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    Predefinito Libro antisionista di un...ebreo!!!

    Il libro di Israel Shamir, Carri armati e ulivi della Palestina. Il fragore del silenzio (CRT, Pistoia, 2002, Euro 15).


    http://www.arabcomint.com/israel%20shamir.htm
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    In un bellissimo giorno di primavera, quando i cieli della Terra Santa sono di un tenero azzurro e i prati sono verde brillante, i pullman con aria condizionata trasportano turisti dalla Citta' della Pianura alla Citta' delle Montagne. A poca distanza da meta' tragitto, proprio dietro la ricostruita Bab el-Wad, il Cancello della Valle, il pullman incrocia gli scheletri dipinti di rosso di alcuni veicoli blindati. Questo e' il luogo in cui la guida turistica fa il discorso di routine: "Questi veicoli sono in memoria dell'eroica battaglia degli ebrei contro la chiusura di Gerusalemme imposta dall'aggressione di nove stati arabi". Il numero di stati arabi varia a seconda dell'umore della guida e da come voglia impressionare il suo pubblico.


    La battaglia per un varco verso Gerusalemme e' uno dei punti cruciali della guerra civile del 1948 in Palestina, e si concluse con la conquista da parte dei sionisti della prospera West End di Gerusalemme, con le sue ville di pietra bianca appartenenti ad aristocratici palestinesi, e a mercanti tedeschi, greci ed armeni. Nel corso di quella battaglia, i sionisti annetterono anche i dintorni, espellendo i non ebrei con una massiccia ondata di pulizia etnica. Per poter fare cio', rasero al suolo tutti i villaggi palestinesi lungo la strada per Gerusalemme.

    I carriarmati arrugginiti non sono lo scenario adeguato per la narrazione israeliana standard, e di certo non sono qualificati per la produzione di un film realistico. E' una scena artefatta che manca del piglio di autenticita' che i registi cinematografici richiedono. La storia della chiusura e dell'aggressione e' un testo teatrale, non cinematografico. E' la performance di chiusura per i turisti che vengono indottrinati in un viaggio non stop dal Muro del Pianto al Museo dell'Olocausto.

    La guerra, su questa strada, era finita nell'aprile del 1948, settimane prima della nascita dello stato d'Israele, molto prima che le sfortunate unita' arabe entrassero in Palestina per salvare cio' che restava della popolazione nativa. Come osservo' T.S.Elliot, Aprile e' il mese piu' crudele. E cosi' fu quel fatale aprile in cui i palestinesi furono costretti ad iniziare un viaggio di 50 anni d'esilio. La sua apoteosi fu raggiunta presso l'ingresso di Gerusalemme, in cui i giardini Sacharov conducono ad un cimitero, ad un manicomio e a Deir Yassin.

    La morte ha molti nomi. I cecoslovacchi la chiamano Lidice, i francesi Oradur, i vietnamiti My Lai. Per i palestinesi, essa E' Deir Yassin. La notte del nove di aprile 1948, i gruppi terroristici ebraici Etzel e Lehi attaccarono il pacifico villaggio e ne massacrarono gli abitanti, uomini, donne e bambini. Non voglio ripetere il triste racconto di orecchi tagliati, ventri squarciati, donne violentate, uomini bruciati, corpi cementati nella pietra o la parata in trionfo dei massacratori. I massacri sono tutti uguali, da Babi Yar a Chain Gang a Deir Yassin.

    Invece, Deir Yassin e' speciale per tre motivi. Uno, e' documentato e testimoniato. Affiliati ebraici dell'Hagana e della Palmach, scouts ebrei, rappresentanti della Croce Rossa e la polizia britannica di Gerusalemme rilasciarono tutti testimonianze complete dell'evento. Esso era uno dei tanti massacri di palestinesi perpetrati dagli ebrei durante la guerra del 1948, ma nessuno ha ricevuto tanta attenzione. Cio' e' dovuto, probabilmente, al fatto che Gerusalemme, sede del Mandato britannico in Palestina, era praticamente dietro l'angolo.

    Secondo, Deir Yassin, al di la' del suo tragico destino individuale, ebbe conseguenze catastrofiche. L'orrore per il massacro facilito' l'espulsione in massa dei palestinesi dai villaggi circostanti e diede agli ebrei il pieno controllo dell'entrata occidentale di Gerusalemme. L'esodo era l'unica scelta razionale possibile per la popolazione civile. Mentre scrivo' cio', mi arrivano dalla TV le immagini dei contadini macedoni che scappano dal teatro delle operazioni belliche. La famiglia di mia madre fuggi' da una Minsk in fiamme il 22 giugno del 1941 e sopravvisse, mentre quella di mio padre rimase e peri'. Dopo la guerra, i miei genitori poterono tornare come qualsiasi altro profugo di guerra. I palestinesi, invece, non sono piu' potuti tornare, fino ad oggi.

    Terzo, le carriere dei massacratori. I comandanti delle bande Etzel e Lehi, Menahem Begin e Yitzhak Shamir, in seguito divennero capi del governo israeliano. Nessuno dei due espresse mai il minimo rimorso, e Menahem Begin visse fino all'ultimo in una casa con veduta panoramica su Deir Yassin. Nessun giudice di Norimberga, nessuna vendetta, nessuna penitenza, solo un tappeto di rose fino al Premio Nobel per la Pace. Menahem Begin era fiero dell'operazione, e, in una lettera ai killers, si congratulo' con essi per aver adempiuto ad un dovere nazionale: "Siete i creatori della storia di Israele", scrisse. Anche Yitzhak Shamir fu ringraziato per aver contribuito a realizzare il suo sogno: espellere i nochrim (i non-ebrei) dallo stato ebraico.

    Il comandante in campo dell'operazione, Judah Lapidot, ebbe anch'egli una brillante carriera. Il suo superiore, Menahem Begin, lo incarico' di condurre la campagna per convincere gli ebrei russi ad immigrare in Israele. Lui si appello' alla compassione e alla riunione familiare; orchestro' manifestazioni a New York e Londra, con il memorabile slogan: "Lasciate partire il mio popolo". Se avete sostenuto il diritto degli ebrei russi ad immigrare in Israele, probabilmente vi siete imbattuti in quest'uomo. A quel tempo, le mani insanguinate di Deir Yassin erano state presumibilmente ripulite. Per l'indottrinamento politico degli immigranti russi, aveva persino pubblicato una "versione" in russo del best-seller di Lapierre e Collins, "Oh Jerusalem", espurgato della storia di Deir Yassin.

    Ma c'e' un'altra ragione che rende questo avvenimento storicamente significativo. Deir Yassin dimostro' il vero scopo delle tattiche sioniste. Dopo che l'eccidio di massa divenne noto, la leadership ebraica diede la colpa ... agli arabi. Davide Ben Gurion, primo ministro d'Israele, annuncio' che l'eccidio era stato perpetrato da bande violente di arabi. Quando questa versione crollo' miseramente, i leaders ebraici cominciarono le procedure per arginare il pericolo. Furono inviate delle scuse all'emiro Abdallah, Ben Gurion ed il suo governo presero pubblicamente le distanze dall'orribile massacro, affermando che esso diffamava il nome di tutti gli ebrei onesti e che era il lavoro compiuto da qualche terrorista dissidente. Le sue tecniche di pubbliche relazioni rimangono una pietra miliare, fonte di orgoglio per tutti i buoni "liberali "pro-sionisti" all'estero.

    "Che storia orribile, spaventosa", mi disse un ebreo umanista quando lo accompagnai a visitare i resti di Deir Yassin, poi aggiunse: "Ma Ben Gurion condanno' i terroristi, che furono puniti esemplarmente". "Si", risposi io, "furono puniti severamente e promossi alle piu' alte cariche governative".

    Tre giorni dopo il massacro, le bande terroristiche furono incorporate nell'esercito israeliano, i comandanti ricoprirono alte posizioni e fu indetta un'amnistia generale per i loro crimini. La stessa trafila, un iniziale diniego, seguito da scuse, ed un atto finale di clemenza e promozione, fu seguita per la prima atrocita' storicamente verificabile commessa dal primo ministro Sharon. Essa avvenne nel villaggio palestinese di Qibya, dove l'unita' comandata da Sharon fece saltare in aria con la dinamite le case di Qibya con i suoi abitanti, massacrando oltre 60 tra uomini, donne e bambini. Dopo che il massacro divenne di pubblico dominio, il primo ministro Ben Gurion, dapprima accuso' le violenti bande arabe, poi gli ebrei di origine araba. Per Sharon, invece, vi fu il consueto tappeto di rose fino alla carica di primo ministro. Sembra che per diventare primo ministro, in Israele, sia estremamente utile avere almeno un massacro alle spalle.

    Anche il massacro di Kafr Kassem, in cui i soldati israeliani fecero allineare i contadini del villaggio e li abbatterono con un colpo alla nuca, fu trattato allo stesso modo. Quando l'iniziale diniego collasso', ed un giudice comunista scopri' gli orridi particolari del massacro, gli assassini furono giudicati da una corte marziale e condannati a pene severe. Prima della fine di quello stesso anno, erano gia' fuori, ed il comandante del gruppo fu promosso a capo delle Israel Bonds. Se avete mai acquistato le Bonds israeliane, probabilmente lo avrete incontrato. Sono certo che si sara' lavato le mani dal sangue di Kafr Kassem, quando avra' stretto la vostra.

    Ora, dopo 50 anni, l'establishment ebraico ha deciso, ancora una volta, di fare del "revisionismo" su Deir Yassin. La Zionist Organization of America e' pioniera nell'arte di negare la storia ed ha pubblicato, a spese dei contribuenti americani, un libercolo chiamato: Deir Yassin, Storia di una menzogna. I revisionisti della ZOA hanno utilizzato tutti i metodi dei loro avversari, "i revisionisti dell'Olocausto": hanno trascurato i racconti dei testimoni oculari e dei sopravvissuti, della Croce Rossa, della polizia britannica, degli scouts e di altri testimoni ebrei che erano presenti sulla scena del massacro. Hanno trascurato persino le scuse di Ben Gurion, dal momento che, dopo tutto, i comandanti di quelle bande divennero, l'uno dopo l'altro, primo ministro dello stato ebraico. Per la ZOA, aveva validita' solo la testimonianza dei massacratori. Questo, ovviamente, se i massacratori sono ebrei.

    Eppure, ci sono ancora dei giusti, ed e' probabilmente a causa loro che l'Onnipotente non ci ha ancora sterminati dalla faccia della terra. C'e' un'organizzazione chiamata Deir Yassin Remembered, che lotta contro tutti i tentativi di distorcere la storia. Pubblica libri, organizza incontri, e lavora ad un progetto per costruire un memoriale sulla scena del massacro, cosicche' le vittime innocenti possano avere l'ultimo conforto, e il loro nome ed il loro ricordo siano preservati per sempre (Isaia 56). Bisogna fare tutto cio', finche' i figli sopravvissuti di Deir Yassin e dei villaggi circostanti non ritornino, dai campi profughi, alla terra dei loro padri.


    http://www.arabcomint.com/aprileeil%20mese.htm
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    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Mentre entrava in vigore il cessate-il-fuoco mediato dalla CIA, ricevetti un'angosciata telefonata dal villaggio di "Aboud, situato sulle pendici occidentali delle colline di Samaria. Il villaggio era stato razziato dall'esercito, e due uomini colpiti. Oggi vi sono andato, per vedere il villaggio e controllare l'armistizio.

    Aboud e' circondato dagli insediamenti ebraici da tutti i lati. Una nuova strada ebraica conduce al villaggio. Questa strada ha una diramazione per Aboud a circa tre miglia di distanza dal paese ed è proprio li' che la strada è stata bloccata da enormi cumuli di terra. Abbiamo provato a passare dal lato opposto, ma con il medesimo risultato. Infine abbiamo trovato uno stretto sentiero tracciato dai contadini questa mattina, e siamo riusciti ad entrare nel villaggio.

