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Discussione: Basta con questo Sud!

  1. #1
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    Predefinito Basta con questo Sud!

    Anni, anni e ancora anni.
    Nulla è cambiato nelle parole e dichiarazione dei politici sul Sud e il suo probabile sviluppo.
    Tanti invece sono stati i denari dati, alla classe politica del Sud.
    E i risultati?
    Sèmper ì stèss.
    Ed ogni volta la caccia ai voti, la caccia alle speranze, la caccia al posto al sole.
    Ma i meridionali, i Cittadini abitanti da Roma in giù non si stancano mai di essere presi per i fondelli?
    Possibile che non nasca alcun movimento popolare popolano?
    O invece, dobbiamo pensare, che alla fin fine i Cittadini al Sud, un pò con la pensione dei nonni, con l'aiuto delle amministrazioni, con qualche complicità, e con molto lavoro nero... si accontentano?
    Anzi, stanno proprio bene così?
    Guardate che parlo dei Cittadini "medi", ovvero non di quei poveracci senza una lira, gli stessi che vivono ai margini delle metropolitane del Nord. Zèna, Tùrin e Milàn.
    E allora mi viene in mente una cosa semplice semplice... non è per caso che questi aiuti, questi denari, questi capitali... sempre verso SUD... vanno agli amici degli amici? E il Sud resta sempre così... felice e contento... lamentandosi sempre però... ?!?!

  2. #2
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    dal sito di "Ideazione"

    " Il Sud sarà arbitro del proprio destino
    di Domenico Mennitti

    Il primo ostacolo da rimuovere sulla strada del riscatto del Mezzogiorno è la tendenza alla rassegnazione, celata dietro la scelta di un nemico sul quale scaricare la responsabilità dell'andamento insoddisfacente delle cose. Appena sono state rese note le linee della legge finanziaria è scoppiata la polemica sulla povertà degli interventi previsti per il Sud. Lecito denunziare delusioni e manchevolezze, purché sia chiaro che la crisi del Sud data dall'unità d'Italia e con essa si sono misurate, con risultati deludenti, varie generazioni di classe dirigente. Anche quella del governo precedente, che ha potuto impegnare nel ministero dell'economia un personaggio del livello e della competenza di Ciampi. Diciamolo senza ipocrisie: il ministro del Tesoro Ciampi ha vinto sul fronte dell'Europa, ma ha perduto su quello del Mezzogiorno d'Italia. Tanto va puntualizzato non per indulgere al gioco mediocre dello scaricabarile, ma per stabilire che il centro-destra si sta confrontando con questo delicatissimo caso in una fase che non si può certo definire di vacche grasse. Siamo in presenza di una situazione complessa, dalla quale emerge che le condizioni del Sud sono allarmanti, che il governo non ha inventato strumenti nuovi per affrontarle, ma pure che la classe dirigente meridionale ha smarrito la consapevolezza che la battaglia del rilancio, per quanto difficile, si deve combattere perché la si può ancora vincere.

    C'è l'attualità da gestire, ma per le rivendicazioni sul presente ci sono le sedi ed i soggetti legittimati ad intervenire: infatti qualche mese fa, sul tema del bonus fiscale, il governo, messo alle strette dalle organizzazioni sindacali e di categoria, trovò una soluzione-tampone, alla quale la legge finanziaria sta cercando di dare una sistemazione più strutturale. Ora però c'è bisogno di una mobilitazione intelligente degli interessi meridionali, perché c'è un altro piano sul quale il Mezzogiorno paga lunghi silenzi ed inerzie, che diventano più gravi in fasi di recessione: è quello della progettualità propria, dell'analisi sui cambiamenti intervenuti, sulle prospettive concrete che scaturiscono dalla nuova organizzazione geopolitica dell'Europa, sul superamento degli schemi sui quali si disegnò e si svolse l'intervento straordinario.

