...mille Cirami.
Ieri, tra gli inutili strepiti di una opposizione ormai stanca perfino di se stessa, è stata approvata la legge Cirami.
E’ un segnale importante di rivolta contro l’abuso politico della giustizia, rivolta che non compromette in alcun modo le garanzie costituzionali eguali per tutti.
Dal momento della promulgazione, quella legge autorizza la difesa a chiedere di spostare in altra sede (sede precostituita, precisazione per i demagoghi) i processi sui quali grava l’ombra della parzialità. La legge specifica i termini in base ai quali la Corte di Cassazione deve valutare il legittimo sospetto di parzialità di un tribunale giudicante, ripristinando una garanzia con la quale la Repubblica e la Costituzione avevano tranquillamente convissuto fino al 1992 (ma guarda le coincidenze maliziose: proprio l’anno nel quale “quei magistrati” presero il potere).
Tutto bene quel che finisce bene, dunque.
E se di una garanzia si fa un uso improprio, come avvenne in molti processi insabbiasti del passato, pazienza.
E se si favorisce il presidente del Consiglio e un suo stretto collaboratore, pazienza.
Meglio un colpevole in libertà che un innocente in carcere: le norme più controverse esprimono questo sentimento e questa logica del diritto, a quanto sembra.
Ma la Cirami non è solo una risposta giusta al grido tirannicida di Francesco Saverio Borrelli, è anche la dimostrazione che le cose che importano, che non sono giudicate rinviabili da una maggioranza solida e guidata con un certo polso, si possono fare, “caschi il mondo”.
Lezione di metodo, quindi, che si vorrebbe vedere applicata dalla maggioranza eletta per governare.
E’ ovvio che il metodo Cirami non può essere un modello ossessivo di comportamento, e nessuno può negare che sia altrettanto necessario stabilire un dialogo istituzionale e politico serio tra governo e opposizione.
Ma il punto di partenza, se non si vuole dissipare un mandato politico sufficientemente chiaro, è la capacità di decidere e di essere tenaci fino al momento della verità.
Ci vorrebbe una Cirami per fare le Grandi Opere. Una Cirami per il Buono Scuola. Una Cirami per la Separazione delle Carriere. Una Cirami per la Riforma delle Pensioni.
Una Cirami.
Scherziamo un po’, naturalmente, ma fino ad un certo punto.
Bisogna essere saggi, comprarsi anche il tempo, costruire consenso.
Ma alla fine, per quanto la politica sia cambiata, nel suo cuore sta una sola vera arte o abilità che la giustifica, quella di decidere.
Liberamente da Il Foglio di mercoledì 6 novembre
saluti
ed ora....cambiamo discorso.




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