Il Giudizio Universale di Giovanni Papini è diviso in Cori e il caro Tomas de Torquemada è presente tra i 'Politici'. Non voglio parlarvi dell'opera, ma soffermarmi sulla figura dell'Inquisitore domenicano davanti all'Angelo (che funge da tramite) che dopo la morte dà a tutti la parola prima che il Signore decida su di loro. Eccezionalmente Torquemada si introduce da solo:
TORQUEMADA:
L'ipocrita rappresaglia dei ribelli e l'imbecillità lagrimante delle plebi mi raffigurò, sulla terra, come un rosticcere infernale vestito da frate che per fanatismo frenetico e feroce ambizione si compiaceva nel mandare alle fiamme turbe d'innocenti.
In verità io fui sempre ispirato, nel mio terribile ufficio, dal bene della società civile in terra e dalla salvezza delle anime per la seconda vita. L'unità spirituale del popolo è necessaria alla pace e alla prosperità delle nazioni; senza ordine e giustizia anche l'esercizio della virtù diventa ai più quasi impossibile. Se non v'è unità di fede, concordia di spiriti, non vi può essere neppure quell'unità morale e politica ch'è condizione prima del bene comune. Io feci dunque opera necessaria condannando coloro che tentavano d'incrinare e di rompere questa unità. Gli ebrei non eran soltanto i discendenti dei deicidi ma son d'altro sangue d'altro culto d'altra indole, in tutto contrari alla natura dei popoli cristiani. I mussulmani erano invasori infedeli, nemici del nome e dell'impero cristiano. Gli eretici erano ancor meno scusabili perchè si sottraevano insieme all'autorità del pontefice e a quella del re.
E tali estirpazioni degli ostacoli al beneficio supremo dell'unità non eran contrarie allo spirito dell'Evangelo, come i calunniatori andavan gridando. Una parabola famosa comanda al contadino savio di strappare il loglio che è cresciuto fra il grano e di buttarlo nel fuoco. E Gesù consigliò anche di gettar via l'occhio e di tagliar la mano ch'era di scandalo. Quando lo scandalo è nel pensiero, cioè nella testa, non v'è altro rimedio allo scandalo che la morte: tremenda necessità ma necessità.
Io fui il contadino solerte e obbediente che si studiò di togliere l'erbe velenose dal buon frumento della Cristianità.
Eppoi la verità cristiana mi apparve così chiara ed evidente, scaturita dalla Rivelazione, confermata dalla Ragione, comprovata dalle profezie e collaudata dai miracoli che nessun uomo sano di spirito e puro di cuore poteva negarla e rifiutarla. Gli oppositori, i fuorusciti, i rivoltosi li giudicai in malafede, cioè in colpa più che in errore. Erravano perchè volevano errare, conoscevan la luce e sceglievano deliberatamente le tenebre. Non erano dunque sol da compiangere, come coloro che per debolezza di mente son sedotti dall'errore, ma da riprovare e detestare perchè tratti all'errore da pertinace malizia e determinata volontà. Attraverso la tremenda purificazione del fuoco io salvai per sempre le loro anime. Col tormento di poche ore le sottrassi ai tormenti eterni. La dura espiazione terrena li rese degni dell'indulgenza celeste. Consegnai al fuoco le carni mortali per salvare le anime immortali.
Il mio compito era arduo e grave e io ho sofferto per l'ostinazione e la sofferenza degli eresiarchi assai più che costoro non potessero immaginare. Anch'io fui creatura umana, anch'io ebbi un cuore, anch'io fui tentato di continuo dalla pietà. Nel mio interno vi fu sempre accanito conflitto fra i miei doveri di preservatore della fede e i miei impulsi di perdono e talvolta da questi impulsi fui vinto. E segretamente piansi quando dovetti condannare e segretamente fui lieto quando potei assolvere. Ma di tutto quel che feci per difendere l'unità minacciata, necessaria all'uman genere, non mi pentii nè mi pento.
ANGELO:
Se' tu veramente sicuro che a quell'acerrima difesa dell'unità non ti movessero anche ragioni temporali e calcoli politici? E se' tu davvero certo che nella tua natura non vi fosse, forse a tua insaputa, una compiacenza morbosa dei terrori e dei tormenti altrui, una punta d'orgoglio per la paura che ispirava la tua potenza, qualche speranza di tornaconto o almeno di fama?
TORQUEMADA:
E non sai tu quanto sia pauroso il timore di colui che ispira terrore? E non ricordi che per l'opera mia non raccolsi che il disprezzo e l'odio di molti in vita e perpetua infamia dopo la morte? Io fui, se peccai, la maggior vittima del mio peccato.
Saluti


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