Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Processo Andreotti - Questa condanna non ci convince

    «L'autonomia della magistratura è un principio irrinunciabile»

    Fausto Bertinotti

    «Le due vicende giudiziarie di questi giorni - l'arresto dei giovani no global e la sentenza di condanna di Giulio Andreotti - destano un grande e profondo sconcerto e creano una situazione di incertezza nella quale nessuno crede più a nessuno», osserva Fausto Bertinotti. Per il segretario di Rifondazione comunista «la verità storica dei rapporti fra la Democrazia Cristiana e la mafia nella lotta contro i comunisti non può essere confusa con una verità processuale che riguarda sempre la persona e la sua azione. Il nostro sconcerto aumenta di fronte ad una condanna che individua i mandanti nella totale assenza degli esecutori». «La lunga azione di delegittimazione della magistratura portata avanti in questi anni dalla destra potrebbe proprio oggi ottenere risultati e mettere in crisi quella autonomia della magistratura su cui si fonda il nostro ordinamento costituzionale - aggiunge Bertinotti - Essa rimane, invece, per noi un principio irrinunciabile tanto più valido perché non ci impedisce di discutere e criticare singoli atti».

    Liberazione 19 novembre 2002
    http://www.liberazione.it

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Questa condanna non ci convince

    Giuseppe Di Lello

    Non è facile commentare un dispositivodi sentenza, ma questo della corte d'assise d'appello di Perugia nel processo Andreotti sembra abbastanza chiaro e si presta ad una interpretazione che, spero, sia smentita dalla futura motivazione.
    Andreotti e Badalamenti - e solo loro due - sono stati condannati per l'omicidio di Mino Pecorelli, mentre sono state confermate le assoluzioni del primo grado per gli altri imputati, Vitalone, Caló, La Barbera e Carminati.

    Inizialmente l'ipotesi accusatoria si basava sulla ricostruzione di una complessa trama, all'interno della quale tutto si teneva sul piano della logica da romanzo giallo, supportata, peró, dallo spessore criminale dei mafiosi e dei malavitosi implicati (Cosa nostra e banda della Magliana) e dalla sicura connessione tra queste due associazioni crilminali da un lato e la mafia siciliana e Salvo Lima (referente andreottiano in loco) dall'altro.

    In questo contesto era verosimile che Andreotti, temendo i ricatti di Pecorelli, si fosse lamentato con il suo entourage e avesse sollecitato la fine delle molestie, in ció prontamente accontentato da Badalamenti e Caló e dagli scherani degli stessi, La Barbera e Carminati, esecutori materiali del delitto.

    Con l'assoluzione di quasi tutti gli imputati diviene evidente che le dichiarazioni dei pentiti nei confronti degli stessi (e nei confronti della trama complessiva) non hanno trovato riscontro, mentre l'unico "fatto" su cui basare la condanna del duo Andreotti-Badalamenti sarebbe la "confessione" di Badalamenti a Buscetta secondo cui l'omicidio non era altro che un favore fatto dalla mafia ad Andreotti.

    Rimane dunque solo la parola di Buscetta, senza nessun consistente riscontro e, quindi, insufficiente per sostenere una condanna ad una pesante pena detentiva e per un reato cosí infamante.

    Questa condanna non ci convince, ma non ci fa certo mutare parere su Giulio Andreotti politico e uomo di governo, sul ruolo nefasto che la sua corrente ha avuto in Sicilia in connessione con Cosa Nostra e sul blocco di potere reazionario e parassitario che ha contribuito ad instaurare e che ancora si perpetua nel centrodestra oggi dominante nell'Isola a tutti i livelli: la sua condanna, come le sue assoluzioni, ci sono politicamente indifferenti.

    Liberazione 19 novembre 2002
    http://www.liberazione.it

  3. #3
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito

    Dal caso Moro (che non voleva essere "processato in piazza" e infine, abbandonato dai suoi, fu vittima di spietati carnefici) al caso Andreotti, il dramma che l' Italia sta vivendo dal giorno della sua sconfitta nel II conflitto mondiale segna punti di indicibile vergogna.
    In aree come la nostra, da sempre abituate a subire soprusi, ingiustizie e ospraffazioni, il sentimento è oscillante: si va da una solidarietà nella sciagura ad una soddisfazione ostentata.
    Non sarà inutile, allora, focalizzare alòcune questioni in merito alla vicenda:
    1) E' chiaro che la condanna pronunciata in appello contro Andreotti è giuridicamente aberrante prechè non vi sono elementi probanti a suo carico.
    2) E' non meno chiaro che le accuse confezionate da Buscetta contro Andreotti hanno seguito una regia americana, e ciò nel pieno dell' offensiva contro la "prima repubblica", volta a liquidarne il ceto politico per sostituirlo con la categoria dei portaborse della "seconda repubblica" e a favorire il ribaltone, in senso filoisraeliano, della politica etsera italiana.
    Non dobbiamo però dimeticare altri aspetti rilevanti.
    Andreotti ha costituito il suo potere personale e di partito nel clientelismo. E' il rappresentante più longevo e simbolico di un ceto politico che ha giocato a fare il Mangiafuoco, spingendo i giovani degli anni Sessanta e Settanta in un vicolo cieco, che ha poi causato sangue, morte, prigione, sfiducia nella politica e nel futuro. Andreotti, se non ha mosso personalmente le fila, ha lasciato fare, ha guardato, ne ha tratto tornaconto.
    Renato Curcio, che non ha ucciso nessuno, ebbe a dichiarare in aula che era come se lo avesse fatto, perchè le responsabilità sono collettive. Una bella lezione morale.
    Pertanto, nel commentare negativamente la sentenza contro Andreotti, non dovremmo esimerci dal pensare che, in qualche modo, per una Giustizia di cui gli uomini sono spesso strumenti inconsapevoli, contro il Patriarca della repubblica dell' etica relativa si è infine scagliata la Nemesi della Storia.

 

 

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