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Discussione: Il Sedevacantismo

  1. #11
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    Non ho letto quell'articolo ma non stento a credere che ormai queste idee girino anche su giornali di "divulgazione scientifica" come Focus.
    Questa specie di posticcia e unitaria "religione" abramitica (oppure la sua variante che si richiama a Noè) non è molto diversa dalla "religione universale" di cui si favoleggiava tanto nel Settecento.
    Anzi è gemmata dallo stesso ceppo culturale.

    un saluto e grazie ancora per la risposta

    Guelfo Nero

  2. #12
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    Edizione del 30/11/2002

    Religione e Società

    Papa: dialogo con l'Islam no allo scontro di civiltà
    In un mondo in cui «la violenza, il terrorismo, la guerra non fanno che costruire muri tra i popoli», i cristiani devono essere «uomini di dialogo», per contrastare «quello scontro di civiltà che a volte sembra inevitabile». A ribadirlo è stato il Papa, ricevendo in udienza i partecipanti al Convegno promosso dalla Pontificia Università Urbaniana, nel 375° anniversario di fondazione del Collegio Urbano. Riferendosi alla vocazione tipicamente «missionaria» dell'ateneo, Giovanni Paolo II ha raccomandato a studenti e docenti «lo sviluppo di una particolare attenzione alle culture dei popoli e alle grandi religioni mondiali. Senza rinunciare ad affermare la forza del messaggio evangelico - ha detto -, è un compito importante, nel mondo lacerato di oggi, che i cristiani siano uomini di dialogo e contrastino quello scontro di civiltà che a volte sembra inevitabile».
    Di qui la necessità, per il Papa, di «un'attenzione particolare alle culture dei popoli e alle grandi religioni mondiali, a cominciare dall'Islam, dal buddismo e dall'induismo» e di considerare «con cura il problema del dialogo interreligioso nelle sue implicanze teologiche, cristologiche ed ecclesiologiche». Il Papa, inoltre, ha definito i nostri tempi difficili, ed ha esortato a coltivare il carattere universale dell'Urbaniana, «così prezioso nel nostro mondo diviso, che tanto esalta il particolare, sia esso dell'individuo, del gruppo, dell'etnia o della nazione, fino a pregiudicare a volte l'impegno della solidarietà. La violenza, il terrorismo, la guerra non fanno che costruire nuovi muri tra i popoli. La vostra università - ha concluso il Papa - è una palestra di universalità, in cui si deve poter respirare quel senso di comunione profonda che caratterizza la comunità primitiva».

  3. #13
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    Predefinito LA DICHIARAZIONE DI MONACO-PIETRA MILIARE DELLA RESISTENZA CONTRO IL VATICANO II°

    CARISSIMI MODERATORI DI ETNONAZIONALISMO,

    A PARZIALE COMPLETAMENTO DI QUESTO THREAD, INSERISCO IL TESTO DELLA" DICHIARAZIONE" DI MONACO CHE DAVA INIZIO AD UNA NUOVA FASE DELLA LOTTA CONTRO LE PESSIME "RIFORME" CONCILIARI CHE HANNO TRASFORMATO LA CHIESA CATTOLICA, PIù IN UN FATTORE DI SOVVERSIONE E DISGREGAZIONE CHE IN UNO STRUMENTO DI REDENZIONE.
    OVVIAMENTE, RISPETTO AL VATICANO II°, IL CATTOLICESIMO è DAVVERO UN ALTRA COSA.
    LA SEGUENTE DICHIARAZIONE- DETTA "DICHIARAZIONE DI MONACO"- FU REDATTA E RESA PUBBLICA DA SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA MONSIGNOR THUC, GIà VESCOVO TITOLARE DI SAIGON, LEGATO PONTIFICIO IN INDOCINA, ARCIVESCOVO DI HUè, ARCIVESCOVO TITOLARE DI BULLA REGIA, L'UNICO PADRE CONCILIARE CHE SI RIFIUTò DI FIRMARE TUTTI I DOCUMENTI DEL "VATICANO II" (CONTRARIAMENTE AL PUR OTTIMO MONSIGNOR LEFEBVRE CHE PUR COMBATTENDOLI POI LI FIRMò TUTTI).
    QUESTO PICCOLO DOCUMENTO è UNO DELLE PIETRE MILIARI DELLA RESISTENZA ANTIMODERNISTA DEGLI ANNI '80.
    MONSIGNOR THUC, PUR TRA MOLTE INCERTEZZE, IMPRUDENZE E DEBOLEZZE, RIUSCì A PUBBLICARE QUESTA DICHIARAZIONE E CONSACRARE TRE VESCOVI CATTOLICI (LE ECCELLENZE GUERARD DES LAURIERS, CARMONA E ZAMORA) CHE GARANTIRONO CON ULTERIORI CONSACRAZIONI LA PRESENZA DI VESCOVI ANTIMODERNISTI CONTRO IL VATICANO II IN TUTTO IL MONDO.
    è UN LATO PIù SCONOSCIUTO DELLA "RESISTENZA TRADIZIONALISTA" CUI QUESTO FORUM NON PUò NON ISPIRARSI.

