….populista?
Il nuovo segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, per criticare la Finanziaria in arrivo alle Camere usa l’aggettivo “populista”, al posto del consueto ed antico “antipopolare”.
Interessante notare che in questo giudizio c’è l’ammissione che alcune delle misure prese siano avvertibili come “non punitive” dai ceti popolari e dalle famiglie di lavoratori e pensionati, anzi, sotto certi aspetti, a partire da quelli fiscali, rappresentano un miglioramento.
Ma Epifani, al pari del quotidiano della Confindustria ma per ragioni opposte, sostiene che la scelta di tener fermi gli impegni si tradurrà in un peggioramento delle condizioni economiche.
In effetti la Finanziaria rompe il vecchio “patto industriale” proponendone un altro, il cui nucleo sta nel Patto per l’Italia, teso all’incremento dell’occupazione attraverso la maggior flessibilità e la crescita di domanda interna favorita dal minor prelievo fiscale.
In pratica la proposta che la CdL presentò agli elettori.
Poco o niente è possibile fare per invertire le tendenze congiunturali internazionali ma si può essere più oculati nello spendere il poco che si ha. Ed è qui che sono nati i bisticci all’interno della maggioranza, tra chi gradiva meno tagli in casa propria(ministeri ed Enti).
La soluzione di attribuire direttamente al Premier il ruolo di coordinatore per le spese dimostra quanto sia difficile trovare compromessi.
Adesso la domanda fondamentale è: la decisione di tener fede agli impegni presi, nonostante le condizioni sfavorevoli, è prova di coerenza o di testardaggine?
E’ evidente che se la recessione l’avrà vinta i conti non potranno tornare, ma non soltanto per l’Italia.
C’è un’altra condizione che potrebbe condizionare l’operazione: Tremonti è convinto che una quota della minore crescita proviene dagli effetti della politica di alto prelievo adottata per centrare i criteri di Maastricht, che però dovrebbero aver concluso la loro azione.
Quindi la scelta di tirar diritto ha una sua logica; bisognerà vedere se raschiare il fondo del barile delle entrate straordinarie (condoni, scudo bis, cartolarizzazioni) darà a questa manovra il tempo necessario per dispiegare i suoi effetti.
Ecco l’importanza di avere lo spazio di una legislatura e di un mandato solido e chiaro per affermare una politica economica molto caratterizzata; avere il tempo perché le leggi finanziarie diventino tappe di un percorso e non il solito mercato arabo dove si soddisfano tutte le richieste.
Conscio delle mutate condizioni anche internazionali il governo, con l’accordo con le parti sociali, ha corretto sostanzialmente l’impostazione originaria più liberista. Bene si è mosso anche a livello europeo, ottenendo un adeguamento del Patto di stabilità senza mettersi nella condizione del questuante.
Ora compie scelte non indolori, addirittura la Confindustria lo accusa di comportarsi da Robin Hood, lo stesso appellativo del quale Romano Prodi si è vantato, ma che non gli ha portato fortuna.
Le scelte del governo possono essere utilissime per un breve periodo e per combattere spinte recessive. Ma alla lunga erodono la competitività e allora diventa davvero “populismo”.
La legislatura è ancora lunga, un riequilibrio sarà possibile.
Un governo e una maggioranza stabili possono permetterselo: questo è il vantaggio del bipolarismo.
liberamente da Il Foglio di martedì 1 ottobre




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