Oltre alle istituzioni della Repubblica Sociale Italiana, la collaborazione alle SS Naziste, nella loro attività di caccia all'ebreo, finalizzata all'estensione anche al nostro paese della Soluzione Finale, fu assicurata anche da "spiee" ebree, come Graziadio Mauro Grini e la famosissima Celeste Di Porto, che per la sua giovanile esuberanza e bellezza era soprannominata "Stella".
La sua infame attività a favore dei persecutori dei propri correligionari e della propria stessa famiglia, le meritò altresì, fra gli ebrei romani, un altro soprannome: "Pantera Nera".
La giovane ragazza ebrea, appena diciottenne, era sfuggita alla razzia nazista del ghetto allontanandosi in tempo da Roma, ed era dunque ritornata in città, qualche mese dopo, e con una cugina, tale Enrica Di Porto ("l'incipriata"), e un gruppetto di complici, si era messa a servizio delle SS di vi Tasso.
La Di Porto, in buona sostanza scovava, ebrei per i nazisti. Dopo l'infausto attentato gappista di via Rasella, che era costato la vita a 33 militi sudtirolesi della polizia germanica, Celeste fu incaricata dalla Gestapo di procurare un congruo numero di ebrei per integrare quello dei prigionieri da destinare alla bestiale rappresaglia che Hitler aveva ordinato di eseguire (Fosse Ardeatine).
Molti ebrei, che in regime di occupazione nazionalsocialista erano ovviamente tutti nascosti, furono traditi dalla Di Porto, che nell'occasione riuscì a farne cadere nelle grinfie dei carnefici di Kappler e Priebke nel numero di 26, tutte persone che avevano da un minimo di 15 anni di età ad un massimo di 74 anni.
Tra le vittime dell'infame delazione della "Pantera Nera", ci furono due parenti della giovane prostituta: il cugino Armando Di Segni, di 31 anni e Ugo Di Nola di 43 anni (cognato), e anche l'ex pugile e ambulante ebreo-romano Lazzaro Anticoli detto "Bucefalo". Nella lista delle persone destinate alla morte, compilata dalle "autorità" naziste, il nome di Bucefalo sostituì all'ultimo momento quello di Angelo Di Porto, fratello della giovane spia.
Durante la sua carriera criminale Celeste Di Porto, con i suoi "aiutanti", denunciò almeno un centinaio di ebrei, mentre quelli mandati alla morte e/o alla deportazione furono non meno di una cinquantina.
Per ogni ebreo denunciato veniva versata alla Pantera Nera, dalla Gestapo, una taglia di non meno di 5.000 lire dell'epoca, ma nel caso dell'organizzazione della rappresaglia delle Fosse Ardeatine, seguita all'attentato di via Rasella, Kappler promise a Celeste un compenso decuplicato : 50.000 lire.
A volte le vittime delle sue denunce erano ospitatate nella casa della Di Porto, e racconta il Mayda che nell'appartemento di via Regina la giovane ebrea incontrava " donne che andavano da lei a implorare pietà per i loro mariti o i loro figli e che le portavano senpre qualche regalo, un braccialetto, un profumo, un foulard di seta ", regali che andavano ad incrementare il suo "bottino".
Tra le vittime, indirette, di "Stella", ci fu anche il padre " che imprudentemente si era recato al quartiere generale della Gestapo per convincere la figlia a cessare la collaborazione con i tedeschi e che venne deportato al Nord ".
Dopo la liberazione della Città Eterna, Celeste Di Porto fu arrestata e condotta a Regina Coeli dalla quale riuscì tuttavia a fuggire, raggiungendo Napoli in autostop, a bordo di un mezzo militare americano, dove riprese a fare il mestiere di prostituta fino quando, nel maggio 1945, tra i suoi clienti capitarono, non si sa quanto per caso, alcuni ebrei romani che la fecero arrestare e condurre a Roma " nel settembre 1947 fu condannata a dodici anni di carcere, poi ridotti a sette perchè diceva di volersi fare suora. In capo ad un anno il suo convento la mise alla porta e lei, stupidamente, ritornò a Roma dove, dopo un inseguimento, sfuggì di un soffio al linciaggio ".
Shalom!




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Nobis ardua
irca un anno dopo un ufficiale