    Invochiamo perciò sedi ed occasioni di studio, di partecipazione, di dibattito. Una comunità, che comprende venti milioni di cittadini, conta per quello che esprime non per quello che chiede le venga generosamente concesso. La scarsa disponibilità delle risorse ha reso impraticabile la prassi di investire senza un obiettivo, nella speranza che emergano blocchi di interessi meritevoli di sostegno. Ora il processo deve essere invertito, nel senso che il fenomeno sociale deve precedere quello politico e ciò significa che dovrà contare il valore dei progetti, la creatività degli uomini, il peso delle classi dirigenti.

    La questione settentrionale scaturì dagli studi di alcuni centri culturali del Nord ed in particolare della Fondazione Agnelli. L'entità territoriale della Padania fu individuata in quegli ambienti, che sono stati pure i luoghi di incubazione del fenomeno politico della Lega. Sono almeno vent'anni che la questione meridionale si è caratterizzata per i suoi aspetti più inquietanti, primo fra tutti la criminalità organizzata: le conseguenze sono state la perdita di potere politico centrale della classe dirigente e la caduta di attenzione per la questione meridionale, considerata non più nazionale, ma marginale. Una sorta di peso di cui l'altra parte del paese non ha più voglia di farsi carico. Il Sud ha vissuto questo lungo tempo subendo l'offensiva che l'ha rappresentato come l'area del malaffare, dello sperpero, del personale politico scadente; soggetto perciò a minacce di secessione che per anni sono state ventilate come ipotesi concretamente realizzabili. Nel Mezzogiorno si è operato con la preoccupazione che la debolezza politica ed economica potesse produrre effetti negativi irrecuperabili; perciò la partita è stata giocata soprattutto sul piano della gestione residuale dei vecchi incentivi, riducendo la vertenza ad una sorta di questione ragionieristica avulsa dalla grande tradizione di pensiero che ha suggerito anche interventi strutturali che sarebbe errato valutare in blocco fallimentari.

    Peraltro abbiamo varcato la soglia dell'Europa: l'ingresso prossimo nell'Unione di altri dieci paesi è un evento che coinvolge direttamente il Mezzogiorno d'Italia, perché vanno valutati gli effetti che l'allargamento produrrà: da un lato la perdita di sussidi per le aree economicamente depresse, quelle che rientrano nel famoso "obiettivo uno"; dall'altro le opportunità di commerci con aree di mercato che diventeranno più accessibili. Gli studi già predisposti dall'Unione indicano che solo la Calabria manterrà la propria posizione all'interno dell'area "obiettivo uno", mentre Puglia, Campania, Molise e Basilicata saranno automaticamente promosse, ma soltanto a causa dell'ingresso di zone ancora più povere. Il ritardo dell'ingresso di Romania e Bulgaria (posposto dalla Commissione a non prima del 2007) potrà forse migliorare qualche dettaglio, non la situazione complessiva. Sono perciò certe le conseguenze negative e tutte da costruire le opportunità di sviluppo, per cogliere le quali pressante è l'esigenza di accedere a fonti nuove di conoscenza e di organizzazione. L'accesso ai nuovi mercati, ad esempio, richiede la valutazione corretta dei mutati equilibri geopolitici del continente e, sul piano interno, la promozione di iniziative che rafforzino il sistema delle imprese sui fronti della finanza, delle infrastrutture, della cultura, intesa come capacità di conoscenza anche dei rapporti internazionali.

    La Fondazione Ideazione punta a recuperare la dimensione della conoscenza, a ricondurre il confronto sul piano della progettualità, ad offrire sedi ed occasioni di studio, di analisi, di proposizione. Con questo spirito a Bari sarà illustrato al governo centrale (rappresentato dal vice-ministro Miccichè) ed a quelli delle regioni e degli enti locali (rappresentati dai rispettivi presidenti) un documento predisposto da un comitato di studiosi, di esperti, di operatori. Non siamo afflitti dal vezzo intellettuale di spiegare ai politici come si fa la politica né agli imprenditori come si esercita la loro professione: l'intento è di offrire alla comunità "materiali di costruzione", idee e proposte che possano aiutare a decidere quanti hanno il compito istituzionale di assolvere a questa funzione.

