Domande da Palermo. "Esploderà, il caso Giuffré". L'arresto e la gestione di Nino Giuffré detto Manuzza cominciano a delinearsi come vicende che daranno molto da scrivere, da discutere, da polemizzare. Era il numero due di Bernardo Provenzano, Giuffré, era un capo di primo livello, al vertice di Cosa nostra. Non è un piccolo boss che aveva a che fare soltanto con qualche ragioniere e qualche imprenditore locale, diligente controllore di pizzo e appalti. È un uomo che, per la sua posizione dentro l'organizzazione criminale, è a conoscenza dei grandi segreti di Cosa nostra, quelli sui rapporti tra l'organizzazione e la politica. Almeno a partire da un momento chiave: la fine del 1993, quando l'ala corleonese e stragista lascia il campo ai «mediatori» di Provenzano, che compiono una svolta, stringono nuove relazioni esterne a Cosa nostra. Ebbene: ]perché bruciare un uomo così, che sa molte cose sulle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (a Firenze, Roma e Milano), che sa moltissimo sui «compagni di strada» politici coinvolti da Cosa nostra? Perché rendere pubblica la sua decisione di collaborare con la giustizia, realizzando un'operazione tutto sommato di basso profilo, con l'arresto di 14 manovali, capi locali, mafiosi delle Madonie? Perché poi annunciare che Giuffré potrà dire molto di più, lasciando tutto il tempo a chi sa di preparare le contromosse? Perché non aspettare a fare arresti tutto sommato minori e a fare annunci altisonanti, puntando invece a portare a casa risultati più corposi, prima di bruciare un collaboratore che si pensa così prezioso?
A questi perchè avrebbero potuto (forse?) rispondere i pm Roberto Scarpinato e Guido Lo Forte, membri storici dell'Antimafia di Palermo?
Non si sa. Hanno manifestato l'intenzione di dimettersi dal pool, in polemica con il Procuratore capo Pietro Grasso. Secondo le voci trapelate dalla Procura, i due magistrati non avrebbero gradito la scelta fatta da Grasso di affidare la gestione del boss a due sostituti, lasciando il resto della Procura all'oscuro della decisione di collaborare di Giuffré. Con le dimissioni di Scarpinato, consegnate a Grasso mercoledì, e di Lo Forte, attese per oggi, si chiude un pezzo di storia dell'antimafia palermitana.
Ed i "perchè" rimangono.




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