Forse non tutti ricordano che:
"I parlamentari debbono accettare la mano aperta del pool. Nemmeno questo Parlamento ha mostrato di avere l'autorità di regolare con legge i reati di concussione, di corruzione, di violazione del finanziamento pubblico... Borrelli, Di Pietro, gli altri giudici hanno inteso che solo loro potevano spegnere il mito del capro espiatorio e garantire la laicità della giustizia occidentale, che ha coscienza del proprio limite... Antonio Di Pietro ha impressionato per la sua dignità, il suo riserbo, la sua schietta popolanità. E' una persona in cui gli italiani credono, ma in lui come pubblico ministero, come uomo del dovere quotidiano, di cui il Paese vive. Per rimanere nello stile che egli ha proposto, il governo deve evitare la figura dell'eccesso e l'opposizione il sentimento della rivincita. Lo chiede il bene comune, in lingua cattolica, o l'etica pubblica, in linguaggio laico" (don Gianni Baget Bozzo, Panorama, 16 settembre 1994).
''Nessun partito della provvidenza, nessuna alleanza potrà fare miracoli... Anche se ci fosse Gesù Cristo non riuscirebbe a farli e Berlusconi, più che Gesù Cristo, mi sembra Lazzaro: il miracolato dal vecchio sistema dei partiti" (Ferdinando Adornato, Ansa, 28 febbraio 1994)
"Questo governo è schierato dalla parte dell'opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da questo governo non verrà mai messa in discussione l'indipendenza dei magistrati" (Silvio Berlusconi presenta il suo primo governo al Senato, 16 maggio 1994)
"Di Pietro? Sì che mi piacerebbe averlo con me, come ministro". (Silvio Berlusconi al Maurizio Costanzo Show, 22 febbraio 1994)
"Le dimissioni di Di Pietro, un magistrato che si era guadagnato il rispetto di tutti gli italiani, lasciano l'amaro in bocca. Le sue inchieste esprimevano una grande ansia di verità". (Silvio Berlusconi, 6 dicembre 1994).




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