Comunista
Ivan Della Mea
Comunista suona male oggi. Eppure a me piace. Comunista libertario è meglio. Le persone che più stimo non hanno avuto e non hanno problemi a dirsi comunisti: penso a Edo Cecconi e a Pierin Cordone, penso a Lina Ciavarella e a Donato Antoniello e a Pilade Cantini. Per quanto mi riguarda, io ci provo: alla fin delle fiere il comunismo è ancora la cosa che mi piace di più, dico di un comunismo portatore di democrazia e di libertà e di uguaglianza e di giustizia sociale in virtù dell'abbattimento di tutte le differenze sociali. In questo comunismo io vedo la sopravvivenza del pianeta e dell'uomo su questo pianeta, cosa questa possibile soltanto sconfiggendo il capitalismo come più o meno debbono avere detto Marx ed Engels da qualche parte e più recentemente Sebastiano Timpanaro. Il capitalismo e la globalizzazione e le culture che inducono e che li sostengono possono essere sconfitti da questo comunismo. Mi spiego. Il Gatt non è andato benissimo che io sappia e così anche il Nafta. Del Wto si sanno per ora gli sfracelli determinati dalla sua presunzione di "regolamentare" i mercati mondiali. Tutte queste sigle si proponevano all'universo mondo con una sorta di plus, una garanzia indiscutibile, quasi un dogma: l'intangibile, trasparentissima moralità del management di riferimento, quello made in Usa, che si fondava, era questa una convinzione indefettibile di Indro Montanelli, su una formazione etica di base dei popoli di origine anglosassone improntata a rigidi principi calvinisti. Gli scandali che scoppiettano allegramente nel suddetto management parlano di corruzione e di concussione, di quel tipo di finanza allegra che abbiamo conosciuto con tangentopoli. Non passa giorno ormai che negli Usa non si scopra un'altra metastasi in una sorta di grande cancro del quale ancora non si sanno le dimensioni. Insomma, per farla breve, la globalizzazione non funge, come dicono in Toscana; il capitalismo finanziarizzato e globalizzato non dà risposte eque, umane ai problemi dell'umanità e nell'agonia del proprio cancro metastatico ritrova e riprova, una volta ancora, la terapia di sempre: la guerra, possibilmente una grande e lunga e devastante guerra, mondiale, itinerante da uno stato all'altro, dall'Afghanistan alla Somalia, una guerra che faccia tanti morti e tanti feriti soprattutto civili. Non c'è alternativa a questa globalizzazione. Nessuna ipotesi di globalizzazione "buona" ha senso e credibilità poiché si basa su una concezione dei rapporti tra gli esseri umani che non può escludere lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Il comunismo ha ancora molto da dire e da dare e questo meglio gli verrebbe, con maggior credito, se tenesse nel dovuto conto le istanze libertarie e ambientaliste e animaliste. Si può essere comunisti e libertari, oggi. Non c'è di meglio.
Liberazione 10 luglio 2002
http://www.liberazione.it


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