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  1. #1
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    Predefinito 24 ottobre Sciopero Generale

    Ora è ufficiale: sabato 24 sciopero generale per battare la controriforma delle pensioni
    di red

    Ora è ufficiale. Sabato 24 ore, tutte le categorie, tutti i lavoratori, tutti i settori si fermano per quattro ore. Sarà sciopero generale, insomma, per battere la controriforma delle pensioni. Lo hanno deciso, stamane, le tre segreterie sindacali, Cgil-Cisl-Uil.

  2. #2
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    Per quanto riguarda le modalità di attuazione dell’astensione dal lavoro, ecco le indicazioni:

    Il pubblico impiego e la scuola scioperano l'intera giornata;
    Il settore del credito sciopera l'intera mattinata;
    I trasporti scioperano 4 ore gestite dalle categorie nel rispetto delle norme dell'autoregolamentazione, possibilmente concentrate nella mattina dello sciopero generale; il trasporto pubblico locale sciopera 4 ore da gestire a livello territoriale avendo cura di garantire l'organizzazione dello sciopero per favorire la partecipazione dei lavoratori alle manifestazioni;
    I lavoratori dei quotidiani e delle agenzie di stampa effettueranno le 4 ore di sciopero con modalità indicate dalla categoria; i lavoratori delle radio e delle tv effettueranno 4 ore di sciopero il 23 ottobre, con le modalità che saranno definite dalle federazioni di categoria;
    Nelle province di Trento e Bolzano, considerata la scadenza elettorale, lo sciopero generale è proclamato per la mattina del 30 ottobre 2003”.
    “Le federazioni nazionali di categoria - concludono - nell'esprimere formalmente l'adesione allo sciopero dovranno indicare, qualora vi siano motivi per una articolazione dello sciopero diversa da quella indicata nella presente nota, le specifiche articolazioni relative al proprio settore”.

  3. #3
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    Abacus conferma Eurisko: no alla riforma, sì allo sciopero.

    IL BAROMETRO ABACUS
    Il 59% degli italiani boccia la riforma del sistema

    Il “no” è radicato soprattutto fra i ceti medi. Il 55% del campione approva lo sciopero proclamato dai sindacati

