Catena di San Libero
5 novembre 2001
di Riccardo Orioles
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"Italiani, italiane, camice verdi, ufficiali e soldati di terra e di
mare...". Da oggi, l'Italia non ripudia piu'. Ci sono voluti
cinquant'anni ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Via i don Milani, i
Capitini, i Giorgio La Pira, i Pertini, avanti i general Graziani, i
Vittori Emanueli, gli Appelius e gli Starace. L'Italia non poteva
rimanere civile tanto a lungo.
Le gloriose legioni, le sfilate, "le classi si recheranno inquadrate
all'adunata", "ah se Lui lo sapesse..", "un tricolore in ogni casa",
"cara Concetta ti scrivo dall'Albania...". Tutto questo, stantio di
vecchia polvere ma non domo, ha aspettato per tre generazioni ma alla fine e' venuto fuori. La guerra non e' entrata ancora materialmente nella nostra vita quotidiana (ma: la guerra vuol dire che io bombardo le tue citta' e tu, coi mezzi che puoi, bombardi le mie) ma lo e' gia' spiritualmente. Un rumore di fondo, una cosa vaga - come nel trentasei.
Roba principalmente da capiredattori, per il momento. Poi riguardera' i maestri di scuola, poi i capicaseggiato (onorevole Fini, a quando i capicaseggiato?) e i fiduciari rionali. Infine, dopo vari passaggi, salira' per le scale di casa nostra e sara' una lettera, o un telegramma, o un oggetto. Creera' parole nuove, figure nuove: il volontario, l'arrivista, l'imboscato, il borsanerista, il pescecane...
Ci faremo spiegare dai vecchi, una per una, queste parole. Non c'e' materialmente, non ancora; ma c'e' gia' spiritualmente, nell'aria che respiriamo. Guerra lontana, perche' noi siamo superiori, europei - guerra sui giornali. "Il general Badoglio comunica da Addis Abeba di essere entrato in citta' alla testa delle sue truppe...". Roba esotica, Abissinia.
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Non e' la nostra guerra. La nostra guerra sarebbe stata, dolorosamente ma doverosamente se ci fosse stata, quella della Societa' delle Nazioni, quella dell'Onu. Ma noi di queste cose "ce ne freghiamo". Non ne abbiamo bisogno. Cosi', questa e' la guerra nostra e dell'Alleato ("Noi rivendichiamo l'onore di partecipare ai bombardamenti"), di una parte ben delineata (ieri la piu' "fascista", oggi la piu' ricca) contro un'altra.
L'Occidente, dicono sui giornali. Ma l'Occidente e' Occidente, nella
storia, quando riesce a non esser solo quello. Altrimenti e' kitsch
sanguinoso da ex caporali e maestri di scuola. Quante bandiere, in questo vostro occidente. Quanti muscoli, quanti discorsi alati, quanti top-gun e quanti vip, quante grandi parole. Quanta roba da barbari, da civilizzati da poco, da non-occidentali.
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Bin Laden (chiunque o qualunque cosa si nasconda sotto questa parola) non l'hanno preso. Il regime saudita, quello che caccia i soldi per gli assassini, non l'hanno sfiorato. Il regime dei generali pakistani, quello che ha inventato e portato a Kabul i talebani, non solo non l'hanno sfiorato, ma l'hanno addirittura rafforzato. Le leggi della finanza e delle Borse (non-trasparenza, indipendenza assoluta dai cittadini e dagli Stati) e' ancora quella, ed e' passato piu' d'un mese, che ha permesso di crescere alla multinazionale del terrore.
Pero' abbiamo bombardato.
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Ordine di servizio alla Cnn: "Non puntare troppo l'attenzione sulle
vittime civili afgane. Contestualizzare notizie e immagini. Non farsi
usare come strumenti della propaganda nemica. Ricordare sempre che proteggono i terroristi". E questa e' la Cnn! Figuratevi cosa sara', fra un paio di mesi, il Resto del Carlino. Bin Laden sta vincendo non perche' e' forte - si ammazzerebbe facilmente, questo serpente, se lo si colpisse a partire dalla testa - ma perche' ci sta trasformando. Bin Laden e' riuscito a trasformare la Cnn in un'altra cosa. Ma ci e' riuscito perche' la Cnn era gia' pronta e disposta a trasformarsi, ad abbandonare il giornalismo. Bin Laden trasformera' il coglionazzo sull'autobus in fascista feroce.
