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Discussione: Il Sedevacantismo

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    Predefinito Il Sedevacantismo

    di S.E. Mons. Mark A. Pivarunas, CMRI

    --------------------------------------------------------------------------------

    Il Sedevacantismo è la posizione teologica di quei cattolici tradizionali che con la massima certezza credono nel papato, nell’infallibilità papale e nel primato del Romano Pontefice, e tuttavia non riconoscono Giovanni Paolo II come legittimo successore di Pietro nel primato. In altre parole, non riconoscono Giovanni Paolo II come vero papa. Il termine sedevacantismo è composto da due parole latine che insieme significano “la Sede [apostolica] è vacante.” Nonostante i vari argomenti sollevati contro questa posizione — cioè che sia basata su una falsa aspettativa che il papa non possa commettere errori, o che si tratta di una reazione emotiva ai problemi nella Chiesa — la posizione sedevacantista è fondata sulle dottrine cattoliche dell’infallibilità e della indefettibilità della Chiesa e sulla opinione teologica del gran Dottore della Chiesa, S. Roberto Bellarmino.

    Come introduzione a questo articolo, bisogna che il cattolico tradizionale si chieda anzitutto perché è un cattolico tradizionale. Perché non assiste alle messe del Novus Ordo? Perché rigetta gli insegnamenti del Concilio Vaticano II sulla Libertà Religiosa e sull’Ecumenismo? Perché rigetta il nuovo codice di diritto canonico (1983) secondo il quale in certe circostanze gli scismatici e gli eretici possono, senza abiura dei loro errori e senza professione della Fede Cattolica, ricevere da un prete cattolico i Sacramenti della Penitenza, dell’Estrema Unzione, e la SS. Eucarestia?

    Se il cattolico tradizionale risponde correttamente alla prima domanda, afferma molto semplicemente che la nuova messa è senza dubbio un pericolo per la fede e che, a causa dei cambiamenti radicali nell’Offertorio e nella Consacrazione, è dubbio che la transustanziazione abbia mai luogo.

    In risposta alla seconda domanda, il cattolico tradizionale dovrebbe affermare propriamente che gli insegnamenti che si trovano nei decreti sulla Libertà Religiosa e sull’Ecumenismo del Vaticano II sono stati condannati dai papi precedenti, in particolare da Papa Pio IX nel Sillabo degli Errori.

    Infine, alla terza domanda, il cattolico tradizionale risponderebbe sicuramente che tale legge del nuovo codice non può mai essere considerata come legislazione vera e obbligante poichè i sacramenti verrebbero altrimenti amministrati sacrilegamente ad eretici e scismatici.

    L’anziano Arcivescovo Marcel Lefebvre ebbe a scrivere in modo pertinente il 29 giugno 1976, in occasione della sospensione a divinis comminatagli da Paolo VI, la riflessione:

    “Che la Chiesa Conciliare è una Chiesa scismatica, perché rompe con la Chiesa Cattolica quale è sempre stata. Essa ha i suoi nuovi dogmi, il suo nuovo sacerdozio, le sue nuove istituzioni, il suo nuovo culto, tutti già condannati dalla Chiesa in molti documenti, ufficiali e definitivi.

    “Questa Chiesa Conciliare è scismatica, perché ha preso per base per il suo aggiornamento, principi opposti a quelli della Chiesa Cattolica, come la nuova concezione della Messa espressa ai numeri 5 della Prefazione al [decreto] Missale Romanum e 7 del suo primo capitolo, che attribuisce all’assemblea un ruolo sacerdotale che non può esercitare; come similmente il naturale — vale qui a dire divino — diritto di ogni persona e di ogni gruppo di persone alla libertà religiosa.

    “Questo diritto alla libertà religiosa è blasfemo, perché attribuisce a Dio scopi che distruggono la Sua Maestà, la Sua Gloria, la Sua Regalità. Questo diritto implica libertà di coscienza, libertà di pensiero, e tutte le libertà massoniche.

    “La Chiesa che afferma tali errori è al tempo stesso scismatica ed eretica. Questa Chiesa Conciliare è, pertanto, non cattolica. Nella misura in cui Papa, vescovi, preti e fedeli aderiscono a questa nuova Chiesa, essi si separano dalla Chiesa Cattolica.”

    Si chiedano i cattolici tradizionali, specialmente i membri della Fraternità S. Pio X, fino a che punto Papa, vescovi, preti e laicato abbiano aderito a questa nuova Chiesa che li separa, secondo la riflessione dell’Arcivescovo Lefebvre, dalla Chiesa Cattolica.

    Giovanni Paolo II aderisce completamente alla Chiesa Conciliare. Egli impone la Messa del Novus Ordo e i falsi insegnamenti del Vaticano II. Ha promulgato il Nuovo Codice di Diritto Canonico (1983). Ha sfrontatamente praticato il falso ecumenismo e l’eretico indifferentismo religioso in Assisi, Italia, il 27 Ottobre 1986, mediante l’atroce convocazione di tutte le false religioni del mondo per pregare i loro falsi dei per la pace del mondo!

