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Discussione: Migranti

  1. #1
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    Predefinito Migranti

    14 settembre 2009

    Altri danni della neolingua che capovolge la realtà

    Per Langone i clandestini sono i nuovi unni, non chiamateli “migranti”
    Chi usa quella parolaccia è come chi svuota il portacenere dell’automobile fermo al semaforo: un incivile



    Sparereste a uno stormo di rondini? di fenicotteri? di cicogne? No di sicuro, sparare ai migratori è degno di un bracconiere calabrese, l’anello di congiunzione tra l’uomo e lo sciacallo. E lo dico io che sono un partigiano della caccia. Come sempre è una questione di stile: il vir spara ai cinghiali, non ai pettirossi. Chiamare “migrante” uno straniero che entra in casa tua senza permesso, e che pure esige vitto e alloggio, significa equipararlo dissennatamente a un fragile volatile a rischio di estinzione, meritevole di cure spasmodiche.

    E’ la solita parolaccia ideologica che capovolge la realtà: in Italia a rischio di estinzione sono gli indigeni, non gli allogeni, la cui mamma è sempre incinta. Proprio nel sud dove quasi non esistono asili per i bambini le amministrazioni pubbliche devono fornire asilo a qualunque adulto si presenti, altrimenti l’Europa si arrabbia. Io che ho letto Aristotele capisco che la lettrice di Margaret Mazzantini consideri migrante una parola poetica, vagamente carducciana, parola sensibile e buona, parola Anni Zero, parola che merita applausi nei festival del cinema e della letteratura, oltre che parola capace di rilanciare i sindacati bisognosi di sangue fresco (il sindacato vescovi ovvero la Cei, il sindacato pensionati ovvero la Cgil). Io che ho letto Ignazio Silone capisco che la lettrice di Muriel Barbery consideri emigrante parola prosaica e inelegante, parola anni Cinquanta, parola da cafoni che i ricci se li mangiavano e da scrittori che non si portano più.

    Io sono figlio e nipote di emigranti, mio bisnonno Vincenzo D’Angelo è morto in America in un incidente sul lavoro, quanti cugini di mio padre hanno lasciato giovinezza e salute nelle miniere del Belgio e nelle fabbriche di Torino, io stesso ho conosciuto l’indicibile tristezza dell’emigrazione interna e ho dormito nei corridoi dei treni che salgono da Lecce, seduto sulla mia valigia. Mi ricordo che gli emigranti erano cristiani, quando il vagone cominciava a muoversi le donne si facevano il segno della croce, mentre i migranti sono spesso, non sempre ma spesso, maomettani (non trovo il nesso della lettera E con la vera religione eppure da qualche parte ci dev’essere, se lo trovo vi avviso). Gli emigranti portavano dal paese il capocollo e la soppressata, più piccanti della luganega e del salame di Varzi ma ugualmente a base di maiale. Nelle mense scolastiche non esisteva il problema dei menù differenziati e il presepe era la gioia di tutti i piccini. L’emigrante era accomodante, il migrante è invadente.

    Gli emigranti portavano braccia, i migranti portano una cultura. Un’altra cultura. Da cui la parola “multicultura”, ulteriore conato del neoturpiloquio contemporaneo. Che io sappia uno dei primi a dire “migrante” è stato Erri De Luca, autore che al posto della patria ha la punteggiatura, avanguardista dell’anomia che perciò viene citato da un gruppo Facebook dalla fronte particolarmente bassa: “MIGRANTI – ogni Essere Umano cammini libero su tutto il Pianeta”. Qui siamo nel cuore dell’ideologia parolacciara, utopia flatulente che ha trasformato gli stranieri clandestini nelle intoccabili vacche sacre di quelle piccole calcutte che sono diventate le città italiane. Io che ho letto Simone Weil capisco che il lettore di Walter Veltroni non possa arrivarci ma colui che dice “migrante” è come chi svuota il portacenere dell’automobile al semaforo: un incivile che considera il mondo res nullius. Chi dice “migrante” autorizza sei miliardi di persone a spostarsi ovunque in qualunque momento con qualunque mezzo, infischiandosene di quello che verrà inevitabilmente calpestato: culture locali, ambienti naturali, sistemi previdenziali…

    Sto parlando dei nuovi unni e quella congiura contro la verità che è la neolingua vorrebbe assimilarli agli usignoli di fiume. Che poi gli uccelli migratori vanno e vengono mentre i migranti, in spregio alla grammatica, vengono e restano. Non sono migranti, sono migrati. Li trovo davanti al supermercato e alla libreria, giovanotti petulanti che offrono libercoli africanisti per leggere i quali si dovrebbe pure pagare, e qualche anziana signora ci casca e sgancia. Si sono integrati in fretta questi abbronzati, sono diventati bamboccioni come i coetanei nativi e pensano che ai vecchi spetti il dovere di mantenerli. Io che ho letto san Bernardo di Chiaravalle capisco che al lettore del cardinale Martini piaccia la dromomania delle moltitudini ma non pretenda di pagare lo spettacolo coi miei soldi e col mio vocabolario. E’ settembre, se sono migranti è tempo che migrino.
    Ultima modifica di Sollus; 15-09-09 alle 10:41
    Maledetto è l'uomo che confida nell'uomo (Geremia 17 5)

