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  1. #11
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    Predefinito Come vanno le cose...

    ...in Francia?

    Francis Mer ha ribadito a Washington che Parigi, ufficialmente con un deficit pari al 2,6% del pil per l'anno in corso, punta a raggiungere lo 0,5% richiesto dalla Commissione al 2006 solo nel caso in cui tutti gli anni dal 2003 in avanti registrassero una crescita del pil pari al 3%. Già se la media di crescita si attestasse "solo" su un più 2,5% annuo, scenario sul quale in questi chiari di luna nessuno si sente di scommettere perchè troppo ottimista, Parigi giungerebbe al 2006 con un deficit di mezzo punto di pil superiore a quanto indicato dalla Commissione.

    Ma, dopo aver visto le situazioni tedesche e francesi, l'opposizione strilla che l'Italia sta peggio, perchè ha il debito pubblico più elevato.
    Ricordate ciò che disse Giacomo Vaciago parlando sul Patto di stabilità? "Il problema è che il Patto quando "un" paese diverge lo costringe a riallinearsi, ma diventa micidiale quando più paesi divergono, perchè costringe tutti a comportarsi male. Ma è una cavolata , ovvio: quanti più paesi divergono, costrigerli a tagliare le spese e aumentare le tasse per correggere significa far partire politiche che aggravano la situazione. Ma siamo scemi? Il Patto era pensato per disciplinare i singoli 'cattivi', non per tutti".
    Bene, adesso dice:"Non dirò mai che un paese è ricco o povero a secondo del debito pubblico che ha. Oggi stanno peggio gli Stati Uniti che l'Italia, che ha il debito pubblico doppio di quello degli Usa, ma là hanno le famiglie con l'acqua alla gola...".

    saluti

    liberamente da il Foglio martedì 1 ottobre.

  2. #12
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    Mustang gode perché Silvio non gli ha aumentato le tasse.
    Non sa, il tapino, che col taglio di trasferimenti alle regioni presto gliele aumenterà Storace.
    Visto che il taglio delle tasse di Silvio (1,50 euro al giorno nel migliore dei casi) ti manda in sollucchero, sai dirmi quale dei 58 governi, o giù di li, che si son succeduti dal 48 ad oggi, abbia restituito un una tantum o parte di essa?
    Pensaci bene mi raccomando.

    G. Guelfi

  3. #13
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    Predefinito Un altro comunista sela prende con la finanziaria...

    Roma, 20:46
    Finanziaria, si dimette viceministro Tassone

    Il viceministro per le Infrastrutture, con delega al trasporto aereo, Mario Tassone, ha consegnato oggi la lettera di dimissioni all'esponente dell'Udc e ministro per le politiche comunitarie, Rocco Buttiglione.
    Alla base delle dimissioni una lunga serie di incomprensioni e dissapori con il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi e un forte malcontento nei confronti della politica perseguita sul fronte delle infrastrutture, soprattutto al Sud

  4. #14
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    Predefinito

    Originally posted by gianni g.
    Mustang gode perché Silvio non gli ha aumentato le tasse.
    Non sa, il tapino, che col taglio di trasferimenti alle regioni presto gliele aumenterà Storace.
    Visto che il taglio delle tasse di Silvio (1,50 euro al giorno nel migliore dei casi) ti manda in sollucchero, sai dirmi quale dei 58 governi, o giù di li, che si son succeduti dal 48 ad oggi, abbia restituito un una tantum o parte di essa?
    Pensaci bene mi raccomando.

    G. Guelfi
    --------------------------------------
    Povero gianni! Io godo nel vedere voi urlare, non perchè Berlusconi non mi ha aumentato le tasse. Non ti rendi conto, povero tapino, che le tasse non le ha aumentate neanche a te?

    Le Regioni? Ma no l'ha voluta l'ultimo governo ulivista la legge sul federalismo, con tanto di modifiche costitizionali approvate con maggioranze risicatissime?

  5. #15
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    Predefinito

    Vedi? Tu che stai cosi attento al quattrino manco ti ricordi l' una tantum sul medico di famiglai restituita dal Ulivo assieme al 60% di quella sull' Europa.
    Che c' entra la legge sul federalismo col taglio dei finanziamenti agli enti locali (regioni, provincie, comuni)?
    E scommetto che quando Veltroni l' anno prossimo sarà costretto ad aumentarti l' ICI griderai all' esproprio comunista vero?