    UN SIMPATICO SALUTO A TUTTI

    GUELFO NERO


    Dichiarazione di
    S.E.R. L'ARCIVESCOVO PIERRE MARTIN NGO-DINH-THUC


    Come appare oggi la Chiesa Cattolica se la guardiamo?

    A Roma, Giovanni Paolo II regna come "Papa," circondato dal collegio dei Cardinali e da molti vescovi e prelati. Fuori Roma, la Chiesa Cattolica sembra fiorente, con i suoi vescovi e preti. Il numero dei Cattolici è grande. Giornalmente la Messa è celebrata in così tante chiese, e la domenica le chiese sono piene di molti fedeli che vengono ad ascoltare la Messa e ricevere la Santa Comunione.

    Ma allo sguardo di Dio, come appare oggi la Chiesa? Le Messe — sia quelle feriali, che quelle a cui assiste la gente la domenica — piacciono a Dio?

    Niente affatto, perché quella Messa è per i Cattolici la stessa che per i Protestanti — perciò dispiace a Dio ed è invalida. L'unica Messa che piace a Dio è la Messa di S. Pio V, che viene offerta da pochi preti e vescovi, fra i quali sono anch'io. Perciò, nella misura in cui potrò, intendo aprire seminari per educare candidati a quel sacerdozio che piace a Dio.

    Oltre a questa "Messa," che non piace a Dio, ci sono molte altre cose che Dio rigetta: per esempio, i cambiamenti nel rito di ordinazione dei preti,di consacrazione dei vescovi, e nei sacramenti della Cresima ed Estrema Unzione.

    Inoltre, i "preti" ora professano:
    1) il modernismo;
    2) il falso ecumenismo;
    3) l'adorazione [o culto] dell'uomo;
    4) la libertà di abbracciare una qualsiasi religione;
    5) il rifiuto di condannare le eresie e di espellere gli eretici.

    Pertanto, in quanto vescovo della Chiesa Cattolica Romana, giudico che la Cattedra della Chiesa Cattolica Romana è vacante; e sono tenuto, come Vescovo, a fare tutto ciò che è necessario affinchè la Chiesa Cattolica Romana perduri nella sua missione per la salvezza delle anime.

    Monaco di Baviera, 25 febbraio 1982
    +Peter Martin Ngo-dinh-Thuc
    Arcivescovo

  4. #14
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    Grazie Guelfo.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #15
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    Predefinito

    Originally posted by Abrezio
    ke banda di retrogradi oscuantisti ke siete, ohu ! .... ve la suonate e ve la cantate .... ahahahahahah... Ilariamaria poi... e' campionessa
    Itagliano:Tornatene nel tuo forum preferito..quello padamericano!!Quì non sei gradito!!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #16
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    Predefinito UN REGALO DI "TRADIZIONE CATTOLICA" A ETNONAZIONALISMO

    UN POST DI CARIDDEO PUBBLICATO SUL NOSTRO FORUM è UN OTTIMO RITRATTO DI GIOVANNI PAOLO II CHE HA APPENA FESTEGGIATO I SUOI VENTICINQUE ANNI DI "pontificato" ED è ANCHE UN MODO PER GETTARE VERA LUCE SU UNA FIGURA CHE IN QUESTI GIORNI HA RICEVUTO UNA "CANONIZZAZIONE" ANTICIPATA...
    LO RIPROPONGO ANCHE QUI, CHIEDENDO VENIA AL SUO AUTORE CHE HA AVUTO LA "FORTUNA" DI INCONTRARLO (IN QUANTO ALLORA DI RELIGIONE EBRAICA).
    CONSIGLIO AI CARI MODERATORI E LETTORI DI ETNONAZIONALISMO LA LETTURA DI QUESTO POST CHE ILLUMINA CHIARAMENTE CERTI RAPPORTI TRA IL "papa", IL MONDIALISMO ED IL SINARCHISMO GIUDAICO.
    UNA TEOLOGIA, QUELLA DI GIOVANNI PAOLO II, NEMICA DELLE PICCOLE PATRIE E DELL'UMANITà VIVA, CONCRETA E REALE, TANTO AMATA IN QUESTO FORUM.

