POLITICA
Lla requisitoria di Ilda Boccassini. Negata la sospensione
Chieste condanne pesanti anche per gli altri imputati.
Imi-Sir, il pm alza il tiro
"Per Previti 13 anni di carcere"
I giudici hanno già detto che non ci sarà sentenza
prima del verdetto della Consulta sul legittimo sospetto
MILANO - Tredici anni di carcere. E l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. E' questa la pena chiesta dal pubblico ministero Ilda Boccassini per Cesare Previti, imputato per concorso in corruzione di atti giudiziari nel processo Imi Sir-Lodo Mondadori.
Una pena severa, dunque, e la pubblica accusa, quasi a sottolinearne la pesantezza ha collocato la sua richiesta nelle prime battute della sua requisitoria. Un discorso che oggi è durato circa otto ore e potrebbe proseguire per molte sedute, dopo quasi due anni e mezzo di udienze e una infinita serie di eccezioni e sospensioni.
Sono le 11,37 quando Ilda Boccassini si alza e prende la parola. E lo fa partendo insolitamente dalla fine, cioè dalle richieste di pena, scritte su un foglietto che è cosa a sè rispetto ai suoi voluminosi 'appunti' per le conclusioni: 13 anni di reclusione per Cesare Previti e Attilio Pacifico, 13 anni e sei mesi per Vittorio Metta, dieci anni per Renato Squillante e Filippo Verde, sette anni per Giovanni Acampora e Felice Rovelli e cinque anni e quattro mesi per Primarosa Battistella.
Non solo. Oltre alle interdizioni dai pubblici uffici e, per i tre avvocati, anche dall'esercizio della professione per 5 anni, il pm chiede al Tribunale di sequestrare "quei circa 42 miliardi depositati in Lienchenstain" riferiti a Pacifico e Squillante e "i conti di Cesare Previti alle Bahamas". Il fatto di aver collocato le richieste all'inizio (e non alla fine, come si fa di solito) ha suscitato le proteste della difesa che ha accusato il pm di cercare un effetto soprattutto mediatico.
Che oggi i giudici avrebbero dato la parola al pm non era così scontato. Per farlo hanno dovuto respingere, sostanzialmente perchè "non rispondono al requisito di assoluta necessità", tutte e quante le tantissime richieste testimoniali chieste dalle difese in base all'articolo 507, limitandosi ad accogliere qualche acquisizione documentale.
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I legali chiedono, per ragioni di opportunità, di rinviare questa fase almeno a dopo la decisione della Corte Costituzionale, che si riunirà in prima battuta martedì prossimo 22 ottobre, sul legittimo sospetto. Ma il presidente Carfì taglia corto: "il Tribunale - chiarisce - non ha alcun problema a che le difese, se vogliono, possano concludere anche dopo l'entrata in vigore della legge Cirami. E lo stesso vale per tutte le altre parti.
Allo stato però il presidente non ritiene di sospendere la discussione posto che questo si attua solo in casi di assoluta necessità". E le difese sembrano orientate a parlare dopo la pronuncia della Cassazione. E' probabile, quindi, che, finita la requisitoria della Boccassini, il processo si fermi in attesa di quella sentenza.
Ilda Boccassini inizia dai conti. Per ore, dati alla mano, il magistrato ricostruisce la sua versione sul vorticoso e complesso giro di accrediti, bonifici, rientro in contanti che la presunta tangente versata dalla famiglia Rovelli nel 1994, pari a circa 66 miliardi e 800 milioni delle vecchie lire, compie tra conti correnti e società disseminate in vari paesi d'Europa e non, per arrivare ai suoi destinatari. Ai giudici il pm contrappone spesso "i dati incontrovertibili ricavati dai documenti bancari" con le ricostruzioni "fantascientifiche" degli imputati e dei periti tecnici costellate da una serie di "errate applicazioni logiche".
Ilda Boccassini confuta, una ad una, le ricostruzioni altrui anche sulla base di "quesiti logici". Ad esempio: "posto che Cesare Previti e Giovanni Acampora fin dal 1991 conoscono i reciproci conti esteri, perchè mai si rivolgono a Pacifico per far arrivare i soldi?". Particolarmente dura, il pm lo è con la ricostruzione fatta da Renato Squillante per videoconferenza. La sua versione sulle sue disponibilità economiche, afferma "è un'incredibile storia degna di un romanzo giallo dove protagonisti sarebbero un ignaro giudice e un furbo funzionario di banca". Ma "è grottesco". E ancora: "come fa a sostenere Previti che, a fronte di spese per circa 3 miliardi e 300 milioni, fa rientrare in Italia 9 miliardi?".
La verità è, sostiene il pm in aula, "che Pacifico e Acampora ricevono una paccata di miliardi nel momento in cui diviene esecutivo il rimborso alla Sir di circa 1000 miliardi". Ma è nei confronti dei tre giudici, Filippo Verde, Renato Squillante e Vittorio Metta, che il magistrato riserva una parentesi particolarmente 'feroce'. "C'è una cosa che accomuna tre servitori dello Stato che hanno giurato fedeltà al loro Paese: che, come dato minimale, sono tutti evasori fiscali. Lo ammettono loro. Così come ammettono che i loro fondi venivano gestiti all'estero da un avvocato, Pacifico. Una tangente è stata versata dai Rovelli e parte di quei soldi sono andati a imputati e magistrati".
Ilda Boccassini si fa sempre più dura. "Mi hanno insegnato - dice - che l'autonomia in magistratura non è un concetto astratto ma deve apparire anche tale. Ma quale garanzia di autonomia e indipendenza potevano offrire questi giudici? Come si permette Metta di parlare di orgoglio? Come si fa a violare la legge nell'esercizio delle proprie funzioni e poi farsi assistere per i propri affari illeciti da un legale dello stesso distretto? In quel caso nessuno aveva legittimi sospetti, nè li ha sfiorati l'idea di essere merce di ricatto. Nell'89 Metta è relatore nella vicenda penale che riguarda Acampora, ma non gli è venuto in mente di astenersi per allontanare da sè il sospetto di collusione di interessi diversi".
Metta, Verde e Squillante, aggiunge e alza il tiro il pm "sono giudici corrotti perchè hanno violato la legge, hanno avuto un patrimonio che non potevano avere dato i loro stipendi, e si sono messi nelle mani di avvocati, hanno ritenuto di mettere la loro vita nelle mani di avvocati che avrebbero potuto ricattarli".
Quindi Boccassini comincia ad affrontare le varie tappe processuali della complessa causa Imi-Sir e, nel farlo, punta il dito contro i giudici della prima sezione civile, quella "macchina perfetta da guerra che eliminava ogni ostacolo", "quel collegio del venerdì che, come abbiamo sentito, era chiaccherato. Ma noi abbiamo trovato i soldi e i chiacchericci sono diventati certezze". Ilda Boccassini termina di parlare alle 18,15. Il secondo 'round' è fissato per lunedì mattina alle 9,30.
(19 ottobre 2002)
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non so se qualcuno abbia già postato la notizia, ma leggete bene l'articolo....




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