VENERDI’ 18 OTTOBRE 2002
SCIOPERO GENERALE NAZIONALE
dell’intera giornata
contro la politica antipopolare e guerrafondaia
del governo Berlusconi
Manifestazioni regionali e territoriali
del sindacalismo di base e dell’opposizione sociale
(Torino, Genova, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Potenza, Bari, Taranto, Cosenza, Palermo, Cagliari).
Dopo la firma nel luglio scorso con CISL e UIL del “patto per l’Italia” che vuole demolire l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, il governo Berlusconi continua nella sua politica liberista di attacco ai diritti e ai salari di lavoratori e meno abbienti e sposa spudoratamente la linea della guerra infinita di Bush che sta per scatenare una sanguinosa aggressione militare contro il popolo irakeno.
Mentre in parlamento proseguono il loro cammino le leggi delega su mercato del lavoro, scuola e previdenza, che generalizzano la precarietà del lavoro, la mercificazione e privatizzazione dell’istruzione, lo smantellamento delle pensioni pubbliche e il furto delle liquidazioni dalle buste paga di lavoratori e lavoratrici, il governo presenta la Finanziaria 2003, una manovra da ben 20 miliardi di euro, premessa di un altro salasso in primavera.
La Finanziaria “sociale” di Berlusconi:
Una mannaia su lavoratori e cittadini.
TASSE Le grandi promesse di giustizia fiscale di Berlusconi partoriscono il topolino di pochi spiccioli di riduzione per i redditi più bassi, mentre sostanziosi vantaggi traggono imprese e società finanziarie con la riduzione dell’Irpeg dal 36 al 34% e sconti e deduzioni per l’Irap; vi è poi l’esordio dell’Irpef Provinciale (dall’1 al 2% del gettito fiscale).
CONCORDATO Lo chiamano concordato di massa, ma sarà un vero e proprio condono fiscale tombale, che farà incassare al governo un po’ di quattrini ma soprattutto legittimerà l’evasione fiscale per quelle categorie a rischio come imprenditori, professionisti, commercianti. Un altro schiaffo ai/alle lavoratori/trici dipendenti, che pagano fino all’ultima lira.
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Il budget per l’acquisto di beni e servizi nei ministeri e negli enti previdenziali viene ridotto del 10%, nelle Ferrovie e l’Anas del 2,5 %; vengono tagliati i trasferimenti di fondi agli Enti Locali (comuni e province). Tutto ciò comporterà nuovi tagli, altre privatizzazioni, l’esternalizzazione e l’innalzamento delle tariffe dei servizi pubblici.
Viene varato il Blocco delle assunzioni a tempo indeterminato nel Pubblico Impiego.
RINNOVO DEI CONTRATTI PUBBLICI Coerentemente con quanto stabilito nell’accordo capestro del 4 febbraio scorso siglato da governo e CGIL-CISL-UIL, l’investimento, calcolato sulla risibile base dell’inflazione programmata all’1,4% (inflazione reale 2,6%), è di 765 milioni di euro, lontanissimo da un recupero salariale decente rispetto all’inflazione reale; la maggior parte di tali risorse (550 milioni) è legata alla produttività e 190 milioni vanno alle forze armate e alla polizia.
SANITA’ Il rapporto posti letto/abitanti viene fissato a 5 per ogni 1000 cittadini, ciò significa la chiusura di tanti piccoli ospedali di provincia ed il taglio di migliaia di posti letto negli ospedali delle grandi città, maggiore flessibilità, turnazioni continue e oneri aggiuntivi per chi ci lavora.
Dal Servizio Sanitario Nazionale, dopo la cancellazione delle cure fisioterapiche e dei consultori, si passa all’eliminazione delle cure termali che saranno a completo carico dell’utenza; mentre le regioni hanno già introdotto pesanti ticket sulle ricette mediche, le analisi cliniche e le prestazioni ambulatoriali.