    UN CARO SALUTO A WEHRWOLF, AL CARISSIMO PATRIOTA, A TOTILA

    GUELFO NERO

    ---------------------------------------------------------




    In questi giorni il Mondo (e non dimentichiamoci chi è il Signore dello stesso) festeggia il Giubileo di Giovanni Paolo II°, il “cardinale” polacco Karol Wojtyla, che il 16 ottobre 1978 un Conclave indicò come Papa e che quindi si trova nella posizione d’essere papa “materialiter” ma non certo “formaliter” vista la sua attidutine verso le erronee indicazioni pastorali del Concilio Vaticano II°, conclusosi nel 1965 con l’accettazione del principio della Libertà Religiosa in Foro Esterno, contrario a due millenni d’insegnamento apostolico.
    Karol Wojtyla nel 1978 era un vescovo polacco, sconosciuto alla moltidutine ma molto noto agli addetti ai lavori per il suo zelo verso gli errori del Concilio.
    Era la guida della diocesi di Krakow (Cracovia) nella Galizia occidentale. Una città molto importante nella storia del cristianesimo europeo. Antica sede universitaria fu la città dove Casimir Wielky (Casimiro il Grande) stabilì la sua corte reale e disegnò la Polonia moderna. Lo stesso Re che, nel tredicesimo secolo cristiano, per incrementare la ricchezza del Regno, chiamò gli ebrei nella terra di Polonia
    Molte interpretazioni vi sono state in questi cinque lustri sull’ispirazione del Conclave che decise di scegliere questo vescovo alla cattedra di Pietro.
    Ovviamente ognuno ha portato acqua al suo mulino. Il fronte anti-comunista, in un momento in cui il sistema sovietico era tronfio di malefica gloria, vide in lui il cavallo di Troja per destabilizzare l’Impero del Male dall’interno, il fronte laicista vide nel rappresentante di una chiesa sofferente e di frontiera la fine delle elucrubazioni dell’Amleto vaticano, l’intellettuale italiano Gianbattista Montini (Paolo VI°), che aveva cercato un folle compromesso col Mondo mentre, all’interno della Chiesa stessa, devastata da dieci anni di post-concilio, immediatamente i due fronti che si combattevano con accanimento, quello progressista dei vescovi nord-europei ed americani e quello conservatore dei vescovi latini (che aveva, in ogni caso, vistose eccezioni come Lercaro e Pellegrino) cercarono subito di portarsi il Wojtyla dalla loro. Quasi subito Giovanni Paolo II°, volendo confondere le acque, cercò d’accontentare sia una parte che l’altra.
    In uno dei suoi primi viaggi internazionali, in Messico nel 1979, condannò in maniera decisa la così detta Teologia della Liberazione, un misto di cristianesimo primitivo e di marxismo militante, che ammorbava d’odio classista l’America Latina.
    Nello stesso anno, in un trionfale viaggio in Polonia, fu evidente la rottura per il sistema sovietico che rappresentava quest’uomo sulla Sede di Pietro.
    L’anno successivo, infatti, la Polonia profonda, che non rappresenta, però, punto il pensiero di Wojtyla, si ribellò al Partito Unico, coll’effige della Vergine Nera di Jasna Gora sui baveri della giacca e fece scivolare la nazione nello stato marziale della fine del 1981. Quindi parve ai più che Karol Wojtyla intendesse ristabilire un primato regale della Chiesa negli affari del mondo. Mentre, però, veniva accreditata dalla pubblicistica questa erronea tesi, negli “affari interni” si dimostrava la profonda rottura wojtyliana pure coll’ultimo periodo “apocalittico” di Amleto VI°.
