REGIONE PIEMONTE/FIAT: "NON CONTATE SULL'EFFICIENZA DEL COLLOCAMENTO PUBBLICO"
NECESSARIA UNA LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI PER L'IMPIEGO
Dichiarazione di Carmelo Palma e Bruno Mellano, consiglieri regionali radicali del Piemonte
Mentre la Città di Torino vive l'ennesima giornata di mobilitazione sindacale attorno alla crisi Fiat, emerge con sempre maggiore chiarezza un "buco" clamoroso nel cosiddetto "Progetto Piemonte", cioè nella piattaforma di richieste e di impegni che regioni, enti locali e parti sociali hanno sottoscritto per influire sulle decisioni della prossima legge finanziaria nazionale rispetto alle conseguenze della crisi Fiat nell'area piemontese.
Nel "Progetto Piemonte", accanto alla scontata richiesta di allargamento della possibilità di utilizzo della Cassa Integrazione Ordinaria a vantaggio delle piccole e medie imprese dell'indotto Fiat e al condivisibile impegno per favorire forme di accesso al credito meno onerose per le aziende dell'indotto investite da progetti di ristrutturazione/riconversione, continua a mancare una proposta effettivamente attivabile sul fronte delle politiche attive del lavoro e dei servizi del collocamento per quelle migliaia di addetti che, qualunque sia l'esito della crisi, dovranno nei prossimi mesi cercare nuovi sbocchi professionali.
Malgrado l'operazione pubblicitaria con cui, proprio in questi giorni, i centri per l'impiego pubblici stanno cercando di promuovere la propria immagine, tutti i dati rivelano un livello intollerabile di ‘sottoproduzione’ da parte di servizi estremamente "sensibili" alle congiunture occupazionali.
Per porvi rimedio, da oltre un mese abbiamo presentato una proposta di legge, che attraverso la privatizzazione e liberalizzazione dei centri di collocamento, tenta di mettere a disposizione dei lavoratori servizi efficienti, dotati di reali competenze tecnico professionali. Non si tratta, come è ovvio, di abolire l'offerta pubblica di servizi di collocamento (che rimarrebbe gratuito e accessibile, e rimarrebbe economicamente a carico della regione e degli enti locali), bensì di garantirne l'erogazione e la fornitura da parte di strutture adeguate non solo astrattamente al proprio scopo.
Sarebbe il caso che la Regione, nell'ambito del "Progetto Piemonte", decidesse di affrontare anche questo problema, non continuando a presupporre l'esistenza di servizi che, al momento, di fatto non esistono.
Torino, 22 novembre 2002
Wolare
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