    Aboud e' uno dei piu' graziosi villaggi palestinesi, mi ricorda fortemente la Toscana. Le sue case in pietra levigata dal tempo si abbarbicano su dolci colline. Le vigne si spingono in alto fin sui balconi e rigogliose piante di fico donano l’ombra alle stradine. La prosperita' di questo ben tenuto villaggio puo' essere compresa guardando alla vastita' delle sue abitazioni e nelle strade accuratamente pulite. I vecchi del villaggio siedono su panche di pietra in un piccolo ed ombroso recinto circondato da muretti, come gli anziani di Itaca riuniti dal giovane Telemaco. Questa e' la biblica "porta della citta'", o "diwan". I fanciulli portano loro caffe' e frutta fresca. Gli abitanti di Aboud non sono profughi di Gaza e Dehishe; qui, in un attimo che supera le barriere del tempo, si puo' percepire la Terra Santa, come dovrebbe e potrebbe essere.

    La trimillenaria Abud aveva ricevuto la fede in Cristo da Cristo stesso, dice la tradizione locale, e c'e' una chiesa che lo dimostra, una delle piu' antiche della terra, costruita nell'era di Costantino, attorno al Quarto secolo, o forse anche prima, come asseriscono alcuni archeologi. La chiesa e' un piccolo gioiello, ben restaurata e ben tenuta. I capitelli bizantini delle sue colonne portano le immagini di croci e rametti di palma. Recentemente vi e' stata scoperta un'antica incisione in aramaico incastonata nella parete sud della chiesa.

    Aboud ha piu' di una chiesa: vi e' quella Cattolica, quella Greco-ortodossa, quella della Comunita' di Dio, costruita da americani. Vi e' anche una nuova moschea, poiche' cristiani e musulmani di Terra Santa hanno sempre convissuto in armonia. Il 17 dicembre tutti gli abitanti di Abud, cristiani e musulmani, festeggiano la patrona del villaggio, Santa Barbara. Nei primi anni del cristianesimo, Barbara era una ragazza del villaggio innamoratasi di un giovane cristiano e per questo battezzatasi. Barbara fu martirizzata durante le persecuzioni dell'epoca di Diocleziano. Le rovine dell'antichissima chiesa bizantina di Santa Barbara possono essere viste, in cima ad una collina, a diverse miglia di distanza dal villaggio. Ai piedi della collina, presso la sua tomba, i contadini di fede cristiana accendono ceri votivi e chiedono grazie.

    Da qui si puo' chiaramente comprendere la follia della narrativa sionista dominante che considerava la Palestina una "terra senza popolo", abitata forse solo da piccoli nuclei di nomadi arrivati al seguito della conquista araba. Gli archeologi hanno dimostrato che il villaggio vive, senza essere mai stato distrutto ne' abbandonato, da tempo infinito. Ed i nostri occhi gli danno ragione: olivi millenari coprono le colline, confermando le radici antichissime di Abud e fornendole olio d'oliva in abbondanza, l'alimento e fonte di reddito principale.

    Appena fuori del villaggio vi sono due giganteschi bulldozers americani di marca Caterpillar che, lentamente, ingoiano questi olivi. Sono enormi, completamente coperti di lastre di metallo, inespugnabili come fortezze mobili. Si muovono minacciosi nel territorio come i mostri meccanici dell'Impero del Male che attaccano Ewocks, in Guerre Stellari.

    I contadini restano immobili sui cumuli di terra che bloccano l'entrata al villaggio e guardano le macchine distruggere la loro esistenza. Non possono avvicinarsi ad esse, cosi' come non possono allontanarsi dal loro villaggio, la loro prigione. Sulla collina che sovrasta l'ingresso del villaggio vi e' una tenda e alcuni soldati armati di mitragliatrici per fare in modo che la gente non esca dal villaggio. La scorsa notta, vigilia dello Shabbath, hanno aperto il fuoco su alcuni abitanti del villaggio, ferendone due. Gli altri sono ritornati in casa per difendersi dal fuoco. Poi l'esercito e' entrato nel villaggio, nelle jeep militari, salutato dalle pietre lanciate dai ragazzini. I coloni ed i soldati israeliani hanno versato fiumi di pallottole contro finestre e tetti prima di allontanarsi, sentendosi fieri di aver adempiuto al loro dovere sabbatico.

    A me e' stato permesso attraversare la linea immaginaria, che esiste solo per i palestinesi. In una jeep modello American Hammer c'era un ufficiale israeliano che osservava la devastazione. "Perche' lo fate?", ho chiesto. "Non sapete che c'e' un armistizio?" . "Dillo ad Arik (Sharon)", ha risposto lui, "noi eseguiamo solo gli ordini". Ma ne' lui, ne' gli altri soldati ne' i guidatori dei bulldozers sentivano l'avvilimento di dover eseguire quegli ordini. Questi olivi millenari non significano nulla, per loro, come il villaggio, la chiesa vecchia di duemila anni e la gente che vi abita. Nulla. Solo oggetti da demolire e distruggere.

    La Palestina non e' mai stata la terra deserta che la propaganda sionista credeva di aver trovato. Lo diventera' presto, se non fermiamo queste macchine di morte.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    GIUSEPPE RIVISITATO

    di ISRAEL SHAMIR*



    Non e' facile visitare Giuseppe, di questi tempi. Blocchi stradali imposti dai militari israeliani hanno circondato la sua citta' di Nablus, tronchi e massi di terra bloccano le gia' piccole entrate ed uscite. Normalmente, i cittadini di Nablus entravano ed uscivano per lavoro e spese, ora lo fanno a loro rischio e pericolo, poiche' i soldati sparano senza avvertimento. Eppure, qualcuno, a piedi, puo' ancora avventurarsi nella vecchia capitale della Samaria.

    La citta' riposa come un sacchetto di mirra tra i due seni gemelli del Monte Ebal e del Monte Gerizim. Nablus e' la Neapolis degli antichi, fondata da Tito Flavio all'apogeo dell'impero romano. La tradizioni romane non sono morte in questa San Francisco palestinese, con i suoi generosi bagni turchi. Essa e' anche famosa per il suo fragrante sapone all'olio d'oliva, per la speziata zuppa di kubbeh e per lo spirito indomito dei suoi abitanti. Questi combatterono un'aspra guerriglia contro Napoleone, si ribellarono agli invasori egiziani ed ora tengono alla larga i coloni ebrei.

    Durante l'ultima rivolta, Nablus si e' meritata il nome di Jabal en-nar, la montagna del fuoco. Gli israeliani raramente osano entrare nelle strette stradine della citta' vecchia. Oggi, questa insolente, antica citta' e' la casa di Marwan Barghuti, uno dei leaders dell'intifada.

    Venni qui per visitare uno dei reliquiari piu' affascinanti della Terra Santa, la Tomba di Giuseppe, l'eroe di tante storie della Bibbia e del Corano, un ragazzo del luogo che creebbe in Egitto e fu, in seguito sepolto nella sua terra ancestrale. I locali hanno sempre venerato il reliquiario di Giuseppe, come le tante altre tombe che adornano le colline e gli angoli di strada della Palestina. Le tombe hanno radici profonde nell'animo dei palestinesi; esse sono sopravvissute a tutte le riforme religiose ed ancora sono in grado di portare l'uomo verso Dio.

    Bisogna prendere i loro nomi con un granello di sale, poiche' cambiano con il passare del tempo. Ci sono dozzine di tombe di Sheikh Ali, e persino Yehoshua bin Nun ne ha alcune. Altre tombe hanno svariati nomi, come ad esempio la caverna del Monte degli Olivi, chiamata Pelagia dai cristiani, Rabia al-Adawiya dai musulmani e Hulda dagli ebrei. Mentre gli scolari ortodossi musulmani, cristiani ed ebrei hanno da obiettare riguardo alla venerazione delle tombe, il popolo e' sempre venuto qui a chiedere favori, di gloria e buon raccolto gli uomini, di bambini ed amore le donne.

    La Tomba di Giuseppe non fa eccezione. E' una semplice costruzione a cupola, restaurata di recente, e sta di fianco all'antico terrapieno di Shechem. Ogni tanto, si vedono le contadine palestinesi con vestiti neri riccamente ricamati che visitano la tomba del casto amante, i cui lunghi sguardi demolirono le resistenze del cuore di Zuleika.

    Qualche mese fa, la Tomba di Giuseppe era su tutti i giornali e le televisioni. Il popolo di Nablus aveva dato battaglia a soldati israeliani superarmati sui resti del suo antenato Giuseppe, come gli achei combatterono i troiani per le spoglie di Patroclo. Due palestinesi morirono li', insieme ad un mercenario israeliano ed altri soldati restarono feriti.

    Le immagini della battaglia furono trasmesse in tutto il globo insieme ai lampi delle armi automatiche, alle ambulanze in corsa verso gli ospedali, le pietre ed i corpi. La realta' virtuale della TV accompagnata dalle voci degli esperti presentarono la battaglia come l'ultima prova dell'odio palestinese verso i luoghi santi ebraici.

    La storia della distruzione della Tomba rimase nei notiziari per lungo tempo. Perfino un importante teologo musulmano scrisse, dalla Russia, una lettera aperta ai palestinesi, in cui condannava il sacrilegio. I maggiori giornali internazionali pubblicarono aspri editoriali sul caso. Anche un Marziano in visita sulla terra avrebbe imparato che il desiderio principale dei palestinesi era quello di vandalizzare gli antichi monumenti ebraici. Per coloro i quali non avessero avuto l'opportunita' di leggere la storia le 108 volte precedenti, il NYT l'ha ripubblicata la scorsa settimana.

    Questo e' troppo, per me. Il fortunato giornale ebraico-americano ha sempre provocato sospetti, nella mia mente. Ricordo i loro articoli su imminenti pogroms di ebrei a Mosca nel 1990, che non sono mai avvenuti, ma che hanno fatto trasferire un milione di ebrei russi in Israele. Ricordo i loro articoli sul massacro di Timisoara in Romania, che poi si scopri' essere una bufala, ma che, nel frattempo, porto' all'esecuzione sommaria di Ceausescu e di sua moglie. Ricordo bene come il NYT si scaglio' contro la nobile assistenza cubana verso la Namibia, che spezzava la vergogna dell'apartheid sudafricano. Conoscendo i palestinesi, ho difficolta' a credere che quel popolo che venera quella tomba da innumerevoli generazioni, possa averla distrutta.

    Cio' che in realta' ho trovato presso la Tomba di Giuseppe e' stata un replay della vecchia barzelletta ebraica: "E' vero che Cohen ha vinto un miliardo alla lotteria di stato? Si, e' vero, ma erano solo dieci dollari, al poker, ed in realta' li ha persi". Invece delle rovine che mi sarei aspettato di trovare, la tomba risplendeva nella sua bellezza originaria. Non vi erano tracce di guerra, intorno. La municipalita' di Nablus ha chiamato i migliori restauratori, perfino dall' Italia, per riportare la tomba al suo stato originario. E' stato rimosso il filo spinato, le postazioni dell'artiglieria, i veicoli blindati, le cianfrusaglie dell'esercito, i checkpoints. Una base militare israeliana e' stata demolita e sostituita dalla risorta santa tomba. Fu una gioia rivisitare Giuseppe, poiche' la mia ultima visita, un mese prima che scoppiasse l'intifada, fu sconvolgente.

    Allora, visitai Nablus in compagnia di due turisti, un cristiano ed un ebreo. Visitammo la sinagoga samaritana, bevemmo acqua dalla fonte di Giacobbe nella chiesa, ammirammo la Moschea Verde e poi decidemmo di portare i nostri ossequi a Giuseppe, il Bello. Un vecchio poliziotto palestinese ci permise di avvicinarci alla tomba, ma ci avviso' che non ci sarebbe stato permesso di entrare. Aveva ragione. Dei ragazzotti russi con la divisa israeliana si precipitarono fuori e ci dissero che bisognava andare al quartier generale dell'esercito fuori citta', ottenere un permesso dopo un interrogatorio e ritornare al sito con un bus blindato. Ovviamente rinunciammo e ci avviammo verso siti piu' accessibili.