    Una riflessione prima di chiudere. A Bari si sarebbe dovuto svolgere nell'ambito delle manifestazioni organizzate dalla Fiera del Levante un dibattito fra i presidenti delle regioni meridionali. L'incontro non c'è stato, perché - è la tesi ufficiale - alcuni presidenti erano occupati in altre incombenze. L'appuntamento annullato è passato senza suscitare scandalo e neppure qui vogliamo crearne. Però il fatto che sei presidenti non trovino modo di far coincidere gli impegni per discutere della loro maggiore incombenza in occasione della manifestazione fieristica più importante del Sud è indicativo dello stato delle cose. Qui l'asse Tremonti-Bossi non c'entra. Perciò rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo a lavorare, a pensare, a scrivere. E' più serio e più utile.

    11 ottobre 2002

    domenico@mennitti.it
    "


    Saluti liberali

  3. #3
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    dal quotidiano Il Giornale

    " il Giornale del 21/10/2002


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    La Loggia: al Sud vogliamo infrastrutture non assistenza

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    Ho dovuto letteralmente strapazzare il ministro delle Regioni, Enrico La Loggia, per tentare di estrargli la grinta avvolta in una dolcezza da cannolo siciliano. Non so se abbiate fisicamente presente il forzista La Loggia. È un siculo normanno, curato come un bimbo. Biondo, occhi azzurri, pelle rosa. La cosa più simile a Gianni Letta che ci sia sulla faccia della terra. Ottimo per passarci la serata ad ascoltare Mozart, meno per farci un'ora di intervista. Così, prima di cominciarla l'ho un po' scaldato. "Dica ministro, Pierferdinando Casini è amico del giaguaro?", faccio io, alludendo alle strizzatine d'occhio che il presidente polista della Camera lancia al centrosinistra. "Non credo proprio! Le sue affermazioni sono strumentalizzate dall'opposizione per seminare zizzania tra noi", dice lui. "Guardi che Casini ci mette del suo. Dà spesso manforte all'Ulivo", dico. "E inevitabile. II suo ruolo è neutrale" dice, un po' sulle spine. "Le sembra normale che appena giunta la Finanziaria alla Camera, Casini abbia sentenziato: "Va profondamente cambiata", facendo eco a Fassino and company?", insisto. "Sul fatto che vada modificata, anche noi siamo d'accordo", fa La Loggia stancamente. "Posso dirle che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire?", dico. "II sordo sarei io?", si stupisce. "Eh, sì", faccio io. "Ooooh!", fa lui e abbassa la testa, impeccabile come un campo da golf. "Su Casini non cavo nullo", penso e passo a altro. "C'è una bella maretta dentro Forza Italia", dico. "Non vedo maretta. C'è un solo problema: organizzare meglio il partito sul territorio, per migliorarne il sostegno al governo. Cosa che già fa egregiamente Roberto Antonione", dice. "Va là. Tutti sanno che c'è lotta tra il gruppo dei siciliani, tra cui lei, guidati da Marcello Dell'Utri e i nordisti di Claudio Scajola, I'ex ministro dell'lnterno", dico. "Sciocchezza clamorosa. Ogni tanto leggo su Repubblica le puntate di questa telenovela. E puro romanzo", dice. "Per lei, va tutto bene madama la marchesa. Ma il giorno che Scajola spara a delI'Utri e dell'Utri a Scajola, lei che figura ci fa?", salto SU. Mentre il portavoce, Luigi Pepe, con noi nel ministerial salotto, dice ridendo: "ci dichiareremo dispiaciuti", il ministro con voce appassionata quasi urla: "Non spara, io lo so che non spara". "Chi dei due non spara?", dico flemmatico. "Non