    Per quanto questo soggetto possa essere spiacevole, i cattolici tradizionali devono affrontare le terribili e brucianti domande:

    La Chiesa Conciliare è la Chiesa Cattolica?

    Giovanni Paolo II, capo della Chiesa Conciliare, è un vero papa?

    Il sedevacantista direbbe senza esitazione e senza ambiguità no.

    Credere altrimenti, rispondere si alle domande di cui sopra, implicherebbe che la Chiesa Cattolica ha fallito il suo scopo, che la Chiesa di Cristo non è infallibile e indefettibile, che il papa non è la roccia su cui Cristo ha fondato la sua Chiesa, che la promessa di Cristo di essere con la sua Chiesa “tutti i giorni fino alla consumazione del mondo” e che la speciale assistenza dello Spirito Santo, sono mancate alla Chiesa — conclusioni che nessun cattolico tradizionale potrebbe mai accettare.

    Considerate la seguente citazione dal Concilio Vaticano I (1870):

    “Perchè i Padri del IV Concilio di Constantinopoli, che seguirono da vicino le orme dei loro predecessori, fecero questa solenne professione: ‘La prima condizione della salvezza è mantenere la norma della vera Fede. Perché è impossibile che le parole di Nostro Signore Gesù Cristo, che disse, “Tu sei Pietro, e su questa pietra costruirò la mia Chiesa” (Matt. 16:18), non siano verificate. E la loro verità è stata provata dal corso della storia, poiché nella Sede Apostolica la religione Cattolica è sempre stata mantenuta senza macchia, e l’insegnamento mantenuto santo.’ ...poiché essi compresero pienamente che questa Sede di S. Pietro resta sempre intatta da qualsiasi errore, secondo la divina promessa di Nostro Signore e Salvatore fatta al principe dei suoi discepoli, ‘Ho pregato per te, che la tua fede non venga meno; e tu, quando ti sarai convertito, conferma i tuoi fratelli’ (Luca 222).”

    Papa Leone XIII, nella sua enciclica Satis Cognitum, insegnò che l’Autorità Docente della Chiesa non può mai essere in errore:

    “Se (il vivente magistero) potesse essere in alcun modo falso, ne seguirebbe una evidente contraddizione; perché allora Dio stesso sarebbe autore dell’errore.”
    Come può un cattolico tradizionale da un lato rigettare la Nuova Messa, gli insegnamenti eretici del Concilio Vaticano II, e il Nuovo Codice di Diritto Canonico (1983), e dall’altro, continuare a riconoscere come papa proprio colui che ufficialmente promulga e impone questi errori?

    Occorre considerare anche un’altra domanda: la fede ed il governo del cattolico tradizionale sono gli stessi di Giovanni Paolo II e della sua Chiesa Conciliare? I cattolici tradizionali credono le stesse dottrine di Giovanni Paolo II e della Chiesa Conciliare riguardo alla Nuova Messa, al falso ecumenismo, ed alla libertà religiosa? I cattolici tradizionali sono soggetti alla gerarchia locale ed in ultimo luogo a Roma?

    Papa Pio XII, nell’enciclica Mystici Corporis insegnò:

    “Ne segue che tutti coloro che sono divisi nella fede e nel governo non possono ritenersi viventi nell’unico Corpo [di N.S. Gesù Cristo, cioè nella Chiesa] in quanto tali, nè possono ritenersi compartecipi della vita dell’unico Divino Spirito.”
    I cattolici tradizionali sono uniti or divisi, quanto alla fede ed al governo, rispetto alla Chiesa Conciliare?

    Il sedevacantista riconosce onestamente che la sua fede attualmente non è la stessa di Giovanni Paolo II e della Chiesa Conciliare. Riconosce che non è attualmente soggetto né obbedisce a Giovanni Paolo II. Come cattolico tradizionale, il sedevacantista crede e professa tutti gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, e questa professione della vera Fede include il rigetto dei falsi insegnamenti del Vaticano II (“tutti già condannati dalla Chiesa in numerosi documenti, ufficiali e definitivi” — S.E. Mons. Marcel Lefebvre, 29.06.1976).

    Durante la prima preghiera del Canone della S.Messa tradizionale, che inizia con Te igitur, il sacerdote in tempi normali dovrebbe recitare una cum papa nostro N. (uno col nostro papa N.). Che significato comporta questa breve frase — una cum, uno con?

    Uno nella fede, uno nel governo, uno nella Messa e nei Sacramenti — uniti — questo è il significato! Può un sacerdote tradizionale onestamente recitare nel Canone della Messa che egli è una cum Giovanni Paolo II? In che cosa è una cum Giovanni Paolo II? Negli insegnamenti conciliari, nel governo, nella nuova messa e nei sacramenti ufficiali — è attualmente una cum?

