LA STORIA VISTA DALL´ONOREVOLE LEGHISTA CHE PROPONE IL CROCIFISSO IN TUTTE LE SCUOLE

«Come Cavour, l´eroe dei due mondi è figlio dell´ideologia di sinistra»

ON.


Bricolo, le sue critiche a Napoleone hanno destato una certa curiosità.

«E perché mai?»

Sa, il personaggio ha una certa aura di cui lei, come tutti noi che le siamo contemporanei, è per il momento privo.

«Ecco, vede? Napoleone è sempre incensato come un grande condottiero. Invece fu una sciagura. In Italia massacrò 200 mila persone, distrusse la Serenissima, perseguitò la Chiesa. Rubò le opere d'arte e portò l'ideologia giacobina da cui derivano il marxismo, il comunismo e ora la globalizzazione».

La globalizzazione?

«Poche menti che decidono per tutti e cancellano l'identità dei popoli: come Amato, un non eletto che in Europa vuole decidere per gli eletti. Napoleone fu la ricaduta peggiore della Rivoluzione francese».

E poi se è finito così male non doveva essere quel genio che dicono.

«Be', nelle battaglie rivelò una certa capacità. Quel che contesto è l'immagine patinata di Napoleone come uomo di successo. Fu invece uomo spregiudicato».

Giancarlo Galan - per intenderci, il successore di Enrico Dandolo - ammonisce però: non regaliamo Napoleone alla sinistra.

Napoleone represse nel sangue la gloriosa insorgenza della mia Verona: clero, nobili, popolo si levarono a difesa dei sacri valori, e furono uccisi tutti. Sa cosa le dico? Se lo prenda pure la sinistra, non è un problema».

Anche quel Cavour è stato forse sopravvalutato.

«Altro personaggio vicino alla massoneria, portatore di un'ideologia contrapposta alle battaglie leghiste. A parte Cattaneo, del Risorgimento non salvo nessuno».

Meno che mai Garibaldi.

«Un altro figlio dell'ideologia di sinistra, no? Tutti personaggi che nascono dall'illuminismo e dalla Rivoluzione francese».

Sistemato Voltaire, è tempo di ricondurre anche Bismarck alle sue reali dimensioni.

«Be', però lui qualche risultato l'ha ottenuto...».

Così dicono.

«Ma riunificare i tedeschi è stato più facile, e anche più naturale. I tedeschi sono nazionalisti, gli italiani campanilisti».

Metternich?

«Già meglio! Già meglio! Io non ho nostalgia dell'Austria, ma della Serenissima. Dopo siamo stati occupati: e tra gli occupanti Metternich non fu male. Meglio di Napoleone. Si può rivalutare».

Veniamo ai centralisti romani. Giulio Cesare?

«E' un periodo interessante. Cesare portò ordine e civiltà. Ma fu un colonizzatore dei popoli del Nord».

Ottaviano Augusto?

«Un altro romano. Tra gli imperatori quello che mi sta più simpatico è Costantino. Perché fece della religione cattolica la religione di Stato».

Annibale le sta simpatico o in fondo era anche lui uno sprovveduto?

«Un Giulio Cesare al contrario: un egemonizzatore che ha incontrato uno più forte di lui».

Altri egemonizzatori? Barbarossa?

«Attenzione: fu pessimo nella lotta ai Comuni, ma dopo si riscattò, fino a dare la vita per liberare il Santo Sepolcro dai musulmani».

Le sono simpatici i grandi Papi medievali? Bonifacio VIII?

«Bravo, ma il mio preferito è San Pio V. Il Papa di Lepanto. Riuscì, e spero ci riesca anche questo, di Papa, a riunire i cristiani contro gli infedeli: tutti, tranne mi pare i francesi, che poi furono giustamente puniti con la Rivoluzione. Altro che Napoleone: in Rai vorrei vedere fiction su Lepanto, Vienna, Poitiers».

Carlo Martello?

«Mi piace molto: se non fosse per lui e San Pio V saremmo tutti islamici. E anche Carlo Magno: fece un'Europa cristiana e lasciò spazio alle autonomie».

Pio IX?

«Un grande Papa, che tentò di fermare l'invasore piemontese. E le sue encicliche sono ancora importanti adesso».

Non esattamente un progressista.

«Appunto! A dire il vero partì male; poi cambiò rotta e divenne un grande Papa».

Passiamo al Novecento: il Duce?

«Alla Lega non piacciono i despoti, è il popolo che deve decidere. E poi impose il nazionalismo. Il Duce ha un solo merito: salvò l'ordine nel paese; cosa che dovremmo fare anche noi, passando dalla prima Repubblica, che era una Repubblica delle banane, alla seconda, che dev'essere uno Stato serio. Leggi e legalità».

Franco?

«Stesso discorso. Un solo merito: combatté i comunisti».

De Gaulle?

«Un po' troppo nazionalista».

Roosevelt?

«Gli americani non mi affascinano. Noi, tanti campanili. Loro, tante etnie, tenute insieme da una bandiera».

La affascina De Gasperi?

«No. Tutti lo osannano come una gran figura. Ma è il padre di Andreotti, il responsabile della politica Dc. Guardi, io credo che la storia del secolo scorso abbia conosciuto un solo uomo davvero dirompente: Umberto Bossi».

Era la prossima domanda, lei mi ha anticipato. Un grand'uomo?

«Non lo dico per piaggeria».

Naturalmente.

«Bossi è l'uomo che dopo 130 anni ha applicato le idee di Cattaneo. Ora ci siamo. Abbiamo l'occasione di cambiare la Costituzione. Di passare alla storia».

Anche Berlusconi è un grande?

«Deve ancora dimostrarlo. Se realizzerà le riforme di Bossi, diventerà un grandissimo».

Mentre Cavour...

«Ma per carità!».