sparano, volevo dire. Io so che sono lontani mille anni luce da queste cose". La Loggia si drizza sulla poltrona e punta i pugni sullo scrittoio. L'adrenalina è finalmente in circolo. Ora, Dio ce la mandi buona con l'intervista. Lei, a nome dello Stato, è il guardiano delle Regioni che vorrebbero mani libere. Stressante? "Più che guardiano, tento di trovare un equilibrio nel nuovo rapporto tra Stato e Regioni, province, comuni. Sono strenuo sostenitore dell'accordo di giugno, col quale abbiamo costituito un tavolo di consultazione per prevenire conflitti". Che però, si moltiplicano. Lei impugna freneticamente provvedimenti regionali davanti alla Corte costituzionale. "Effettivamente, tra le mie impugnative e quelle degli enti locali, i contenziosi sono aumentati del 500 per cento. Colpa della riforma del titolo V della Costituzione, voluta dal centrosinistra". Cioè? "La miniriforma federalista del 2001 è piena di zone d'ombra. I confini tra funzioni dello Stato e quelle delle Regioni non sono per nulla chiari. È totalmente indispensabile riformare la riforma". Per allargarla o restringerla? Lei come meridionale sarà per la cautela, immagino. "Non sono affatto ostile al suo allargamento, compreso sotto l'aspetto fiscale". Umberto Bossi, ministro delle Riforme, è il portabandiera del federalismo hard nordista. Vi guardate in cagnesco? "I rapporti sono ottimi. Trovo Bossi ragionevole e preparato sull'argomento. Ha un'invincibile passione per una diversa organizzazione dello Stato, che lo avvicini ai cittadini". Bossi propone di allargare la Corte costituzionale a cinque rappresentanti regionali. "Condivido. Quando la Corte nacque, c'era un solo organo legislativo: il Parlamento Oggi ce ne sono 23: il Parlamento; le 20 Regioni; le Province autonome di Trento e Bolzano. È perciò improprio che solo le Camere eleggano i loro delegati". Molti temono che il federalismo danneggerà il Sud. "La solidarietà è la base della convivenza. Deve essere chiaro: le differenze tra Nord e Sud vanno diminuite, non accentuate" Qui casca l'asino, tra lei e Bossi. Pochi giorni fa sulla Padania, organo della Lega, c'era la solita vignetta: Nord "gallina dalle uova d'oro", Roma "ladrona", Sud "mantenuto". "È folclore. Di questo ho parlato spesso con Bossi e pure lui è convinto che se il Sud cresce, meglio per tutti. Noi meridionali non vogliamo assistenza, ma infrastrutture". Ma fate la siesta invece di agire. Voi siciliani, per esempio, ogni estate siete in crisi idrica. Mai, però, che abbiate mosso un dito. "Da quando ci siamo noi del Polo, le cose vanno meglio" Ti pareva. "Da decenni era inutilizzato il bacino di Rosa Marina, decine di migliaia di metri cubi d'acqua. Mancava il collegamento con Palermo. Noi abbiamo costruito il tubo. Dei 16 miliardi preventivati, ne sono bastati 13. Ora ci sono 400 litri al secondo in più nei rubinetti e tre miliardi in più nelle casse". Una goccia nell'acqua, è il caso di dire. Per il resto, i leghisti hanno ragione di trattarvi da pelandroni. "Ragione per il passato, oggi no. Vero però che ci sono stati decenni di incuria, se non addirittura commistione con interessi criminali". Con chi ce la stiamo prendendo? "Con Leoluca Orlando come sindaco di Palermo, ma anche con i governi regionali precedenti, prevalentemente di centrosinistra. Ora però che abbiamo rimboccato le maniche, non vogliamo fare tutto da soli. Se lo Stato è intervenuto a Nord con trafori e autostrade, altrettanto faccia da noi". Come deputato di Palermo, sarà sul chi vive per la