    Un’ultima considerazione su questo tema del sedevacantismo è la maniera nella quale sono accadute tutte queste cose. Quando sono avvenute? Come sono avvenute? Questa è un’area nella quale i sedevacantisti si differenziano. Alcuni ritengono che le elezioni papali furono invalide basandosi sulla Bolla di Papa Paolo IV del 1559, Cum ex apostolatus:

    “Se mai, in qualunque epoca, avvenga che... il Romano Pontefice abbia deviato dalla Fede Cattolica o sia caduto in qualche eresia prima di assumere il papato, tale assunzione, anche compiuta coll’unanime consenso di tutti i Cardinali, è nulla, invalida e senza effetto; né può dirsi divenire valida, o esser tenuta per legittima in qualsivoglia modo, o esser ritenuta dare a costoro alcun potere di amministrare delle materie sia spirituali che temporali; ma qualsiasi cosa sia detta, fatta o stabilita da costoro è priva di ogni forza e non conferisce assolutamente alcuna autorità o diritto a chicchessia; e costoro per il fatto stesso (eo ipso) e senza che sia richiesta alcuna dichiarazione siano privati di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, ufficio, e potere.”
    Alcuni sedevacantisti citano il Codice di Diritto Canonico (1917) al canone 188, art. n. 4:

    “Qualsiasi ufficio sarà vacante ipso facto [per il fatto stesso] per tacita rinuncia e senza che sia richiesta alcuna dichiarazione, ... §4 per pubblica defezione dalla Fede Cattolica;... (Ob tacitam renuntiationem ab ipso iure admissam quaelibet officia vacant ipso facto et sine ulla declaratione, si clericus: … 4. A fide catholica publice defecerit;...)”
    Altri ritengono l’opinione di S. Roberto Bellarmino nel De Romano Pontifice (Cap. XXX):

    “La quinta opinione (riguardo all’ipotesi del papa eretico) pertanto è vera; un papa che sia eretico manifesto, per quel fatto (per se) cessa di essere papa e capo (della Chiesa), poichè a causa di quel fatto cessa di essere un cristiano (sic) e un membro del corpo della Chiesa. Questo è il giudizio di tutti gli antichi Padri, che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente ogni giurisdizione.”
    Papa Innocenzo III, citato dal teologo Billot nel suo Tract. De Ecclesia Christi, p. 610:

    “La fede mi è necessaria a tal punto che, avendo Dio come mio unico giudice in altri peccati, potrei comunque venir giudicato dalla Chiesa per i peccati che potessi commettere in materia di fede.”
    Basta dire che, la questione del papa è una questione difficile, spiacevole, e che fa paura; tuttavia è una questione necessaria e importante, che non può essere evitata.

    In conclusione, non si dica che il sedevacantista rigetta il papato, il primato, o la Chiesa Cattolica. Al contrario è proprio a causa del suo credere nel papato, nel primato, nell’infallibilità ed indefettibilità della Chiesa Cattolica che egli rigetta Giovanni Paolo II e la Chiesa Conciliare. Per il sedevacantista, la Chiesa Cattolica non può venir meno e non è venuta meno. La grande apostasia predetta da S.Paolo nell’ Epistola ai Tessalonicesi ha avuto luogo:

    “Che nessuno vi inganni in alcun modo, perché il giorno del Signore non verrà a meno che prima non venga l’apostasia, e sia rivelato l’uomo del peccato, il figlio di perdizione, che si oppone e si esalta sopra tutto ciò che è detto Dio, o che viene adorato, in modo da sedersi nel tempio di Dio per farsi adorare come fosse Dio.... E ora sapete ciò che lo trattiene, affinchè sia rivelato al tempo opportuno. Poiché il mistero di iniquità è già al lavoro; dato soltanto che colui che al presente lo trattiene, lo trattenga ancora, finchè sia tolto di mezzo. Ed allora il perverso sarà rivelato...” (2 Thess. 2-8).
    Chi è colui “che al presente lo trattiene... finchè egli sia tolto di mezzo. Ed allora il perverso sar à rivelato”? Forse Papa Leone XIII ne fornisce la risposta nel suo Motu Proprio del 25 settembre 1888, quando scrisse l’invocazione a S. Michele:

    “Questi astutissimi nemici hanno riempito e inebriato di fiele e amarezza la Chiesa, la sposa dell’Agnello immacolato, e hanno messo empie mani sulle sue più sacre proprietà. Nello stesso Luogo Santo, dove fu posta la Sede del beatissimo Pietro e la Cattedra di Verità per la luce del mondo, hanno elevato il trono della loro abominevole empietà, con l’iniquo disegno che quando il Pastore sia stato colpito, il gregge venga disperso.”
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito

