…la “precondanna”.
La pubblica accusa di Milano chiede che l’imputato muoia in carcere. Ora la “sua sinistra” potrà dar fiato alle trombe mediatiche, qualunque sarà la decisione della Cassazione: Previti, il corruttore al soldo di Berlusconi, condannato a 13 anni di carcere…giustizia è fatta.
E si dimenticherà tutto, il rumore sommergerà la flebile voce di coloro che si chiederanno che tipo di corruzione sia mai stata quella verso giudici che hanno sentenziato contro i corruttori, che forza probante hanno relitti come le registrazioni non registrate, le non-registrazioni “manomesse”, i cd-room al ginocchio, gli appunti presi a caldo e pertanto ripresi, riveduti e aggiornati a freddo, i verbali (quelli favorevoli alla difesa) dimenticati o dispersi.
Perbacco, qui si sente “puzza” di legittimo sospetto; sembra il ripetersi delle mostruosità delle toghe rosse antisistema. Qui è in gioco uno dei fondamentali controlli di legalità contro chi progetti, nelle aule giudiziarie, rivincite personali, ambizioni e scalate politiche, miste a regolamenti di conti ideologici e corporativi.
Giovanni Leone, nel lontano 1965, avvertì: “…il giorno in cui al giudice sarà concesso di interpretare la legge nella maniera più distaccata dalla volontà del legislatore e dal suo significato letterale…non sarà più giusto affidare il potere giudiziario a magistrati assunti in base soltanto al concorso. Un concorso non può dare una investitura democratica, neppure indiretta…”.
Sospetti e dubbi, dunque. Come quelli che presero il Procuratore della Repubblica di Milano, Mauro Gresti, che nel 1981, sospettando che la giovane pm fosse una toga rossa extraparlamentare e antiStato sospese Ilda Boccassini dalle funzioni di “magistrato di turno esterno”, avviando un procedimento disciplinare.
Aveva, la pm, assieme ad altri magistrati comunisti, tra i quali Francesco Greco, sottoscritto una lettera a favore di Mario Dalmaviva, detenuto con l’accusa di banda armata, ovviamente rossa.
Dieci anni più tardi, il 27 settembre del 1991, a nutrire pesanti sospetti fu il procuratore Borrelli, che non la volle più all’interno del suo ufficio per i seguenti motivi attinenti alla scarsa affidabilià: “individualismo, carica incontenibile di soggettivismo, indisponibilità al lavoro di gruppo, mancanza di fiducia verso i colleghi”. Testuale.
Questa è il pm che ha trasformato un processo giudiziario in processo mediatico; un processo fatto di cartacce e di carte, di testimoni che non ricordano, di stranezze e di "complicità", in un processo finito ierl’altro con l’immagine di Previti che si becca tredici anni…colpevole!
La Cassazione manderà il tutto a Brescia? Nessuna paura: Previti? Ha beccato tredici anni…colpevole!
Brescia assolverà Previti? E' una mascalzonata ordita dai servi di Berlusconi!.......e avanti così.
Sentite cosa disse il presidente Carfì: “Questo tribunale non ha alcuna intenzione di emettere sentenza prima di conoscere la decisione della Consulta; se poi dovesse intervenire la nota legge di cui sappiamo, non emetteremo proprio sentenza”.
E ha dato la parola all’accusa.
La difesa e i suoi diritti?
Chissà se mai la sentiremo, la voce della difesa, nel processo di Milano contro Cesare Previti!
Previti? Ha beccato tredici anni….colpevole!
Bella schifezza… a maggior ragione se fosse veramente colpevole.




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e poi venite a parlare di trombe mediatiche... "Morire in carcere", la Bocassini ha usato esattamente queste parole....