SCUOLA Tagli per 242 milioni di euro; riduzione del 6% del personale ATA (soprattutto i bidelli), incremento dell’esternalizzazione dei servizi di pulizia alle ditte di appalto; allineamento di tutte le cattedre ad un minimo di 18 ore, che taglierà 30.000 precari; riduzione di 3.000 docenti di sostegno; mobilità e licenziamento per più di 5.000 docenti posti fuori ruolo per motivi di salute.
Intanto la Moratti va avanti con la sua controriforma che prevede il ripristino del maestro unico che cancellerà altre decine di migliaia di posti di lavoro, mentre in quest’anno scolastico nessun precario è stato immesso in ruolo nonostante gli anni di servizio prestati.
Ed inoltre vengono reiterate le Cartolarizzazioni e tutte le privatizzazioni del passato; la società Infrastrutture SPA dovrà gestire gli investimenti dello stato e la società Patrimonio SPA dovrà svendere gli immobili di proprietà statale, compresi parchi ed opere d’arte, per conseguire risparmi per il bilancio pubblico.
Altro che Finanziaria sociale! E’ un vero e proprio bollettino di guerra contro i lavoratori e le lavoratrici, i disoccupati, i cittadini. Va respinta al mittente!
La Finanziaria 2003 fa parte di un disegno più complessivo di restaurazione sociale portato avanti dal governo guerrafondaio e razzista di Berlusconi/Bossi/Fini, che, attraverso la manomissione feroce dei diritti, delle libertà, delle condizioni di vita dei senza proprietà e senza potere, accelera e radicalizza gli orientamenti liberisti dei governi Prodi, D'Alema e Amato.
L’ATTACCO AL SISTEMA PREVIDENZIALE PUBBLICO
Mentre continua il suo iter parlamentare la legge delega sulle pensioni -che tende a introdurre la decontribuzione, cioè la riduzione del 3-5% dei contributi previdenziali versati dai padroni, e rendere obbligatorio il trasferimento delle liquidazioni (TFR) maturate dei lavoratori nei fondi pensione privati aperti (gestiti da finanziarie, assicurazioni,…) e chiusi (cogestiti a livello di categoria da aziende e CGIL-CISL-UIL)- la Confindustria invoca l’immediata cancellazione delle pensioni di anzianità e l’estensione a tutti/e i/le dipendenti del metodo di calcolo contributivo degli importi pensionistici.
Il governo e buona parte dell’opposizione ulivista sono favorevoli ad un ulteriore giro di vite sul sistema previdenziale; hanno però il timore di suscitare una vera e propria sollevazione popolare; per questo probabilmente sferreranno l’ultimo attacco contro ciò che rimane della previdenza pubblica dopo l’approvazione della Finanziaria.
Lavoriamo per vivere, non viviamo per lavorare.
Non possiamo accettare, dopo le controriforme di Amato (’92), di Dini (’95), di Prodi (’97), l’ennesimo innalzamento dell’età pensionabile, né ulteriori decurtazioni delle pensioni, né la privatizzazione del sistema previdenziale che, come il caso della bancarotta della multinazionale statunitense dell’energia Enron insegna, sarebbe letale per i lavoratori e le lavoratrici.
CALA LA PRODUZIONE,
AUMENTANO L’INFLAZIONE E I LICENZIAMENTI!
La produzione industriale è in caduta libera, l’occupazione è in forte contrazione e il lavoro nero è la norma specie nel Mezzogiorno; l’inflazione ufficiale è aumentata del 2,6%, mentre quella reale viaggia oltre l’8%, incidendo pesantemente sui magri bilanci di lavoratori, pensionati, disoccupati.
In tale contesto di crisi particolarmente gravi sono i processi di cassaintegrazione, mobilità e dichiarazione di esubero in aziende come le Ferrovie, le Poste, la Telecom; nonostante le varie rottamazioni e i contributi statali sono previsti ancora pesanti tagli di personale.
Ormai drammatica è la situazione della Fiat: altri 8.100 licenziamenti, la chiusura di Termini Imprese, mentre si profila la vendita completa del comparto automobilistico alla General Motors.
