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  1. #91
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    Predefinito "Magris e il PRI"

    Originally posted by winstonch
    .... I neologismi della politica«Devolution», parola molesta
    Un termine che mira a sfasciare l'Italia ...
    Sarebbe sempre opportuno citare la fonte di provenienza degli articoli ... in ottemperanza alle norme deontologiche del giornalismo ... ed a rispetto dei diritti di chi "fatica" in quell'ambito ...

    Comunque sia ... l'articolo di Lucio Magris e' tratto dal Corriere della Sera di oggi 18 ottobre 2005 ...

    http://www.nuvolarossa.org/
    [mid]http://pinoulivi.com/midi/emergenza.mid[/mid]

  2. #92
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    Predefinito

    .... Calvin ... come puo' uno , che del Repubblicanesimo e della sua storia non conosce nulla ... neppure l'a, b, c .... permettersi di fare illazioni sulla storia ultracentenaria dei Repubblicani ? ... se non armato solo della faziosita' di chi si ritrova orfano della propria ideologia ... ?

  3. #93
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    Predefinito Rimando

    sull'argomento Federalismo si rimanda anche a ---->
    http://www.politicaonline.net/forum/...370#post311370

  4. #94
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    Predefinito magris ha una sola preoccupazione

    fare soldi per poter misurare il suo alto quoziente intellettuale. E' probabile che davvero non sappia che la devolution l'abbia introdotta il centrosinistra. Ma deve pigliare i soldi del corriere e non ha tempo per farsi troppe domande. Ovviamente il pri gli ha risposto ma non so se l'illuminata direzione del corriere ci concede diritto di replica.

  5. #95
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    Predefinito Trattasi di Claudio Magris Nuvola

    non di Lucio Magri "storico"dirigente della sinistra comunista co-fondatore con Luciana Castellina del "Manifesto"prima e del PDUP(Partito Democratico di unità proletaria).
    omar proietti

  6. #96
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    Predefinito

    ...

  7. #97
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Scontro sulla devolution

    Premierato e Senato federale sono i veri problemi della Riforma

    La prima cosa che va detta con chiarezza all'opinione pubblica, è che al Senato non si è votata la modifica della Costituzione di Calamandrei, quella varata dal governo delle forze democratiche ed antifasciste nel '47, come pure sembrerebbe dalle grida di dolore di alcuni esponenti politici. Si è votata invece la modifica della riforma costituzionale del 2001, governo Amato, ministro Bassanini, maggioranza di centrosinistra. La quale maggioranza, senza un dibattito e senza una adeguata preparazione fece, contro il nostro esplicito e diretto consiglio, e contro l'intera opposizione, un autentico colpo di mano, nelle ultimissime settimane di legislatura, per superare sul terreno federale la Lega. E fu così traumatica la riforma della Costituzione varata da quella maggioranza da aprire un conflitto infinito di competenze fra Stato e Regioni, tale che intervenire in merito era un dovere prioritario.

    Questa maggioranza ha il merito di avere riordinato il titolo V della Costituzione in maniera dignitosa, fissando delle priorità volte ad impedire la devastante casistica di legislazioni concorrenti che si sono sovrapposte dal 2001 ad oggi.

    Piuttosto, ci ha colpito negativamente il fatto che l'opposizione non abbia detto una parola di verità a questo proposito, se non l'ammissione a mezza bocca di avere sbagliato. Se invece di fare propaganda il centrosinistra avesse riconosciuto questa necessità di intervento, un dialogo migliore sarebbe stato possibile e forse prolifico.

    L'opposizione ha preferito coniare lo slogan della "dissolution", urlare allo scandalo per la spaccatura annunciata del paese, salvo poi accusare il governo di centralismo, quando la Corte costituzionale difende - sulla base della riforma del centrosinistra - le prerogative di qualità della spese delle singole Regioni.

    La dissoluzione dello Stato, certamente, non la vedremo. In compenso abbiamo visto l'accusa a distanza di soli due giorni rivolta al governo di essere centralista fino all'esasperazione, e federalista fino alla dissoluzione. Anche un bambino può capire che non è un argomento serio.