chiusura della Fiat di Imerese: 1.800 a spasso. "Non solo non deve chiudere Termini, ma garantirsi un futuro. Proprio adesso che l'economia calabro-siciliana cresce del 3,5 per cento, il doppio dell'ltalia, è intollerabile il licenziamento di 1.800 persone". II governo è pronto a entrare nella Fiat per salvarla. Uno sberleffo al libero mercato. "Infatti, è una soluzione che non vedo con favore". L'alternativa, è il piano Fiat: cassintegrati e licenziamenti. Sono in totale disaccordo". Terza soluzione: vendere a General Motors. "L'Italia, la sesta potenza, non può rinunciare all'auto. Gli Agnelli hanno voluto essere i monopolisti dell'auto in Italia? Adesso hanno una personale responsabilità verso tutti". Cioè? "Non sarebbe male che la famiglia mettesse mano al suo portafoglio. La Fiat è l'azienda che ha avuto i maggiori aiuti dello Stato negli ultimi cinquant'anni. Gli Agnelli ci hanno personalmente guadagnato. Dopo essere stati sostenuti, è il momento di sostenere". II contributo del sindacato alla crisi Flat è stato la proclamazione di scioperi. Poteva fare meglio? "Uno sciopero ha senso con un'azienda florida. Se è dissestata, è una zappa sui piedi. II sindacato è stato troppo tenero con la Fiat negli anni passati. Avrebbe dovuto meglio salvaguardarne le prospettive". II governo è iellato: Fiat, crisi economica... "...37mila miliardi di buco del centrosinistra, I'11 settembre Usa, l'inflazione dovuta all'euro. Ahimè...". La maggioranza è litigiosa. An e Lega danno "di ladri" agli ex dc... "Prevale la compattezza. contro lo sfascio drammatico del centrosinistra...".
    Basta, è un ritornello che ripete sempre Berlusconi. "E ci raccomanda di ripeterlo anche noi". Guardi in casa sua. Gli ex dc, i Buttiglione, i Follini vogliono cambiare la Finanziaria, mugugnano sui provvedimenti giudiziari... "I cambiamenti della Finanziaria li vogliamo tutti. Sulla giustizia c'è una differente sensibilità, ma nel voto siamo uniti". Al suo amico viceministro Gianfranco Miccichè hanno fatto il pacco con la storia della droga o è un superficialone? "Una carognata. Gli hanno apparecchiato una polpetta avvelenata. Miccichè è stato in Sicilia un eccezionale interprete della politica di Forza Italia". Che ha battuto l'opposizione con 61 deputati a zero. Quand'è che vi accuseranno di avere pescato voti mafiosi? "Già successo. La risposta è che la mafia non ha tanta influenza da decidere la vittoria. Abbiamo lavorato bene e i siciliani si sono fidati di noi". E voi avete prolungato il carcere duro alle coppole. Per allontanare i sospetti? "Sciocca impertinenza. II 41 bis è indispensabile. Finché ci sarà la mafia deve esserci l'impossibilità per i mafiosi di ordinare delitti dall'interno del carcere. So che la mafia si sente pesantemente colpita dal 41 bis. Vuole dire che siamo nel giusto" . Alla Procura di Palermo, Piero Grasso ha sostituito Giancarlo Caselli, che fece un buco nell'acqua con Andreotti. Le cose vanno meglio o peggio? "C'è uno sforzo di maggiore equilibrio". Metterete davvero la prima pietra al ponte sullo Stretto? "Assolutamente, sì. È un nostro impegno irrinunciabile" . Chi stima di più nel governo? "Gianni Letta. Un uomo super. Per non dire un superuomo, termine troppo nietzschano. Sa tutto, più di tutto. È corretto, ha un'incredibile resistenza al lavoro. Dopo 15 ore, non un capello fuori posto. Non una piega nei vestiti, che devono essere di tessuti speciali". Chi apprezza nell'opposizione? "Fausto Bertinotti, che ha il coraggio di essere coerente nell'errore".
    "