    E' vero: Silvio non ci ha aumentato le tasse ma Amato ci aveva reso 14 mila miliardi di vecchie lirette.
    Mance elettorali le defini il satrapo di Arcore. Forse gli italiani avrebbero preferito un altra di quelle mance piuttosto che un salasso di 38 mila miliardi di lire.

    Gianni

  6. #16
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by AngelodiCentro
    In Marocco hanno vinto le forze di centro e i socialisti. Auguri ai centristi, anche se questi non fanno parte del PPE e dell'IDC.
    non ci credo

    haahhhahaahah vi prego, ricoveratelo prima che si faccia del male.

    Avete notato come Mustng, a corto di argomenti, faccia post sempre più somiglianti a quelli di Adc ?

  7. #17
    Hanno assassinato Calipari
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    Banalità:

    finanziaria da 20 mld di Euro => più tasse. Ogni finanziaria implica più tasse se prende. A me sembra banalissimo.

    Come si fa a dire che le tasse diminuiscono? Se il saldo fa 20 mld, da dove vengoo? Dallo spazio?

    Crescete.

  8. #18
    Hanno assassinato Calipari
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    Quell'opposizione che non fa la differenza

    Che cosa c'è, dunque, al centro della finanziaria del centrodestra? Una montagna di parole, viene da dire, che servono soltanto a "nasconderne" la sostanza aggressiva e pericolosa: premio e gloria per gli evasori fiscali, da un lato, pena e umiliazione per le larghe masse, dall'altro lato, nella forma di un consistente - l'ennesimo - colpo di accetta ai servizi pubblici essenziali, come la scuola e la salute. Tutto il resto discende da qui e, a nostro modesto parere, rischia di essere fuorviante. Come l'accusa di "populismo", autorevolmente varata dal nuovo segretario della Cgil. O come la critica, tipica del centrosinistra, di scarso "rigorismo". O come la deplorazione del carattere "dilettantesco" di questa compagine di governo.

    Sono giudizi, s'intende, che hanno un qualche aggancio con la realtà: è vero, in particolare, che i ministri berlusconiani non brillano per statura, neppure "malefica"; è vero che assomigliano quasi tutti al loro leader, e sembrano dediti soprattutto al gioco delle tre carte; è vero, infine e soprattutto, che non hanno la più pallida idea di come fronteggiare la crisi economica attuale - che mette in discussione tanto le ricette neoliberiste quanto quelle populiste - e quindi se la cavano per lo più improvvisando.

    Ma nessuno di questi dati ci deve distogliere dalla questione politica essenziale: che questa finanziaria va contestata e contrastata radicalmente, nella sua ispirazione "reazionaria", nella sua visione economico-sociale generale, non nelle sue decine di incongruenze.


    Primo punto: l'attacco al Welfare è tra i più insidiosi e pesanti portati, in questi anni, ad un sistema già gravemente lesionato nella sua logica pubblica e nella sua efficacia. Secondo Berlusconi e secondo Tremonti (che ha illustrato anche ieri la logica del provvedimento), non ci sarebbero tagli alla spesa pubblica, ma solo risparmi e lotta agli sprechi: si tratterebbe, insomma, di "tagli alla dinamica" delle spese, e non di loro riduzione. E' falso: alla scuola pubblica, già sottoposta da anni ad un sistematico taglieggiamento delle risorse e delle possibilità di crescita, vengono sottratti altri 168 milioni di euro. E' prevista una drastica "potatura" del personale insegnante, così come è prevista la drastica riduzione dei "collaboratori scolastici".

    Ma una scuola nella quale gli insegnanti saranno sempre più "all'osso", e dovranno lavorare in affanno, malpagati, in classi di trenta o quaranta alunni, cos'altro è se non un servizio in via di liquidazione? E come si fa a immaginare una scuola senza i bidelli, figura-chiave del funzionamento concreto dell'istituzione, spesso tessuto connettivo della sua quotidianità? E come fa a chiamarsi civile un paese che regredisce di alcuni decenni, riduce gli insegnanti di sostegno e fatalmente si avvia a tornare alle classi "differenziali"?

