Il leader della Lega contrario alla costruzione di una strada sul luogo simbolo del partito. Ma il Comune: l’arteria si farà
Bossi: «Nessuno tocchi il prato di Pontida, qui è passata la storia»
BERGAMO - Umberto Bossi ha tuonato da Radio Padania: «Lo storico prato di Pontida non si deve toccare, nessun piano regolatore può permettere di cambiare la storia con una piazzetta o con il passaggio di una strada». Ma nessuno è profeta in patria, nemmeno la Lega a Pontida, da sempre culla del movimento guidato da Bossi. Il pratone che ha ospitato tutti i raduni e i giuramenti del popolo leghista rischia ora infatti di essere «sfregiato» da una strada che lo taglierà a metà. Sarebbe un vero e proprio colpo di grazia, dopo che già due anni fa, su una porzione della spianata, è stato costruito un centro commerciale.
Quel che ne è rimasto, 21 mila metri quadrati, è stato acquistato dai leghisti attraverso una mega sottoscrizione che ha consentito di raccogliere oltre 2 miliardi e mezzo di vecchie lire. Ma proprio in mezzo a quell’area rimasta vergine il Comune di Pontida, retto da una lista civica composta in gran parte da ex democristiani che ora si riconoscono nell’Udc, vuole realizzare una strada.
«Una pura e semplice scelta urbanistica, inserita già nel vecchio piano regolatore, destinata a funzionare da valvola di sfogo per il traffico che sovraccarica la statale Briantea» hanno sempre sostenuto gli amministratori del paese che nel lontano 1167 ospitò lo storico giuramento dei Comuni lombardi contro il Barbarossa. La Lega di Bossi, per contro, intravvede una chiara manovra politica per punire un movimento malvisto. Umberto Bossi in persona e la Pontidafin, la società che materialmente ha acquistato il prato, hanno presentato due osservazioni al piano regolatore per cancellare lo «sfregio» stradale. Ma la maggioranza, nonostante le pressioni, non ha voluto sentire ragioni e nei giorni scorsi ha respinto le richieste dei lumbard . Risultato? La strada si farà.
Ma il segretario provinciale leghista, Franco Colleoni, non sembra disposto a cedere: «Quel prato è un patrimonio di tutti. È un luogo che ha segnato tappe importanti della politica italiana. A Pontida, forti della maggioranza, non hanno voluto capire. Dove comandiamo noi (per esempio in Regione) ci faremo valere. Di sicuro la battaglia non finisce qui».




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