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Discussione: L'anno dei complotti

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    Predefinito L'anno dei complotti

    Di tutto si può parlare, in questo paese. Tornarci e ritornarci sopra a distanza di anni, riaprire dibattiti su questioni anche vecchie di decenni. Caso Moro, caso Ustica, stragi, attentati mafiosi, Falcone e Borsellino, servizi segreti deviati e chi più ne ha più ne metta. Ma se si parla di certe cose, di privatizzazioni, di svendita delle grandi aziende pubbliche ai gruppi stranieri, di incontri tra i “boiardi” di stato e i magnati dell’alta finanza fatti a bordo di un panfilo di Sua Maestà britannica, è immediatamente pronta l’accusa: complottismo.
    È forse rifacendosi a questa accusa che i giornalisti Fabio Andriola e Massimo Arcidiacono hanno scelto come titolo per un loro interessante libro la parola incriminata. “L’anno dei complotti” è stato stampato dall’editore Baldini & Castoldi nel 1995 ed è dedicato all’anno Domini 1993. Quello dei “complotti”, appunto. Il volume, suddiviso in nove parti distinte, affronta anche la vicenda della riunione del 2 giugno 1992 sul panfilo inglese “Britannia”, di cui ci stiamo occupando in questi giorni sul nostro giornale.
    «La riunione del “Britannia” va contestualizzata nel suo periodo storico - ci spiega Fabio Andriola, scrittore, giornalista e autore della trasmissione televisiva su La 7 “Stargate, linea di confine” -. Nel 1992 accaddero alcune cose: la crisi della Prima Repubblica, le privatizzazioni, l’ attacco alla lira da parte di quel “pescecane” dell’alta finanza che si chiama George Soros. E il “caso Britannia” si mostrò perfettamente congruente a quello che accade prima e dopo. Peraltro importanti protagonisti di quella operazione sono ancora in auge al giorno d’oggi».
    Di chi sta parlando?
    «Dell’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato. Dell’allora ministro del Tesoro, già governatore di Bankitalia e futuro presidente del Consiglio e presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Del presidente dell’Iri, futuro presidente del Consiglio e presidente della commissione Ue, Romano Prodi. In quel famoso anno persino importanti esponenti politici di primo piano non ebbero il timore di parlare dell’esistenza di un complotto contro l’Italia, contro la nostra struttura economica».
    Nel vostro libro sottolineate come la vicenda del “Britannia” anticipa il susseguirsi di una serie di particolari avvenimenti che trasformarono il 1992- 93 in un periodo veramente molto speciale.
    «Torniamo per un momento con la mente a quel periodo. Vi fu una specie di “colpo di stato” interno alla massoneria italiana, con il Gran Maestro Di Bernardo preoccupato per l’offensiva scatenata dagli incappucciati del Grande Oriente d’Italia capitanati da Armando Corona; la magistratura si spaccò in due tronconi ben distinti “idelogicamente”; ricominciarono ad esplodere bombe che soltanto anime belle possono credere piazzate per eliminare Maurizio Costanzo; esplode con tutta la sua virulenza Tangentopoli; e, dulcis in fundo, finisce in prima pagina quel singolare scandalo, con connotati pecorecci, che ebbe come protagonista “Lady Golpe”, al secolo Donatella Di Rosa, che però andò a mettere nei guai, guarda caso, il comandante di uno dei pochissimi reparti operativi dell’esercito, il generale Monticone».
    Nel vostro libro ricordate come il direttore generale del Tesoro, Mario Draghi, scese ad un certo punto dal “Britannia” per evitare di partecipare a quella che sembrava diventare una svendita delle grandi aziende pubbliche italiane alle multinazionali americane e britanniche.
    «Sì, in seguito fu lo stesso Draghi ad ammettere il suo imbarazzo. Dopo il “Britannia” le privatizzazioni vennero effettuate a ritmi serratissimi. Parlando soltanto del settore agroalimentare, ad esempio, un settore tradizionalmente importante per la nostra economia, furono numerose le ditte che vennero acquistate dagli stranieri: Locatelli, Invernizzi, Buitoni, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Fini, Perugina, Mira Lanza e tante altre».
    C’è chi sostiene però che i magnati della grande finanza hanno ben altre e più rinomate sedi per riunirsi quando ne hanno voglia. Che bisogno ci sarebbe quindi di salire a bordo di un panfilo?
    «Sono d’accordo a metà con questa osservazione. Nel caso del 2 giugno 1992 non si trattava di lobbies che lavoravano per il controllo di miniere di diamanti sudafricane e nemmeno di finanzieri di Zurigo. In quel caso il meeting venne organizzato da un ben preciso gruppo di potere londinesi. Sul “Britannia” si trasferì in quell’occasione un pezzo della City di Londra. Senza dimenticare che storicamente la Gran Bretagna ha sempre cercato di ostacolare il rafforzamento di qualsiasi paese europeo».
    Praticamente nessuno, allora, cercò spiegazioni sul perché di una simile riunione al largo di Civitavecchia. Come mai?
    «Perché i governanti, specie quelli di sinistra, hanno cercato di accreditarsi nel “mondo che conta” recandosi in pellegrinaggio alla City di Londra come a Wall Street. Assicurando ovviamente la loro disponibilità per non disturbare troppo il manovratore. Il terminale dei politici italiani che dovevano garantirsi sul fronte internazionale è stata, fino a pochissimo tempo fa, proprio la City di Londra».
    Andriola, voi avete scritto questo libro sette anni fa. Ma qualcuno dei nomi citati vi ha contattati per smentire o rettificare quanto da voi pubblicato? Qualcuno vi ha querelati?
    «No, nessuno. Va anche detto che quando uscì il libro non ottenne pubblicità. Ma posso affermare senza tema di smentita che questo libro ancora oggi viene consultato dai colleghi giornalisti. Ricordo peraltro che Bettino Craxi, nel suo “esilio” di Hammamet, citò “L’anno dei complotti” in una serie di interviste, giudicandolo molto interessante e utile per capire il decennio da poco trascorso».
    Tornando al tema iniziale di questa intervista, dobbiamo credere alla tesi di un “complotto” mondialista contro il nostro paese, o no?
    «Le risponderò citando una frase di Jean - Paul Marat del 1791, in piena Rivoluzione Francese. “Per credere a un complotto - scriveva Marat -, voi avete bisogno di prove giuridiche: a me basta l’andamento della situazione generale, le relazioni dei nemici della libertà, gli andirivieni di certi agenti del potere. Che ne sapete voi, se ciò che prendete per falsa notizia non è invece uno scritto di cui avevo bisogno per parare qualche colpo funesto e conseguire il mio scopo?”. Già. Che ne sappiamo noi veramente di quel che avvenne sul “Britannia” il 2 giugno di dieci anni fa?».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    Ospite

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    Il Fronte Sociale Nazionale, Sabato e Domenica a Brescia, farà un congresso straordinario sulle stragi di stato, e chiedera di eliminare il segreto di Stato

  3. #3
    ANTIMASSONE
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    Dove si svolgerà il congresso del Fronte Sociale Nazionale.
    A Brescia, in che Via? A che ora ?

    Grazie, Padus 996.

  4. #4
    Ospite

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    Devo essere sincero al momento non lò sotto gli occhi, è non mè lo ricordo comunkue chiedilo a Rodolfo

 

 

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