    Per generazioni, la Tomba di Giuseppe e' stata amata e curata con gioia dalla gente di Nablus, ma essa fu estorta da Israele nel 1975. Gli infami accordi di Oslo la lasciarono come un'enclave armata israeliana nel cuore della citta' palestinese. Essa divenne una Yeshiva di una setta Cabbalistica guidata dal rabbino Isaac Ginzburg. Questo nome dovrebbe far suonare una campana d'allarme. Si, quel Ginzburg che, in un'intervista al "Jewish Week" sostenne infelicemente che un ebreo ha diritto anche a spezzare il fegato di un Gentile, se questo puo' servirgli a salvarsi la vita, poiche' la vita di un ebreo e' incomparabilmente piu' preziosa di quella di un Gentile. L'intervistatore gli chiese di ammorbidire il messaggio, ma Ginzburg rimase inflessibile. Molti giornali israeliani hanno ripubblicato la famosa intervista, per cui il nome di Ginzburg e' ben noto.

    Un anno prima, i discepoli di Ginzburg fecero una sortita in un villaggio palestinese dei dintorni, ed un membro della setta uccise una ragazzina di 13 anni. Fu arrestato e portato in giudizio. Ginzburg fu chiamato come testimone dalla difesa, e, sotto giuramento, affermo' che un ebreo non dovrebbe essere portato in giudizio per l'assassinio di un Gentile, poiche' il comandamento: "Non ucciderai" si riferisce solo agli ebrei. Uccidere un Gentile e', al massimo, una cattiva azione poiche' "nessuno puo' paragonare il sangue di un ebreo con quello di un Gentile". Nella sua "Storia culturale degli ebrei", Zvi Howard Adelman di Gerusalemme (disponibile al sito web del Department for Jewish Zionist Education), cita Ginzburg ed alcuni suoi colleghi. Uno dei suoi seguaci Cabbalisti, Rabbino Israel Ariel, scrisse nel 1982, al tempo del massacro di Sabra e Shatila, che "Beirut e' parte della terra d'Israele ... i nostri leaders dovrebbero entrare in Libano senza esitazioni, ed ucciderli tutti. Non dovrebbe esserne lasciata memoria".

    Ora, ogni fede ha le sue frange estremistiche e fanatiche. Certo, la maggioranza degli ebrei, anche di quelli religiosi, non sottoscrive tali farneticazioni e magari prova repulsione di fronte a tali sentimenti cannibalisti. Ma tale repulsione non ferma l'esercito israeliano dal fare la guardia alla Yeshiva di Ginzburg, non frena il governo israeliano dal sovvenzionarla o dal forzare i palestinesi ad accettare questa enclave di odio nel cuore di Nablus, o dall'intraprendere una mini-guerra per promuovere lo zelo di Ginzburg. Questa repulsione non mette fine al cieco sostegno degli ebrei americani alla politica di Israele. Questa repulsione non mi impedisce di pagare le tasse al governo israeliano, anche se so che parte di esse andranno a sostenere la setta di Ginzburg.

    Questa repulsione non ferma il New York Times ed i suoi affiliati media americani dal propagare la sanguinosa bugia dei "palestinesi che vandalizzano i luoghi santi ebraici". Ginzburg, invece, ha il diritto di professare le sue odiose credenze. Viviamo in un'era in cui la tolleranza puo' estendersi verso qualsiasi cosa tranne che verso una preghiera cristiana a scuola. Chiunque e' libero di essere satanista o cabbalista. Ma perche' questa gente deve essere armata con elicotteri da guerra Apache a spese dei contribuenti americani? Ginzburg e la sua setta hanno un'influenza che va ben oltre l'esiguita' degli affiliati. Essi sono pericolosi tanto per i Gentili che per gli "ebrei ribelli", come l'ex primo ministro Rabin.

    In quella che potrebbe essere stata una piccola prova per l'imminente confronto sulle tombe di Gerusalemme, 20 giovani palestinesi hanno pagato con la vita il loro diritto alla venerazione dei reliquiari palestinesi. Ora, come prima del 1975, gli abitanti del luogo ed i turisti, musulmani, samaritani, ebrei, cristiani e laici possono visitare il sito liberamente, se riescono a scansare i cecchini israeliani. Possono portare un fiore sulla pietra tombale dell'eroe preferito della Bibbia, il profeta descritto nel Corano, l'amante dei poemi di Ferdousi e dei versi di Saadi, il cercatore della verita' della rivelazione sufi di Jami. Giuseppe e' ritornato dal popolo che l'ha sempre venerato. Siete liberi di visitarlo, ma, per favore, lasciate i vostri carriarmati fuori.

    I palestinesi hanno combattuto la base militare, non il luogo santo. I luoghi santi di Gerusalemme, Betlemme, Hebron, sono salvi nelle mani dei palestinesi, come lo sono stati per innumerevoli generazioni. Senza la venerazione della gente che vi ha abitato, nessuno di essi sarebbe sopravvissuto. Per favore, ricordatevene, quando verra' il momento di Gerusalemme.

    Quest'ultima saga degli eventi riguardo la Tomba di Giuseppe e' solo un'altra prova dell'inaffidabilita' della macchina dei media americani.

    La grande nazione, la formidabile superpotenza ottiene le sue informazioni e naviga nel mare della politica mondiale usando un telescopio di Topolino invece di lenti d'ingrandimento elettroniche. Se i signori dei media ebraici vi imbrogliano sulla Palestina, come potete pensare che siano onesti in qualche altro modo? Forse le sofferenze dei palestinesi dovrebbero aiutare gli europei e gli americani ad accorgersi della secca in cui si sta imbattendo la loro nave.
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    IL RITORNO DEL CAVALIERE

    di ISRAEL SHAMIR*

    Nessuno puo' entrare o uscire dalla Striscia di Gaza. Essa e' circondata da filo spinato, i cancelli sono chiusi e, anche con i documenti giusti, nessuno puo' visitare la piu' grande prigione a cielo aperto del mondo, casa di piu' di un milione di palestinesi. L'esercito israeliano, una volta una forza di combattimento, si e' trasformato in guardie carcerarie. Le tattiche dell'IDF sono state formulate negli anni '30: "Non devi ucciderne un milione. Uccidine i migliori, ed il resto sara' domato". Questo metodo fu gia' applicato dagli Inglesi con l'aiuto dei loro alleati ebrei durante la rivolta palestinese del 1936. Da allora, migliaia dei migliori figli e figlie di questa terra, la potenziale elite dei palestinesi, sono stati sterminati. Ancora una volta, l'esercito israeliano viene usato per realizzare lo stesso piano, "a domare i nativi indocili", sparando di norma ai potenziali ribelli.

    Il loro lavoro e' semplice: l'esercito piu' forte e potente del Medioriente, una delle maggiori potenze nucleari, possiede le migliori armi al mondo, mentre i palestinesi imprigionati possiedono solo le pietre ed armi leggere. Recentemente, Israele ha intercettato un carico di armi che andava verso Gaza. Pur felice della vittoria, l'esercito non nascondeva una certa "preoccupazione". Hanno ragione di essere preoccupati. Fin dal 1873, l'esercito israeliano si e' dovuto raramente preoccupare del fuoco di ritorno. I soldati israeliani si sono abituati al lavoro facile. Infatti preferiscono sparare a ragazzini disarmati.

    Gaza e' una realta' allucinante, reminiscenza di alcuni film Prison Planet B. Il suo filo spinato mantiene il segreto della indomabile volonta' della sua gente. E' un film di serie B, ma i suoi uomini e le sue donne sono di prima classe.

    Questo messaggio segreto si incarna in un tredicenne, Fares Odeh. Fares e' il giovanissimo Davide palestinese che abbiamo visto confrontarsi contro il Golia israeliano a Gaza, nella foto immortale del reporter dell'AP, Laurent Rebours. Fares il coraggioso lanciava le sue pietre contro il mostro corazzato con la grazia di San Giorgio, l'amato santo della Palestina. Affrontava il nemico con la sicurezza di un ragazzino di paese che scaccia un cane inferocito. La foto fu scattata il 29 ottobre del 2000, e pochi giorni dopo, l'8 novembre, un cecchino israeliano lo uccise a sangue freddo.

    Dietro di se' lascia l'immagine di un eroe, un poster da sistemare vicino a quello di Che Guevara, un nome da pronunciare con la stessa intensita' del nome di Gavroche, il coraggioso ragazzino ribelle delle barricate parigine nei Miserabili di Victor Hugo, simbolo dell'irriducile spirito umano. Lui emergeva da un tempo differente, un tempo in cui l'eroismo non era una parola sporca, quando gli uomini erano pronti ad andare a combattere e morire per una nobile causa. Simbolicamente, il suo nome significa "cavaliere", ed il cognome "che ritorna". La sua immagine rievoca davvero l'idea del ritorno dei valorosi cavalieri del tempo che fu. Questo spirito e' totalmente alieno all'edonismo commerciale a buon mercato, l'ideologia portante del nostro tempo, fornita in abbondanza dalla cultura pop americana. L'eredita' di Fares e' un segno del fallimento del piano di Israele. Questo giovane ribelle e' nato sotto occupazione militare israeliana ed e' morto resistendo ai soldati dell'IDF.

    Questo messaggio di speranza non e' stato immediatamente percepito dagli amici della Palestina, poiche' noi ci siamo abituati all'idea della sofferenza e del martirio palestinese. Nei nostri scritti, incosciamente tendiamo a rappresentare il "nostro punto di vista" partendo da un approccio un po' effeminato che susciti compassione e pieta'. L'ultima cosa che dovremmo provare per i palestinesi e' la pieta'. Ammirazione, amore, solidarieta', culto dell'eroe, persino invidia, ma non pieta'. Se si prova pieta' per loro, bisognerebbe provare pieta' anche per i 300 prodi di Leonida che caddero difendendo le Termopili, o per i soldati russi che fermarono con i loro corpi i carrarmati di Guderian, o persino per Gary Cooper in "Mezzogiorno di fuoco". Degli eroi non si deve avere pieta', poiche' essi rappresentano un esempio per tutti noi.

    In primo luogo non abbiamo assegnato all'immagine di Fares la sua giusta collocazione. La narrativa della sofferenza ci ha imposto di accostarla a quella del piccolo Mohammed Durra, accoccolato presso suo padre ed ucciso dinanzi ai nostri occhi, o a quella della bambina vietnamita che fugge nuda da un inferno di napalm.

    L'immagine del Cavaliere che Ritorna, Fares Odeh, appartiene ad un altro genere di icone: quelle dell'eroe. Il suo posto e' accanto a quello dei marines di Iwo Jima, o in una chiesa accanto all'immagine del suo connazionale, San Giorgio. Dopotutto, il Santo guerriero fu martirizzato e sepolto nel suolo palestinese, non lontano da Fares, nella cripta dell'antica chiesa bizantina di Lydda.

    Gli avversari dei palestinesi comprendono questa realta' meglio dei loro compagni di New York. La stampa americana controllata dagli ebrei non si e' risparmiata alcuno sforzo pur di cancellare la memoria di Fares, dal momento che non poteva pensare di trovare un eroe che potesse competere con lui. La MSNBC.com ha lanciato una stupida sfida per la Foto dell'Anno, e la scelta era tra Mohammed Durra, il martire, e la foto di un cane. Il supporto sfrenato offerto dai sostenitori di Israele ha fatto in modo che vincesse la foto del cane, ma l'immagine piu' importante, l'icona di Fares, non e' stata offerta al pubblico.

    Questo non era abbastanza, e il Washington Post ha addirittura inviato un corrispondente in Palestina, Lee Hockstader, per erodere persino la memoria del giovanissimo di Gaza. Il suo rapporto dovrebbe essere studiato in una scuola di giornalismo, al corso di disinformazione. Quando l'esercito israeliano invase e bombardo' l'indifesa Betlemme, Hockstader scrisse: "Nella biblica (non menziono' la Nativita', addirittura) Betlemme, i soldati israeliani ed i palestinesi si combattono con carriarmati, missili, elicotteri, armi pesanti e pietre". Sospetto che un rapporto di Hockstader sulla II Guerra Mondiale avrebbe narrato una storia in cui gli USA ed il Giappone si affrontavano a suon di bombe atomiche e che ebrei e tedeschi facevano a gara nel chiudersi a vicenda in campi di concentramento.

