all'unanimità lo hanno portato al Quirinale.
Ed è appunto perchè le parole di Ciampi cadono in questa palude di consenso partitocratico che la condotta di questo presidente produce effetti negativi maggiori di quelli prodotti dal suo predecessore, che alternativamente irritava una parte o l'altra.
Ma allora nell'aria si sentiva chiaramente che qualcosa era fuori posto.
Con Ciampi invece pare che tutto fili liscio, e questo è la riprova che tutto fila nel verso sbagliato.
Perchè quanto più un presidente "pretende" di rappresentare i cittadini, insegnando loro quel che è "giusto", tanto meno di fatto li rappresenta.
Quanto più pretende di "unirli" nella condivisione di sue idee personali, tanto più, di fatto, li divide.
saluti




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