    Con analoghi criteri punitivi è trattata la sanità pubblica: via migliaia di posti-letto, via centinaia di ospedali, via, definitivamente, ogni criterio che non sia quello del "pareggio di bilancio". E' la via "scientifica" al degrado del sistema di Welfare, che è la strada vera attraverso cui passano le logiche privatistiche: che è poi uno smantellamento politico e culturale dell'idea stessa di "spazio pubblico".


    Secondo punto: il trionfo dell'evasione fiscale, questa volta, è celebrato non solo nella forma classica del condono "postfactum", ma, addirittura, del condono preventivo. Le imprese, medie e piccole, potranno "trattare" istituzionalmente la loro quota di tasse - e, come ha spiegato Berlusconi, "dedicarsi a produrre per tre anni, senza gli inceppi della burocrazia". Una ricetta, anzi, un'iniezione di neoliberismo, ispirata dall'idea - totalmente infondata - che meno i ricchi pagano le tasse, più producono e quindi rimettono in moto lo sviluppo. Ma, soprattutto, l'ultima trovata per cementare un blocco di consenso che va manifestando ampia insoddisfazione, come attesta ogni giorno il presidente di Confindustria.

    Qui, le contraddizioni del centrodestra possono diventare davvero insolubili: così come è difficile, in tempi di vacche magre, conciliare liberismo e populismo, non sembra per nulla agevole tenere insieme il "rigore" previsto dal Patto di stabilità - oggi esteso a regioni e comuni - la riduzione del carico fiscale e dei servizi sociali, e un livello minimo di consenso elettorale. In qualche caso, Berlusconi è sembrato - miracolosamente - capace di far quadrare i conti, nel senso politico e propagandistico del termine: in questo momento, non ce la fa. E' in visibile difficoltà.

    E potrebbe perfino cadere: se fosse maturata nel centrosinistra un'alternativa - un orizzonte di politica economica alternativo, un'idea diversa di società e di governo.

  9. #19
    Hanno assassinato Calipari
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    Intervista ad Adriana Buffardi, assessora all'Istruzione in Regione Campania: «Né risorse né idee»

    «Chi pagherà di più è il Mezzogiorno» Roberto Farneti

    «Ha ragione Bassolino, da questa Finanziaria il Mezzogiorno esce fortemente penalizzato». Adriana Buffardi, assessore all'Istruzione della Regione Campania, boccia senza appello la manovra per il 2003 presentata dal governo. E a Tremonti, che invita gli enti locali a ridurre gli sprechi, manda a dire: «Siamo pronti a qualsiasi confronto sulla nostra capacità amministrativa». Le critiche più forti sulla Finanziaria riguardano proprio il Mezzogiorno. Ieri il governatore della Campania Bassolino si è rivolto al presidente della Repubblica Ciampi, in visita a a Avellino, per chiedere modifiche al Parlamento. Anche la Confindustria, per bocca del presidente D'Amato, ha commentato: «Sul Sud non si va nella direzione giusta». Solo il ministro Tremonti ha la faccia tosta di sostenere che per il Mezzogiorno ci sono risorse aggiuntive e maggiori investimenti, oltre al nuovo strumento in sede Cipe per rendere più flessibile l'utilizzo dei fondi disponibili. «Il Cipe gestirà il trasferimento dei fondi? Il vero problema - replica Buffardi - non è la strumentazione, ma le risorse e le idee. E nella Finanziaria non c'è né l'una né l'altra cosa. Non c'è alcun sostegno alla domanda, non c'è un'idea di sviluppo del Mezzogiorno e per far crescere l'occupazione, non c'è sostegno all'impresa. E giustamente Confindustria protesta».


    C'è invece il taglio dei trasferimenti, che colpirà di più le regioni meridionali
    Non c'è dubbio che la riduzione del 2% dei trasferimenti agli enti locali, accompagnata da sanzioni per chi non rispetta il patto di stabilità interno, danneggia in misura maggiore le regioni del Sud, perché da un lato dipendono di più dallo Stato e dall'altro hanno un bisogno maggiore di politiche di sviluppo. E' chiaro che il taglio dei servizi pesa di più in una Regione, come la Campania, che stava tentando di imboccare una nuova strada non solo dal punto di vista dello sviluppo economico ma anche dello sviluppo sociale.

