Ad personam sono i giudici, non le leggi"


Il premier a Bruno Vespa: "Con la Cirami nessun cittadino avrà mai una sentenza già scritta prima del processo". "Riforma della giustizia entro il 2003. Non escludo la separazione delle carriere".


ROMA - Quella delle leggi "ad personam" è solo una leggenda metropolitana. Se proprio si dovesse parlare di azioni di questo genere, sarebbe più semplice identificarle nell'operato dei giudici, e non in quello del Parlamento. A esprimere questo concetto non è un legale, non è un "piccolo pesce" caduto nella rete che accusa le "toghe rosse". E' il presidente del Consiglio in persona, Silvio Berlusconi, che ha parlato dell'argomento con Bruno Vespa. Proprio l'intervista al premier aprirà la nuova fatica letteraria del giornalista di Porta a porta, "La grande muraglia, l'Italia di Berlusconi, l'Italia dei girotondi", che sarà il libreria il 9 novembre edito da Rai-Eri mondadori.

"Non abbiamo votato leggi ad personam. - afferma il premier - Ci sono leggi generaliste promulgate nell'interesse di tutti. Esse nascono da comportamenti processuali dei magistrati che sono, questi sì, ad personam, e per fini di lotta politica. Le nostre sono quindi leggi a favore di tutti i cittadini affinché a loro non accada ciò che è capitato ad alcuni".

Vespa però insiste, sottoponendo a Berlusconi la teoria del centrosinistra, secondo cui in particolare la legge Cirami sarebbe nata per le esigenze specifiche del premier e di Cesare Previti: "L'opposizione insiste in modo martellante su questo punto, ma capovolge la realtà - argomenta il presidente del Consiglio - Questa maggioranza, una maggioranza parlamentare eletta dai cittadini, risponde in modo legittimo e con gli strumenti della democrazia all'uso illegittimo che certa magistratura fa del suo potere e del diritto".

Alla domanda se non si siano "stretti i tempi" in modo esagerato per approvare il provvedimento, il premier non arretra di un millimetro: "Non si vede perché in situazioni particolari dove il pregiudizio si è manifestato in maniera assordante - commenta - non si debba provvedere affinché questo pregiudizio non possa essere concretamente attuato con sentenze già scritte prima del processo". Poi il premier traccia la scaletta dei tempi per la riforma del sistema giudiziario: "Entro il 2003 - spiega - la riforma organica dell'ordinamento giudiziario sarà legge dello Stato".

Uno dei temi più scottanti della riforma è la separazione delle funzioni, e su questo Silvio Berlusconi assicura che il governo proseguirà sulla propria strada, secondo quanto già annunciato nel programma elettorale, e non esclude che la linea possa diventare ancora più netta: "Nel nostro programma di governo - dice - è prevista la separazione delle funzioni, ma dopo tutto quel che sta accadendo non mi meraviglierei se in Parlamento la maggioranza decidesse di optare per una netta separazione delle carriere".

Infine un commento sul quel "Resistere, resistere, resistere" lanciato da Francesco Saverio Borrelli all'apertura dell'anno giudiziario: "Non mi sono meravigliato, purtroppo. Non c'era bisogno di questa ennesima prova per certificare l'orientamento inaccettabile di certe componenti della magistratura milanese".