Resa dei conti a Riad per i fondi ai terroristi


Esclusivo. L’Arabia Saudita sta cercando di chiarire gli equivoci con gli Usa che li accusavano di complicità con Osama. I principi del petrolio taglieranno gli aiuti religiosi per evitare di finanziare i terroristi
di Igor Man

L’Arabia Saudita ha reagito con una alzata di spalle alle accuse mosse un anno fa da istituti “strategici” americani. Accuse pesanti, di “complicità” con lo Sceicco della Morte, l’odiatissimo Osama Bin Laden. Dietro le quinte, invece, attraverso i canali diplomatici e servendosi di amici comuni, i sauditi han cercato di “chiarire ogni equivoco” con gli Stati Uniti. La relativamente vicina visita dell’ambasciatore saudita in Usa, il principe Sultan, ottimo amico di Bush, al presidente nel suo ranch privato ha ufficialmente “chiarito ogni equivoco” e riaffermato solennemente “una vecchia alleanza volta alla salvaguardia della Regione (il Golfo)”.

In realtà è sceso il gelo tra due davvero forti e fedeli alleati: tra Washington e Riad. Il fatto è che il dossier “11 settembre –Terrorismo-Osama” è stato subito affidato al principe Abdallah, che regge il Trono wahabita da quando Re Fahd, suo cugino primo, s’è allettato per via di un ictus seguito da non poche complicanze. Va ricordato come Abdallah, pur non rinnegando i rapporti stretti con gli Stati Uniti, si sia sempre preoccupato di guardare più al mondo arabo che alla Iperpotenza mondiale. Abadallah sa benissimo che il Regno ch’egli regge è fragile essendo insidiato da islamisti puri e duri. Il Principe reggente non ha dimenticato il 18 di novembre del 1979: quel giorno terribile un commando di puri e duri occupò la Grande Moschea della Mecca clamorosamente denunciando così la “turpe corruzione – il tradimento dei palestinesi” della Casa Reale.

Di più: avendo Abdallah studiato le arti militari, sa benissimo cos’è, in artiglieria, il “falso scopo”: si punta il cannone sul minareto per colpire l’obiettivo che sta a valle. Lo stupro delle Torri Gemelle, eseguito da “agiati cittadini sauditi”, è stato subito inquadrato da Abdallah: era, è, un esempio lampante e inquietante di “falso scopo”. Osama, se è stato lui a immaginare e organizzare tutto, colpendo le Torri Gemelle ha chiaramente inviato un messaggio ai reali sauditi: “questa volta tocca agli americani, la prossima toccherà a voi”.
Ebbene, per salvarsi dall’ira dei puri e duri Abdallah ha pensato che la via maestra fosse quella di riaffermare il suo arabismo, avvicinandosi a quei paesi arabi (Iraq in testa) coi quali i rapporti sono pessimi, e da anni. Da qui il “NI” di Riad alla perentoria richiesta di Bush di marciare sul sentiero (bellico) tracciato dalla Casa Bianca. La guerra contro l’Iraq nell’ottica dei sauditi sarebbe una sciagura poiché, essi ritengono, provocherebbe uno scossone in tutto il Vicino Levante, scossone che potrebbe ribaltare la situazione nel Golfo, riducendo in frantumi la Monarchia del Petrolio.

Sembra che gli Stati Uniti non vogliano proprio rompere con l’Arabia Saudita tanto da rassegnarsi alla sua neutralità. Ma il massacro di Bali, culmine di tutta una serie di terribili attentati, tutti attribuiti a Osama, ovvero al suo fantasma (ma questo ha poca importanza nel sentire islamico: morto o vivo che sia, Osama “C’E’”), ha fatto esplodere il terrore per qualcosa di più spaventoso degli attentati: il CONTAGIO. Se un po’ tutti i gruppi o gruppuscoli islamisti, puri e duri appunto, si lasciano contagiare dalla pratica dell’attentato suicida presto non ci sarà più futuro. Per nessuno. Ma come stoppare il contagio? Prosciugando l’acqua del famoso stagno in cui naviga il guerrigliero (o il kamikaze), giusta la parabola di Mao. E come si prosciuga lo stagno? Interrompendo i finanziamenti. Ora nessuno osa non dico dire, nemmeno pensare che l’Arabia Saudita abbia finanziato, finanzi il terrorismo suicida di Osama e dei suoi folli epigoni. Ma è un fatto che l’Arabia Saudita abbia profuso, e profonda, aiuti ai paesi islamici (amici e no) affinché il denaro serva alla diffusione del Verbo, della Parola: al ’Quran: il Corano. Le ingenti somme distribuite a destra e a manca non è improbabile che siano state dirottate sul finanziamento degli attentati suicidi, Torri Gemelle in primo luogo.

Stando così le cose, perdurando il gelo con gli Stati Uniti e nel timore di esser pubblicamente accusati di connivenza col Grande Fratello assassino del terrorismo suicida, i Reali sauditi hanno deciso di affrontare il problema.
La notizia è questa: è in corso un dibattito serrato sull’argomento tra i Principi che contano. Purtroppo non c’è accordo anzi il dibattito pare sia durissimo.

I Possibilisti sostengono che interrompere gli aiuti finanziari sarebbe un errore: basterà selezionarli e accertarsi che non vengano “insanamente dirottati”. I Preoccupati sostengono che non è più tempo di machiavellismi. E’ impossibile seguire l’aiuto finanziario dalla fonte al destinatario principale e agli altri. Gheddafi fu a lungo accusato di terrorismo, poi si scoprì ch’egli distribuiva dollari a pioggia a chiunque proclamasse una guerra di liberazione ovviamente ispirata al Libro Verde di al Qaid, la Guida della Libia. Il Colonnello venne informato con dettagliata fermezza della fine che facevano i suoi petroldollari e il beduino dalle sette vite e dalle settecento uniformi, alla fine sospese gli aiuti a pioggia. (Oggi la Jamahirija libica non è più uno “stato canaglia”). Sicché, concludono i Preoccupati, basta avvitarsi su se stessi, occorre tagliare (gli aiuti) e subito.

Il dibattito in corso a Riad prosegue e ci auguriamo porti all’interruzione degli aiuti-religiosi. Riad tace, ma qualche crepa nel segreto più segreto s’è aperta. Naturalmente smentite secche e irritate seguono subito a domande indiscrete sull’argomento. Le smentite si comprendono, ma lasciano il tempo che trovano. La notizia è vera.
Incrociamo le dita: se vinceranno i Preoccupati, sarà possibile ipotizzare una schiarita. In caso contrario sarà tempesta. E ne soffriremo tutti.

(2 NOVEMBRE 2002, ORE 21:00