L’abate Giustino Farnedi racconta il blitz degli slavi nell’Abbazia
di Elisabetta Colombo
IL FATTO
Domenica sera alle 19,30 tre slavi si sono introdotti nel Monastero di Pontida. Sorpresi, hanno aggredito a pugni due monaci; poi sono riusciti a fuggire a bordo di un'auto di grossa cilindrata.
La paura è rimasta, ma al Monastero di Pontida l’Abate Giustino Farnedi racconta con dovizia di particolari quello che è successo nella serata di domenica, quando tre malviventi, quasi certamente slavi, si sono introdotti nel monastero e, sorpresi, hanno preso a pugni un paio di monaci prima di fuggire.
«Già nel pomeriggio di sabato si erano visti circolare in paese tre individui alquanto sospetti: il più grande sui trent’anni, gli altri più giovani. Del resto Pontida è un centro di transito e di gente, balordi inclusi, ne passa parecchia» dice l’Abate che, al momento dell’aggressione non era all’interno del monastero, ma è rientrato in serata trovando i monaci ancora spaventati per l’accaduto.
Sembra che sabato i tre siano entrati nel giardino di una villa scavalcando un cancello e siano stati messi in fuga dalla padrona di casa. Hanno gironzolato per il paese, curiosando, con un’auto scura di grossa cilindrata. «La nostra comunità è composta da 18 monaci - spiega l’Abate - ma spesso abbiamo ospiti che riceviamo nel nostro centro di accoglienza sorto in occasione del Giubileo. Spesso ci sono comitive in ritiro, vengono qui a pregare, e a volte dormono anche nel monastero».
Sabato c’erano una quarantina di persone, provenienti da un paese della Bergamasca, che verso le 19,30 stavano cenando in uno dei refettori dal quale si accede dall’angolo della piazza. Il gruppo non pernottava nel monastero e quindi nessuno aveva depositato nei dormitori i propri effetti personali, le borse, i telefonini. Probabilmente i ladri sono stati “attratti” dalla presenza numerosa, pensando di poter fare un buon bottino.
«Si sono introdotti nel cortile dell’ala del monastero dove c’era il gruppo che cenava - racconta l’Abate - e sono riusciti a salire al piano superiore dove c’è un altro refettorio, ne quale stavano cenando i monaci della comunità. Il resto del monastero non è facilmente accessibile: ci sono porte chiuse a chiave e diversi cancelli ma evidentemente i malviventi sono riusciti a intrufolarsi da un passaggio dietro al Museo. Di certo cercavano le stanze, probabilmente quelle degli ospiti».
Alle 19.45 i tre entrano nel cosiddetto corridoio nobile, quello che è stato percorso anche da diverse autorità, ministri inclusi, sul quale si affaccia anche l’appartamento dell’Abate. «Lo sapevano? O si è trattato solo di un caso?» si chiede l’Abate che prosegue nel racconto: «alle 19.45 una campana suona per chiamarci alla Compieta, la nostra preghiera serale che precede, il sabato, la Messa Prefestiva delle 20».
E alle 19.45, puntuale, la campana ha suonato, spaventando i ladri che forse hanno pensato ad un allarme. Hanno aperto una porta e si sono trovati davanti un giovane monaco che ha chiesto loro dove stessero andando. La risposta è stata un pugno.
A quel punto i tre hanno cercato la fuga scendendo dallo scalone principale dove si sono imbattuti in un altro monaco, don Tarcisio Pulici, 62 anni che ha rivolto loro la stessa ovvia domanda.
«Don Tarcisio ha potuto vedere bene in faccia i tre malviventi - aggiunge l’Abate - e dalla sua testimonianza si deduce che non erano di colore ma di certo non erano italiani e sembravano slavi. Supposizione confermata dal fatto che uno di loro ha risposto: “Noi persi” con un accento che non lasciva adito a dubbi.».
A quel punto però il più vecchio dei tre ha sferrato un pugno su uno zigomo al monaco che cadendo si è anche fatto male ad un fianco. Don Tarcisio ha dovuto farsi medicare al Pronto Soccorso, ha un occhio pesto e il volto tumefatto e gli è stato raccomandato un assoluto riposo, «ma, soprattutto ha molta paura» conclude l’Abate.
I ladri hanno poi imboccato il corridoio della foresteria, ignari che si trattasse di un corridoio cieco. In fondo solo una finestra che i tre hanno aperto lanciandosi: 4 metri di volo. «Li hanno visti poi salire sull’auto, uno di loro zoppicava e urlava» dice l’Abate.
I tre non hanno rubato nulla, ma hanno seminato la paura tra i monaci e tra la comunità di Pontida.
«Non è la prima volta che qualcuno si intrufola nel nostro monastero - dice l’Abate. Di volta in volta rafforziamo i sistemi di protezione, mettiamo nuovi cancelli, chiavistelli e cancellate, ma non possiamo “isolarci”. Ogni tanto qualche zingarello entra in Chiesa e ruba le offerte, una volta è sparito un quadro della Via Crucis. Ci dobbiamo tutelare ma non è facile. Nel monastero accogliamo i poveri, molti bussano alla porta, ma ora anche il nostro portinaio ha paura: come si può distinguere chi ha davvero bisogno da chi ha cattive intenzioni.
Noi aiutiamo i nostri poveri, raccogliamo vestiti, diamo una mano anche agli immigrati in regola, che lavorano e sono inseriti nella comunità. Ma questa aggressione ci spaventa, è troppo».




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