Solo la lotta per veri aumenti per raggiungere salari europei e il ripristino di un meccanismo automatico di scala mobite può difendere il potere d’acquisto dei ceti popolari dall’inflazione.
Così la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario può garantire la redistribuzione del lavoro esistente, crearne ancora, diminuire la fatica, impedire i licenziamenti.
CI VOGLIONO TUTTI PRECARI E SENZA DIRITTI
Nella legge delega sul mercato del lavoro è compreso il cosiddetto libro bianco che, qualora approvato, provocherebbe la precarizzazione totale del lavoro, tramite la privatizzazione del collocamento, la generalizzazione della flessibilità, del lavoro a tempo determinato, interinale e addirittura del contratto di lavoro individuale e dello schiavista “contratto a chiamata”, lasciando il lavoratore alla mercè del padrone; tutto ciò porterebbe alle estreme conseguenze la scelta della flessibilità del centrosinistra che ha introdotto il lavoro in affitto e la distruzione delle "rigidità" del lavoro (il cosiddetto pacchetto Treu).
Intanto la Confindustria e la Cisl di nuovo provano a mettere in discussione la validità dell’istituto dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
Occorre battersi per conquistare il lavoro-reddito garantito per tutta l’estesa e diversificata rete di precariato sociale che rappresenta una quota molto rilevante della forza lavoro nel nostro Paese.
Uno strumento formidabile nelle nostre mani è il referendum per l’estensione dell’art. 18 ai lavoratori di aziende sotto i 15 dipendenti; i Cobas insieme ad altre forze politiche e sindacali, mentre CISL e UIL firmavano il patto della vergogna, hanno contribuito a raccogliere, nonostante il boicottaggio della CGIL, le firme necessarie per l’effettuazione nella prossima primavera della consultazione referendaria sull’estensione dell’art. 18, la cancellazione della legge di parità tra scuole pubbliche e private, la difesa dela salute e dell’ambiente.
LA GUERRA PERMANENTE DI BUSH-BLAIR-BERLUSCONI
Il governo Berlusconi si è calato l’elmetto e allineato a Bush e Blairr nella decisione di scatenare la guerra di aggressione contro il popolo irakeno. Per scaldarsi i muscoli, complice buona parte dell’Ulivo, vara la spedizione di un migliaio di alpini in Afghanistan in zona di operazioni belliche per sostituire truppe scelte inglesi che serviranno ad attaccare l’Irak.
E la coppia Berlusconi-Tremonti intende scomputare le spese militari per la guerra permanente dalla contabilizzazione del deficit pubblico, per realizzare tranquillamente i loro deliri bellicisti.
I lavoratori e le lavoratrici non hanno nulla da guadagnare da questa ennesima carneficina e sono già mobilitati per fermarla: in Italia, in Europa, in tutto il mondo sta crescendo un grande movimento di opposizione che ha la concreta possibilità di impedire la guerra imperialista contro l’Irak.
LA LEGGE SCHIAVISTA BOSSI/FINI CONTRO GLI IMMIGRATI
Nello sciopero generale porteremo anche il contrasto netto alla legge schiavista Bossi/Fini che, riprendendo ed aggravando la precedente legge Turco/Napoletano, con il contratto di soggiorno riduce gli immigrati a merce assoluta, da spremere e buttare via, costretti ad accettare qualsiasi ricatto padronale per ottenere/mantenere il permesso di soggiorno. Non si tratta solo di una doverosa battaglia antirazzista, ma di una battaglia completamente interna al mondo del lavoro, perché, se gli immigrati, in quanto soggetti più deboli sul mercato del lavoro, verranno schiavizzati, i padroni imporranno condizioni di lavoro più dure a tutti/e.
LA CONCERTAZIONE E IL “DIALOGO SOCIALE”
La concertazione è stata la stella polare che ha orientato i rapporti tra governo e sindacati confederali negli ultimi 10 anni, producendo tanti danni nel mondo del lavoro.