    INFILTRAZIONI GIUDAICO-
    MASSONICHE NELLA
    CHIESA ROMANA
    di don Curzio Nitoglia
    INTRODUZIONE
    Abbiamo già visto nel numero precedente
    (1), come il Giudaismo-religione abbia
    congiurato contro Gesù Cristo, i suoi
    Apostoli e la Chiesa, cercando d’infiltrare
    una “quinta colonna” nella Chiesa stessa per
    poterla distruggere dall’interno.
    Nel presente articolo cercherò di richiamare
    l’attenzione del lettore su una serie di
    fatti oggettivi e inequivocabili che mostrano
    le infiltrazioni della contro-Chiesa attuate
    nel Corpo Mistico di Cristo.
    Il COME sia stato possibile tutto ciò è un
    mistero che ci sorpassa, è il mistero della Volontà
    permissiva di Dio in rapporto al male
    morale, che non è voluto ma solo permesso
    per trarne un bene maggiore.
    Il perché dell’infiltrazione giudaico-massonica
    nella Chiesa sorpassa il nostro misero intelletto,
    ma sarebbe irragionevole chiudere gli
    occhi sugli avvenimenti che la comprovano e
    purtroppo, con il Concilio Vaticano II, la testimoniano
    sino al suo stesso vertice. Paolo VI
    d’altronde, aveva già parlato di “autodemolizione
    della Chiesa” e di “fumo di satana, penetrato
    all’interno della Chiesa di Dio”, ammettendo
    implicitamente la realtà del fatto.
    In molti casi dobbiamo fermarci al quia, alla
    constatazione del fatto, senza pretendere di
    conoscere il propter quid, il perché del fatto.
    La Giudeo-Massoneria ha formato il disegno
    di corrompere le membra della Chiesa, e specialmente
    il clero e la gerarchia, inoculando in
    esse falsi principi che di cristiano mantengono
    solo il nome senza averne più la sostanza (2).
    Un altro fatto inequivocabile (oltre al
    complotto contro la Chiesa) è che oggi quasi
    tutti, anche i cattolici, appartengono in qualche
    modo all’anima della Massoneria, pur non
    essendo membri del suo corpo, cioè pensano e
    ragionano da massoni: sono per la tolleranza,
    il pluralismo, il rispetto dell’errante, la democrazia
    moderna e liberale, il non esclusivismo.
    Oggi Benedetto Croce avrebbe più giustamente
    scritto Perché non possiamo non dirci
    massoni, e la teoria di Rahner andrebbe riproposta
    come Il massone anonimo (3).
    Questa è la triste realtà: da un lato il complotto
    della Sinagoga contro la Chiesa, dall’altro
    lo spirito cabalistico-massonico che ha invaso
    ogni cosa e che respiriamo ormai come
    l’aria che ci circonda. È molto arduo poter definire
    il perché, il come di tutto ciò, che in
    molti aspetti ci sfugge, ci sovrasta e su cui possiamo
    solo fare congetture senza poter arrivare
    alla certezza; eppure non dobbiamo chiudere
    gli occhi sulla terribile realtà nella quale
    siamo chiamati a vivere, sotto pena di sbagliare
    di “campo” o di stendardo, convinti magari
    di militare sotto quello di Cristo, ma combattendo
    in realtà, sotto quello di Lucifero (4).
    Nell’articolo precedente abbiamo visto i
    piani massonici (svelati da Barruel e da Cretineau-
    Joli, e riportati nei suoi volumi da Mons.
    Delassus), i quali parlano di UN “PAPA” SECONDO
    I BISOGNI DELLA SETTA, cioè
    imbevuto della sua filosofia, un “Papa” che,
    pur non essendovi iscritto, fa però parte della
    sua anima, al fine di portare a compimento il
    TRIONFO DELLA RIVOLUZIONE. Per
    giungere a tale scopo la Massoneria ha formato
    una generazione degna di tale avvenimento,
    mediante la corruzione intellettuale e morale
    della gioventù, fin dalla più tenera età, per poterla
    poi attirare, senza che se ne accorga, alla
    mentalità del “massonismo”. Soprattutto nei
    seminari essa ha svolto il suo ruolo d’infiltrata,
    di corruttrice delle idee, perché un giorno i giovani
    seminaristi diverranno preti, vescovi, cardinali,
    governeranno e amministreranno la
    Chiesa e, come cardinali, saranno chiamati a
    scegliere un “Papa”; ma questo “Papa”, come
    la maggior parte dei suoi contemporanei, sarà
    imbevuto di principi filantropici e naturalistici
    e sarà quindi omologo agli interessi della setta.
    La questione ebraica
    IL CLERO E I FEDELI MARCERANNO
    COSÌ SOTTO LO STENDARDO
    MASSONICO, CREDENDO ANCORA
    DI ESSERE SOTTO LA BANDIERA
