Via libera a Palazzo Madama per il ddl di Bossi che promette:
il “sì” entro i primi di dicembre
di Giulio Ferrari

Isteria da una parte, risolutezza dall’altra: ieri, la decisione della conferenza dei capigruppo del Senato di proseguire nell’esame della devolution ha scatenato la reazione scomposta della sinistra che, peraltro, non ha smosso di un millimetro la determinazione di Umberto Bossi e della maggioranza. Anzi, il ministro delle Riforme si è detto sicuro che il traguardo verrà tagliato ben prima di Natale. «I tempi sono contingentati - ha detto il lader della Lega Nord - e quindi alla fine della prossima settimana o al massimo all’inizio della settimana dopo, i primi di dicembre, la legge passerà».
Poco male se la sinistra alza il tono della polemica, che nelle ultime ventiquattro ore ha toccato persino livelli patologici, con paranoiche accuse di “sfascismo” del Paese e persino insulti gratuiti (in mancanza di meglio, Bassolino si è esibito definendo “pazzo” «chi vuole la devolution»). Raglio d’asino non sale al cielo, e non saranno i difetti di autocontrollo degli esponenti dell’opposizione a intaccare la solidità della Casa della libertà. «Sono convinto - ha dichiarato Bossi entrando al Senato - che le battaglie fanno bene. La sinistra fa di tutto per farci saltare in aria e mettere in crisi il governo, ma non ho dubbi sulla compattezza della maggioranza. La macchina è partita».
Sulla sua strada troverà le migliaia di emendamenti promessi dall’opposizione, con Gavino Angius e Willer Bordon che hanno avvisato di voler «utilizzare tutti gli strumenti a disposizione» per contrastare il disegno di legge sulla devolution, a cominciare da un «ostruzionismo su tutto». «L’ostruzionismo - ha commentato il ministro per le Riforme - annunciato dall’opposizione è positivo. Non vorrei che qualcuno li abbia pagati in panettoni - ha scherzato -. La linea dura scelta contro la devolution servirà a compattare la maggioranza, e il Paese questo lo vede. La sinistra fa il suo gioco e punta a non far approvare la devolution, sapendo che se non dovesse passare questa legge fondamentale per la Lega, ci sarebbero conseguenze sul governo, ma così non sarà. Il loro tentativo è di far cadere la devolution sotto l’autotreno della Finanziaria». Si tratta invece di due passaggi obbligati e fondamentali che non avverranno l’uno a scapito dell’altro.
E, del resto, la maggioranza ha deciso di discutere la devolution in aula, anche durante l’esame della manovra. Passaggi obbligati, perchè l’approvazione della devolution costituirà il punto di partenza per la riforma dello Stato. Umberto Bossi ha tracciato il percorso, sottolineando l’importanza che nel disegno di legge di revisione costituzionale sia inserito anche il federalismo fiscale, e ha annunciato che dopo il primo “si” di Palazzo Madama sulla devolution presenterà le proposte per un Senato federale e un nuovo assetto della Corte costituzionale. Questa è la cura forte del cambiamento che può rimettere in piedi il Paese, non pannicelli caldi. Naturale che la sinistra, spiazzata e rimasta alla finestra, punti i piedi e strepiti sventolando il fantasma dell’attentato all’unità nazionale. «Non è vero - ha replicato il ministro per le Riforme - che la devolution produrrà gli effetti che dicono loro. Non viene toccata la prima parte dell’articolo 17 sulle competenze esclusive dello Stato». Così come sono insensate le accuse del centrosinistra sull’egoismo settentrionale, perchè con la devolution, ha spiegato il segretario leghista, «la solidarietà tra regioni è molto più forte di prima». Insomma, per Umberto Bossi, il gran polverone sollevato dalla minoranza «è del tutto strumentale. Ma - ha aggiunto - dovremmo quasi ringraziarli, le lotte temprano, si combatte e si alzano le bandiere. Non penso che riusciranno a creare crepe nella maggioranza».
E ha ribadito il suo ottimismo: «La legge passerà, al massimo dovremo attendere i primi di dicembre». Il calendario dei lavori di Palazzo Madama stabilisce che la devolution dovrà essere approvata entro il 9 dicembre. La priorità assoluta richiesta dalla Lega è stata rispettata: anche l’esame della delega sulla riforma fiscale dovrà aspettare. Se ne discuterà dopo il “si” al disegno di legge che tanto sta a cuore a Umberto Bossi. Poco male, fanno osservare gli “addetti ai lavori”: la riforma fiscale è in gran parte contenuta nella Finanziaria.