    Saluti liberali

  4. #4
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    Sud??? C'è solo una cosa da fare...
    Secessione... e che vadano a farsi benedire...

  5. #5
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    dal quotidiano di Alleanza Nazionale

    " Secolo d'Italia del 22/10/2002


    --------------------------------------------------------------------------------

    Sud, questione nazionale non "battaglia di partito"
    Antonio Parlato
    --------------------------------------------------------------------------------

    SORPRENDENDO» tutti, la Conferenza di, Reggio Calabria sul Mezzogiorno non è stata chiusa dal presidente di An ma dal vicepresidente del Consiglio che si è richiamato alla responsabilità di tutta intera la compagine di governo nei confronti del Sud. La Conferenza ha fatto cosi un salto di qualità, pur collocandosi nel solco di un indiscutibile radicamento storico e di una altrettanto indiscutibile coerenza politica di Alleanza nazionale nel Mezzogiorno e per il Mezzogiorno, come dimostrano il ritorno della Destra, dopo oltre trent'anni, a Reggio (che oggi è governata da un giovane e brillante Sindaco di An, Giuseppe Scopelliti) e le precedenti tappe delle Conferenze di Verona e di Napoli. Gianfranco Fini, appunto da vicepresidente del Consiglio, ha così rivendicato alla responsabilità istituzionale del governo, a partire dalla prossima Finanziaria, il diritto e il dovere di dare risposte alle lunghe attese del Mezzogiorno. Ben più di quanto possa fare una sola delle forze politiche della coalizione, la sua organica maggioranza o quella che potrebbe raccogliersi traversandone una parte con strumentali apporti esterni.
    La Conferenza, organizzata da Salvatore Tatarella e dal suo Dipartimento per le politiche meridionali, ha visto dispiegarsi un significativo, articolato fronte di analisi e di proposte. Insieme agli interventi svolti da quanti hanno maturato significative esperienze di governo perché ministri, viceministri e sottosegretari, presidenti di Regione di An, della CdI ed oltre questa, si sono avvicendati al microfono anche esponenti dell'opposizione e di corpi intermedi tra la società civile e le istituzioni, così che i frutti raccolti sono stati davvero copiosi. Al punto che dopo il lucido, articolato intervento di Tatarella all'apertura dei lavori, ci siamo con lui interrogati sul come trasferire analisi e proposte emerse nell'azione concreta di governo. E non solo al centro ma sul territorio. disponendo dei punti nodali di una ete, sia organizzativa che politica. che dai Dipartimenti nazionali ai Coordinamenti regionali, alle Federazioni provinciali, veicolino e controllino, accresciute consapevolezze, nuove responsabilità e costanti verifiche nelle politiche per il Mezzogiorno. E questo sia nei quadri di struttura, finalizzando anche a questi temi l'organizzazione di An, sia, in quelli elettivi ad ogni livello, per sviluppare coerenza di scelte e concretezza di risultati.
    A noi sembra infatti che talune delle idee-forza emerse a Reggio Calabria impongano ora ad An, e prima di ogni altro al Dipartimento', al suo Osservatorio parlamentare, alla sua Consulta, di compiere nelle prossime settimane un impegnativo sforzo di sintesi dello straordinario raccolto di Reggio Calabria su molti temi che molto brevemente, anzi troppo brevemente, riassumo: la riaffermazione della capacità competitiva di tutte le risorse di cui il Mezzogiorno dispone, ridefinendo un suo modello di sviluppo che passi da un ruolo locale a quello globale; la necessità che la globalizzazione assuma di sé la necessità di regole, contro ogni tentativo di esclusione dei diritti sociali che fraudolentemente innestano, concorrenza sleale sul fronte dei prezzi e questo a partire dalla lotta al lavoro nero e sommerso per finire ai riscontri ed ai controlli sui fenomeni di «dumping sociale» che potrebbero essere nascosti anche in qualcuno dei paesi dell'Europa Orientale destinati ad allargare l'Unione e che sono certamente presenti in altre zone dei globo. E ancora: l'opportunità che sul. E ancora: l'opportunità che sul piano delle risorse identitarie del Mezzogiorno ci si muova valorizzando le specificità e puntando alla qualità la sottolineatura della vocazione euromediterranea del Sud in termini geopolitici e geoeconomici, avviando iniziative politiche che incrementino le ragioni di scambio culturale ed economico tra i venticinque Stati del bacino mediterraneo; la necessità di elevare a vero e proprio «sistema» iniziative scoordinate nell a produzione di beni e servizi nei vari ambiti territoriali ed in ciascuno dei comparti; l'ineludibile necessità di puntare, insieme all'individuazione degli strumenti e all'incremento del corredo di risorse, da un lato all'effettiva capacità di spesa e, dall'altro, alla sua migliore qualificazione; l'esigenza di puntare al graduale recupero di ciascuno degli articolati divari strutturali e socio-economici con il Nord e l'Europa lasciati in pesante eredità passiva dal Centrosinistra,
    Questa carrellata di temi e indicazioni e stata completata dall'analisi dei mali endemici del sistema-Mezzogiorno e delle sue imprese. Un sistema inappetibile per gli investitori e reso sterile dal peso asfissiante e paralizzante della burocrazia, dall'inadeguatezza della formazione professionale (incapace, allo stato. di incontrare la domanda reale) dalle difficoltà di accesso al credito causate da un sistema bancario che finanzia più le garanzie offerte che il conto economico dei progetti imprenditoriali e la loro effettiva capacità di confrontarsi con i mercati. Sottodotazione infrastrutturale, fisica ed immateriale, e insufficienza dell'azione di contrasto alla criminalità (anche se - la Conferenza lo ha riconosciuto su questi ultimi due punti appare sempre più visibile l'efficacia dell'azione del governo) completano un quadro deprimente. Si tratta delle «variabili di rottura» da aggredire con forza da parte dello Stato (e da chi altri se no?) per un autentico sviluppo del Sud.
    Le «sorprendenti» dichiarazioni conclusive di Gianfranco Fini alla Conferenza di Reggio in ordine alla responsabilità che il governo e non altri hanno già assunto ed ancora, con la Finanziaria, assumeranno nei confronti del Mezzogiorno, hanno sotteso il loro presupposto: la «questione» meridionale non è e non può essere più la questione dell'area marginale in cui, insieme all'altra. più prospera, ancora si articola il dualismo territoriale italiano. ma è problema nazionale, di quella comunità di cui tutti i cittadini italiani dal Nord al Sud si ritrovano nella sintesi condivisa dei suoi valori di riferimento, delle sue identità, delle sue storie, delle sue civiltà e culture.
    E' una sfida che prima di ogni altra forza politica, e ben vengano quante altre vi si aggiungeranno, An è in grado di raccogliere subito. Senza tradire le peculiari identità del Mezzogiorno, che è e resta però il Mezzogiorno d'Italia, ma contribuendo con tutte le energie a quella integrazione nazionale, europea e mediterranea che è iscritta nelle sue radici, nel suo codice genetico e appartiene al suo destino.
    Antonio Parlato - Presidente della Consulta per il Mezzogiorno .
    "