Ma ci riuscira' perche' un pezzo di quel fascista dormiva - gia' prima - un sonno inquieto e instabile in qualche luogo profondo dentro di noi.
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Va bene. New York stanno processando i pompieri che avevano fatto a cazzotti con la polizia perche' "Lasciateci qua a scavare ancora - avevano gridato i pompieri - dobbiamo riportare a casa i nostri morti".
A poca distanza da quelle manganellate, due guerre mondiali prima, la polizia a cavallo aveva caricato i veterani che chiedevano lavoro.
"Fateci lavorare". A New York sono tornati i cartelli. Ma, col
*pretesto* Bin Laden, si licenzia.
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A Roma, dovrei sfilare per gli americani. Lo farei volentieri. Ma con
gli amici degli inquisiti e dei mafiosi, no. Devo rinnegare Falcone e
Borsellino, devo imbracarmi con Previti e Dell'Utri per dire che sto
dalla parte di Bob Dylan e di Mohamed Ali'? No, grazie. L'America, me
la difendo a modo mio. La mia America, non quella di Berlusconi e Fini.
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Promemoria.
Palmanova. Sulla facciata delle elementari, il sindaco di An ha fatto
restaurare il vecchio "Credere obbedire combattere" che dai tempi del Lui s'era un po' sbiadita. "Ebrei tirchi": e' il punto di vista del nuovo sindaco di Muggia, Gasperini di An. L'onorevole Menia, di An, e' il nuovo responsabile della tutela della Risiera di San Sabba, che ai tempi dei tedeschi serviva per rinchiuderci gli ebrei in attesa di Auschwitz. Il nuovo sindaco di Trieste, Di Piazza, ha messo nel palazzo del Comune il busto del podesta' (sotto i tedeschi) Cesare Pugnini.
Pugnini servi' bene il suo governo, ancorche' crucco, collaborando alla deportazione di decine di ebrei. "E allora? - dice Di Piazza - Chi dovevo metterci, Stalin?". In programma, sempre a Trieste, una "Via Almirante". A Verona, i nazirock del circuito "White Power Music" prendono i contributi del comune, in quanto "esponenti della cultura".
Sempre come soldi alla "cultura", a Padova il comune non finanzia i nazisti ma si limita ad acquistarne qualche migliaio di libri, onde
erudire i cittadini. All'Aquila, il sindaco Tempesta dedica la nuova
piscina comunale ad Adelchi Serena, segretario nazionale del partito fascista nel 1940. A Bari, monumento - sul lungomare - ad Araldo di Crollalanza, commissario della Camera delle Corporazioni della repubblica di Salo'. Inaugurazione in pompa magna, con Fini. Sempre a Bari, dedicata una via a Nicola Pende, principale firmatario del Manifesto della Razza. A Tremestieri Etneo, un paesino vicino Catania (che conosco bene: vergognosamente infestato dai mafiosi) una strada e'
stata recentemente dedicata non a Giovanni Falcone o Giuseppe Fava, ma allo "statista" Benito Mussolini. A Ragusa, in programma un monumento a un capomanipolo locale, tale Filippo Pennavaria, illustre - a quanto si legge nella motivazione - per aver "liberato Ragusa dalla follia bolscevica" nel 1920, facendo fuori en passant una sessantina di "folli". A Bologna, la maggioranza di centrodestra cerca di cancellare la parola "strage fascista" dalla lapide dedicata alle vittime della strage del 2 agosto '80 alla stazione, e non ci riesce solo per l'indignata reazione dei parenti delle vittime.
Questo promemoria e'
dedicato al distratto Presidente di una Repubblica piu' distratta
ancora.
Ringrazio Gian per avermene mandato i dati.




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