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    Predefinito CHI informa CHI??? (ed a favore di CHI?)

    Come mai ieri mattina alle 8, quando sicuramente milioni di persone accendevano la tv per sapere che cosa fosse successo a Mosca, il Tg5 andava in onda con filmati e servizi, mentre su Raiuno proseguiva il solito chiacchiericcio? E come mai il sabato mattina non va mai in onda il Tg1 delle 8, come se l'informazione andasse in gita fuori porta per il week-end? E come mai nessuno dei massimi dirigenti del disservizio pubblico ha percepito che la gravità delle notizie richiedeva un'edizione speciale del Tg1 mattutino? E, passando alla cronaca interna, come mai il mitico concerto dei pianisti parlamentari è dovuto andare prima in onda, in tutto il suo grottesco clamore, su “Striscia”? Forse che i signori della Rai non hanno mestiere sufficiente per capire da soli che cosa fa notizia? Non ci permettiamo nemmeno di pensarlo. Anzi, siamo certi che i dirigenti Rai avrebbero qualcosa da insegnare ai migliori professionisti Mediaset. Magari Baldassarre non distingue la tv dal forno a microonde, ma Saccà sa benissimo la differenza. Purtroppo sa ancora meglio che quel che si richiede da lui in questo momento è solo di non disturbare il manovratore. Anzi il PIANISTA.

  2. #2
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    Predefinito maglia nera

    tratto dal giornale svizzero Le Temps del 24 ottobre 2002

    Reporter senza frontiere (RSF) ha pubblicato mercoledí (23/10/2002 ndT) la
    sua prima classifica mondiale sulla libertá di stampa. Per farlo ha
    intervistato dei giornalisti, dei ricercatori e dei giuristi chiedendo loro
    di rispondere a 50 domande sulle pressioni subite dai giornalisti, sulle
    sanzioni di reati a mezzo stampa e sulle leggi sui media. La classifica
    conta 139 paesi. Per quanto riguarda gli assenti sono state raccolte troppe
    poche poche informazioni. La Finlandia, l'Islanda, la Norvegia ed i Paesi
    Bassi si dividono la prima posizione. RSF si congratula per la libertá di
    stampa sul loro suolo, ma anche per il loro impegno a difenderla all'estero
    come in Eritrea o Zimbabwe. La Svizzera figuara al quindicesimo posto, ex
    aequo con la Costarica. Giusto dietro si sono posizionati gli Stati Uniti,
    retrocessi da RSF a cause del numero di giornalisti citati o imprigionati,
    spesso perché si rifiutano di rivelare le loro fonti in tribunale. L'Italia
    (40a) è la maglia nera in europa. Silvio Berlusconi, presidente del
    consiglio e proprietario del primo gruppo televisivo privato, Mediaset, è
    accusato di moltiplicare le pressioni sulla televisione pubblica. Più
    lontano, Israele (92o) viene retrocesso per le regole imposte ai media in
    Cisgiordania e nella striscia di Gaza, ed anche la Turchia (99a) è accusata
    di censurare regolarmente alcuni media. La Cina e la Corea del Nord occupano
    la fine della classifica.

    (Trad. Camilla Francese)



    Premier classement mondial de la liberté de la presse
    Anouch Seydtaghia
    Jeudi 24 octobre 2002

    Reporters sans frontières (RSF) a publié mercredi son premier classement
    mondial de la liberté de la presse. Pour ce faire, l'association a demandé à
    des journalistes, des chercheurs et des juristes de répondre à cinquante
    questions, portant sur les pressions subies par les journalistes, la
    sanction de délits de presse ou la régulation des médias. Le classement
    compte 139 pays. Les autres sont absents, faute d'informations fiables et
    étayées. La Finlande, l'Islande, la Norvège et les Pays-Bas, se partagent la
    première place. RSF salue leur respect de la liberté de la presse sur leur
    sol, mais aussi leurs prises de position pour la défendre à l'étranger,
    comme en Erythrée et au Zimbabwe. La Suisse figure au 15e rang, ex aequo
    avec le Costa Rica. Juste derrière eux se placent les Etats-Unis, épinglés
    par RSF à cause du nombre de journalistes interpellés ou incarcérés, souvent
    parce qu'ils refusent de révéler leurs sources aux tribunaux. L'Italie (40e)
    fait figure de mouton noir européen. Silvio Berlusconi, président du Conseil
    et patron du premier groupe de télévision privé, Mediaset, est accusé de
    multiplier les pressions sur la télévision publique. Plus loin, Israël (92e)
    est épinglé pour les entraves imposées aux médias en Cisjordanie et dans la
    bande de Gaza, alors que la Turquie (99e) est accusée de censurer
    régulièrement certains médias. La Chine et la Corée du Nord occupent la fin
    du classement.
    mr

 

 

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