    Tremonti ha detto che il taglio dei trasferimenti è uno stimolo per le Regioni ad amministrare meglio. In pratica, ha accusato gli enti locali di essere degli spreconi
    E allora verifichiamo comparto per comparto come le Regioni spendono. Faccio l'esempio del fondo nazionale per le politiche sociali (anziani, bambini, handicap). Adesso stiamo facendo partire i piani di zona sociali, sfido il governo a verificare come abbiamo speso questi soldi. In realtà i tagli ci sono, eccome. Per le politiche sociali la cifra stanziata è quella dell'anno scorso, già erosa quindi dall'inflazione. Inoltre non si capisce quali altre prestazioni sociali dovranno essere finanziate con questo fondo. Gli immigrati, ad esempio, ci rientrano o no?


    Il governo però continua a imbrogliare le carte. Secondo la ministra Moratti «nella Finanziaria non ci sono reali tagli per la scuola»
    E invece il taglio di 5mila docenti verrà pagato soprattutto dalla Campania, una regione che ha una fortissima dispersione scolastica, dove ci sono scuole in zone a rischio per la presenza della criminalità. La scuola non si può considerare produttiva o improduttiva in relazione a un numero stabilito studenti/insegnanti. A luglio ho scritto alla ministra chiedendo una verifica di merito, ma non mi ha neanche risposto.


    Lo stesso criterio ragionieristico viene applicato alla sanità
    Infatti, ci sono gli ospedali piccoli che verranno tagliati.


    Eppure i governatori di centro destra, anche delle Regioni del Sud, adesso dicono che va bene così
    La Conferenza Stato-Regioni l'altro giorno aveva espresso un grande allarme per i tagli annunciati. Qui si mettono in discussione i servizi pubblici essenziali, è assurdo che su questioni che riguardano tutti i cittadini ci si divida. Ma per alcuni governatori evidentemente conta di più l'appartenenza politica.

  10. #20
    Hanno assassinato Calipari
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    A decidere del futuro del territorio una commissione di 24 membri strapagati

    Governo golpe ambientale

    Vittorio Bonanni Parlamento esautorato dalla legge delega del ministro Matteoli «Un colpo di stato contro l'ambiente». Non poteva usare parole migliori il deputato di Rifondazione Comunista Nichi Vendola per descrivere lo "scippo" ai poteri del Parlamento che sta per essere perpetrato dal ministro dell'Ambiente (sarebbe meglio chiamarlo dello scempio ambientale) Altero Matteoli. Un vero e proprio abuso che ieri è stato denunciato da tutta l'opposizione nel corso di una conferenza stampa tenuta a Montecitorio. Il Governo sta infatti per approvare un disegno di legge delega in materia ambientale, ieri discusso alla Camera, che priverà il Parlamento dei suoi poteri mettendo nelle mani di una commissione di 24 membri (pagati con una bella somma, 139.444 euro, di denaro pubblico) l'intera legislazione di carattere ambientale. E anche se «la delega è uno strumento previsto dalla Costituzione», come ha cercato di controbbattere lo stesso Matteoli, si tratta in realtà «di una delega abnorme - come ha sottolineato con forza Vendola - il Parlamento in pratica abdica alla sua funzione di scrivere le leggi, viene esautorato. Da oggi noi possiamo chiudere la commissione Ambiente della Camera fino a fine legislatura, perché non ha più senso». «C'è il rischio - ha detto il deputato comunista - di una completa deregulation: norme costruite nel corso di decenni rischiano di esser travolte in una brevissima stagione». Un vero e proprio «smantellamento del diritto ambientale», come ha ricordato la deputata verde Luana Zanella, che ha la sua punta di diamante nell'articolo 8 della legge che praticamente annulla ogni abuso ambientale anche nelle aree protette. Insomma gli orrori che devastano, per esempio, il parco del Vesuvio, sono destinati a rimanere lì se passerà, come è del tutto probabile, questo attacco all'ambiente. Una sanatoria mostruosa che rischia di far impallidire quelle democristiane, pur sempre attuate in una fase storica di minore sensibilità ambientale.