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Migranti

    La parola "migrante" è fin troppo benevola e accomodante, su questo concordo con Langone, ma da qui a definire tutti coloro che entrano in Italia senza essere italiani (o cristiani) come "nuovi unni" (ovvero terribili barbari invasori) ce ne passa. Siamo di fronte alla solita spiacevole generalizzazione. I flussi vanno controllati e nel caso ridotti, non eliminati. Gli immigrati vanno integrati, e l'integrazione può avvenire solo sulla base della gradualità. Le frontiere vanno gestite (non si possono accogliere milioni di persone in pochi anni!), ma non sigillate. Non siamo in un mondo chiuso.

    L'immigrazione è un fenomeno complesso, che non va liquidato con un articolo pesante. Siamo concordi sul fatto che i processi immigratori attuali sono ben diversi da quelli passati; un tempo ci si spostava all'interno di uno stesso paese, o fra paesi consimili afferenti alla sfera occidentale, si mantenevano (a dire il vero con difficoltà a causa dei dialetti) la stessa base linguistica, lo stesso credo religioso, stili di vita più o meno compatibili. Oggi dobbiamo fare i conti con immigrati che non sanno nulla o quasi di italiano, con culture radicalmente differenti, talora incompatibili con la nostra, con una religione percepita come ostile, aliena, distante.

    La risposta non è, come sembra suggerire Langone, la totale chiusura delle frontiere per respingere l' "invasione" dei nuovi barbari (ma lo sono tutti, poi?). Servono controlli severi, nei casi d'emergenza anche i respingimenti, controlli accurati sulle fase di integrazione, test di lingua e di conoscenza della cultura e delle leggi italiane prima di concedere la pienezza dei diritti e della cittadinanza. Buinismo e lassismo vanno abbandonati a favore della giusta severità, non del pregiudizio aprioristico.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Migranti

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    La parola "migrante" è fin troppo benevola e accomodante, su questo concordo con Langone, ma da qui a definire tutti coloro che entrano in Italia senza essere italiani (o cristiani) come "nuovi unni" (ovvero terribili barbari invasori) ce ne passa. Siamo di fronte alla solita spiacevole generalizzazione. I flussi vanno controllati e nel caso ridotti, non eliminati. Gli immigrati vanno integrati, e l'integrazione può avvenire solo sulla base della gradualità. Le frontiere vanno gestite (non si possono accogliere milioni di persone in pochi anni!), ma non sigillate. Non siamo in un mondo chiuso.
    Intendi dire che non si deve o che non si può?
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieralvise Visualizza Messaggio
    Intendi dire che non si deve o che non si può?
    Se ti riferisci all'accoglimento degli immigrati, non si può in termini pratici, perchè mancano le risorse necessarie per gestire l'inserimento di un numero eccessivo di persone (mancano le case per le coppie sposate, i conti della sanità sono disastrati, le scuole stra-piene...l'Italia non può permettersi un flusso incontrollato di immigrati, che vanno integrati in modo tale da impedire inevitabili fenomeni delinquenziali). Se verranno tempi migliori per tutti, si potrà senz'altro gestire un flusso più sostenuto, ma mai, ripeto mai del tutto fuori controllo, onde evitare una accelerazione sconsiderata dei processi di islamizzazione oggi presenti in tutto l'Occidente. Vi è da dire peraltro che si tratta di processi non più regredibili (ahimè). Pertanto, l'immigrato va integrato, onde rendere conciliabili le culture che si incontrano. Aspetti non conciliabili (esempio: poligamia, infibulazione, segregazione della donna) vanno comunque vietati e repressi secondo le norme del paese ospitante (ebbene sì, il paese che ospita ha il diritto e il dovere di salvaguardare e applicare le sue prescrizioni...e l'immigrato o se ne fa una ragione, o può tornare - o essere spedito - a casa).

  5. #5
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    Predefinito Rif: Migranti

    Langone ha pienamente ragione.
    L'immigrazione è un'invasione. E le invasioni si respingono, in base al principio della legittima difesa.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Migranti

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Se ti riferisci all'accoglimento degli immigrati, non si può in termini pratici, perchè mancano le risorse necessarie per gestire l'inserimento di un numero eccessivo di persone (mancano le case per le coppie sposate, i conti della sanità sono disastrati, le scuole stra-piene...l'Italia non può permettersi un flusso incontrollato di immigrati, che vanno integrati in modo tale da impedire inevitabili fenomeni delinquenziali). Se verranno tempi migliori per tutti, si potrà senz'altro gestire un flusso più sostenuto, ma mai, ripeto mai del tutto fuori controllo, onde evitare una accelerazione sconsiderata dei processi di islamizzazione oggi presenti in tutto l'Occidente. Vi è da dire peraltro che si tratta di processi non più regredibili (ahimè). Pertanto, l'immigrato va integrato, onde rendere conciliabili le culture che si incontrano. Aspetti non conciliabili (esempio: poligamia, infibulazione, segregazione della donna) vanno comunque vietati e repressi secondo le norme del paese ospitante (ebbene sì, il paese che ospita ha il diritto e il dovere di salvaguardare e applicare le sue prescrizioni...e l'immigrato o se ne fa una ragione, o può tornare - o essere spedito - a casa).
    Mi sembra un fatalismo arrendevolista.
    Così si dà ragione ad una sinistra che vuole una società plurietnica e pluriculturale, che, come giustamente ha più volte detto il nostro Presidente del Consiglio, va impedita con ogni mezzo possibile e lecito.
    Ultima modifica di Giò; 16-09-09 alle 20:32

