Offrire le caramelle ai bimbi immigrati accampati al Duomo è populismo. A dare scandalo non è stato Gentilini»
Il prete condanna il cardinale
Don Antonio Zuliani attacca anche il vescovo di Treviso
Franco Allegranzi
«Ha sbagliato il vescovo Paolo Magnani a donare le caramelle ai bimbi immigrati sul sagrato del Duomo. E' populismo. Era compito della Chiesa intervenire sul caso degli immigrati? Se proprio il vescovo voleva compiere un gesto, anziché populista, doveva essere profetico: aprire agli extracomunitari le porte dell'episcopio. Non sono d'accordo neppure con il cardinale Ersilio Tonini, non è Gentilini il vero scandalo»: don Antonio Zuliani, precettore e confessore di Silvio Berlusconi, non ha annoiato i fedeli con la sua omelia domenicale nella chiesa di San Rocco a Conegliano.
«Commesso viaggiatore di Dio» come qualcuno lo ha definito, «uomo della strada e della manovalanza», come ama definirsi lui, il salesiano di 82 anni, che opera nella Piccola Comunità di don Gigi Vian, è solito ispirare le sue prediche alla lettura dei giornali. Dopo l'attacco contro chi voleva a tutti i costi una moschea a Conegliano, contro il canone della «Rai spazzatura», le sue parole sferzanti in chiesa stavolta hanno toccato il caso degli immigrati del Duomo, dopo la lettura del Vangelo sul brano «Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio». «Le caramelle ai bambini no - ripete don Antonio il giorno dopo la predica, che ha raccolto il plauso di molti astanti - questo fa a pugni con la mia coscienza. Se pensiamo che la Chiesa dovesse intervenire nel caso degli immigrati, non era quello il modo. E io credo che fosse compito non della Chiesa ma degli enti pubblici, come poi è stato. La storia ci insegna che Stato e Chiesa vanno disgiunti, e così compiti temporali e sprirituali. Il sindaco Gentilini ha esorbitato nel parlare come a volte gli capita, ma non è lui il vero scandalo. Se il vescovo Magnani voleva fare un gesto da ricordare, allora doveva aprire agli extracomunitari le porte della Curia. Ma non è compito della Chiesa risolvere i casi della politica». Don Antonio Zuliani, diventato padre spirituale di Silvio Berlusconi dopo esserne stato precettore a Bolzano, era presente anche alla recente serata dibattito del Centro Culturale Humanitas in cui il cardinale Ersilio Tonini criticò Gentilini. «Non sono intervenuto perché avrei sollevato un polverone - dice don Antonio - ma non sono per nulla d'accordo con il cardinale, come si fa a definire Gentilini il vero scandalo? Io difendo la libertà della mia coscienza, di criticare quando vedo gesti o sento discorsi che non condivido, anche se provengono da vescovi o cardinali. Rationabile obsequium». Don Antonio Zuliani non fa mistero di preferire agli slanci retorici l'estrema concretezza: «Il mio compito è saper comunicare, sono contento che la gente domenica sera abbia apprezzato le mie parole. Devo aiutare a riflettere, ma ciascuno è libero di pensare con la propria testa».
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senti, senti, uno che le dice chiare e tonde......osti, vuoi vedere che adesso finalmente emergono i franchi tiratori anche nella curia....alla buon'ora....Don, non è mai troppo tardi....




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3 anni, come chiede la Boccassini.