    PONTIFICIA.
    I fatti che mi accingo a riportare sono la
    prova inequivocabile che tale disegno è riuscito,
    almeno per ora. Nostro Signore infatti ci ha
    promesso che “le porte dell’inferno non prevarranno”
    e così sarà. Noi cristiani, come il
    nostro Capo, Gesù Cristo siamo abituati a vincere
    per mezzo delle sconfitte. Proprio quando
    Gesù fu crocifisso e abbandonato da tutti,
    con la sua morte ci redènse; così sarà anche
    del suo Corpo Mistico, la Chiesa: quando sembrerà
    ormai essere morta, allora risorgerà in
    tutto il suo fulgore: “Regnavit a ligno Deus”!
    Tali fatti non devono scandalizzarci, ma,
    al contrario, devono farci prendere i mezzi
    adatti (con l’aiuto di Dio che non manca
    mai) per fare qualcosa per il bene della
    Chiesa, flagellata e coronata di spine come il
    caro e buon Gesù.
    Una bella preghiera di San Tommaso
    Moro recita così: “O Signore fate che non mi
    scandalizzi davanti al male ed al peccato, ma
    datemi la forza di porvi rimedio”.
    I PAPI DENUNCIANO LE INFILTRAZIONI
    GIUDAICO-MASSONICHE
    ALL’INTERNO DELLA CHIESA
    Pio VI nel Breve “Quid aliquantum”(10
    marzo 1791) critica la Costituzione civile del
    clero e in un altro Breve al clero e al popolo
    francese (19 marzo 1792) condanna gli ecclesiastici
    che giurano fedeltà alla Rivoluzione
    in questi termini: “Il carattere... degli eretici
    e degli scismatici fu... di ricorrere all’ARTIFICIO
    e alla DISSIMULAZIONE: così i
    nuovi INTRUSI della Chiesa di Francia hanno
    imitato alla perfezione quest’arte... d’ingannare...
    mediante la FINZIONE e la
    MENZOGNA...” (5).
    Pio VII nell’Enciclica Diu Satis (15 maggio
    1800) mette in guardia l’alto clero: “Non
    ammettete nessuno nei ranghi del clero...
    prima di averlo esaminato con cura, controllato
    ed approvato maturamente... [vi è] una
    moltitudine di falsi apostoli... artefici di inganni,
    mascherati da apostoli di Cristo”.
    Nell’Enciclica Ecclesiam (13 settembre
    1821) condanna la Carboneria, vera miniera
    di falsi fratelli: “Vengono a voi sotto apparenza
    di agnelli ma sono, nel fondo del loro
    cuore, lupi rapaci”.
    Il Cardinale Bernetti in una lettera del 4
    agosto 1845 scriveva: “Il nostro giovane clero
    è imbevuto delle dottrine liberali... La
    parte del clero che, dopo noi, arriva al governo,
    ...è mille volte di più intaccata dal vizio
    liberale” (6).
    Pio IX nell’Enciclica Nostis et Nobiscum
    (8 dicembre 1849) si lamenta del complotto
    contro la Chiesa: “Vi sono in Italia degli ecclesiastici,
    ...che son passati nei ranghi del
    nemico della Chiesa”.
    Molti anni dopo nella lettera Exortæ in ista
    (29 aprile 1876) descrive il caso classico di un’infiltrazione
    massonica in Brasile. “La confusione
    che è sorta in Brasile in questi anni è dovuta
    all’azione di AGENTI AFFILIATI ALLA
    SETTA MASSONICA, che si sono INFILTRATI
    nelle confraternite di pii cristiani” (7).
    Il CATTOLICESIMO LIBERALE è per
    Papa Mastai ancora più pericoloso del Comunismo;
    è infatti la “quinta colonna” della
    Giudeo-Massoneria nel seno stesso della
    Chiesa. Per Pio IX è molto più facile scoprire
    un nemico dichiarato che un falso fratello,
    come lo è, in realtà, il cattolico liberale. Nel
    Breve indirizzato al circolo Sant’Ambrogio di
    Milano (6 marzo 1873) spiega perché bisogna
    diffidare assolutamente dei cattolici democratici,
    imbevuti della filosofia moderna:
    “Questi uomini sono più pericolosi che i nemici
    dichiarati, poiché SECONDANO GLI
    SFORZI DI QUESTI ULTIMI, MA NON
    SI FANNO SCORGERE. Infatti, restando
    sui limiti delle opinioni condannate, si presentano
    sotto le apparenze di una dottrina
    integra e pura e ingannano così i fanatici della
    conciliazione ed anche i ferventi cristiani
    che, senza ciò, s’opporrebbero fermamente
    ad un errore manifesto” (8).
    Leone XIII nell’Enciclica Inimica vis (8
    dicembre 1892), mette in guardia i vescovi e
    gli arcivescovi d’Italia contro la Massoneria
    che cerca di conquistare alla sua filosofia il
    clero: “...i settari massoni cercano con delle
    promesse di sedurre il basso clero. Allo scopo
    di guadagnare alla loro causa i ministri
