Guido Rossi: è estranea alla nostra Storia
di Francesca Morandi
La Turchia deve rimanere fuori dall’Europa, cosa ne pensa il governo? Questo il tema dell’interrogazione in “Question Time” presentata ieri dalla Lega alla Camera. Guido Rossi, vice capogruppo del Carroccio a Montecitorio, nel prendere la parola ha espresso le numerose perplessità sull'ipotesi dell’entrata nell’Ue di Ankara. «Non riteniamo opportuno l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea - ha spiegato l’on. Rossi - poiché tale Paese è sostanzialmente estraneo alla storia europea. Le ragioni, dunque, sono storiche e culturali. Crediamo che la formazione di un’Europa forte non solo economicamente, ma anche e soprattutto politicamente, sia subordinata alla realizzazione di un’entità omogenea».
Onorevole Rossi, cosa significherebbe l’ingresso della Turchia nella Unione Europea?
«Aprire la porta ad uno Stato con 65 milioni di abitanti, a maggioranza islamica, che dovrebbero essere accolti in un’entità politica come l’Europa che è culturalmente cristiana. Gli effetti sarebbero inevitabilmente negativi. Nel “Question Time” abbiamo citato ciò che più volte ha dichiarato il Papa, ovvero che nella Carta dei diritti dell’Ue deve esserci un riferimento della cristianità dell’Europa. Abbiamo inoltre ricordato che l’ex cancelliere Helmut Kohl, in una recente visita alla Camera, disse che la Turchia è “un Paese amico, ma questo non significa fare entrare Ankara in Europa”. C’è un altro ragionamento che abbiamo fatto: se oggi entra la Turchia, perché in futuro non dovrebbero entrare Israele o altri Paesi della sponda africana o mediorientale? A questo punto non si tratterebbe più di un’Unione Europea ma di un’Unione Euromediterranea. Tra gli europeisti ortodossi emerge quindi una contraddizione. Se si accettasse l’ingresso della Turchia o degli altri Paesi citati, non si potrebbe più parlare di comunità europea».
Come ha detto il ministro per le Riforme Umberto Bossi, solamente l’allargamento a Est creerà degli enormi problemi nei prossimi anni ...
«Figuriamoci allora cosa accadrebbe con l’ingresso della Turchia! I dieci Paesi che hanno avuto “luce verde” da Bruxelles sono tendenzialmente cristiani ed culturalmente europei, ma ciononostante causeranno dei problemi all’Unione. Possiamo quindi immaginare cosa si verificherebbe se nella Ue entrasse un Paese a maggioranza islamica che è giunto nel nostro continente come invasore all’epoca dell’impero ottomano».
Quale è stata le replica del ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi?
«In realtà all’interrogazione parlamentare avrebbe dovuto rispondere Silvio Berlusconi in qualità di ministro degli Esteri che tuttavia era impegnato in una conferenza stampa con Giscard D’Estaing e Gianfranco Fini. Giovanardi ha fatto riferimento a una decisione presa nel 1999 dal Consiglio europeo che dava il suo via libera all’adesione di Ankara. Il ministro ha inoltre indicato gli sforzi compiuti dalla Turchia ed ha spiegato come l’entrata di quest’ultima rappresenterebbe un fattore di stabilità politica per il nostro continente».
Cosa il gruppo della Lega ha quindi risposto?
«A nome della Lega mi sono dichiarato insoddisfatto per la risposta di merito, poiché siamo contrari all’ingresso di Ankara nell’Unione. Mi sono tuttavia definito parzialmente soddisfatto poiché su questo tema inizierà un dibattito all’interno del governo. Ho aggiunto che riguardo all’Europa non deve esserci alcun argomento che non sia possibile trattare. È legittimo e giusto mettere in discussione il tema dell’allargamento a Est o quello della necessità di consentire ai cittadini di potersi esprimere attraverso una consultazione elettorale sulle questioni europee, ...».
Così come è possibile aprire un dibattito sul progetto costituzionale per l’Europa presentato dal presidente della Convenzione Ue Giscard d’Estaing ...
«Esattamente. Tra l’altro non è detto che dobbiamo essere contrari a tutto: a proposito della bozza costituzionale, concordiamo pienamente sulla clausola inserita nel testo che permette a uno Stato membro l’uscita dall’Unione. Per quanto riguarda altri punti, partendo dal presupposto che noi della Lega non siamo “euroconformisti”, siamo pronti ad aprire un dialogo».




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