    Nella prima enciclica, del 1979, infatti, Gio.Paolo II° pose le basi di un nuovo umanesimo, un’esaltazione dell’Uomo in sè al di là della Salvezza di Cristo.
    Un umanesimo panteista che vedeva nell’Uomo il centro dell’Universo e non il fine della missione di salvezza cristiana. La scelta di Agostino Casaroli come Segretario di Stato, al tempo stesso, confermò la linea di dialogo dell’Ost-Politik vaticana mentre la difesa strenua del massone americano d’origine lituana Marcinkus, presidente della banca vaticana e coinvolto in colossali operazioni di finanziamento della CIA del Presidente cow-boy Reagan, su ispirazioni delle logge giudaiche internazionali, che aspiravano più che altro ad aprire nuovi mercati di consumo più che a dare una libertà d’azione ai popoli oppressi, fra cui lo stesso del “papa”, rese evidente che la massoneria americana (differentemente da quella francese) trovò in lui un fedelissimo esecutore. È infatti decisivo capire questo torbido rapporto per spiegare, venticinque anni dopo, Karol Wojtyla. Un uomo che forse di cristiano ha giusto l’apparato: una devozione mariana da manuale di patologia perchè esaltazione “epidica” della madre, di cui è orfano fin da piccolo, divinizzazione della stessa più che onore alla Madre di tutte le Grazie, un pragmatismo pastorale che, per esempio, ha incancrenito il problema capitale dei riti nella Chiesa (applicazione del Novus Ordo del 1969 ma anche aperture al rito piano-benedettino, concessioni del 1984 per la sua celebrazione), una riduzione della santità degli uomini di Fede ad esaltazione delle virtù umane, in un massonico esaltamento dell’Uomo in sè.
    Importante a questo punto capire le influenze giudaiche che il giovane Karol (Lolek in polacco) ha subito nell’età della formazione. Differentemente dai suoi coetanei polacchi, infatti, le amicizie del giovane Wojtyla sono tutte in ambiente ebraico, un ambiente squassato dalle operazioni militari tedesche nel 1939 in Polonia.
    “Come Vescovo di Roma e successore dell’apostolo Pietro, assicuro al popolo giudaico, che la Chiesa Cattolica, motivata dalla legge evangelica della verità e dell’amore e non per considerazioni politiche, si sente profondamente rattristata dall’odio, gli atti di persecuzione e le manifestazioni di antisemitismo contro i giudei da parte dei cristiani in ogni tempo e luogo. La Chiesa rifiuta qualunque forma di razzismo che considera una negazione dell’immagine del Creatore intrinseca ad ogni essere umano”. Furono le sue parole al Muro “del pianto”, ultimo residuo di quel Tempio che Gesù stesso maledisse nella sua predicazione.
    Parole terribili perchè confondono il razzismo in sè con la necessaria distinzione teologica dalla Sinagoga di Satana.
    Durante la sua visita in Palestina emblematico fu l’incontro colla giudea Edith Zirer, che nel 1945 fu portata a spalle per tre kilometri nella devastata Cracovia dallo stesso Wojtyla, e, dopo essere stato rinfocillata nel corpo (ma non nello spirito!), fu consegnata all’ufficio dell’Emigrazione ebraica nella stazione ferroviaria. Come già Yossef Boinenstock, suo amico d’adolescenza, che disse perentoriamente “Io ero giudeo e lui cristiano ma non vedevamo nulla di strano nella nostra amicizia”, svelando la terribile natura del giudaizzante Wojtyla.