    Hockstader giustifico' appropriatamente i raids israeliani contro la popolazione civile scrivendo: "Il portavoce dell'esercito israeliano afferma che i raids sono limitati ed essenzialmente difensivi. Ma il governo israeliano da' un'interpretazione piu' ampia, lasciando ai comandanti in loco la flessibilita' contro un nemico elusivo". Se lui da' alle azioni israeliane la patente di "interpretazione piu' ampia", i palestinesi nel suo rapporto non sono che folli terroristi: "I palestinesi stanno minacciando di esigere un prezzo contro quella che essi considerano una guerra di aggressione. Un rappresentante del Movimento islamico di resistenza, Hamas, ha minacciato ulteriori attacchi suicidi e colpi di mortaio contro Israele".

    Nell'agenda di Hockstader vi e' il desiderio di rinforzare la supremazia giudaica e di calunniare i palestinesi. Con questo presupposto arrivo' a Gaza e firmo' un articolo in cui dipingeva Fares come un ragazzaccio che non obbediva ai genitori, che marinava la scuola, che era un adolescente difficile che desiderava essere ucciso e dunque un compassionevole soldato ebreo aveva soddisfatto questo desiderio. Hockstader non dimentico' nulla: il ragazzo era stato ucciso mentre lanciava un sasso, e dunque doveva essere ucciso; la sua fama postuma era "il baccano per la sua morte"; e, comunque, sua madre aveva ricevuto un assegno di 10.000 dollari dal presidente dell'Iraq, Saddam Hussein.

    Hockstader ha giocato in casa. Se avesse osato insinuare che i coloni di Hebron genitori della bambina uccisa desideravano che la loro bimba morisse, se avesse chiamato la reazione israeliana "baccano", se avesse menzionato che i genitori in questione avevano ricevuto un congruo assegno dal macellaio di Sabra e Chatila - Hockstader non sarebbe uscito vivo da Israele e Katherine Graham, proprietaria del Washington Post avrebbe avuto modo di pentirsene fino all'ultimo giorno della sua vita.

    Gli ebrei hanno sempre avuto vita facile nel denigrare i loro nemici e non solo a causa della magia delle parole. Lord Moyne, ministro di Stato britannico in Medioriente, dozzine di soldati ed ufficiali inglesi e centinaia di leaders palestinesi furono assassinati dagli ebrei durante la loro lotta per la supremazia in Terra Santa, negli anni '40, fino a che gli inglesi, terrorizzati, salparono dalla Baia di Haifa, il 15 maggio 1948. Persino oggi, due religiosi ed attivisti di pace di San Francisco, il prete cattolico Labib Kobti ed il rabbino ebreo Michael Lerner, ricevono minacce di morte da gruppi terroristici ebraici, e le prendono molto sul serio.

    I palestinesi sono contadini e cittadini essenzialmente pacifici. Essi sanno come coltivare la vite e l'olivo, come fabbricare uno zir, un'otre che mantiene l'acqua gelida persino con le temperature piu' calde. Le loro bellissime costruzioni in pietra adornano ogni angolo della Palestina. Scrivono poemi e venerano le loro tombe sacre. Non sono guerrieri: certamente non sono assassini. Con stupore ed incredulita' si guardano nello specchio di una stampa dominata dagli ebrei e si vedono mascherati da terroristi sanguinari. Ma questa gente e' in grado di darci lezioni di eroismo ogniqualvolta un nemico cerchi di rubare la loro terra. I palestinesi ce lo hanno dimostrato decine di secoli fa, nella leggendaria epoca dei Giudici, quando i loro avi si batterono contro gli invasori giunti dal mare.

    Negli anni '30, un fervente ebreo nazionalista russo fondatore del partito politico di Sharon, Vladimir Zeev Jabotinsky, scrisse, nella sua lingua nativa, una novella storica, Sansone, elaborata sulla narrazione biblica dell'attentatore suicida che uccise 3000 uomini e donne (Giudici, 18:27) perendo insieme ad essi. Pochi anni fa, la novella fu pubblicata in Israele in una traduzione di ebraico moderno ed un giornalista del quotidiano Davar vi colse un'interessante aberrazione.

    Per Jabotinsky, i britannici erano i moderni Filistei, mentre gli israeliti si erano trasformati negli ebrei. Ma, per un moderno lettore israeliano, la novella rappresenta la glorificazione della lotta palestinese contro l'oppressione israeliana. I Filistei altamente civilizzati, con la loro superiore tecnologia militare, invasori dal mare, edonistici abitanti della pianura costiera e belligeranti intrusi nelle Highlands ricordavano al giornalista gli attuali ebrei israeliani. Mentre il popolo di Sansone, i Banu Israel, i nativi delle Highlands, certi delle loro profonde radici, fiduciosi dell'inevitabile vittoria del loro attaccamento alla terra contro il potere militare dell'invasore, gli ricordavano gli attuali palestinesi delle Highlands.

    E cio' ha un senso, in quanto i palestinesi sono i veri discendenti degli israeliti biblici, del popolo indigeno che abbraccio' la fede di Cristo e di Maometto, e che rimase nella Terra Santa per sempre. Gli israeliani lo sanno. Nei laboratori genetici di Tel Aviv, le ricerche sul "DNA ebraico" hanno dato risultati che mettono quantomeno in dubbio la nostra pretesa ebraica di essere i discendenti degli israeliti. Come Riccardo III, abbiamo rubato il titolo e la corona, e, come Riccardo III, ci sentiamo in pericolo finche' i legittimi eredi sono ancora in vita. Questa e' la spiegazione psicologica del nostro inspiegabilmente crudele trattamento dei nativi palestinesi.

    Gli israeliani vorrebbero essere palestinesi. Abbiamo adottato la loro cucina, e mangiamo i loro felafel e l'hommos come fossero cibi nostri. Abbiamo adottato i cactus del luogo, sabra, che crescono ai margini dei loro villaggi, come nome dei nostri figli e figlie nati in loco. Il nostro moderno linguaggio ebraico e' stato vivificato dall'aggiunzione di centinaia di termini palestinesi. Dovremmo invece chiedere il loro perdono, abbracciarli come fratelli perduti da lungo tempo ed imparare da loro. Questo e' l'unico raggio di luce che vedo emergere dalle attuali tenebre.

    Come hanno dimostrato i moderni studi archeologici, 3000 anni fa le tribu' dell'interno (i Banu Israel della Bibbia) trovarono un "modus vivendi" con i popoli della costa e, insieme, questi figli di Sansone e Dalila, divennero i progenitori dei compositori della Bibbia, degli apostoli di Cristo e dei palestinesi di oggi. L'avanzata tecnologia filistea e l'attaccamento dei popoli dell'interno alla loro terra si unirono per formare il miracolo spirituale dell'antica Palestina. Non e' impossibile, e la storia potrebbe ripetersi, sicche' l'immagine gloriosa del giovane Fares, che lotta contro il carrarmato, si mescolera' con le immagini del re Davide e di San Giorgio nelle menti e nei testi di scuola dei nostri bambini palestinesi.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    LO STUPRO DI DULCINEA

    di ISRAEL SHAMIR*



    Le toccanti parole di Elie Wiesel (Gerusalemme nel mio cuore, NYT 25/1/2001) danno una bella immagine del popolo ebraico che, nel corso dei secoli ha desiderato, amato e pregato per essa, sussurrando il suo nome da una generazione all'altra.

    Questa potente immagine ricorda a me, scrittore israeliano di Jaffa, qualcosa di familiare eppure elusivo. Alla fine ho fatto la connessione rileggendo il mio ben rilegato volume del Don Chisciotte. L'evocativo articolo di Wiesel e' la meravigliosa reminiscenza dell'amore immortale del Cavaliere dal volto triste per la sua bella Dulcinea de Toboso. Don Chisciotte vaga per tutta la Spagna proclamando il suo nome. Compie imprese straordinarie, sconfigge giganti, che poi scopre essere mulini a vento, porta giustizia agli oppressi e tutto cio' per amore della sua bella. Quando poi decide di averne abbastanza, manda il suo portatore d'armi, Sancho Panza, presso la dama con un messaggio d'adorazione.

    Ora mi trovo nell'imbarazzante posizione di Sancho Panza. Devo informare il mio padrone, Don Wiesel Chisciotte, che la sua Dulcinea sta bene. E' felicemente sposata, ha un mucchio di figlioli ed e' piuttosto occupata nelle faccende domestiche. Mentre lui combatteva contro i briganti e deponeva governatori, qualcun altro si occupava della sua amata, la nutriva, la sosteneva, faceva l'amore con lei, la rendeva madre e nonna. Non precipitarti a Toboso, caro cavaliere, se non vuoi vedere il tuo sogno infranto.

    Elie, la Gerusalemme di cui scrivi in maniera cosi' toccante non e' e non e' mai stata desolata. E' vissuta felicemente attraverso i secoli tra le braccia di un altro popolo, i palestinesi di Gerusalemme, che ne hanno avuto cura. L'hanno resa la splendida citta' che e', adornandola col meraviglioso gioiello della Cupola dorata di Haram el Sharif, e costruendo le case con archi appuntati, portici immensi, cipressi ed alberi di palma.

    Essi non si preoccupano se il cavaliere errante visita la loro amata citta' nel suo tragitto da New York a Saragozza. Ma sii ragionevole, vecchio. Resta nei limiti della storia e nell'ambito della comune decenza. Don Chisciotte non e' arrivato in una jeep militare a Tobosa per violentare la sua vecchia fiamma. Ok, tu l'amavi e pensavi a lei, ma cio' non ti da' il diritto di uccidere i suoi figli, demolire i suoi giardini di rose e sistemare i tuoi stivalacci sulla tavola del suo salotto. Le tue parole non dimostrano altro che confondi il desiderio con la realta'. Continui a chiederti come mai i palestinesi vogliono Gerusalemme? Perche' gli appartiene, perche' ci vivono ed e' la loro patria. Te lo garantisco, tu sognavi di lei nel tuo antico dialetto polacco. Cosi' come tanta gente al mondo. Lei e' meravigliosa e di certo vale la pena sognarla.

    Elie, nei millenni tanta gente ha adorato questa citta'. Gli artigiani svedesi lasciarono i loro villaggi e vennero qui per costruirvi la deliziosa Colonia Americana, insieme ad una famiglia cristiana di Chicago, i Vesters. Puoi leggere di cio' nei lavori di Selma Lagerlof, un altro Premio Nobel. Sulle pendici del Monte degli Olivi, i russi costruirono la Chiesa di Santa Maddalena. Gli etiopi eressero il loro monastero della Resurrezione tra le rovine lasciate dai Crociati.

    Molti britannici sono morti per lei e vi hanno lasciato le orme del loro passaggio attraverso le cattedrali di San Giorgio e Sant'Andrea. I tedeschi vi costruirono la delicata Colonia Tedesca e curarono i malati della citta' nell'ospedale Schneller. Un mio devoto bisnonno trovo' riparo tra le sue mura nel 1870, ospitato dai generosi Gerusalemiti dopo aver lasciato un villaggio ebreo della Lituania. E' stato sepolto sulle pendici del Monte degli Olivi.

    Nessuno di questi ha mai pensato di poter violentare Dulcinea. Vi hanno solo lasciato bouquet di fiori architettonici a testimonianza della loro adorazione.

    Vi sono legioni intere di adoratori di Gerusalemme. E' fuorviante, da parte di Elie Wiesel, ridurre la lotta per questa citta' ad un tiro alla fune tra ebrei e musulmani. E' questione di ridare la proprieta' a coloro che hanno diritto del possesso. La risoluzione di cio' dovrebbe essere basata sul decimo comandamento, osservato dai nostri padri. Essi sapevano che la venerazione non si basa sul diritto di proprieta'. Milioni di protestanti venerano l'Orto del Getsemani posseduto dai cattolici, ma non ne trasferiscono la proprieta' nelle loro mani. Milioni di cattolici venerano la Tomba di Maria, ma essa appartiene alle Chiese Orientali. Da generazioni, i musulmani si inginocchiano presso il luogo della nascita di Cristo a Betlemme, ma la Chiesa rimarra per sempre cristiana.

