........abbiamo sempre parlato così: attraverso le lettere. Tu mi parli poco, quando siamo insieme, ed io ho perso la favella di un dì… a che mi serve sedurti con la parole, quando posso stringerti a me e sentire l’odore dei tuoi capelli??? A che ti serve ciarlare sulle tue amiche o raccontarmi i tormenti di un giorno che declina, se puoi parlarmi con la purezza dei tuoi occhi? Lasciali brillare, e lascia che, di tanto in tanto, si velino d’un po’ di rugiada: anche i diamanti più costosi vanno lucidati. Lo sai, che amo i tuoi occhi… che posso accarezzare solo con i miei… spenti, a volte malinconici, non s’accendano se non alla vista dei tuoi.
Ieri sera, mentre aprivo lo sportello della mia vecchia auto – che squattrinato che è la persona che ami! – li ho visti scintillare di più, e un po’ del loro colore è corso giù per la guancia: avrei voluto poter gustare ancora una volta quel sapore del mare che tieni tra le palpebre…. Avrei voluto ancora una volta risalire con le mie labbra il letto di quel ricettacolo di paura, malinconia, tristezza e chi sa quant’altro. Ma ero lontano, e ho agitato solo una mano.
Le difficoltà, amore mio, chi avrebbe meno diritto di parlarne, se non io, che sin dalla fanciullezza non ho avuto certo molta caparbietà, e Dio mi ha voluto più dedito alle lacrime che agli atti di forza? Eppure, amore, quel ragazzo che destava preoccupazione agli stimati docenti, giacché sembrava che alla prima bora avrebbe richiuso le vele, ora naviga anche in acque tempestose, sfidando le procelle del vivere.
Non mi sono abbattuto, e i momenti di difficoltà li ho pure avuti, e tanti.
Ora, mentre ti prepari per affrontare la tua, di difficoltà – una delle tante che avrai, una delle tante che supererai – io scrivo queste poche righe: non le leggerai davanti a me , non te lo permetterò. Le leggerai a sera inoltrata, quando avrò lasciato casa tua. E magari, leggendole, capirai che, al di là della riuscita della tua impresa, vittoriosa o sconfitta che sarai ritornata dal confronto con le tue paura, a casa troverai sempre me, che t’aspetto in orante silenzio.
Pregherò per te, amore mio, e se non ci sarò al tuo fianco, Dio e la Vergine e il tuo Angelo Custode sapranno come no farti sentire sola. Io non sarò sempre a te vicino, ma che importa? a dieci, o cento, mille milia io ti avrò in ogni mio pensiero…. Vai, spiega le tue vele, e prendi il largo!
E lascia che le nostre “stelle” ti guidino: lascia stare chi non vede, che fin al suo naso. Oltre devi andare, perché oltre trovi il senso delle nostre coccole…. Dei nostri sorrisi….. del nostro amore. Lascia che i grandi, i sapienti, gli uomini moderni trovino e si diano forza come meglio credono: noi non siamo grandi, perché viviamo da anni lo stesso eterno attimo; non siamo sapienti, perché viviamo la anni la stessa eterna follia; non siamo moderni, perché aspiriamo a fermare la Clessidra del Tiranno a quell’eterno momento di anni fa.
Dio ti sostenga, Amore, e quando sentirai la Sua mano passare lievemente sul tuo cuore, tienila forte… ti lascerà un biglietto, sul quale ho scritto quello che ripeto da anni, che ti amo!
Ti amo!




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