    sacri e poi... di farne dei rivoltosi”.
    San Pio X condanna i cattolici-liberali, i
    democratici-cristiani, i modernisti come “la
    razza più pericolosa... che pretende di condurre
    la Chiesa al proprio modo di pensare. Tramite
    l’ASTUZIA e la MENZOGNA di questo
    perfido cattolicesimo-liberale, che fermandosi
    giusto ai limiti dell’errore condannato, si
    sforza di apparire come ortodosso... I cattolici
    liberali sono lupi sotto apparenza di agnelli. Il
    18
    prete... deve svelare le loro TRAME PERFIDE.
    Sarete chiamati papisti, clericali, retrogradi,
    intransigenti; onoratevene...”(9).
    Anche nell’Enciclica Pieni l’animo (28
    luglio 1906) San Pio X mette in guardia contro
    le infiltrazioni nemiche nella Chiesa e
    parla esplicitamente dello “spirito d’insubordinazione
    e di indipendenza” che si manifesta
    tra il clero. Tale spirito - prosegue il
    Papa - “...penetra fin nel Santuario. ...È soprattutto
    tra i giovani preti che uno spirito sì
    funesto porta la corruzione... Si fa per tali
    dottrine nuove una propaganda più o meno
    OCCULTA, tra i giovani che nei seminari si
    preparano al sacerdozio”.
    Nella Pascendi (8 settembre 1907), poi, il
    Pontefice denuncia che “...i nemici sono arrivati
    FIN DENTRO IL CUORE DELLA
    CHIESA, nemici tanto più temibili quanto
    più lo sono meno apertamente. ...Parliamo
    di un gran numero... di preti... È DAL DI
    DENTRO che tramano la rovina della Chiesa,
    il pericolo è oggi quasi NEL SENO e
    NELLE VENE DELLA CHIESA STESSA...
    essi [i modernisti] non colpiscono i rami...
    ma la radice stessa, vale a dire la Fede”.
    Inoltre sempre S. Pio X, nell’allocuzione
    alla cerimonia d'imposizione della berretta
    cardinalizia ai nuovi porporati (27 maggio
    1914) pronunciò queste parole: “Oh quanti
    marinai, quanti piloti e, non voglia Dio,
    quanti CAPITANI, facendo confidenza a
    queste novità profane ed alla falsa scienza
    del tempo presente, invece di giungere in
    porto, hanno fatto naufragio!” (S. Pio X
    AAS 1914 pagg. 260-262).
    Si noti che il Papa santo morirà neanche
    tre mesi dopo, il 20 agosto 1914, e che la parola
    “capitani” si riferisce ai Vescovi!
    Pio XI denuncia i progressi fatti dalla “quinta
    colonna” infiltratasi ormai nell’alto clero.
    “Nel Concistoro del 23 maggio 1923 Pio
    XI chiese a circa trenta cardinali della Curia
    romana cosa pensassero della convocazione di
    un Concilio Ecumenico. Il card. Billot parlò
    esplicitamente di divergenze profonde nel seno
    dello stesso Episcopato. Il card. Boggiani, domenicano,
    pensava che una parte considerevole
    del clero e dei vescovi era imbevuta di idee
    moderniste. ...Il card. Billot concludeva dicendo
    che il Concilio sarebbe stato MANOVRATO
    dai peggiori nemici della Chiesa” (10).
    Ancora, nell’Enciclica Divini Redemptoris
    (29 settembre 1937) Pio XI denuncia i
    tentativi d’infiltrazione comunista che, senza
    menzionare la dottrina propria del Comunismo,
    vorrebbe “impiantare i propri errori
    nei luoghi ove - senza ciò - non potrebbero
    penetrare. E lavorano [i comunisti] con tutte
    le loro forze per INFILTRARSI perfidamente
    nelle assemblee cattoliche”.
    Il P. Cordovani, infine, maestro dei Sacri
    Palazzi Apostolici sotto il pontificato di PIO
    XII, e quindi teologo di papa Pacelli, scrive
    sull’Osservatore Romano del 19 marzo 1950:
    “Nulla è cambiato nella legislazione della
    Chiesa rispetto alla Massoneria. ...I canoni
    694 e specialmente il canone 2335, che infligge
    la scomunica alla Massoneria SENZA
    DISTINZIONE DI RITI, sono sempre in vigore.
    ...Tutti i cattolici devono... ricordarselo
    per non cadere nella TRAPPOLA”.
    Jacques Ploncard d’Assac commenta che
    si era in presenza di un’ INFILTRAZIONE
    di idee massoniche nella Chiesa e che il padre
    Cordovani, profondo conoscitore del
    problema, insisteva: “La scomunica, lo ripeto,
    VALE PER TUTTI I RITI MASSONICI,
    ...anche se alcuni dichiarano che non sono
    ostili alla Chiesa. ...Questa tendenza moderna,
    ...che metterebbe volentieri il Cattolicesimo
    in armonia con tutte le ideologie...
    non ha forse il marchio dell’eresia?” (11).