    Contro la legge delega sono stati presentati 300 emendamenti e ieri pomeriggio è stato organizzato dall'opposizione e dalle associazioni ambientaliste un sit-in di protesta davanti alla Camera. E proprio le organizzazioni che si battono per la tutela della natura e del patrimonio artistico (Wwf, Legambiente, Fai, Italia Nostra, Comitato per la Bellezza, Greenpeace, Vas, Lipu, Lac, Marevivo, Inu, Associazione Bianchi Bandinelli) hanno fatto scattare subito la mobilitazione organizzando in primo luogo una loro conferenza stampa di denuncia. «La legge - spiegano le associazioni citate - delega il riordino della normativa ambientale ad una commissione, composta per il 50% da esperti esterni all' amministrazione pubblica, fuori dal controllo del Parlamento, che avrà solo 20 giorni per esprimersi su 9 diverse materie: dai rifiuti alle acque, dalla fauna alle aree protette, dalla valutazione d'impatto ambientale all' inquinamento atmosferico». Per Gaetano Benedetto del Wwf «si tratta di un atto fortemente sottovalutato e che produrrà gravi effetti. L'ampiezza della delega è una cambiale in bianco, lascia al Governo un enorme ambito di discrezionalità espropriando completamente il Parlamento delle sue funzioni», mentre per Roberto Della Seta di Legambiente «lo strumento scelto dal Governo impedisce di discutere i problemi».

    Questo tentativo dell'esecutivo di evitare la discussione parlamentare sui temi di carattere ambientale (ma non solo) non è certamente una novità: «C'è un accentramento dei poteri senza precedenti - dice Roberto Musacchio, responsabile ambiente di Rifondazione - con una riduzione della possibilità di intervento degli enti locali e delle popolazioni in generale fino quasi all'annullamento. Già la legge Lunardi sostiene che le grandi opere, cosiddette pubbliche, possono essere approvate tramite semplicemente l'inserimento in finanziaria; poi la Marzano, che riguarda le nuove centrali elettriche, semplifica enormemente l'iter di approvazione e dà il via libera in pochi giorni, solo 180, alla realizzazione di centrali e si pensi che sono circa 600 le richieste di centrali elettriche private che vengono fatte in Italia. Senza dimenticare la Gasparri, che riguarda l'elettrosmog, per la quale tutti i piani regionali e locali vengono ignorati e si dà il via libera alle installazioni di antenne ovunque». Ma non vanno dimenticate altre perle, come il tentativo di costruire nuove autostrade in barba al parere delle popolazioni locali (come è il caso della Maremma) o di ridurre la perimetrazione dei parchi naturali, insediando nella loro gestione politici amici del governo al posto di ambientalisti esperti. Insomma la strada della tutela dell'ambiente che, seppur tra mille contraddizioni e limiti, era stata intrapresa dai precedenti governi, è ormai definitivamente abbandonata e sarà dura invertire la tendenza.

    ---

    Rifiuti, abusi, deroghe e assenza di controlli I punti d'allarme

    Nel Disegno di legge del ministro Matteoli, figurano norme immediatamente efficaci, che, tra l'altro, riguardano aspetti non secondari del cosiddetto, futuro riordino: a) l'art. 7, che contribuisce ancora una volta a depotenziare i controlli sul ciclo dei rifiuti e che consente di bruciarli in acciaierie, cementifici e centrali termoelettriche; b) l'art. 8, che istituisce la sanatoria in concessione in area vincolata e l'estinzione di tutti i reati compiuti da chi ha costruito e trasformato il territorio; c) l'art. 6, che istituisce la cosiddetta "compensazione ambientale" con un'impostazione che risulta palesemente incostituzionale; d) l'art. 10, che attribuisce al Ministero dell'Ambiente e del Territorio, alle Autorità di bacino e agli Enti locali poteri di ordinanza per interventi in deroga a ogni disposizione vigente.


    ---

    mustang, che dici, li tagliamo questi stipenducci da spreco assieme alle doppie pensioni?

 

 
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