    Per cui, se la riforma del titolo V è stata migliorativa e non compromette per nessuna ragione l'Unità dello Stato, è invece preoccupante la seconda parte dell'intervento sulla Costituzione, fatto da questa maggioranza, per ciò che concerne i poteri del governo, e per la correzione del sistema bicamerale. Non perché ci sia una qualche minaccia autoritaria, anzi si comprende benissimo il disegno di tenere insieme l'indipendenza regionale tramite il rafforzamento del potere centrale. Ma questo progetto rischia di non funzionare e di portare alla paralisi del paese, avendo una Camera alta, quella del Senato, libera di fronte alle decisioni della Camera bassa, quella dei deputati, interamente legata al premier. Non solo, anche i poteri del presidente della Repubblica appaiono come quelli di un terzo rispetto alle prime due: ed il conflitto istituzionale resterebbe un'ipotesi grave, nel momento in cui non vi fosse sintonia politica fra Camera, Senato e Presidenza della Repubblica.

    Questo è il rischio vero, anche se non certo, in cui si può incorrere, tanto che il Pri aveva invitato la maggioranza a fermarsi alla sola approvazione del titolo V, rinviando ad una riflessione più matura ulteriori interventi.

    Il clima di scontro pretestuoso e la propaganda incendiaria dell'opposizione non hanno certo giovato, anzi. In un contesto di questo genere ci sono parse positive e riflessive le parole di Bossi, che è stato, suo malgrado, assente nel momento più delicato di tutta questa vicenda e che è certo colui che meglio può comprenderne i risvolti. Egli ha frenato gli entusiasmi ed ha detto che c'è ancora molto da lavorare; ed ha ragione. Noi riteniamo che si debbano riprendere in mano i capitoli della riforma sul premierato e sul Senato federale, che possono produrre scompensi ed imperfezioni gravi per la vita dello Stato. Anche sulla base di questa promessa di lavoro ulteriore valuteremo come schierarci sul referendum, considerando che, abrogando questa riforma, ritornerebbe in vigore quella del 2001, la vera "dissolution" che, insieme alle altre forze della coalizione, abbiamo fermato.

    Roma, 17 novembre 2005

  8. #98
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    Predefinito Asse Ruini-CS?



    Chi ha votato per la devolution nel dubbio non ha fatto altro che illuminare d'immenso il CS agli occhi del popolo, segnare un'altro punto allo sfascio di ogni residua speranza centrista e folliniana, ed avvicinare il Cardinal Ruini alle ragioni di Prodi, nonostante la maggiore affinità con la destra in questioni etiche fondamentali di natura non economica o costituzionale.



    ... Per cui le l'asse Ruiini-CS diventa vitale per l'assetto costituzionale e democratico dell'Italia, e se i patrioti pentiti vogliono veramente diventare calvinisti, secondo le antiche ammonizioni di Bossi, questo è il momento giusto.

    I "calvinisti" che preferiscono piuttosto il nuovo asse a quello dello sfascio della Patria non mancano.

    Maggioritario e Devolution non sono però in sintonia, e non sembrano altro voler dire che "nel breve preveniamo la governabilità CS, in attesa del futuro premierato forte temporaneamente inboscato nel federalismo".

    Errore sartoriale che potrebbe fare di Prodi proprio quello che si vorrebbe fare del Cavaliere.

  9. #99
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    Predefinito Articoli modificati

    Nell'inserto del Sole 24 ore, in questi due ultimi giorni, sono stati pubblicati gli articoli modificati nella previgente Costituzione Repubblicana.
    Nel dettaglio sono i seguenti:

    Titolo 1: Ruolo del Parlamento
    Articolo 55 - 56 -57 - 58 - 59 - 60 - 61 - 63 - 64 - 65 - 66 - 67 - 69
    70 - 71 - 72 - 73 - 74 - 76 - 77 - 80 - 81 - 82

    Titolo 2 Presidente della Repubblica
    Articolo 83 - 84 - 85 - 86 - 87 - 88 - 89 - 91

    Titolo 3 : Presidente del Consiglio
    Articolo 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 96 bis

    Titolo 4: Magistratura
    Articolo 104

    Titolo 5: Ruolo delle autonomie locali
    Articolo 114 - 116 - 117 - 118 - 120 - 122 - 123 - 126 - 127 - 127bis - 127ter - 131 - 133

    Titolo 6:
    Articolo 137 (modifica cmoposizione corte costituzionale) ed art. 138 (superamento della quasi automaticità del referendum confermativo sulle riforme costituzionali).

    Effettivamente si è modificato solo il titolo V (in meglio) e non si è intaccata la Costituzione Repubblicana.

    Tex Willer

 

 
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