Berlusconi a valanga: «Presto la separazione delle carriere dei magistrati»
«Nel nostro programma di governo è prevista la separazione delle funzioni ma dopo tutto quel che sta accadendo non mi meraviglierei se in Parlamento la maggioranza decidesse di optare per una netta separazione delle carriere». Non poteva essere altro che Silvio Berlusconi, il presidente del consiglio italiano, a rilasciare questa «anticipazione», niente di meno che al ligio Bruno Vespa, nel suo prossimo libro.
In effetti l'esecutivo Berlusconi ha sempre avuto chiara in mente l'idea di modificare a proprio favore l'ordinamento giudiziario. Tant'è vero che sono gli stessi membri della maggioranza a incalzare il governo affinché porti avanti con più solerzia un disegno di legge unitario in materia. E il premier non ha nessuna intenzione di deluderli: «Entro il 2003 - assicura - la riforma organica dell'ordinamento giudiziario sarà legge dello Stato». E a Vespa ha rivelato quelle che saranno le linee cardine della riforma: «Dopo tutto quel che sta accadendo non mi meraviglierei se in Parlamento la maggioranza decidesse di optare per una netta separazione delle carriere».
Cosa intenda Berlusconi quando dice «dopo tutto quello che sta succedendo» non è molto chiaro. Forse allude alla richiesta di conformità, presentata dal Tribunale di Milano alla Suprema corte europea, della legge - dal suo governo emanata - che depenalizza il falso in bilancio. Probabilmente allude al "processo Previti" in corso di svolgimento a Milano. Lo spiega in maniera fin troppo chiara: «Non abbiamo votato leggi ad personam. Le nostre sono leggi generaliste promulgate nell'interesse di tutti - continua il premier - Esse nascono da comportamenti processuali dei magistrati che sono, questi sì ad personam, e per fini di lotta politica. Le nostre sono, quindi, leggi a favore di tutti i cittadini affinché a loro non accada ciò che è capitato ad alcuni».
Ma il cavaliere si contraddice da solo: «Questa maggioranza risponde in modo legittimo e con gli strumenti della democrazia all'uso illegittimo che certa magistratura fa del suo potere e del diritto». Non sono leggi ad personam ma leggi fatte per difendere delle precise persone dagli attacchi di una magistratura faziosa, quindi. Tanto faziosa. Molto di più di quello che si possa immaginare. «Esiste certamente - spiega il Presidente del consiglio - una ramificazione di amicizie e di complicità all'estero. Ho potuto verificarlo in molteplici occasioni. Basta leggere gli interventi di alcuni loro esponenti in alcuni loro convegni. C'è una internazionale giacobina dei giudici che si batte per vedere attribuiti compiti politici alla magistratura».




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