    di NANDO PAGNONCELLI

    NEL Barometro della scorsa settimana dicevamo che le pensioni sono un simbolo di sicurezza e un architrave dello stato sociale. La rilevazione di oggi ce ne dà conferma: più di tre quarti degli italiani si sentono personalmente coinvolti dal problema (61% si sente fortemente coinvolto, 16% parzialmente). E’ quindi un problema trasversale che tocca tutti da vicino, chi lavora e chi no, impiegati e casalinghe. Solo i pensionati si sentono un po’ meno coinvolti, ma comunque più del 50% dice che la questione lo tocca personalmente. E’ proprio questa posizione dei pensionati a darci la misura dell’importanza del problema: loro, in fondo, sono a posto e non hanno da temere, tuttavia si preoccupano. Ecco la forte valenza simbolica del tema.
    Ma le pensioni sono da riformare oppure no? La risposta degli intervistati è netta: le pensioni sono un costo rilevante ma sopportabile, che necessita solo di piccole correzioni (51%) o addirittura si sostiene che vanno bene così come sono (19%). Solo un quarto degli italiani ritiene indispensabile una riforma. La stessa domanda l’avevamo posta all’inizio dell’anno. I cambiamenti rispetto ad allora sono pochi, ma indicano una crescita della percezione della necessità di una riforma consistente: nel gennaio di quest’anno chi riteneva assolutamente necessaria una riforma delle pensioni era il 20%, oggi è il 25%.
    Tutte le caratterizzazioni della riforma sono criticate: non è necessaria da subito (lo pensa il 56%), non risolve i problemi nel futuro (55%) e soprattutto non è equa (61%). Solo sul fatto che introduca cambiamenti graduali c’è invece l’accordo della maggioranza relativa (48%) che da questo punto di vista si sente rassicurata. In definitiva la maggioranza degli intervistati (59%) boccia la riforma, in particolare i lavoratori dipendenti (64%). Vediamo però più nel dettaglio. La riforma è bocciata radicalmente dai ceti medi (impiegati e insegnanti), dalle persone tra i 31 e i 45 anni, dai laureati, ma anche dai disoccupati. Viceversa è promossa dai ceti elevati (imprenditori, professionisti, dirigenti sono gli unici che esprimono una maggioranza a favore della riforma), i lavoratori autonomi si dividono esattamente a metà (46% a favore, altrettanti contro), e la bocciano ma in maniera meno radicale ultrasessantenni e studenti.
    La divisione, per quanto non drammatica, è tuttavia evidente: più favorevoli (o meglio meno sfavorevoli) coloro che o sono per diverse ragioni lontani dal problema (gli studenti e gli ultrasessantenni) o ne sono meno toccati perché hanno forme di previdenza integrative o parzialmente diverse da quelle dei lavoratori dipendenti; fra i contrari invece è interessante evidenziare la radicalità delle posizioni dei ceti medi (impiegati, insegnanti, laureati) che fanno il paio con quelle dei disoccupati. Questa maggiore preoccupazione dei ceti medi è un tema che ritorna con prepotenza: lo abbiamo visto a proposito dell’economia, si è ribadito nella fiducia verso le istituzioni, lo ritroviamo per le pensioni. E’ senza dubbio un segnale da prendere in seria considerazione: per stare ad un esempio recente, l’impoverimento della classe media ha caratterizzato la situazione degli Stati Uniti negli ultimi anni. Sembra che anche da noi i ceti medi esprimano timori simili. E’ infine da notare che le preoccupazioni maggiori sono proprio tra coloro che presumibilmente stanno facendo o hanno fatto programmi a medio/lungo termine: tra i 31 e i 45 anni si costituiscono o consolidano le famiglie, si hanno dei figli, si compra la casa, ecc. Questo dà di nuovo il segno della valenza simbolica del tema: il futuro è più incerto per chi se lo sta costruendo.
    Dal punto di vista del comportamento elettorale è naturalmente l’elettorato di centrosinistra ad essere più ostile (82% boccia la riforma, solo 13% la condivide). Il centrodestra è invece favorevole (56% la approva) ma con una quota rilevante di contrari (36%). In questa coalizione, come era lecito aspettarsi, sono gli elettori della Lega i più perplessi: 44% approva la riforma, 36% la respinge, ma ben 20% è incerto.
    Uno degli elementi forti della riforma è rappresentato dalla possibilità, per chi ha maturato le condizioni per la pensione, di continuare a lavorare ottenendo un incentivo del 32% dello stipendio. Quanti lo sceglierebbero, se fossero in queste condizioni? I lavoratori dipendenti intervistati si sentono poco attratti dall’incentivo: solo 21% lo sceglierebbe, mentre tre quarti andrebbero in pensione. Ci permettiamo di esprimere qualche dubbio su questo risultato: i dati più recenti ci dicono che dei circa 250.000 lavoratori che ogni anno mediamente maturano il diritto alla pensione, ben 100.000 continuano a lavorare. Sembra quindi probabile che la scarsa propensione all’incentivo sia motivata più da un rifiuto generale della riforma che non da una scelta ponderata. Infine lo sciopero proclamato dai sindacati per il prossimo 24 ottobre: 55% degli intervistati approva questa scelta, 61% tra i lavoratori dipendenti. Si tratterà di vedere quindi quanto lo sciopero avrà successo. Dopo di allora si misureranno meglio i rapporti di forza reali.
    Il discorso di Berlusconi a reti unificate ha convinto gli italiani? Evidentemente no, vista la contrarietà, anche se non è da sottovalutare il fatto che si sia spostato, rispetto a gennaio, il 5% degli italiani che ora richiede una riforma radicale. Comunque anche tra chi ha seguito tutto il discorso (18% degli italiani), le opinioni rimangono sostanzialmente le stesse: 31% a favore, 64% contro.