    Cio' che l'acqua ha inflitto a Gremlins nel film di Spielberg, il sionismo lo ha inflitto ai poveri contadini ebrei dell'Europa dell'Est. Li ha costretti a perseguire la pulizia etnica dei Gentili a Gerusalemme ovest, a trasformare l'ospedale Schneller e la chiesa in basi militari ed a costruire un Holyday Inn sulla cima della veberata tomba di Sheik Bader. Lo stato d'Israele proibisce ai cristiani di Betlemme di pregare nel Santo Sepolcro ed impedisce ai musulmani di eta' inferiore ai 40 anni di partecipare alla preghiera del venerdi nella MOschea dell'Aqsa. Questi cambiamenti della citta' attuati dal governo d'Israele accrescono il suo stupro.

    Allo scopo di giustificare la violenza, invochi il nome di re Salomone e di Geremia, citi il Corano e la Bibbia. Lascia che ti racconti una storiella ebraica hassidica, che sicuramente avrai sentito raccontare nel tuo schtetl polacco. Una midrash ebraica, una leggenda, narra che Abramo aveva una figlia. Un sempliciotto hassid chiese al suo rabbi perche' mai Abramo non avesse fatto sposare suo figlio Isacco alla ragazza. Il rabbi rispose che Abramo non voleva sposare un figlio reale ad una figlia leggendaria.

    Le leggende sono fatte della stessa stoffa di cui sono fatti i sogni. Alcuni sono bellissimi, altri orrendi, ma nessuno di essi e' valido come piattaforma politica per la conquista di una terra. Tu, Elie, certamente non vorresti perdere la tua casa privata di New York a causa di qualche verso scritto nel Libro dei Mormoni. Questo gioco della diffusione del vangelo sionista sta diventando irrilevante, ma giochero' un altro round con te per il divertimento del pubblico. Come puo' dirti ogni archeologo, Re Salomone ed il suo Tempio appartengono al regno della fantasia della figlia di Abramo. Inoltre il nome di Gerusalemme non e' menzionato neppure una volta nel Libro Sacro degli ebrei, la Torah. Vuoi giocare ancora, Elie? Bene, ti diro' di piu'. Nemmeno gli ebrei sono menzionati nella Bibbia ebraica. Tira fuori quel grosso librone dal tuo scaffale e cerca pure. Nessuno di quei grandi uomini leggendari che hai nominato, da Re Davide ai Profeti erano chiamati "gli ebrei". Questo etnonimo appare per la prima ed unica volta nel Libro di Ester, uno dei piu' recenti della Bibbia. L'autoidentificazione degli ebrei con le tribu' di Israele e con gli eroi della Bibbia e' valida tanto quanto la storia di Roma fondata dal principe troiano Enea. Se i turchi moderni, che si definiscono "i discendenti di Troia" conquistassero Roma, facessero saltare in aria i capolavori barocchi del Borromini ed espellessero i suoi abitanti per ristabilire la legalita' di Enea, non farebbero altro che ripetere la follia dei sionisti.

    I nostri antenati, gli umili contadini europei orientali di Yids, il cui linguaggio era lo Yiddish, si adornavano tradizionalmente con gli stupefacenti leono araldici degli eroi biblici. La loro pretesa di discendere da queste leggende era valida tanto quanto la pretesa dell'ambiziosa contadina Tess del romanzo di Hardy. Ma persino la leggendaria Tess non osa cospirare per cacciare via il signore dal castello e pretendere il maniero per se'.

    Una volta, mentre camminavo con alcuni pellegrini cristiani verso la Chiesa del Santo Sepolcro, fui fermato da un ebreo hassidico. Lui mi chiese se i miei compagni fossero ebrei e, avendo ricevuto una risposta negativa, esclamo' sorpreso: "Cosa cercano questi Goyyim Gentili nella Citta' Santa?". Lui non aveva mai sentito parlare della Passione di Gesu' Cristo, il cui nome veniva usato come formula di giuramento. Io sono ugualmente sorpreso che un professore ebreo dell'Universita' di Boston sia ignorante come quel sempliciotto ebreo hassidico. Gerusalemme e' sacra per miliardi di credenti: cristiani cattolici, protestanti e ortodossi, musulmani sunniti e sciiti, ed a migliaia di ebrei hassidici e sefarditi. Eppure, come citta', Gerusalemme non e' diversa da qualsiasi altro posto al mondo: essa appartiene ai suoi cittadini.

    Altri venti anni di controllo sionista su questa antica citta' la trasformeranno in una qualsiasi Milwaukee e rovineranno per sempre il suo fascino. Gerusalemme deve ritornare ai suoi veri abitanti. Le proprieta' confiscate di Talbieh e Lifta, Katamon e Malka devono tornare ai loro proprietari. Professor Wiesel, rispetta il diritto di proprieta' dei Gentili come tu vuoi che i Gentili rispettino il tuo diritto alla tua bella casa. I luoghi santi di Gerusalemme sono regolati da uno statuto internazionale vecchio di 150 anni che non dovrebbe essere alterato. L'ultimo tentativo di manometterlo causo' l'assedio di Sebastopoli . Il prossimo potrebbe causare una guerra nucleare.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    PERCHE' SOSTENGO IL RITORNO DEI PALESTINESI

    di Israel Shamir*



    La Palestina non e' un oggetto morto, ma un paese vivo. I palestinesi sono la sua anima. La Palestina e' cio' che i palestinesi creano in tempo reale, cosi' come la Francia e' cio' che i francesi creano e ri-creano ogni giorno. E' alienante pensare di poter amare la Francia ed aborrire i francesi, poiche' che genere di Francia esisterebbe senza l'anima francese? Solo i turisti annoiati dei paesi ricchi,timorosi di poter incontrare dei mendicanti, preferiscono rinchiudersi negli hotel esclusivi e vuoti in cui possono godere del paese senza essere costretti ad incontrare gli indigeni. E' come amare una bellissima donna avendo in odio il suo carattere e la sua intima essenza. Amare un paese e desiderare che i suoi abitanti spariscano e' il genere di attitudine che puo' essere interessante per gli amanti della necrofilia.

    Il pensatore russo Lev Gumilev ha descritto il paese come simbiosi tra paesaggio e popolo. La Palestina ed i palestinesi sono inseparabili, i contadini ed i loro alberi d'olivo e le sorgenti d'acqua e le montagne e le cupole di antichi sepolcri sulla cima delle colline hanno bisogno l'uno dell'altro e sono cresciuti per completarsi a vicenda.

    I palestinesi non sono gente oscura e misera. Essi hanno creato la stella di Ghassul, hanno scritto la Bibbia, costruito i templi di Gerusalemme e Garitzim, i palazzi di Gerico e Samaria, le chiese del Santo Sepolcro e della Nativita', le moschee di Haram ash-Sharif, i porti di Cesarea e di Akka, i castelli di Monfort e Belvoir. Hanno camminato con Gesu', sconfitto Napoleone e combattuto con coraggio a Karameh. Nelle loro vene scorre il sangue dei guerrieri egei, degli eroi di Davide, dei primi apostoli di Cristo e dei compagni del Profeta, dei cavalieri arabi, dei crociati normanni e dei capi turcomanni filtrato in una composizione unica. La linfa della sua vitalita' non si e' mai prosciugata: la poesia di Mahmud Darwish, la saggezza di Edward Said, un olio d'oliva perfetto, il fervore della preghiera ed il coraggio nobile dell'intifada ne sono la prova.

    Senza palestinesi, la Palestina muore. I suoi fiumi danno acqua avvelenata, le sue sorgenti si prosciugano, le colline e le valli si sfigurano, i suoi campi sono lavorati da cinesi importati mentre i suoi figli sono imprigionati in un ghetto. L'idea di uno stato ebraico separato e' fallita. Negli ultimi dieci anni la folle politica del governo israeliano ha importato oltre un milione di rumeni, russi, ucraini, thai e lavoratori africani. Alcuni di essi reclamano ascendenti ebrei: tribu' peruviane, indiani di Assam e il flusso interminabile di profughi dell'Unione sovietica continuano ad occupare la Palestina. Adesso la Jewish Agency progetta di far arrivare una tribu' Lembda dall'Africa del sud per rafforzare il carattere ebraico dello stato. Paradossalmente, coloro che ancora conservano un po' di tradizione giudaica sono isolati all'interno dello stato ebraico, come lo scomparso Dott. Yeshayahu Leibovitch, o imprigionati come il Rabbi di origine marocchina Arie Der'i.

    Il mito di un assembramento spontaneo di ebrei ha cozzato contro la realta'. Dobbiamo smetterla. Lasciamo tornare i figli e le figlie della Palestina e ricostruiamo Suba e Kakun, Jaffa e Akka**. Invece di rafforzare la Linea Verde, cancelliamola e viviamo insieme come figli della Palestina.

    Non solo Oslo, l'idea stessa della spartizione era sbagliata. Stracciamo la nostra Dichiarazione di un' Indipendenza falsa per scriverne una nuova, di reciproca dipendenza ed amore.

    **Citta' e villaggi palestinesi distrutti o ebraicizzati dagli invasori provenienti da Stati Uniti ed Europa.

    *scrittore israeliano, fiero oppositore del sionismo e del giudaismo ufficiale. Pacifista e sostenitore del ritorno dei palestinesi nella loro terra storica
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    ASSASSINI DI VAMPIRI

    di ISRAEL SHAMIR



    Le storie popolari sui vampiri danno ai lettori una serie di rimedi per arginare la possibilita' di un attacco da parte di quei personaggi. Una manciata di polvere di cimitero, aglio, una croce, ad esempio, sono tutti rimedi efficaci. Ma questi non sempre funzionano. Nell'esilarante commedia degli orrori di Roman Polansky "L'intrepido assassino di vampiri", l'eroe cerca di scacciare un vampiro ebreo facendosi il segno della croce. L'ebreo gli sorride con un tenero sorriso di comprensione e affonda le sue zanne. La croce non lo ha salvato. Mi viene in mente proprio il film di Polansky mentre seguo la nuova ondata di controversie sull'olocausto.

    Gli "storici revisionisti", che sono considerati "negatori dell'olocausto" dai loro avversari, si sono incontrati a Beirut per confrontare i loro studi sul genocidio nazista. L'establishment ebraico-americano, tra cui spiccano la Lega Anti-diffamazione e l'Organizzazione Sionista Americana (ZOA), hanno chiesto di proibire tale conferenza. La ZOA non e' contro il revisionismo in se'. Questa organizzazione e' pioniera nell'arte di negare la storia ed ha pubblicato, a spese dei contribuenti americani, un libercolo chiamato: "Deir Yassin: storia di una menzogna".

    Deir Yassin era un pacifico villaggio che i gruppi terroristici ebraici Etzel e Lehi attaccarono il 9 aprile del 1948, massacrandone gli abitanti, uomini, donne e bambini. Non voglio ripetere il terribile racconto di cio' che avvenne, poiche' tutti i massacri sono simili, da Babi Yar a Chain Gang a Deir Yassin.

    I revisionisti della ZOA hanno utilizzato tutti i metodi dei loro avversari, "i revisionisti dell'Olocausto": hanno trascurato i racconti dei testimoni oculari e dei sopravvissuti, della Croce Rossa, della polizia britannica, degli scouts e di altri testimoni ebrei che erano presenti sulla scena del massacro. Hanno trascurato persino le scuse di Ben Gurion, dal momento che, dopo tutto, i comandanti di quelle bande divennero, l'uno dopo l'altro, primo ministro dello stato ebraico. Per la ZOA, aveva validita' solo la testimonianza dei massacratori. Questo, ovviamente, se i massacratori sono ebrei.

