Appello di Helga Zepp-LaRouche,
presidente internazionale del Movimento Solidarietà
La guerra si evita col nuovo ordine finanziario
Mobilitare in tutta l'Europa iniziative volte ad impedire una guerra contro l'Iraq e avviare una politica di pace attraverso lo sviluppo.
L'errore più grave che si potrebbe commettere in Europa è rallentare la mobilitazione contro il pericolo di una guerra in Iraq, nel momento in cui negli USA la fazione dei falchi è ancora alle prese con degli ostacoli sulla sua strada. Certamente, il fatto che l'ONU abbia approvato all'unanimità la risoluzione anglo-americana sull'Iraq non è una buona cosa, perché si tratta di una decisione decisamente influenzata dal voto del 5 novembre negli USA, almeno da come il risultato elettorale è stato interpretato internazionalmente. Ma questo in ogni caso non vuol dire che la guerra sia inevitabile.
1. Anche se la nuova risoluzione contiene una serie di clausole che possono essere sfruttate per incastrare Saddam Hussein e fornire così il pretesto per la guerra, al tempo stesso però gli USA hanno assunto degli impegni presso l'ONU, cosa a cui hanno puntato non solo Russia e Francia, ma anche il resto della comunità mondiale. Ciò che infatti tutti temono maggiormente è un'iniziativa unilaterale da parte degli USA.
2. La tesi secondo cui vi sarebbero dei collegamenti tra Saddam Hussein e Al Qaida non è plausibile né è generalmente creduta. Si cercherà di farne un pretesto per la guerra se Saddam riesce ad evitare le altre trappole. Il capo del BND, il servizio di controspionaggio tedesco, August Hanning, ha detto che sebbene gli USA parlino di tali collegamenti, a lui non risulta che esistano prove concrete in tal senso. Il ministro della difesa russo Sergej Ivanov ha spiegato che i servizi del suo paese dispongono di informazioni dettagliate sulla partecipazione di molte nazioni nel terrorismo, ma a Mosca non risulta che l'Iraq abbia un posto di qualsiasi rilievo in quella lista.
3. La tesi di alcuni mezzi d'informazione europei secondo cui l'esito elettorale del 5 novembre avrebbe dato a Bush un "mandato per la guerra" è assurda. Il risultato del voto non è merito dei repubblicani, ma è colpa di quei democratici, della sfera di Lieberman e Gore, che hanno scimmiottato i repubblicani nel dichiararsi favorevoli alla guerra, e sono stati travolti dalla sconfitta. Il vero vincitore del voto di metà legislatura negli USA è Lyndon LaRouche, nel senso che la sua autorità e la sua credibilità riscuotono ora più vasti riconoscimenti.
4. Adesso che gli artificiali giochi elettorali sono finiti, si può finalmente tornare a preoccuparsi della realtà. Negli USA, i più moderati tra i repubblicani e i più qualificati tra i militari torneranno a prendere posizione contro la guerra. Nel partito democratico si prospetta un radicale cambiamento di leadership.
5. La crisi economica e la sua natura sistemica sono sempre di più i problemi centrali che determinano tutto il resto. La riduzione dei tassi d'interesse di cinquanta punti base, decisa solo poche ore dopo le elezioni, equivale ad una dichiarazione di fallimento e mostra come Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve, sia in preda al panico. Al netto del tasso d'inflazione, gli Stati Uniti, così come il Giappone, hanno ora un tasso d'interesse praticamente zero, se non negativo. Il tracollo finanziario sta accelerando rapidamente, comportando dissesti economici sempre più vasti negli USA. Forse il regalo di Natale quest'anno sarà il crollo finale del sistema finanziario!
Come nella crisi del 1932-1933, la guerra è la conseguenza della dinamica in cui si assommano depressione dell'economia reale e dissesto finanziario generale. Oggi come allora, questa dinamica promette totalitarismo e guerra. Sarebbe pertanto un errore fatale non affrontare in primo luogo il problema economico per evitare proprio queste conseguenze. Se vogliamo evitare una guerra davvero dobbiamo cambiare l'ordine del giorno della politica mondiale!
Il primo passo nella giusta direzione è stato compiuto dai capi di stato dei paesi dell'ASEAN, Cina, Giappone, Corea del Sud e India, in occasione del recente vertice di Phnom Penh. In tale sede è stata prospettata l'espansione della ferrovia Transiberiana, che da Pusan, nella Corea del Sud, attraverserebbe la Corea del Nord, la Cina e la Russia, per arrivare in Europa; un ponte di sviluppo eurasiatico, come strategia volta ad evitare la guerra. Cosa ancora più importante, i partecipanti hanno anche discusso la necessità di una più stretta cooperazione economica tra l'Asia e l'Europa, per superare la crisi economica mondiale.
Occorre fare tutto il possibile per evitare una guerra contro l'Iraq, perché tale guerra comporta il pericolo immediato di una guerra contro tutto l'Islam, uno "scontro di civiltà" vero e proprio, e inoltre il rischio di disintegrazione di 150 stati multietnici oggi presenti al mondo, e quindi il crollo della civiltà mondiale, come ha giustamente sottolineato l'ex primo ministro russo Primakov. Ma il pericolo di guerra non deve distrarre la nostra attenzione dalla necessità di superare la crisi economica come unica possibilità di rimuovere la ragione reale di nuovi e sempre più gravi conflitti.
Per questo occorre che al centro della discussione politica, in ogni paese, sia posta la necessità di ricostruire il sistema finanziario in una nuova conferenza di Bretton Woods e la partecipazione attiva di ogni economia nazionale nella costruzione di grandi infrastrutture che vengano a costituire un ponte di sviluppo eurasiatico.
(Questi due temi programmatici sono ampiamente presentati nel sito http://www.movisol.org).
Invitiamo a partecipare alla più ampia diffusione possibile di questo appello,
inviandolo ai politici, alle associazioni,
ai mezzi d'informazione, agli amici e conoscenti.
Per prendere contatti diretti con il Movimento Solidarietà
02 2613058 - 02 2610752 - 02 26110612
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Movimento internazionale
per i diritti civili - Solidarietà
http://www.movisol.org
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