  4. #4
    ora ltd poi lti
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    In origine postato da Oasis
    Per quanto riguarda le modalità di attuazione dell’astensione dal lavoro, ecco le indicazioni:

    Il pubblico impiego e la scuola scioperano l'intera giornata;
    ...
    Mi risultava che scioperassimo le ultime 4 ore (Pubblico Impiego: Agenzie Fiscali).
    Vado a spulciare tra i comunicati per vedere se trovo conferme.

  5. #5
    fui lsu
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    In origine postato da lsu
    Mi risultava che scioperassimo le ultime 4 ore (Pubblico Impiego: Agenzie Fiscali).
    Vado a spulciare tra i comunicati per vedere se trovo conferme.
    Eccomi qui:
    lo sciopero è per tutta la giornata. Ma, inizialmente, era stato organizzato per le ultime 4 ore e alcuni quotidiani, non a torto, lo avevano battezzato "scioperino generale".

    Ej. alias "lsu".

  6. #6
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    quindi 8 ore?

  7. #7
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    Predefinito Intanto Fassino prende le distanze dallo sciopero...

    Sindacati e sinistra Ds bocciano Fassino
    Per Salvi la riforma deve essere nettamente alternativa a quella della destra
    Pensioni: il leader della Quercia attaccato per aver ventilato l’apertura di un confronto con il governo

    di PAOLO TAVELLA

    L'APERTURA di un possibile confronto sulle pensioni tra governo e Ulivo, ventilato a Capri dal segretario Ds Piero Fassino, crea scricchiolii nelle file dell'opposizione e inquieta i sindacati secondo cui parlare di gradualità della riforma è inutile e dannoso. Dopo il no di Verdi e comunisti italiani anche il «correntone» Ds, che rappresenta l'ala sinistra della Quercia, ha posto un chiaro stop a possibili aperture sulla riforma proposta dal governo. Ieri Cesare Salvi e Giorgio Mele hanno infatti ribadito che «dovere del centrosinistra è predisporre una riforma diametralmente alternativa al progetto della destra. Non ci può essere disponibilità ad aiutare la destra e se le parole di Fassino dell'altro giorno significassero questo è chiaro che saremmo nettamente contrari». Da qui l'invito all'Ulivo «a sostenere senza se e senza ma la mobilitazione e lo sciopero generale del 24 ottobre, le pensioni vanno aumentate e non ridotte».
    La pensa così anche il sindacato. Ieri Luigi Angeletti ha ribadito che «il sistema previdenziale non ha bisogno di tagli», mentre la Cgil ha avvertito che «la gradualità di cui si discute non rende certo accettabile il piano del governo. La riforma va semplicemente ritirata». Cercare accordi su questo punto da parte dell'Ulivo sarebbe quindi sbagliato e non farà certo cambiare atteggiamento al sindacato. Nel mirino della Cgil Fassino è finito anche per le sue valutazioni su interventi alle pensioni del pubblico impiego. Per Laimer Armuzzi, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, «le parole di Fassino sono state forse dettate da un 'eccesso di passionè ma ci obbligano a ribadire che con la riforma Dini i trattamenti pensionistici del settore pubblico sono stati equiparati al privato».
    Motivo per cui in presenza di nuovi interventi «lo sciopero del 24 ottobre vale per l'oggi contro Berlusconi ma anche per qualsiasi futura maggioranza». La questione previdenziale continua ad agitare anche le acque parlamentari. Ieri il presidente del Senato, Marcello Pera, non ha sciolto l'interrogativo se sia possibile affrontare l'esame della delega congiuntamente alla Finanziaria. Ma senza l'arrivo della parte previdenziale della manovra l'opposizione ha deciso di opporsi all'avvio dei lavori parlamentari. «È inaccettabile - ha spiegato Paolo Giaretta, relatore di minoranza della Finanziaria - partire prima che sia presentato l'emendamento del governo sulle pensioni».
    Per il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, sul tema delle pensioni «è necessario non esasperare i rapporti con le parti sociali, con le quali il dialogo deve essere mantenuto aperto. Per questo è necessario riflettere su qualsiasi ipotesi di gradualità o di anticipazione della riforma. E non perdere mai d'occhio l'obiettivo finanziario del provvedimento».

    martedì 14 ottobre 2003
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  8. #8
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    L'appuntamento è per venerdì 24 alle ore 9, per noi di Roma.....