    Se gli ebrei sono le vittime, queste organizzazioni americane-sioniste non fanno alcun tentativo di revisionare alcunche'. Questa posizione morale alquanto dubbia e' stata di grande aiuto per gli storici riuniti a Beirut. Secondo logica, se gli israeliani dicono delle bugie riguardo a cio' che avvenne nel 1948, probabilmente anche il racconto dell'olocausto dev'essere stato gonfiato. E' un'energia sprecata. Certo, il revisionismo ha mandato a riposo la storia del sapone fabbricato con grasso umano, o dei forni crematori di Wiesel, ma quando si parla di numero di vittime, trovo che sia inutile continuare a parlarne. Se anche fossero stati uccisi mille ebrei o mille zingari, sarebbe troppo. Non e' un soggetto importante, questo, poiche' la definizione reale delle vittime e' basata sull'interpretazione.

    Un buon esempio di "definizione delle vittime" e' stato fornito ultimamente dal giornale Ha'aretz. Quando nel 1991 termino' la guerra del Golfo, era noto che vi era stata una sola vittima israeliana. Oggi, ci sono ufficialmente un centinaio di israeliani che sono riconosciute vittime della guerra del Golfo, e tutte ricevono una pensione a spese dell'Iraq. Alcune delle vittime erano morte di stress, alcune morte soffocate per non aver saputo togliere la maschera anti-gas. Ha'aretz asserisce che molte altre pretese di "presunte vittime" furono declinate dalle autorita' israeliane. Ecco perche' Michael Elkins, l'ex-corrispondente della BBC da Gerusalemme e cittadino israeliano, ha ragione a sostenere che sei milioni o tre milioni di vittime non fa alcuna differenza.

    I "revisionisti" mettono a repentaglio le loro sostanze e le loro stesse vite per cercare di minare cio' che definiscono "il mito dell'olocausto". Il loro interesse puo' essere compreso. Oggi si puo' mettere in dubbio qualsiasi cosa, dall'Immacolata Concezione a (forse) i miti fondatori dello stato d'Israele. Solo il culto dell' olocausto mantiene una cortina di ferro super-rinforzata, unica, contro qualsiasi investigazione che possa gettare un dubbio sul suo sacro dogma. I dogmi hanno sempre attirato le menti critiche. E cosi', le corna del toro infuriato fendono l'aria sottile. Gli argomenti sulle camere a gas e sulla produzione del sapone sarebbero molto interessanti, ma sono irrilevanti. Dunque, dov'e' il matador?

    Un coraggioso passo e' stato fatto dal dott. Norman Finkelstein nel suo best-seller "L'industria dell'olocausto". C'e' comunque una distinzione da fare tra Finkelstein ed i revisionisti riunitisi a Beirut. Il dott. Finkelstein, figlio di un sopravvissuto all'olocausto, si e' mantenuto lontano da qualsiasi possibilmente illegale controversia statistica e si e' concentrato sulla costruzione ideologica del culto dell'olocausto.

    Cio' gli ha provocato un mucchio di guai. Una organizzazione ebraica chiamata "Avvocati senza frontiere" lo ha gia' citato in giudizio in Francia. Questi avvocati sono restati perfettamente in silenzio quando la macchina legale israeliana ha pronunciato una condanna a sei mesi di liberta' condizionata per l'assassino (ebreo) di un bambino (non-ebreo). Non hanno mosso un dito quando la giovane 15enne palestinese Suad e' stata messa in una cella di isolamento, senza supporto legale e soggetta a torture psicologiche. Sono completamente assenti dalle corti militari israeliane, dove un singolo ufficiale ebreo puo' emettere sentenze di lunga prigionia senza alcuna prova chiara. Apparentemente, questi avvocati sono consapevoli di determinati limiti.

    Finkelstein ha cercato di esplorare il segreto del nostro discreto fascino ebraico, un fascino che apre il cuore degli americani e le cassaforti dei banchieri svizzeri. La sua conclusione e' che noi sfruttiamo il senso di colpa degli europei e degli americani. "Il culto dell'olocausto ha dimostrato di essere un' indispensabile arma ideologica. Attraverso quest'arma, una delle piu' formidabili potenze militari del mondo, con un orrendo record di violazione dei diritti umani, si e' potuta proporre come vittima, ed il gruppo etnico piu' di successo degli Stati Uniti ha esso stesso acquisito lo status di vittima". Finkelstein porta avanti una brillante analisi del culto dell'olocausto, ed arriva ad una scoperta allarmante: esso non e' altro che una meschina costruzione di pochi cliche' cuciti insieme dalla addolorata voce di Elie Wiesel.

    Finkelstein non e' consapevole dell'immensita' della sua scoperta, poiche' egli crede ancora che il culto dell'olocausto sia un grande concetto, secondo solo all'invenzione della ruota. Esso risolve l'eterno problema del ricco e dell'influente, eliminando, altresi', l'invidia e l'odio del povero e dello sfruttato. Esso permette a Mark Rich e ad altri truffatori di ingannare e di rubare, permette all'esercito israeliano di uccidere bambini e di far morire di fame le donne impunemente. Questa sua opinione e' condivisa da molti israeliani. Ari Shavit, un noto giornalista di Ha'aretz, lo espresse molto bene nel 1996, quando l'esercito israeliano uccise oltre 100 profughi a Cana, in Libano: "Possiamo uccidere impunemente, perche' il museo dell'olocausto e' da noi". Boaz Evron, Tom Segev ed altri scrittori israeliani hanno condiviso lo stesso punto di vista.

    Possiamo riassumere le tesi del dott. Finkelstein come segue: gli ebrei sono riusciti a far quadrare il cerchio ed a risolvere il problema che angustia l'aristocrazia e i miliardari rampanti. Proprio cosi': essi sono riusciti a disarmare i loro oppositori suscitando la loro pieta' ed il senso di colpa.

    Io ammiro il dott. Finkelstein perche' continua a credere nel buon cuore dell'uomo. Ritengo anche che lui creda nelle favole. Per quello che credo io, la compassione ed il senso di colpa possono offrirti forse un piatto di zuppa gratis. Non innumerevoli miliardi di dollari. Finkelstein non e' cieco. Si e' accorto che gli zingari, un'altra vittima dei Nazisti, non hanno ricevuto neanche un marco dai "compassionevoli" tedeschi. La capacita' americana di sentirsi in colpa verso le loro vittime vietnamite (5 milioni di uccisi, un milione di vedove, distruzioni a tappeto) e' stata ben espressa dall'ex segretario alla Difesa William Cohen: "Non c'e' posto per le scuse. La guerra e' guerra". Nonostante abbia tutti i fatti a sua disposizione, Finkelstein afferra la sua croce e cerca, in questo modo, di spaventare il vampiro e di metterlo in fuga.

    Qual'e' la vera fonte del potere che alimenta l'industria dell'olocausto? Non e' un discorso ozioso o una questione teorica. Un'altra tragedia palestinese si profila all'orizzonte, col lento strangolamento delle sue citta'. Ogni giorno un albero viene sradicato, una casa demolita, un bambino ucciso. A Gerusalemme, gli ebrei festeggiano il Purim con un pogrom di Gentili, e questo viene citato solo a pagina sei dei giornali locali. A Hebron, i seguaci di Kahane celebrano il Purim accorrendo alla tomba dell'assassino di massa Goldstein. Non e' tempo di agire subdolamente.

    Nel romanzo "Le Sirene", Bloom esprime le sensazioni del suo creatore James Joyce verso il sanguinoso concetto della liberazione irlandese, sull'epitaffio di un combattente per la liberta' irlandese. I miei nonni, i miei zii e le mie zie morirono durante la II Guerra Mondiale. Ma io giuro sulla loro memoria, se pensassi che il senso di colpa da cui e' nato il culto dell'olocausto ha causato la morte di un solo bimbo palestinese, io stesso trasformerei il Memoriale dell'olocausto in un urinatoio pubblico.

    La meschinita' del culto dell'olocausto e la facilta' con cui ha spillato miliardi e' la prova concreta del potere reale che c'e' dietro quest'industria. Questo potere e' oscuro, invisibile, ineffabile, ma reale. Non e' un potere derivato dall'olocausto, ma, piuttosto, il culto dell'olocausto rappresenta la messa in mostra dei muscoli da parte di coloro che controllano il vero potere. Ecco perche' tutti gli sforzi dei revisionisti vengono condannati. Le persone che hanno promosso il culto possono promuovere qualsiasi cosa, poiche' essi dominano tutti i pubblici discorsi. Il culto dell'olocausto non e' altro che una piccola manifestazione della loro abilita'. Questo potere riesce solo a sorridere delle rivelazioni del dott. Finkelstein.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    TEST DELL'ACIDO: INSUFFICIENTE

    di ISRAEL SHAMIR

    Tra i festeggiamenti colorati di Allenby Street, negli affollati ristoranti delle notti di Tel Aviv, ebbi una visione, la visione di un angelo in veste di guerriero, che scriveva tre parole su di un muro, Mene, Tekel ufarsin. Il mio dizionario angelo-inglese on-line mi diede la traduzione: sei stato esaminato ed il test e' risultato insufficiente.

    Questi sono i giorni piu' bui per Israele. Sono bui, poiche' i lamenti e le proteste nostre e dei nostri padri sono tornate ad essere genuine come un conto da tre dollari. Nel 1968, un giovane ebreo russo, io, scrisse su di un muro della sua citta' natale in Russia: "Giu' le mani dalla Cecoslovacchia". La bellissima voce profonda del poeta ebreo russo Alexander Galitch intonava: "Cittadini, la nostra madrepatria e' in pericolo, i nostri carriarmati sono sul suolo straniero!". Tanti ebrei russi protestarono nella Piazza Rossa contro l'invasione e furono picchiati dalla polizia. Protestammo contro la presenza dei carriarmati russi a Budapest, Praga e Kabul, come cittadini russi che apprezzano l'onore piu' della lealta' malintesa, l'umanita' piu' dei vincoli di sangue. Nello stesso momento, tanti giovani ebrei americani manifestavano contro l'intervento del loro paese in Vietnam, e tanti giovani ebrei in Europa manifestavano contro il razzismo. Gli anni sono passati ed oggi i nostri carriarmati ebrei sono sul suolo straniero.

    Il nostro esercito ammazza civili, demolisce case, affama milioni di persone ed impone l'assedio ai villaggi palestinesi. I nostri crimini hanno superato quelli commessi dai russi in Cecenia ed Afghanistan, quelli degli americani in Vietnam e quelli dei serbi in Bosnia.Forse che i nostri intellettuali dimostrino in massa nell'equivalente israeliano di Pennsylvania Avenue o Trafalgar Square, o che gli ebrei americani alzino la voce contro gli assassini dei palestinesi sovvenzionati dall'America, o che gli ebrei russi parlino a favore dei diritti umani dei Gentili violati in Terra Santa? Niente affatto: i nostri letterati esaltano il "coraggio" dei soldati ebrei, venerano la mano ferma dei nostri cecchini e glorificano l'immensa umanita' del popolo ebraico, che puo' ridurre in polvere tutti i Gentili di Palestina, ma che riduce le nostre casualita' a pochi feriti al giorno.

    Mio nonno fu uno di quelli che si ribellarono contro la restrizione della liberta' di movimento per gli ebrei nell'Impero russo, mentre per la nostra generazione Anatoli Sharansky divenne il simbolo della lotta per i diritti dell'uomo. Nel nostro paese, i Gentili sono stati chiusi in riserve e campi di concentramento davanti ai quali il Pale of Settlement russo impallidisce. Un palestinese non puo' andare da un villaggio all'altro senza il permesso di un ausweis ebreo, ed e' controllato sempre da un nostro Controllore. Puo' solo sognare il mare, di tuffarsi nelle acque della sua terra ancestrale, poiche' noi non permettiamo ad un palestinese di sporcare la purezza rituale delle spiagge ebraiche.