    I Papi perciò, fino a Pio XII, non hanno
    cessato di metterci in guardia contro le infiltrazioni
    nemiche nella Chiesa: purtroppo
    19
    Allegoria della tolleranza religiosa
    secondo la Massoneria
    con Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni
    Paolo II l’atteggiamento muta radicalmente;
    si dialoga con la Massoneria, si ammette addirittura
    la doppia appartenenza, come vedremo
    nei capitoli successivi (12).
    I FATTI: IL DIALOGO CATTOMASSONICO
    Con la morte di Pio XII il Concilio non
    era ancora stato adunato, ma “l’aggiornamento”
    roncalliano cominciava già a dar corpo
    alle antiche aspirazioni di apertura verso
    i suppositi della Giudeo-Massoneria, per poter
    così introdurre il cavallo di Troia nella
    Chiesa di Cristo.
    Naturalmente ci si propose di dialogare,
    oltre che con le altre religioni, anche con la
    Massoneria, per poter superare le condanne
    portate dalla Chiesa contro la setta (oltre
    590 documenti), a partire da Clemente XII
    (In Eminenti, 1738) fino a Pio XII incluso e
    mai messe in discussione.
    “Le prime manifestazioni di questa tendenza
    nuova risalgono agli anni ’20. Un gesuita
    tedesco, P. Gruber… prese contatto
    con alti dignitari massonici… La campagna
    di avvicinamento iniziata in segreto dal padre
    Gruber fu ripresa… in Francia dal padre
    Berteloot, anch’esso gesuita. Costui pubblicò
    dal 1945 al 1949 una serie di articoli e
    di libri redatti con una grande prudenza, per
    poter preparare il riavvicinamento.
    La campagna di riavvicinamento tra
    Massoneria e Chiesa cattolica restò tuttavia
    allo stato latente sotto il pontificato di Pio
    XII. Il fuoco covava sotto le ceneri, ma i
    progressisti che avevano preso nella Chiesa
    un’influenza considerevole, si rendevano
    conto che i loro sforzi non avevano alcuna
    speranza finché viveva Pio XII… Con l’elezione
    di Giovanni XXIII ci fu bruscamente
    come un’esplosione… Si aveva nettamente
    l’impressione di una campagna internazionale,
    metodicamente orchestrata” (13).
    “Lo spirito di Giovanni XXIII - scrive
    padre Esposito (14) - poi la grande avventura
    ecumenica di Paolo VI, innescarono una
    reazione a catena di cui lì per lì non ci si rese
    conto, ma che divenne evidente allorché i diversi
    gruppi di esploratori - tra gli anni 1965
    e 1968 - vennero scovati dalla stampa. ...Si
    scoprirono scambi epistolari, telefonate più
    o meno diuturne, ...simposi conviviali. Il tutto
    finiva per accrescere la reciproca conoscenza
    degli uomini dei due schieramenti: i
    cattolici toccavano con mano che i massoni
    non hanno il volto di Lucifero [le apparenze
    ingannano, n.d.r.], i massoni che i cattolici
    non sono tutti Grandi Inquisitori... Si può dire
    che l’incontro tra le due comunità quella
    ecclesiale e quella massonica, FU EFFETTUATO
    A TUTTI I LIVELLI”.
    “Il Gran Maestro della Massoneria Dupuy
    stimava che ‘L’avvenimento del Vaticano
    II costituisce una apertura considerevole
    della Chiesa al mondo’. Rivelava di aver intrattenuto
    con Giovanni XXIII delle relazioni
    ‘più che cordiali’, che ‘Giovanni XXIII e il
    Vaticano II hanno dato un impulso formidabile
    al lavoro di chiarificazione e di disarmo
    reciproco nei rapporti tra Chiesa e Frammassoneria’.
    Al limite, nella misura in cui la
    Chiesa conciliare scivola verso il pluralismo
    e la libera religione, tende a diventare una
    semplice obbedienza massonica” (15).
    D’altronde anche l’ex gran maestro del
    Grand’Oriente d’Italia, Armando Corona,
    afferma: “La Massoneria ha, per prima, nella
    storia caldeggiato e difeso la tolleranza religiosa
    ed il diritto di ogni uomo di professare
    la propria fede. Dopo tanti secoli, come
    Massoni, siamo lieti che anche il concilio Vaticano
    II abbia dichiarato testualmente: La
    coscienza degli uomini è sacra…” (16).
    Anche mons. Lefebvre fu costretto ad
    ammettere che la Chiesa era stata infiltrata
    dalla Massoneria allo scopo di distruggerla.
    Proprio perché aveva vissuto direttamente
    l’esperienza del Concilio scrisse: “La riforma
    liturgica è una delle cose più gravi. Fu fatta…
    dal Padre Bugnini, che l’aveva preparata
