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    Chi speculò prima dell’11 settembre?
    Indagini e grafici sugli andamenti di Borsa portano a galla nuovi misteri
    di Mauro Bottarelli

    A che punto sono le indagini di Sec, FinCEN, Fbi e Cia su alcune anomalie nei mercati finanziari internazionali verificatesi prima degli attentati dell’11 settembre? Silenzio, nessuno sa o vuole sapere nulla. Un dato, quest’ultimo, che la dice lunga sui lati ancora oscuri dell’attacco all’America. L’indagine era partita dopo che le autorità tedesche hanno informato i colleghi americani su movimenti sospetti dei titoli della società di riassicurazione tedesca Munich Re. Su queste speculazioni antecedenti agli attentati il Tesoro americano ha puntato la lente per scoprire se dietro questi fiancheggiatori finanziari si nasconda solo Al Qaeda (la cordata finanziaria a cui fa capo Bin Laden). Sul fatto che Bin Laden abbia il fiuto finanziario per accoppiare un bombardamento non convenzionale e una speculazione finanziaria nessuno ha dubbi, ma pensare che il suo “impero” economico, che è ben ramificato e diversificato ma pur sempre uno dei tanti, possa mettere in ginocchio tutti gli operatori del settore assicurativo (cosa che poi è successa) è forse troppo. Si fa sempre più forte la voce che afferma che in realtà dietro ai “fiancheggiatori” esistano diverse società insospettabili che qualcosa sapevano (ma cosa? e quanto sapevano?) e che proprio per questo hanno condiviso e aumentato il ribasso del settore. Le autorità americane per tutto il corso degli anni 90 hanno tenuto sotto controllo le organizzazioni finanziarie controllate da Bin Laden, dalle finanziarie in Lussemburgo, Inghilterra, Malaysia, Olanda, Dubai, Hong Kong, alle società di trading sulle valute internazionali. Ora si è risaliti persino su certi siti porno che facevano da paravento a movimenti di capitali e di informazioni dettati dal ricco saudita. Allora perché non si è agito? Bin Laden è stato condannato per strage e omicidio dagli Usa già per gli attentati del ’93, ’96 e ’98, eppure contro il suo impero economico non è mai stato preso nessun provvedimento, addirittura solo l’anno scorso sono stati chiusi gli uffici della Taba Investment nella city londinese. Secondo Nick Peck , investigatore capo della Data Source International, «Bin Laden ha un patrimonio sovrastimato. Spreme uomini d’affari e società del Golfo Persico forzandoli a pagare una sorta di “pizzo”». Ad apparente conferma di questa teoria vi è il caso dell’aprile del ’99 in cui cinque uomini d’affari sauditi hanno versato tre milioni di dollari a organizzazioni di beneficenza islamiche gestite da Bin Laden attraverso la banca saudita National Commercial Bank. A nessuno è venuto il dubbio che in realtà la situazione sia esattamente capovolta? Ovvero che Bin Laden sia solo il volenteroso, barbuto e folkloristico “faccendiere” per conto di diverse multinazionali saudite, asiatiche e non solo. Paesi e multinazionali con interessi trasversali che formalmente condannano Bin Laden per tenersi buoni gli Usa, ma dall’altra parte foraggiano Bin Laden, implacabile esecutore degli ordini di giganteschi interessi economici internazionali? La domanda che il mondo deve porsi non è “chi è Osama Bin Laden”, ma quale sigla rappresenti. Ma dell’indagine e dei suoi esiti, come anticipato, non si sa nulla. A nessuno, a quanto pare, interessa conoscere la verità sulle speculazioni finanziarie di diverse società sia nel settore assicurativo che in quello dei trasporti e più specificatamente nel ramo delle compagnie di volo. Particolarmente insospettiscono i ribassi sugli scambi di Munich Re, Generali, Axa e la Morgan Stanley (coinvolta nel disastro del Wto). Dati alla mano, nei giorni prima dell’attentato si è verificato un ribasso dei titoli assicurativi europei estremamente forte paragonabile solo a quello dei giorni del crollo della borsa asiatica del ’98. Coincidenze? Chi ha contribuito a questo pesantissimo e “inaspettato” ribasso ha agito vendendo allo scoperto, vendite in apparenza assolutamente ingiustificate e irrazionali, segnalate con sospetto persino in quelle stesse ore da molti operatori agli enti di controllo. Chi ha venduto allo scoperto in quei giorni sapeva dell’attentato, perché sapeva il duro colpo che avrebbe subito il settore assicurativo. Il titolo della Morgan Stanley che occupava 22 piani di una Torre gemella i giorni prima dell’attentato ha subito un ribasso dalle 12 alle 25 volte superiore della media. Altri colossi hanno subito perdite più di 45 volte superiori alla media giornaliera. Idem per le compagnie di volo e di trasporto. Coincidenze? Neanche i più ingenui (o in malafede) possono continuare a pensare che si tratti di coincidenze o che dietro questa mega speculazione ci siano solo gli emissari del principe del terrore. Molte società occidentali, europee e americane, sono già nel mirino delle indagini, probabilmente pensavano che in un mercato in recessione, con milioni di investitori in ritirata, nessuno potesse risalire ai loro movimenti di denaro, ma si sbagliavano. Gli scenari originati da queste ricostruzioni sono allarmanti. Molti sapevano, è da scoprire quanto e cosa sapevano, e soprattutto molti hanno lasciato che i tragici eventi succedessero limitandosi a vendere le proprie azioni e passando la soffiata ai soci. Qualche esempio? Eccone tre, non certamente vincolanti né in grado di appendere alcuno al muro delle responsabilità, ma sicuramente esemplificativi della portata del fenomeno e quindi della sua criminale estensione. Partiamo dal primo grafico (in alto a sinistra), quello relativo all’andamento dell’indice Dow Jones subito prima e subito dopo l’11 settembre. Partendo dall’alto vedete una caduta quasi verticale che anticipa quella dell’11 settembre: sono terribilmente somiglianti, quasi identiche. Quindi, qualcuno sapeva e ha giocato le sue carte (sarebbe meglio dire le sue azioni) prima dell’11 settembre, addirittura a partire dal 6 settembre. Il secondo grafico (in basso a sinistra) indica invece il grado di volatilità sui derivati trattati alla borsa di Chicago: come potete notare la volatilità aumenta anche qui prima dell’11 settembre. Terzo e ultimo grafico (qui a fianco) è quello relativo alla Standard and Poor’s 500, uno degli indici più significativi della Borsa americana: accade la stessa identica cosa, ennesimo movimento anticipatore del backdown dell’11 settembre. Cosa significa tutto questo? Cosa ci dicono, con il freddo e preciso linguaggio dell’analisi, questi grafici? Semplice: che qualcuno sapeva prima; che questo “qualcuno” o erano in tanti o era un operatore in grado di influenzare il mercato; che comunque la crisi anticipa - e non posticipa soltanto - l’11 settembre. Più che di kamikaze e fondamentalisti, sarebbe il caso di andare a caccia di broker. Oppure seguire la pista che per alcuni mesi la Cia aveva imboccato sotto la guida di John O’Neill: i santuari del terrore e dell’altissima finanza legati all’Arabia Saudita. Ma l’indagine fu insabbiata e O’Neill spedito a fare il capo della vigilanza alle Torri Gemelle: dove trovò la morte, in un ufficio dell’88mo piano...

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