    Per anni, gli ebrei hanno protestato contro le discriminazioni nell'impiego e nell' educazione. Nel nostro stato abbiamo creato un sistema di totale discriminazione nazionale. Nella nostra Compagnia elettrica statale, a fronte di 13.000 impiegati, vi sono solo 6 Gentili: lo 0,0004%. I Gentili costituiscono il 40% della popolazione tra il fiume Giordano ed il mare, ma solo uno su quattro ha il diritto di voto. Non vi sono Gentili nella Corte Suprema, nel governo, nell'aeronautica, nei Servizi segreti. Non vi e' neanche un solo Gentile persino nel giornale israeliano piu' liberale, Ha'aretz.

    Ecco perche' tutte le proteste degli ebrei della Diaspora meritano di essere riscritte alla luce degli eventi. Noi non lottavamo per i diritti umani, ma per i diritti degli ebrei. Combattavamo per la liberta' di movimento e di scelta dei soli ebrei. Parlavamo di suffragio universale, ma intendevamo diritto di voto solo per noi. E non ci preoccupiamo ne' di invasione ne' di occupazione, quando siamo noi ad invadere ed occupare. L'immagine di un bambino a braccia alzate contro il cannone di un carroarmato ci fa indignare solo se quel bambino e' ebreo. Il bambino Gentile puo' essere ucciso senza problemi.

    Quando Bialik scrisse: "Il diavolo non ha ancora inventato una punizione adeguata per l'assassino di un bimbo", voleva in realta' dire "di un bimbo ebreo". Quando ci mostravamo inorriditi verso le scene di un pogrom, era solo perche' la violenza, in quel caso, era diretta contro gli ebrei. Altrimenti, non c'e' problema con i pogrom in se'. Gli ebrei di Nazareth alta hanno commesso un pogrom contro i Gentili di Nazareth, ma la cosa non ci ha indignato. La polizia, anzi, ha aiutato gli assassini, facendo a sua volta qualche vittima. Ancora peggiori sono stati i pogroms di Ramallah e di Beit Jala, perpetrati con carriarmati ed elicotteri da guerra.

    La Russia Zarista, "la terra dei pogroms", fu odiatissima, ed in seguito distrutta, dai nostri padri. Eppure, centinaia di anni di pogroms non hanno causato tante vittime quante ne facciamo noi in una sola settimana. Il pogrom piu' orribile, quello di Kishinev, provoco' 45 morti e 600 feriti. In poche settimane di intifada, abbiamo fatto 300 vittime e migliaia di feriti. Dopo il pogrom nella Russia Zarista, tutta l'intelligenzia condanno' gli assassini. Nello stato ebraico, poche dozzine di manifestanti hanno osato dimostrare a Tel Aviv, mentre l'Unione degli Scrittori Ebrei supportava il pogrom dei Gentili.

    Nel 1991, la maggioranza degli ebrei russi protesto' contro il comunismo a favore della proprieta'privata. In realta' aveva in mente la proprieta' privata ebraica, poiche' abbiamo confiscato i possedimenti dei Gentili con grande facilta'. Andate a vedere le aree piu' belle di Gerusalemme, Talbieh, Katamon vecchia, le Colonie greca e tedesca e osservate quanti meravigliosi palazzi. Appartenevano ai Gentili: palestinesi, armeni, greci, tedeschi, britannici, russi, cristiani e musulmani. Li abbiamo confiscati tutti e donati agli ebrei. Durante le scorse settimane, sono stati confiscati centinaia di acri di proprieta' dei Gentili, e centinaia di loro case sono state demolite o occupate.

    Poco prima del suo arresto, il ricchissimo magnate dei media ebreo-russo, Gusinsky, venne in Israele ed espresse il suo illimitato sostegno allo stato. Al tempo stesso, chiese al mondo di essere aiutato nella sua lotta contro le autorita' russe che cercavano di salvare la TV dai suoi artigli. Il suo sostegno ad Israele dimostra che il signor Gusinsky approva la confisca su basi etniche. Si oppone solo alla confisca delle proprieta' ebraiche. Lui e' contro l'arresto degli ebrei. Per quello che concerne i Gentili, beh, questi possono marcire in prigione per tutta la vita, come accade nello stato ebraico.

    Non abbiamo mai avuto successo nel minare le conquiste a lungo termine fatte dagli ebrei in materia di democrazia, diritti umani ed uguaglianza. Cosa non ci andava dei Nazisti? Il loro razzismo? Il nostro non e' ne' meno esteso ne' meno velenoso. Il giornale in lingua russa "Discorso Diretto", pubblicato a Gerusalemme, ha chiesto a centinaia di ebrei russi quali erano i loro sentimenti riguardo ai palestinesi. Le risposte tipiche sono state: "Li ucciderei tutti", "Dovrebbero essere eliminati", "Dovrebbero essere espulsi", "Un arabo e' un arabo e andrebbe eliminato". Sono sicuro che si sarebbero ottenuti risultati migliori nella Germania del 1938. Perfino i Nazisti, fino al 1941, non desideravano uccidere i nemici ebrei.

    Diciamolo francamente, siamo contro il razzismo finche' sono gli altri ad esserlo. Eravamo contro gli squadroni della morte ed i Sonderkommando finche' essi agivano contro i noi. I nostri squadroni, i Sonderkommando ebraici, sono oggetto della nostra tenera ammirazione. Lo stato ebraico e' l'unico posto al mondo che possiede squadroni della morte legittimi, che porta avanti la politica delle "eliminazioni", che pratica la tortura su scala medievale. Non vi preoccupate, cari lettori ebrei, noi torturiamo ed assassiniamo solo i Gentili.

    Eravamo contro i ghetti finche' noi ci eravamo chiusi. Oggi, il piano ebraico piu' liberale prevede la creazione di un piccolo ghetto per i Gentili, delimitato da filo spinato, circondato da carriarmati ebraici ed industrie in cui i padroni faranno lavorare gli schiavi Gentili. Daremo al ghetto la piena indipendenza solo dopo esserci accertati che non esistono, al suo interno, fonti di reddito e di sostentamento.

    Gli israeliani subiscono il lavaggio del cervello dall'asilo infantile. Gli si dice di continuo che appartengono al Popolo Eletto, che sono Uber Alles. Sono indottrinati alla credenza che i Gentili non sono pienamente umani, e che dunque possono essere uccisi ed espropriati a volonta'. Dopo tutto, basti pensare che Israele ha soddisfatto una sola risoluzione ONU, quella che equipara il Sionismo ad una forma di razzismo.

    Ora, mentre l'angelo scrive le sue feroci parole, mentre i profeti chiamano il popolo al pentimento, abbiamo una scelta. Possiamo scegliere la via di Ninive, di pentirci, restituire il maltolto, dare piena uguaglianza ai Gentili, fermare la discriminazione e gli assassinii, e sperare nel perdono di Dio, se non per noi, almeno per i nostri cani e gatti. E possiamo persistere sulla nostra strada maligna come il popolo di Sodoma ed aspettare il diluvio di fuoco e zolfo che ci piombera' addosso dagli irati paradisi della Palestina.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    LA PIETRA D'ANGOLO DELLA VIOLENZA

    di ISRAEL SHAMIR



    Mentre gli F-16 bombardano nuovamente le citta' palestinesi, e nuovi giovani sacrificano le loro vite e quelle degli altri, Martin Indyk, del New York Times, proclama che "la violenza sta peggiorando". Gli articoli della BBC e della CNN, come un coro greco, echeggiano Indyk con i loro rapporti sulla "Violenza in Palestina". La Casa Bianca dirama un altro comunicato in cui chiede "la fine della spirale di violenza". Questa "violenza" senza volto e senza cause, dovrebbe probabilmente essere scritta in maiuscolo, come "L'Ira" del primo verso dell'Iliade. Questo poema immortale inizia con una richiesta a "cantare l'Ira di Achille". Nel mondo omerico, l'Ira (come la Furia, la Guerra, l'Amore, la Speranza) era una condizione personificata. Oggi tendiamo, piuttosto, a vedere un Achille arrabbiato o un marito violento, piu' che l'Ira o la Violenza in se'. All'opposto, ne vediamo un abuso nello stato ebraico. In quel caso, torniamo al concetto omerico di Violenza come essere personificato, piu' che come azione perpetrata da uomini. Qui la gente discute, con serieta', come "trattare con " la Violenza allo scopo di portare la Pace.

    Nel mondo reale, la Violenza non e' come il tempo. A volte lo e', sicche' noi possiamo identificare il mucchio di nubi come responsabile della pioggia. E cosi' fu, sicche' quando fu invocato il piano "Mitchell" e la quota giornaliera di morti comincio' ad abbassarsi lentamente, i fautori della supremazia ebraica riproposero la provocazione della visita di Sharon alla spianata delle Moschee, ponendo la pietra d'angolo del Terzo Tempio.

    Immediatamente dopo la provocazione della pietra angolare, Israele si rese responsabile di un'ondata di omicidi a Nabul, Ramallah ed altrove, cercando di suscitare la risposta palestinese. Sembra la recita di un copione. Lo scorso settembre, dopo la visita di Sharon alla spianata delle Moschee, la polizia di frontiera israeliana assassino' sette fedeli in preghiera alla moschea di Gerusalemme, dando il via alla seconda intifada. Gli assassini di Sharon continuarono ad uccidere fino a che non ottennero la risposta da parte di un attentatore suicida.

    Non e' una coincidenza. Israele vuole che la rivolta palestinese continui. Israele non vuole la pace, ma un conflitto a bassa intensita'. Un stato perpetuo di guerra con i palestinesi, permette ai leaders israeliani di compattare le comunita' eterogenee dell'interno evitando che si scannino le une le altre. Cio' che e' piu' importante, la guerra permette ai leaders ebraici di tutto il mondo di perpetrare l'arduo compito di tenere in vita il "Giudaismo Mondiale", una costruzione medievale ormai fuori moda. Ecco perche' non ha senso parlare contro la "Violenza", a favore della "Pace". Finche' esistera' lo stato della supremazia ebraica, continuera' a inseguire la violenza e ad allontanare la pace.

    I recenti assassinii hanno anch'essi lo scopo di coprire la provocazione della pietra angolare sotto una montagna di cadaveri. IL significato di questa oscura cerimonia e' stato anch'esso oscurato dai media principali, e tutti i riferimenti ad essa si sono smaterializzati come per incanto. Ad esempio, la Reuters ha riportato, il 3 agosto 2001: "La polizia israeliana ha preso d'assalto il Monte del Tempio, venerato dai musulmani quale Haram esh-Sharif, dopo che alcuni palestinesi avevano lanciato pietre su ebrei in preghiera al Muro del Pianto sottostante".

    Perche', all'improvviso, i palestinesi avevano cominciato a lanciare sassi ai fedeli ebrei? Ovviamente, il rapporto ometteva la storia della pietra angolare e cosi' l'europeo o l'americano medio avevano la conferma che i "selvaggi" musulmani avevano attaccato senza motivo pacifici ebrei in preghiera. A questo proposito, l'unanimita' dei media in lingua inglese e' stata orrenda. La BBC, per una volta piu' obiettiva rispetto ai media americani, colmo' la lacuna. Anch'essa riporto' di "soldati israeliani che sono entrati nella moschea rispondendo al lancio di pietre da parte dei musulmani", ma, alla fine dell'articolo faceva riferimento anche alla pietra angolare. Sembra proprio che la messa in onda della tramissione su Sharon da parte della BBC sia stata un singolare atto di coraggio che non sara' ripetuto tanto facilmente.

    Per quanto riguarda le televisioni americane, il loro supporto continua ad essere consistente, ed esse pubblicizzano, senza esitazione, il punto di vista israeliano. Ecco perche' bisogna tornare sui dettagli della strana, gia' dimenticata storia della pietra angolare. Non si tratta della solita provocazione israeliana. Essa ci riporta alle formule di magia nera di Pulsa di Nura, la formula cabbalistica usata contro il primo ministro israeliano Yitzak Rabin. Nel 1995, i giornali israeliani riportarono la notizia dell'incontro di importanti Cabbalisti che invocarono gli spiriti del male affinche' estinguessero la vita del primo ministro. Poco dopo, Rabin fu assassinato da un religioso fanatico ebreo. Uno degli organizzatori della cerimonia di Pulsa di Nura fu processato dalla Corte di Giustizia ed imprigionato per incitamento all'omicidio. Non c'e' bisogno di credere alla magia nera per capire la logica del giudice.

