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    Predefinito «La gente è dalla parte del Crocifisso»

    Abano Terme, due genitori interpellano il Tar perché
    non lo vogliono. L’intervento di Gasperini
    di Luciano Gasperini
    Presidente Federale Lega Nord Padania

    Di seguito pubblichiamo il commento di Luciano Gasperini alla notizia che due genitori di Abano Terme hanno presentato ricorso al Tar Veneto in seguito alla decisione da parte del Consiglio d’Istituto della scuola frequentata dai loro figli di non toccare i crocifissi appesi ai muri delle aule.
    PADOVA (Pàdoa) - E così, come riferiscono i giornali veneti, i genitori di due allievi dell’Istituto Scolastico Commerciale “Vittorino da Feltre” di Abano (Padova) avrebbero ricorso al Tar del Veneto per ottenere l’annullamento della delibera assunta dal predetto Istituto che aveva per oggetto l’inamovibilità del crocifisso dalle aule scolastiche. A parere dei ricorrenti la delibera avrebbe violato il principio della laicità dello Stato e della scuola pubblica, nonché quelli della parità dei cittadini (previsto dall’art. 3 della Costituzione) e della libertà di culto (di cui al successivo articolo 19). Per la verità il caso è già stato esaminato dal Consiglio di Stato che ha respinto analoga iniziativa, rilevando che la presenza del crocifisso non viola nessun paradigma di legge e tanto meno quelli sopra ricordati. L’insistenza con cui si accanisce contro la presenza di un simbolo religioso a fronte di una asserita violazione di nome, appare retaggio di una malcelata ripulsa e di un fanatismo laicistico che, a mio giudizio, è del tutto esecrabile. A parte il fatto che indiscusse energie, e il denaro, spesi dai ricorrenti e diretti ad attuare la loro iniziativa per far togliere il crocifisso, avrebbero potuto essere più proficuamente destinate ad altre più meritevoli e concrete iniziative umanitarie - anche se questo è un loro indiscutibile diritto di scelta, ancorato ai valori da loro accolti - il crocifisso rappresenta non solo l’espressione di un credo confessionale, ma altresì il simbolo di una cultura, di una identità, anche cristiana, del nostro popolo, di una storia e di una tradizione millenaria, in cui si riconosce la stragrande maggioranza dei cittadini. Questi ultimi, proprio in presenza della garanzia costituzionale, hanno il diritto di reclamare, a loro volta, il legittimo rispetto del loro patrimonio storico-culturale che l’improvvido ricorso al Tar vorrebbe loro negare. Tale iniziativa non fa altro che accendere un clima di conflittualità tra fanatismo islamico da una parte o cultura occidentale dall’altra, alimentando una intolleranza etnica e religiosa, con le deprecabili e drammatiche conseguenze che conosciamo, e che è del tutto contraria anche alle nostre inclinazioni.
    Non è certo negando il diritto e l’aspirazione alla presenza del simbolo religioso e culturale rappresentato dal crocifisso che si può attuare il principio di libertà di culto e della “par condicio civium”. Ed invero non è che si pretenda da nessuno determinati atteggiamenti o pratiche religiose, come peraltro purtroppo avviene in altri Paesi di diversa tradizione, nei quali addirittura si ricorre alla punizione di coloro che non li osservano ma, con la semplice esposizione dell’immagine di Cristo, si vuole solo ricordare un credo confessionale e una tradizione cari alla stragrande maggioranza dei cittadini, in un paese che è culla del cristianesimo e che ha sempre fatto di questo simbolo l’emblema della tolleranza, dell’amore per il prossimo e di tutti quegli altri eterni valori che sono imprescindibili in una società pacifica, moderna ed evoluta. Anche volendo esaltare la cosiddetta “libertà dell’agnostico”, non ritengo che essa venga compromessa o ridotta dalla presenza di una immagine che, chi vuole, può ignorare, non essendo imposta o prescritta alcuna forma di riverenza e di omaggio o un qualsiasi altro concreto attivarsi. Circostanza questa che potrebbe, qualora applicata - il che non avviene - violare i principi richiamati dai ricorrenti nella loro iniziativa giudiziaria. Mi auguro che il Tar del Veneto, anche sul solco dell’insegnamento a suo tempo dettato dal Consiglio di Stato, ribadisca questi concetti e respinga una iniziativa che fa torto alla legge, al buon senso e alla ragione.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Interrogazione presentata a Marnate
    Roberto Colombo, consigliere della Lega di Marnate (Va) ha presentato la seguente interrogazione al sindaco.
    PREMESSO che il Santo Padre Giovanni Paolo II nel corso dell’Angelus di domenica 15 settembre ha chiesto che il Crocifisso rimanga esposto nelle scuole in quanto non solo è il simbolo della cristianità ma è anche un segno di libertà e speranza per tutti; che l’Unione Musulmani d’Italia si è detta contraria a un provvedimento di questo tipo, definendo sulla stampa il Papa “un extracomunitario a cui non spetta dire cosa fare o non fare in Italia”;
    ATTESO che mercoledì 18 settembre è stata presentata alla Camera dei Deputati di Roma dal Gruppo parlamentare della Lega Nord Padania una proposta di Legge di cui sono firmatari l’onorevole Federico Bricolo e altri, che intende reintrodurre l’esposizione del Crocifisso in tutte le scuole, nelle università, negli uffici pubblici, nelle amministrazioni locali e in tutti gli Enti pubblici;
    IL SOTTOSCRITTO CHIEDE se all’interno degli uffici del Comune di Marnate e nelle aule delle scuole elementari e medie sia esposto il Crocifisso; se questa Amministrazione comunale sia a conoscenza di gesti di odio o fastidio da parte di alcuni verso l’emblema della croce o verso il Crocifisso
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Un simbolo millenario per la nostra identità
    di Mariella Mazzetto

