L’antico, misterioso popolo in un recente convegno

di Alberto Lombardo

Preistoria ligure: a Zuccarello (Savona) si è tenuto un convegno di studi, singolarmente intitolato Il nostro re si chiama Cigno, che ha cercato di ricortruirne le vicende.
Di tutti i popoli che abitarono l'antica Europa, infatti, quello dei Liguri è uno dei più misteriosi. Sfugge a molte delle classificazioni che si usano in archeologia per distinguere, in base a dati etnici, linguistici o culturali i popoli antichi. Poche e recenti sono le prime testimonianze scritte, mentre è certa l'antichità delle origini, che sono però difficili da situare con precisione nel tempo e nello spazio. I più risalenti documenti scritti, di un certo rilievo, per conoscere la lingua dei Liguri ci vengono dalla piena epoca romana, allorché si erano ormai stratificati nella parlata di quel popolo non solo il latino, ma anche il gallico, il lepontico, l'europeo antico (o proto-indo-europeo) e il ligure stesso: i pochi elementi conosciuti di quest'ultima lingua ci sono noti per lo più grazie alla toponomastica e alla (poca) antroponomastica conservata dell'area ligure antica. Questo territorio era parecchio più ampio rispetto ai confini amministrativi dell'attuale Liguria, abbracciando una vastissima area che “si estendeva dalla città di Pisa e dal fiume Arno a est fino al Rodano a ovest. Vanno poi aggiunte le popolazioni liguri di alcune isole come la Corsica e l'Elba, menzionate da diversi autori. Più in generale, si parla di Liguri per tutta la costa, anche a ovest del Rodano fino alla foce dell'Ebro (Fr. Villar)”. Uno studioso ha particolarmente approfondito il tema, poco conosciuto, della religiosità di questo popolo. Renato del Ponte, nel suo libro intitolato proprio I Liguri. Etnogenesi di un popolo, pubblicato qualche anno fa dalla casa editrice Ecig, individuava tre fondamentali "aree sacre" degli antichi Liguri, corrispondenti ad altrettante simboliche "vette": il Monte Bego, a occidente; il monte Sagro, in area apuana, a oriente; e il Monte Beigua, alle spalle di Genova, che si trova a circa metà della distanza tra gli altri due. Identificava poi un solare "culto delle vette" che si sarebbe accompagnato a elementi di religiosità "iperborea", testimoniata, tra l'altro, dal ripetersi di immagini ricorrenti come quella del cigno, del cervo o del cerchio solare. Proprio come il bianco uccello caro ad Apollo si chiamava il primo, leggendario sovrano dei Liguri ricordato dai miti: quel famoso Cicno che pianse la morte di Fetonte nell'Eridano (alias il fiume Po), e che per pietà degli dèi fu tramutato nell'animale dal caratteristico collo, in un episodio mitologico legato, non a caso, proprio all'iperboreo Apollo (o, in alcune versioni, a Helios). E al popolo ligure, molti aspetti della cui civiltà sono ancora misteriosi, è stato dedicato nel fine settimana appena concluso il convegno di studi tenuto nel teatro Civico di Zuccarello, e che ha avuto per titolo proprio “I Liguri e la preistoria: le radici etnoantropologiche di un popolo delle Alpi”. Tra i relatori, anche diversi importanti studiosi della materia, come Andrea Lamberti, Roberto Maggi e Annibale Salsa. Gli interventi hanno spaziato su temi quali l'ambiente e il clima dei Liguri nella preistoria, la cultura e la mentalità, lo stato attuale della ricerca, l'archeologia rupestre, la religiosità studiata attraverso i "riti di passaggio" e le migliaia di iscrizioni rupestri rinvenute nel "Parco delle Meraviglie" presso il Monte Bego, la cultura materiale, il megalitismo e le attestazioni relative a singoli insediamenti o tribù (come i Leponzi, i Tigulli o gli Apuani). Questo insieme affascinante di temi è stato intelligentemente affiancato a iniziative di intento più divulgativo, proprio per attirare un più ampio pubblico verso temi tanto interessanti, dato che riguardano lo studio delle origini: e così è stata allestita anche una "mostra sui vent'anni della rivista di demo-etno-antropologia “R' Nì d'Aigura" e una "mostra delle caselle" (minute costruzioni coniche in pietra, usate dagli antichi pastori come rifugio per la notte, o per il ricovero di attrezzi). Si è tenuto anche un incontro sui prodotti agricoli della biodiversità delle Alpi Liguri-Marittime e nella giornata di domenica è stata effettuata, in compagnia di diversi studiosi, una visita guidata a siti di interesse archeologico del Finalese. Il programma è stato piacevolmente arricchito da cene conviviali a base di prodotti agricoli "della biodiversità" presso i locali del museo dell'olivo e della cooperativa Olivicola di Arnasco. A organizzare questa encomiabile manifestazione è stato il “Lasa - Laboratorio di Antropologia Storica e Sociale delle Alpi Marittime", che ha operato in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Zuccarello, la Provincia di Savona e la Comunità Montana Ingauna: siamo già al terzo anno consecutivo in cui un convegno di simili dimensioni viene organizzato a Zuccarello dal Laboratorio. Questi incontri, secondo le intenzioni degli organizzatori, sono diretti, oltre che a divulgare la conoscenza della storia antica ligure, anche a propugnare e valorizzare i valori etici della civiltà antica, specie in un'epoca, come l'attuale, in cui gli insegnamenti della tradizione vengono sempre più dimenticati, o guardati persino con tracotante disprezzo. L’auspicio è che simili manifestazioni si ripetano, trovando un pubblico sempre più numeroso e consapevole dell'importanza del proprio passato.