  9. #9
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    In origine postato da Oasis
    quindi 8 ore?
    Dipende dal settore. A Ferrara, per la PA, è come segue:

    Intera giornata o intero turno di lavoro: AA.LL. – Ministeri – Agenzie fiscali – Parastato – Igiene ambientale pubblica e privata – AMSEFC – Sanità pubblica e privata – Vigili del Fuoco.
    Ultime 4 ore di ogni turno: Acer - Socio – sanitario

  10. #10
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    Cortei, scuole, uffici chiusi: un venerdì a braccia incrociate
    di red

    Scioperano l'intera giornata lavorativa i dipendenti del pubblico impiego, delle Regioni, degli enti locali.

    Oltre agli uffici, alle poste e ai tribunali, chiudono i battenti le università e le scuole.

    Anche gli operatori degli ospedali e della sanità scioperano l'intero turno nel rispetto dei servizi minimi essenziali.

    I bancari scioperano l'intera mattinata.

    I disagi maggiori saranno comunque avvertiti nel settore dei trasporti. Gli aerei si fermeranno nel primo pomeriggio (dalle 12.30 alle 16.30). Alitalia prevede la cancellazione di 155 voli, mentre saranno garantiti i voli intercontinentali, che potranno però subire dei ritardi per la riduzione del personale di terra. A Fiumicino, Lufthansa cancellerà un volo in partenza per Francoforte e due per Monaco, mentre un terzo per Monaco dovrebbe essere riprogrammato dopo le 16,30. British dovrebbe invece sopprimere 4 collegamenti per Londra mentre ne riprogrammerà un altro per Londra, la Swiss uno per Zurigo ed uno per Basilea, Air Littoral uno per Nizza.

    Lo stop dei treni è invece, dalle 9 alle 13. Quattro ore di sciopero (e altrettante di ritardo per le navi) anche per il trasporto marittimo, per le attività portuali, per i caselli delle autostrade e Anas. Autostrade per l'Italia informa che saranno in funzione tutti i sistemi automatici di pagamento senza alcuna maggiorazione, inclusi i Viacard, Telepass, bancomat e postamat con Fast-pay.

    Per quanto riguarda il trasporto locale, tram, bus e metropolitane si sciopererà, nell'ambito delle 4 ore, con modalità decise a seconda della zona.

    Quotidiani e agenzie stampa sciopereranno per l'intera giornata di lunedì 27 ottobre. Radio e TV : 4 ore di sciopero il 23 ottobre (4 ore alla fine di ciascun turno).

    Chiusi anche i teatri e le sale cinematrografiche per quattro ore in concomitanza con le ultime 2 proiezioni.

    Saranno oltre cento le manifestazioni sindacali organizzate da Cgil Cisl e Uil in molte città e in tutti i capoluoghi di provincia.

    Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, parlerà a piazza Maggiore a Bologna. Il leader della Cisl, Savino Pezzotta interverrà dal palco di piazza Navona a Roma insieme al segretario della Federazione Nazionale della Stampa, Paolo Serventi Longhi. A Roma il corteo partirà alle 9,30 dalla Bocca della Verità sul lungotevere per raggiungere piazza Navona da via Petroselli, largo di Torre Argentina e corso Vittorio.

    Mentre il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti farà il suo comizio a piazza Matteotti a Napoli.

    Aderiscono allo sciopero, anche se con piattaforme diverse da quella dei tre sindacati confederali, anche la Confederazione Sin-Cobas inclusi i Cobas della Scuola, il Sulta, l'Ugl. Non aderisce la Cub che indice per il 7 novembre il suo sciopero generale contro la riforma delle pensioni con manifestazione nazionale a Milano.

    A Roma i Cobas organizzano un secondo corteo da piazza Esedra a Santi Apostoli.

 

 
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