È ufficiale, la stupidità è contagiosa!
E sembra stia di casa al Corriere della Sera...
Corriere della Sera - Pensiamoci di Francesco Alberoni
Il cuneo dell'integralismo nell'Occidente tollerante
Nel suo La fenomenologia dello Spirito Hegel descrive
come nascono il Signore e il Servo. Gli uomini vogliono
essere liberi, non essere costretti a vivere secondo le
imposizioni di altri. Perciò si scontrano fra di loro in
una lotta mortale. Mortale alla lettera: perché vince
soltanto chi è pronto a morire per la libertà. Chi ha
paura e cerca di assicurarsi la sopravvivenza fisica si
ritira e lascia il campo all’altro che diventa il
Signore, e lui il Servo. Mi vengono in mente queste
parole mentre ci giungono sempre più frequenti le
notizie dei terroristi islamici pronti a morire senza la
minima esitazione. Ci fanno paura, ci fanno orrore, ma
la storia ci dice che anche i cristiani primitivi
facevano paura ai romani quando, pur di non rinnegare
Cristo, preferivano morire in croce, o sbranati dalle
belve del Colosseo. Anche loro erano rigidi, fanatici,
costituivano un’anomalia, una sfida al mondo
romano-ellenistico molle, tollerante, promiscuo. Un
mondo che essi denunciavano come immorale, corrotto,
depravato, il regno di Satana.
E avevano anche qualche ragione. Proviamo a rileggere il
Satyricon di Petronio o a riguardare il film di Fellini.
Ci mostrano una società con una caotica mescolanza di
popoli, costumi, credenze, il culto del corpo, del
piacere, dove erano sempre più diffuse la promiscuità,
l’omosessualità, la bisessualità, mentre scompariva la
famiglia, crollavano le nascite. Dove la gente, persa la
fede nella religione tradizionale, si rifugiava nei
culti misterici, orgiastici. Segni di disfacimento di un
impero che resisterà altri secoli solo perché aveva
l’esercito, con le sue legioni disciplinate, che
sapevano ancora combattere e morire, e costruire strade,
ponti, città. Ma che all’interno era malato, debole. E
nel vuoto si faceva strada una nuova religione che
adorava un Dio morto sulla croce, i cui seguaci avevano
una moralità ferrea, degna degli antichi romani. E che
facevano proseliti proprio per il loro rigore e il loro
straordinario coraggio.
Ma non è un po’ così oggi nell’Occidente multilingue,
multietnico, promiscuo, postmoderno, dove tanti
cristiani hanno perso la fede? Dove tutto è permesso e
tutti chiedono nuova permissività. Dove la gente evita
il lavoro manuale, faticoso, dove nessuno ha voglia di
battersi e morire per un ideale di moralità.
Ed ecco allora che un’antichissima religione, l’Islam,
riappare sotto forma di «integralismo islamico» con la
lapidazione, il taglio della mano. Copre le donne da
capo a piedi, proibisce l’alcool, l’adulterio, tutto ciò
che delizia il nostro edonismo. L’Islam penetra oggi in
Europa con i suoi emigranti che vi arrivano con sforzi
terribili e vi costituiscono comunità forti, solidali,
compatte. E non nascondono la loro intenzione di
convertirci, di islamizzarci. Il loro rigore puritano,
la loro denuncia della corruzione in alcuni genera
ammirazione, fa proseliti.
Però attenti: l’«integralismo islamico», a differenza
del Cristianesimo, non è una religione di pace, ma di
guerra. E ha scatenato la guerra contro tutto quanto è
occidentale, mandando all’assalto guerrieri senza pietà
che non temono la morte, che l’affrontano impavidi. E
che perciò, come scriveva Hegel, hanno un enorme
vantaggio su coloro che invece hanno paura di morire,
che vogliono salvare la propria vita, le proprie
abitudini, le proprie comodità. E magari anche la
propria pigrizia, la droga, e perfino il piacere di
sentirsi tanto comprensivi, aperti, buoni.




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