    La prima volta che lo incontraj era il 1996. Mi trovavo a Roma per concludere la stesura della mia tesi di laurea, che s’occupava delle vicende della diocesi di Cracovia nel 1966, quando nel Millenio del Battesimo, si decise d’erigere una chiesa a Nowa Huta, il quartiere operajo concepito come la cittadella del Nuovo Uomo Sovietico.
    L’amico Alfons Maria Stickler era sempre molto felice di ricevermi nel suo appartamento nel palazzo del Sant’Uffizio ed io ero molto contento d’incontrare colui il quale, nella sua posizione di bibliotecario apostolico, m’aveva ajutato molto per il mio sudio. Con un guizzo decise di chiamare il suo amico “cardinale” Andrzej Maria Deskur, che ci raggiunse per un thè dopo poco. Il polacco Deskur era molto sorpreso che un italiano d’origini ebraiche s’occupasse di un tema simile e, dato che era martedì, mi chiese se il giorno dopo avessi avuto piacere di ricevere una benedizione dal “Santo Padre” durante l’Udienza Generale. Dissi che sarei stato onorato di tale considerazione ma mi sarei trovato a disagio davanti a lui. Pensavo, fra me e me, che c’andavo a fare io al cospetto di quest’uomo che ha ridotto la Chiesa in un simile stato.
    La mia incertezza fu interpretata come timidezza ed il Deskur, uomo dai modi paternamente bruschi, era già in movimento. Il giorno dopo lo incontrai nella basilica vaticana, auspice un potente frate domenicano polacco, che dirige il tragitto “papale” durante le udienze pubbliche. Confuso fra i pellegrini polacchi ebbi modo d’essere presentato a Karol Wojtyla dal frate. Colle bozze della tesi in mano gli parlaj in polacco del mio lavoro e, dimostrandosi molto interessato, mi disse che le chiese come edifici non hanno importanza perchè ogni uomo è chiesa in sè.
    Io, un po’ contraddetto, dissi che certo l’uomo era sede dello Spirito Santo ma era importante l’esistenza di un edificio dove si potesse rinnovare il Sacrificio di Gesù.
    Troncò con delle parole che mi lasciarono ammutolito: gli ebrei non hanno un Tempio eppure lodano lo stesso Dio. Non capivo in quel momento convulso, mentre s’allontanava, per quale motivo “il successore di Pietro” in piena basilica si fosse messo a parlare dei giudei senza Tempio, dopo il frate, che mi raggiunse dopo l’udienza, m’ammiccò dicendomi “Certo noi sappiamo chi è lei; mica uno incontra il Papa così a caso; è sempre felice d’incontrare ebrei”. Facendo mente locale mi ricordaj di come non m’avesse fatto il segno della croce, come con gli altri, sulla fronte ma m’avesse solo toccato coll’indice (un segno cabbalistico). Assolutamente paradossale! Il “Papa”aveva incontrato un ebreo (benchè battezzato) e lo aveva trattato come se egli fosse un Rabbino e non il Vicario di Cristo!
    Nel 1997 trascorsi molti mesi in Polonia e, concludendo la tesi, lavoravo sul soggetto dei rapporti fra ebrei e polacchi. Pubblicaj un’intervista esclusiva col Rabbino Capo Joskowicz nel mese di marzo. In autunno alcuni amici del Keren Kayemeth Leisrael riuniti a Roma mi dissero che alcuni in Segreteria di Stato avevano segnalato la mia opera allo stesso Wojtyla e che lo stesso avrebbe trovato piacevole incontrarmi durante un pranzo privato con altri maggiorenti giudei. Avevamno le kippah in tasca, nere per rispetto alla sua bianca, e ce le mettemmo nell’appartamento apostolico. La colazione iniziò colla benedizione del vino in ebraico. Wojtyla ripetè le parole benedicenti in ebraico. Seppi dopo che un crocefisso ligneo era stato rimosso dalla sala del pranzo. Lasciando l’appartamento alcuni ebrei americani si dissero sorpresi per questo atteggiamento pensando a chi aveva loro dato udienza. Durante quel pranzo ci fu un piccolo battibecco fra me e lui sullo stato della Chiesa ma non tutti avevano capito il senso dei fatti. Un formidabile giudaizzante si trova in un posto assolutamente chiave della Chiesa e cogli ebrei si comporta come un pio rabbino.
    Anche se nella mia povera e confusa mente ricordo il rabbino maggiore Meir Lau che ha considerato la richiesta di perdono del “papa” come “inaccettabile”, per non aver menzionato in modo esplicito l’Olocausto e non aver condannato Pio XII: “Non fu la Chiesa a commettere le atrocità del nazismo, cosi come neanche non ha fatto nulla per detenerle, e questo è mancato nella pubblica richiesta di perdono del Papa”. E anche: “è vero che la soluzione finale è stata opera dei nazisti e non della Chiesa, ma chi la dirigeva in quel momento, Pio XII, non fece ciò che era necessario per denunciarli e combatterli”.
    Un amico incompreso!

  7. #17
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    Avete letto del cripto-giudaismo (leggi anticattolicesimo) di Wojtyla? Da quest'episodio emerge in maniera particolarmente eclatante.

    Guelfo nero

  8. #18
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    Grazie
    Pro aris rege!

  9. #19
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    Predefinito

    GRAZIE A TE PER L'INTERESSE.

    GUELFO NERO

 

 
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