    La proposta di legge della Lega sull’obbligatorietà dell’esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici, in primis nelle scuole dove insegnanti “democratici e tolleranti” lo hanno rimosso dalle pareti delle aule per non turbare qualche alunno immigrato dal credo islamico - con il consenso di pochi genitori laicisti e nell’indifferenza buonista di una maggioranza silenziosa (i cui figli forse frequentano la parrocchia) - non è che il coronamento di un percorso culturale identitario che ha fornito ai Padani la coscienza dell’appartenenza ad un territorio, ad una comunità, ad una civiltà.
    Nella valorizzazione delle nostre radici storiche, linguistiche, civiche e anche cristiane, e in un passato di cui è permeato l’ambiente in cui operiamo, il cristianesimo svolge un ruolo insostituibile e inconfondibile le cui tracce, nonostante le trasformazioni ambientali per una modernità eccessiva, permangono vistose sia nella loro bellezza maestosa sia nelle piccole ma significative opere come ad esempio i capitelli, le nicchie sacre e numerose, sia le une che le altre, sono indicatori della religione cristiana, dei suoi santi, dei suoi martiri, dei suoi predicatori e degli apostoli dell’umanità.
    Ma non solo. Musica, pittura, letteratura, scultura e altre arti ispirate dal cristianesimo sono state e sono per tutti fonti inesauribili e certe delle nostre conoscenze anche scolastiche; sono state e sono riferimento concreto della nostra identità di cristiani e di cittadini.
    Perché le richieste scomposte e insistenti dei figli dell’Islam, per la maggior parte immigrati che vivono in Italia e che pretendono la rimozione del crocifisso dalle nostre scuole dove i loro figli sono ospitati, dovrebbero prevalere sulla nostra identità per renderci anonimi, intercambiabili come delle merci e pronti ad essere immolati all’altare del pensiero unico, del mondialismo, del sincretismo e, perché no, anche alle loro usanze e ai loro voleri?
    Ma come mai, mentre il Santo Padre ha invitato tutti i cittadini italiani a far fronte comune affinché il Crocifisso sia presente nei luoghi pubblici, alcuni prelati, semplici preti, direttori di settimanali diocesani ed associazioni (per fare un esempio, i Beati costruttori di pace) sostengono che se il Crocifisso nelle aule fosse motivo di frattura religiosa è bene che lo stato laico intervenga per la sua rimozione? Sono forse convinti che la nostra identità sia un fatto acquisito a tal punto da sottometterla alla volontà di minoranze che dovremmo tutti riconoscere nella loro diversità? Come se la rinuncia alla propria cultura, alle proprie radici non comportasse col tempo l’inesorabile perdita di valori e principi cristiani favorendo così l’attecchimento e il radicamento di ideologie atee, agnostiche, laiciste e comuniste.
    Un fatto è il dialogo con altre culture, un altro è il rispetto reciproco tra appartenenti a civiltà a noi estranee ma delle quali possiamo venire a conoscenza senza pregiudizi né indifferenza. Un fatto grave sarebbe la rinuncia del Cristo in croce alle pareti delle aule delle nostre scuole come se si trattasse di un Cristo “contro” e non invece di un Cristo “per” la crescita del popolo italiano nella pace, nell’amore e nell’identità.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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