    Cordiali saluti

  6. #6
    Veneta sempre itagliana mai
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    Sono cinquant'anni che si sente sempre la stessa solfa......

  7. #7
    Padania libera dai padioti
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    La volontà di intervento nelle regini meridionali la si può osservare con il varo di un opera faraonica quanto inutile come il ponte sullo stretto di Messina.

    Tutto il contrario di ciò che serve e a costi esorbitanti.

    In realtà il sud avrebbe dovuto coniugare la sua propensione turistica alle forti potenzialità legate allo sviluppo dell'
    agricoltura di qualità e di trasformazione dei prodotti, e grazie alla loro "meravigliosa intelligenza mediterranea" diventare un punto di riferimento per le attività legate alle nuove tecnologie grazie ad investimenti in infrastrutture a basso impatto ambientale (reti di telecomunicazione a banda larga, centri di ricerca), miglioramento della rete ferroviaria e consolidamento della rete stradale.

    Naturalmente tutto ciò è frenato da una pessima condizione della scuola pubblica, della notevole lentezza e corruzione della pubblica amministrazione, dalla presenza invasiva della criminalità, e dai politici che utilizzano da sempre (complice il basso livello di senso civico) le regioni dell'ex-regno delle 2 sicilie come serbatoio di voti con il quale ingessare gli equilibri di potere a roma.

    Io non vedo nulla di tutto ciò che è necessario allo sviluppo e nulla verrà fatto ne da Berlusconi (meno che mai) ne da altri con leconseguenze che questo avrà su futuro di tutti.

 

 

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