Originally posted by Paul Atreides
X Gribisi
1) Lo sradicamento NON spiega affatto perché molti allogeni di seconda generazione [cioè nati nei paesi di accoglienza] delinquono.
Re: non mi sono spiegato bene. Non intendevo lo sradicamento solo come esperienza personale di lasciare il proprio paese, ma nel senso + lato di sradicamento culturale, ossia trovarsi proiettati in una cultura che non è la propria e si fatica a comprendere. E immagino che qualcosa del genere possa durare almeno due generazioni, visto che le seconde generazioni hanno una cultura in casa e un'altra fuori casa. Sarebbe interessante vedere cosa succede nelle terze e successive generazioni, nei paesi in cui l' esperienza è sufficientemente consolidata. Ad esempio, delinquono di più dei francesi i magrebini di terza generazione e oltre? Oppure con l' andare delle generazioni c'è tendenza a eguagliare i tassi di criminalità degli autoctoni?
2) diversi sociologi parlano a proposito degli allogeni di 'socializzazione anticipatoria' ossia in diversi casi "all'origine della decisione migratoria va collocato innanzitutto quel processo di acquisizione degli stili di vita del mondo occidentale e di diffusione del consumo di massa, come anche di crescente esposizione ai mass media stranieri e, per così dire, di assimilazione di una certa mentalità 'all'occidentale'" [R. Marini, "L'immigrazione e la prospettiva di una società multiculturale", in AA.VV., "Multiculturalismo e democrazia", Donzelli, 1996, p. 139].
In sintesi, molti allogeni sono già sradicati o tendenti allo sradicamento prima ancora di emigrare.
Re: sì, lo immaginavo. Non ho mai creduto nella teoria della "disperazione" per cui gli immigrati sono spinti dalla fame o comunque da condizionidi vita insopportabili.
3) Barbagli [p. 38] afferma acutamente che già dalla seconda metà degli anni '70 l'immigrazione non era più di domanda ma di offerta, provocata da fattori di spinta [in primis, ahimé, demografiche]. Tra l'altro con la globalizzazione la filiera di produzione è già ampiamente delocalizzata [ergo, molti posti di lavoro nascono in loco].
Re: OK, ma come pensi si possano invertire le tendenze demografiche nella misura sufficiente a rendere inutile l' immmigrazione? E non pensi che, se anche ci si riuscisse, gli italiani "in più" che genereremmo continuerebbero a rifiutare i lavori che oggi si danno agli immigrati? Non realizzeremmo il capolavoro di avere disoccupazione e carenza di manodopera contemporaneamente?
E poi non scambiamo la circolazione di élites scientifico-culturali con le torme di allogeni dequalificati che c'invadono.
Re: dipende se le elites scientifiche sono native di origine straniera, oppure immigrate dall' estero per "fuga dei cervelli". Sarebbe da approfondire, ma se guardi i nomi dei lavori scientifici fatti nei grandi paesi di immigrazione, ad esempio in medicina, c'è un vero mix di popoli.
Infine, sarebbe FONDAMENTALE vedere quanto welfare si mangiano gli allogeni. In Danimarca il 5% di allogeni si pappa ad es. il 40% del welfare.
Re: questo può essere normale. Devi considerare che gli immigrati vengono per occupare, almeno per 1-2 generazioni, i gradini più bassi della scala sociale, ossia proprio quelli più bisognosi di welfare. Però indubbiamente il dato è macroscopico.
Insomma, vediamo davvero qual è il ruolo dell'allogeno, oggi, nell'economia europea. Esempio: vediamo nei paesi di più lunga immigrazione quanti campano senza lavoro e solo grazie a sussidi ecc.
Re: Chiaro che per attaccare fautori delle magnifiche sorti progressive dell' immigrazione occorre cercare bersagli diversi dal sottoscritto e ben più rappresentativi di questa scuola di pensiero.