Come una macchina di carta,
che gira sui vincoli immateriali
di pacificate funzioni, vivo.
Muto,
in naturale stasi
di un lessico vivo,
sepolto,
nelle possibilità.
Sfiorisco i miei sogni
nell'usuale,
umana,
maniera.
Il mondo lo chiede.
Ma non perderò
il cucciolo,
accecciato,
sicuro e protetto,
invero,
dentro gli esagoni di fiele,
che mi fa tenerezza.
Non dimenticherò
la fatica sprecata nei giochi,
nei desideri,
delle follie,
della voglia,
della sete,
della fame,
del riposo.
Mai.
Fino al prossimo Inverno.




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