    Per poter comprendere meglio cio' che ha significato la deposizione della pietra angolare, immaginate la seguente scena: vi svegliate, una splendida mattina di domenica, nella vostra bella casa fuori citta', prendete il caffe' e vi incamminate verso la chiesa. Qui incontrate del movimento. Di fronte alla chiesa, un gruppo di uomini, ben protetto dalla polizia e da soldati armati, e' intento a sistenare un enorme striscione che dice: "In questo luogo, nel 2001 sara' edificata una sinagoga". Sullo sfondo, il suono cupo dei bulldozers e la voce amplificata di un rabbino che benedice la nuova sinagoga. Probabilmente diventereste isterici come l'eroe di "Guida alla Galassia" di Hitchhiker. Immaginate che la chiesa in questione sia San Pietro o il Santo Sepolcro, e riuscirete a capire i sentimenti dei gerusalemiti.

    Sebbene "I fedeli del Monte del Tempio", che hanno svolto questa cerimonia magica, siano un gruppo piccolo e difficilmente riconducibile alla maggioranza, non si puo' dire altrettanto di coloro che hanno dato luce verde all'operazione. Nonostante le obiezioni della polizia, la Corte Suprema, massima autorita' legale ebraica, gli permise di svolgere la cerimonia nella data carica di auspici del Nono giorno del mese lunare di Ab, con tutti i suoi significati esoterici. Tutta la potenza dello stato ebraico, incluse migliaia di soldati e poliziotti, furono mobilitati affinche' la cerimonia potesse svolgersi. Ecco perche' è lecito paragonare il piccolo gruppo dei Fedeli all'estremità sottile, affilata dello strumento odontoiatrico in mano al dentista, che lo spinge nella profondità del dente per verificare che la radice sia morta, devitalizzata.

    I risultati di questo doloroso esame non lasciarono spazio ai dubbi. Il nervo, apparentemente, era vivo, e la rapida mobilitazione dei palestinesi costrinse gli ebrei a deviare la processione dei Fedeli del Tempio. La cerimonia ebbe luogo al di fuori delle mura della Citta' Vecchia, un po' prima dell'ora stabilita. Duro' pochi minuti, e la pietra torno' al suo posto consueto, all'ombra profondamente protettiva del Consolato americano. La spinta inferta dal trapano provoc? un dolore intenso e la prevedibile reazione dei palestinesi e, in seguito, l'aggressione violenta della polizia ai fedeli presenti nella moschea. Qual fu il motivo di tutto quel turbamento? Perche' mai i ragazzi palestinesi osarono sfidare la Polizia di frontiera, famosa per la sua brutalita'? Perche' la pietra angolare era cosi' importante?

    Molti ebrei ed i loro alleati sionisti-cristiani ritengono che la preziosa bellezza delle moschee di Gerusalemme, risalenti al Settimo secolo, debba essere distrutta per fare posto, sulle sue rovine, ad un tempio ebraico. Perche' questo dovrebbe accadere? La gente prova a dare differenti spiegazioni, storiche ed escatologiche. Non e' certo per giustizia storica, o per esigenze di culto, dal momento che il giudaismo ortodosso proibisce qualsiasi interazione con il Monte del Signore. Alcuni ebrei con inclinazioni esoteriche credono che quest'atto rendera' totale ed irreversibile il dominio ebraico sul mondo. Questa credenza non e' dominio esclusivo di gente folle o stramba, ne' dei soli sionisti, ma rappresenza una credenza piuttosto diffusa.

    I media occidentali presentano spesso i termini del conflitto come una lotta tra musulmani ed ebrei. Invece, questa gente vede il conflitto come lotta tra ebrei e gentili, ossia tutti coloro che non sono ebrei. Nelle loro menti, il Monte del Tempio e' un cerchio magico di potere, che essi dovrebbero ottenere al momento giusto. Come l'Anello del "signore degli Anelli" di Tolkien, esso portera' il Messia. Per i religiosi ebrei il messia non e' quello cristiano. Per le loro scritture, il Messia non e' un personaggio gentile con un messaggio per tutta l'umanita'. Il loro messia rendera' per sempre schiave tutte le nazioni della terra e rendera' il Popolo Eletto signore dell'universo. Il loro messia, colui che schiavizzera' i popoli della terra, e' l'Anticristo delle profezie.

    Col volgere dall'uno al due nella conta dei millenni sul metro della nostra Cabalina Cosmica, anche le menti normalmente sane vengono facilmente assalite da pensieri apocalittici. Questa non e' la prima volta che alcuni ebrei sognino della dominazione sul mondo e della supremazia eterna dell'Anticristo. Solo che adesso hanno a disposizione armi atomiche, jet all'avanguardia e navi da guerra, ricchezza, cieco supporto da parte degli USA, decine di milioni di entusiasti schiavi "cristiani-sionisti", ed una vasta rete di media internazionali, docili e mansueti.

    E non e' solo l'esoterismo. Dieci anni fa, un importante giornalista israeliano, Nahum Barnea, scrisse in "Yediot Aharonot": "Per decenni gli ebrei hanno cercato di rifiutare il mito (della dominazione ebraica sul mondo e della riduzione in schiavitu' dei non-ebrei) considerandolo una orribile manifestazione di anti-semitismo. Ora molti ebrei vi credono". Lo scomparso intellettuale ebreo Israel Shahak commento': "Il governo del Likud (per non parlare dell'estrema destra), crede in quel mito ciecamente".

    L'importante quotidiano israeliano, Ha'aretz, ha riportato che Sharon, come Barak prima di lui, si reca furtivamente a chiedere consiglio ai maghi della Cabbala. Sembra sia di moda. Scuole cabbalistiche, corsi e negozi si espandono come una rete su tutto lo stato ebraico. Secondo i loro dettami, la Terra Santa dovra' trasformarsi in una Terra Deserta. Non e' questione di scelta. Si ritiene che la Cabbala sia opera del mistico del Primo secolo Simeon ben Yohai, la cui massima piu' nota afferma: "Schiaccia la testa del migliore tra i serpenti, uccidi il migliore tra i Gentili".

    Questo modello arcaico di dominazione, genocidio e riduzione in schiavitu' richiede un contenuto religioso arcaico. Molti israeliani sentono riemergere l'antico spirito di odio e dominio. Il supplemento settimanale di Ha'aretz ha pubblicato una breve storia di un presidente americano che cerco' di disobbedire agli ordini dei Cabbalisti e che, per questo, fu rimosso dai suoi subordinati. Gli ebrei sono destinati a dominare il mondo, predicava il rabbino Leichtman, un importante Cabbalista, in un lungo articolo pubblicato da Vesti, un giornale russo-israeliano. Nelle chat-rooms israeliane, si trova anche di peggio. Si cita un vecchio poema di Uri Zvi Greenberg, un defunto poeta ebraico, che predicava lo sterminio dei Gentili. Greenberg non si limitava ai palestinesi, come Menahem Begin, ne' solo agli arabi, come la massima autorita' spirituale in Israele, il rabbino Ovadiah Yussef. Lo sterminio di Edom, una parola in codice usata tradizionalmente per indicare i Gentili europei ed americani, e' un'opzione plausibile per le menti febbricitanti dei seguaci della Cabbala.

    Questo sentimento si riversa anche nella diaspora. Nel cuore degli USA, ad Atlanta, c'e' stato recentemente un dibattito nel Centro della Comunita' ebraica alla presenza del Console israeliano, di un uomo d'affari ebreo, di un importante rabbino di Atlanta e di un giornalista del New York Times. Un osservatore mi ha scritto: "Sono stato molto colpito dalle parole del rabbino. Nonostante si dichiarasse non-sionista, ha dichiarato che lo scopo ultimo della creazione di Israele, per come la vede lui, e' controllare il denaro ed il potere mondiali. Gli ebrei faranno crollare i governi mondiali ed occuperanno posizioni che consentiranno loro di dominare il mondo. Cio', ha asserito, accadra' tra pochi anni".

    All'altro capo del mondo, in Russia, un seguace ebreo del movimento ultra-nazionalistico di Jabotinsky, cui appartiene lo stesso Sharon, Eliezer Dacevitch-Voronel, che si definisce Professore all'Universita' Ebraica, ha composto un poema: "Noi, gli Eletti, siamo uniti dall'odio verso le tribu' schiave che sorsero, detronizzarono i nostri antenati e rifiutarono il nostro Dio. Una volta che hai compreso qual'e' il tuo posto nel mondo, getta il maiale nella sua tana. Vi siete ribellati e ci avete costretti a servirvi, ma ora e' arrivata la vostra fine. Siamo i vostri padroni e voi siete i nostri schiavi. Questo e' il piano di Dio. Presto il nostro sole sorgera' ancora, e gli schiavi non oseranno guardarlo. E allora, il Signore del Mio Popolo apparira' nel Cielo, mentre noi, la dozzina della dozzina delle migliaia (i.e. 144.000) tra gli Eletti siederemo nel grande anfiteatro e vedremo le miserabili colonne di anime riversarsi nel paradiso loro concesso. Per volonta' di Dio, lo chiameremo Auschwitz".

    Questi esaltati parlano persino di ricostruire geneticamente il Re dell'Anticristo. Il dott. Avi ben Abraham, un brillante capo branco, sembra essere dietro quel progetto. Questo strano uomo e' appena ritornato in Israele dopo alcuni anni trascorsi in California, dove ha lavorato ad un progetto chiamato Deep Freeze per ebrei molto facoltosi. Riempitosi di denaro, ben Abraham ha costruito un palazzo a Cesarea sulle rive del Mediterraneo, 50 km a nord di Tel Aviv, ed ha contattato un esperto di genetica italiano, il dott. Severino Antinori. Ben Abraham, che si e' laureato in medicina all'insolita eta' di 18 anni, parlo' del suo progetto in un'intervista ad Ha'aretz. Pochi giorni fa, il piano ha ricevuto un'attenzione benevola da parte del New York Daily News, il giornale di Mortimer Zuckerman, un miliardario supremazista ebreo a capo della Conferenza delle Organizzazioni Ebraiche americane.

    Dunque, gli uomini dell'odio e della vendetta sono pronti a prendere il cerchio magico del potere, il Monte del Tempio, per rinforzare e perpetuare il ruolo dell'Anticristo. Ma cio' non puo' essere ottenuto con la forza bruta, poiche' vi e' una proibizione medievale, Issur Homah. Una azione prematura non sarebbe accettata. Un religioso ebreo di Brooklyn, Lubavitcher Rebbe, era considerato dai suoi discepoli come un Messia potenziale, ecco perche' non mise mai piede nella Terra Santa. Non si sentiva pronto per la prova di forza. Nel frattempo, i figli della Palestina, i fratelli di Fares Odeh, i nipoti di Cristo fanno il possibile per mantenere a bada questi fanatici. Ora, Sharon e la sua banda di pazzi credenti cercano di conquistare l'Orient House, una villa della famiglia Husseini di Gerusalemme. Se la passeranno liscia, avranno fatto un altro passo verso la conquista del Cerchio del Potere.

    Il ricercatore dell'anima e scrittore russo Eugene Zamyatin ha composto una breve favola sul tipo del Vangelo. E' la storia di un uomo che aveva deciso di costruire un tempio, ma non aveva soldi. Allora assali' un mercante per strada, lo torturo' fino ad ucciderlo, rubo' il denaro e costrui' il tempio. Invito' un Vescovo e molti preti e tanta gente comune, ma, dopo breve tempo, tutti lasciarono la chiesa: il luogo era intriso di odore di morte. Non si costruisce un tempio sul sangue degli innocenti. Un anziano contemporaneo di Zamyatin, intellettuale ebreo di Odessa, il "sionista dello spirito" Ahad HaAm, lo specifico' con parole semplici e belle:

    "Se questo e' il Messia, desidero non vedere il suo arrivo".
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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