  7. #7
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    Predefinito Rif: Migranti

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Langone ha pienamente ragione.
    L'immigrazione è un'invasione. E le invasioni si respingono, in base al principio della legittima difesa.
    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Mi sembra un fatalismo arrendevolista.
    Così si dà ragione ad una sinistra che vuole una società plurietnica e pluriculturale, che, come giustamente ha più volte detto il nostro Presidente del Consiglio, va impedita con ogni mezzo possibile e lecito.
    Giò, il comportamento da "duri e puri" non fermerà processi inevitabili, impossibili da bloccare. Rendiamoci conto una volta per tutte che l'Occidente, per sua natura, attira idee e persone. Tanto più se l'altra parte del mondo è e resta invivibile, per la fame, le guerre, l'oppressione di regimi tirannici e non democratici.

    Ovviamente, il fenomeno immigratorio va controllato, se si vuole anche limitato. L'integrazione deve prevedere tappe senza laschi, ritardi, approsimazioni. Chi non intende integrarsi (e si badi, non ci può essere integrazione ed assimilazione senza il rispetto integrale delle leggi dello stato ospitante, nonchè l'osservanza per quanto possibile di usi e costumi, senza contare la conoscenza della storia, delle tradizioni e della lingua) va rispedito a casa, senza ulteriori ritardi. Burqa, infibulazione e poligamia, tanto per indicare alcuni esempi, sono inaccettabili.

    L'immigrazione è comparabile con unaa invasione? Innanzitutto, dobbiamo prendere atto che da sempre, nell'arco dell'intera storia dell'umanità, genti e popoli si spostano, emigrano, si insediano anche molto lontano dal luogo d'origine. Da ciò, inevitabilmente, scontri conditi talora da guerre e stragi, ma anche scambi proficui ed interazioni feconde. Solitamente è la civiltà che si chiude in se stessa a perire per inerzia. Detto questo, il flusso migratorio va senza dubbio regolato, diretto, controllato, anche con severità, al limite con durezza. Anche per questo condivido reato di clandestinità e respingimenti. Ma non posso accettare bombardamenti ai gommoni, espulsioni di massa di tutti coloro che non hanno la cittadinanza italiana od europea, discriminazioni.

  8. #8
    Mistica Fascista
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    Predefinito Rif: Migranti

    Ma scusami, tu vorresti modificare la natura della civiltà per far posto a gente che ha tutto eccetto che l'intenzione di integrarsi? Ma anche questa tanto amata integrazione, alla fine non è solo un'omologazione? Per intenderci: l'assimilazionismo implica uno sradicamento dell'identità dell'immigrato e porta al tempo stesso ad una confusione dell'identità di chi ospita l'immigrato.
    Per entrambi si tratta di uno snaturamento.
    Io credo che sia molto più logico evitare dei flussi troppo ampi a prescindere e che sia preferibile piuttosto accogliere una quota molto bassa di lavoratori stranieri a soggiorno DETERMINATO, in modo che loro ci guadagnino, da un lato, e che, dall'altro, noi evitiamo una colonizzazione di popolamento strisciante.

  9. #9
    Stalinismo Berlusconiano
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    Predefinito Rif: Migranti

    Anche da un punto di vista prettamente materialistico sta completamente venendo meno il presupposto secondo il quale l'immigrazione può essere considerata una risorsa.
    Le fabbriche stanno lasciando a casa gli italiani in cassa integrazione, chi oggi fa l'apologia dell'immigrazionismo e dipinge i migranti come la nostra grande risorsa per il futuro è un criminale, un farabutto (ogni riferimento a Gianfranco Fini è puramente voluto e non casuale).

  10. #10
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Migranti

    Citazione Originariamente Scritto da Old Right Visualizza Messaggio
    È settembre, se sono migranti è tempo che migrino.
    Sempre ovazione per Langone.

    Non ho mai sopportato il termine migranti.

    Tipico di un certo progressismo con la puzza sotto il naso dare nomi diversi dalla realtà alle cose per confondere il popolino e raggirarlo.

    Da quando in qua chi entra in casa d'altri senza il consenso di questi ultimi vieni chiamato alla stregua di un volatile che migra?

    In ogni caso gli unni era molto più civili rispetto ai novelli ospiti, in generale coloro che vengono definiti barbari dalla vulgata dei sussidiari della scuola sessantottina erano tutto il contrario di quello che ci viene propinato.

    Invasori, né più né meno, termine neutro che dà l'esatta definizione.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 
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