Oggi CISL e UIL , con la firma del “patto per l’Italia”, hanno definitivamente saltato il fosso che separa una linea concertativa e compromissoria da una politica completamente dettata dalla controparte padronale e governativa, definita pomposamente dialogo sociale.
La CGIL, sotto l’offensiva berlusconiana e confindustriale, ritrova protagonismo conflittuale, ma il suo orizzonte strategico resta legato alla ripresa della concertazione, come dimostrano i tanti contratti a perdere di categoria e settore firmati quest’anno con CISL e UIL.
Per i Cobas il rifiuto categorico della repellente politica del “dialogo sociale” si concretizza mettendo la parola fine alla nefasta concertazione, messa ormai in un angolo, ed estendendo e generalizzando la conflittualità permanente di tutti/e gli/le sfruttati/e contro il governo Berlusconi, la Confindustria, la guerra.
Nessuna tregua al governo Berlusconi!
Il governo Berlusconi va fermato prima che provochi altri danni irreparabili in tutti gli ambiti della vita lavorativa e sociale.
Costruiamo un grande sciopero generale per battere la politica di massacro sociale del centrodestra e seppellire il “ dialogo sociale” e la concertazione.
La Confederazione Cobas accoglie con grande soddisfazione la rinnovata capacità di lotta di milioni di lavoratori/trici espressasi ripetutamente nell’ultimo anno attraverso scioperi di azienda, di categoria, generali, blocchi stradali e cortei contro la politica confindustriale e governativa.
E' cruciale che tale carica di lotta non si disperda e non venga imbrigliata dal neoconcertativismo, ma trovi il massimo di moltiplicazione, forza e incisività nella giornata dello sciopero generale.
Con la lotta possiamo piegare il governo di centrodestra, costringerlo al ritiro della Finanziaria ed impedire la partecipazione dell’Italia alla guerra infinita!
Essenziale è la determinazione anticoncertativa e la chiarezza degli obiettivi su cui va sviluppata la mobilitazione dello sciopero generale.
Perciò va perseguita una piattaforma sociale a sostegno dello sciopero generale e attorno ad essa va saldata la lotta di lavoratori/trici, immigrati/e, studenti, del movimento antiliberista, dei Social Forum e di tutti/e i/le senza proprietà e senza potere.
VENERDI’ 18 OTTOBRE
SCIOPERO GENERALE NAZIONALE
sui seguenti obiettivi:
Contro la Finanziaria 2003;
Ritiro delle leggi delega su mercato del lavoro, scuola, previdenza;
Estensione dell'art. 18 a tutti/e i/le lavoratori/trici;
Salari e stipendi europei;
Ripristino di un meccanismo di scala mobile che tuteli i salari dall’inflazione;
Reddito sociale per tutti/e che ne sono privi/e;
Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario;
Abrogazione dele norme del “pacchetto Treu” che precarizzano il rapporto di lavoro;
Difesa dell'istituto del Contratto nazionale di Lavoro;
Garanzia del diritto di sciopero e pieno esercizio dei diritti sindacali;
Tutela e potenziamento della scuola pubblica;
Diritto alla salute gratis, difesa del Servizio Sanitario Nazionale;
Diritto alla casa, blocco degli sfratti e canoni sociali;
Previdenza pubblica, certezza della pensione di anzianità e liquidazione;
No alla legge Bossi/Fini; parità salariale, normativa e di diritti tra italiani/e e immigrati/e, libera circolazione dei migranti, abolizione dei CPT;
Stop alla “legge Obiettivo”, alle devastanti e clientelari “grandi opere” (Ponte Stretto, TAV, Trafori, Centrali, Autostrade);
No alla guerra infinita di Bush-Blair-Berlusconi;
Impedire la guerra di aggressione, con o senza assenso ONU, contro il popolo irakeno;
Fermare il massacro del popolo palestinese, fine dell’occupazione israeliana.
Sede nazionale: Via Prenestina, 163 - 00176 Roma
Tel. 06/27800816 - fax 06/27800817
www.cobas.it email cobas@cobas.it




Rispondi Citando