L’on. Lussana ha presentato
la proposta di legge della Lega contro l’infibulazione

di Maite Manzi

ROMA - Sarà finalmente discussa in Commissione Giustizia a Montecitorio la proposta di legge presentata dalla Lega Nord all’inizio della legislatura e riguardante le “Mutilazioni genitali femminili”. Presenti ieri alla conferenza stampa il capogruppo del Carroccio alla Camera, onorevole Alessandro Cè, primo firmatario del disegno di legge, e la relatrice del provvedimento l’onorevole Carolina Lussana, che ha provveduto ad illustrarne nel dettaglio le motivazioni ed il contenuto.
«Il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili, pur da sempre esistente, si è posto all’attenzione dell’opinione pubblica nei Paesi Occidentali, in tempi relativamente recenti, essendo collegato direttamente alle ondate migratorie per lo più provenienti dai Paesi africani dove questa pratica disumana viene effettuata da sempre con lo scopo di eliminare il piacere sessuale nella donna o più semplicemente come “rito iniziatico” che segna il passaggio fra l’infanzia e l’età adulta», ha spiegato la deputata leghista.
I dati illustrati sono davvero preoccupanti: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sarebbero circa 135 milioni le donne infibulate, soprattutto nei Paesi dell’area sub-sahariana, Etiopia, Sierra Leone, Eritrea, Sudan, Egitto ed Uganda, principalmente. Al nostro Paese spetta il triste primato europeo, in Italia vivono, infatti, 41 mila donne che hanno subito mutilazioni agli organi genitali ed ogni anno 5 mila bambine figlie di immigrati rischiano di essere immolate a questo macabro rito, praticato in modo clandestino, per lo più in condizioni igieniche precarie, da medici stranieri, originari di paesi islamici, che considerano queste torture alla stregua di tradizioni da rispettare.
In tal modo oltre al dolore atroce che prova una bambina o una donna che subisce l’infibulazione, la clitoridectomia o l’escissione, oltre ai gravi danni psicologici spesso irreversibili, si mette a repentaglio la loro vita: sono frequenti i casi di infezioni gravissime o, addirittura, di tumore alle parti genitali.
«Numerose Convenzioni e dichiarazioni sui diritti umani hanno condannato tali mutilazioni come assolutamente riprovevoli ed offensive, l’ultima in ordine di tempo è la risoluzione del Parlamento Europeo sulle “Donne e il fondamentalismo” del 13 marzo 2002 che ha denunciato come grave violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali il ricorso a tali pratiche invitando gli Stati membri ad adottare una legislazione contro qualsiasi atto che ponga in pericolo l’integrità psicofisica e la salute delle donne», prosegue l’onorevole Lussana, che ha altresì sottolineato che «anche il Parlamento italiano non è rimasto insensibile alla problematica, nella scorsa legislatura sono stati presentati diversi ordini del giorno ed interrogazioni, anche da parte della Lega. Oggi, però, l’unica proposta di legge in materia è quella del Carroccio, che ne ha presentato una analoga anche al Senato».
Entrando nel merito del provvedimento la relatrice ha spiegato che «sebbene in Italia la mutilazione, per i suoi effetti sia da considerarsi illegale, non esistono specifiche disposizioni legislative volte a reprimerla, attualmente è penalmente perseguibile come lesioni personali (gravi o gravissime) ai sensi degli articoli 582 e 583 del codice penale. La proposta della Lega introduce un’autonoma fattispecie di reato per punire chiunque cagioni ad altri una mutilazione genitale femminile». Secondo gli esponenti della Lega l’introduzione di un reato ad hoc dovrebbe servire, insieme all’inasprimento delle pene (reclusione da sette a dodici anni per l’autore e da sei anni a 10 anni per il favoreggiamento) da deterrente per coloro che continuano a considerare tali prassi come legittime e necessarie.
«A carico del genitore consenziente è prevista la sanzione civile della decadenza dalla patria potestà sul minore, se costui ha posto in essere una condotta atta a favorire l’esecuzione della pratica oppure risulti comunque a conoscenza della commissione del reato» ha osservato ancora Lussana spiegando che «si prevede l’istituzione di un numero verde presso il Ministero dell’interno abilitato anche al ricevimento di denunce, al fine di garantire un’ampia informazione, per ragioni preventive e repressive del fenomeno».
«Infine sono previste la pena accessoria dell’interdizione perpetua dalla professione sanitaria a carico del professionista che compie o agevola le mutilazioni genitali e sanzioni amministrative pecuniarie nei confronti del responsabile della struttura sanitaria ove abbia luogo l’intervento» ha concluso la deputata del Carroccio che non si sbilancia sui tempi di approvazione del provvedimento ma che si dice «soddisfatta per la calendarizzazione di un disegno di legge assolutamente utile e che vede la maggioranza compatta e che saprà trovare l’appoggio, vista la delicatezza dei temi trattati, di buona parte dell’opposizione».