    già da molto tempo. Già nel 1955 padre
    Bugnini faceva tradurre i testi [liturgici] protestanti
    da mons. Pintonello… che era vissuto
    molto tempo in Germania… È stato proprio
    mons. Pintonello che mi ha raccontato
    che aveva tradotto i libri liturgici protestanti
    per Bugnini, che a quel tempo non contava
    ancora nulla… TIPI COME BUGNINI SONO
    DEGLI INFILTRATI NELLA CHIESA
    PER DISTRUGGERLA… Alcuni dicono
    che dietro tutto ciò vi è la Massoneria. È
    possibile… Ci troviamo davanti ad una VERA
    CONGIURA all’interno della Chiesa,
    da parte dei cardinali attuali. Una classe di
    intellettuali è insorta contro Nostro Signore,
    in un VERO COMPLOTTO DIABOLICO
    contro il suo Regno” (17).
    Il primo cardinale che avvicinò un Gran
    Maestro fu Innitzer, arcivescovo di Vienna,
    che nel 1948 impostò - ad insaputa di Pio
    20
    XII - il dialogo col Gran Maestro Schechebaner.
    Negli anni ’60-’70 la schiera dei ‘dialoganti’
    s’ingrossò e fece il tutto alla luce del
    giorno: i cardinali Cushing di Boston, Cooke
    di New-York, Etchegaray di Marsiglia, Alfrink
    di Utrecht, Feltin e poi Marty di Parigi,
    Krol di Filadelfia, Vilela di Bahìa (Brasile),
    Lorscheider di Fortaleza. Tra i vescovi si
    contano: Mendez Arceo di Cuernavaca
    (Messico), che in Concilio domandò che la
    legislazione antimassonica fosse modificata,
    mons. Dante Benigni di Albano Laziale,
    mons. Ablondi di Livorno che, secondo le affermazioni
    dell’Esposito (18), partecipò agli
    incontri coi dirigenti massonici insieme al
    gruppo italiano. A Parigi mons. Pezerie
    parlò addirittura in Loggia “come in passato
    avevano fatto Joyce di Boston, Pursley di
    South Bend, alcuni presuli nelle Isole Filippine,
    in Canada e altrove” (19).
    In Europa tale dialogo catto-massonico
    era benedetto “anche PRESSO LE ISTANZE
    più ALTE DELLA CHIESA. I tramiti
    più costanti... che ottennero un’ACCOGLIENZA
    ATTENTA PRESSO PAOLO
    VI, furono don Miano, che raggiungerà il
    card. Seper e il card. Koning... Il P. Riquet
    che ebbe ugualmente diverse opportunità di
    AVVICINARE PAOLO VI (20).
    Recentemente il Gran Maestro del
    Grande Oriente d’Italia, l’avv. Gaito, ha dichiarato:
    “Quando ho ascoltato le gerarchie
    ecclesiastiche parlare nelle omelie dell’uomo
    come centro dell’universo mi sono commosso
    fino alle lacrime” (21).
    VERSO LA REVISIONE DELLA SCOMUNICA
    DELLA MASSONERIA
    L’intento immediato di tutti questi spuri
    connubi era di pervenire alla revisione e possibilmente
    all’abolizione della scomunica del
    1738, della setta massonica. Per la Pasqua del
    1971 sembrò prossima la pubblicazione di un
    Dubium della Sacra Congregazione per la
    dottrina della Fede “che avrebbe in qualche
    modo cancellato le gravi pregiudiziali antimassoniche
    contenute nel Codice di diritto
    canonico del 1917, canone 2335 e luoghi paralleli;
    la pubblicazione fu rinviata alla festa
    dei santi Pietro e Paolo, il 29 giugno del medesimo
    anno, ma ancora una volta non si ritenne
    opportuno affrettare i passi, perché si
    temeva - e ben a ragione - che l’opinione
    pubblica cattolica... non avrebbe accolto la
    decisione senza scandalo” (22).
    LA CONFERENZA EPISCOPALE SCANDINAVO-
    BALTICA (21-23 ottobre 1966)
    Fin dal 1964 i vescovi della Norvegia avevano
    consentito ad un massone “convertitosi”
    al cattolicesimo di poter conservare
    l’iscrizione alla Massoneria.
    I vescovi della Danimarca, Svezia, Islanda,
    Norvegia, Finlandia applicarono il decreto
    conciliare Christus Dominus, che all’articolo 8
    afferma: “Ai singoli vescovi diocesani è data
    facoltà di dispensare da una legge generale
    della Chiesa, ogniqualvolta ritengano che ciò
    giovi al bene spirituale dei fedeli, purché dalla
    suprema Autorità della Chiesa non sia stata
    fatta qualche riserva speciale in proposito”.
    Nella riunione plenaria del 21-23 ottobre
    1966, infine, i vescovi di quelle cinque nazioni
    decidevano di non esigere dai massoni che
    chiedevano di entrare nella Chiesa, l’abiura,
    cioè l’abbandono della Massoneria. I VESCOVI
    NON RITENEVANO PERCIÒ INCOMPATIBILI
    LE DUE APPARTENENZE.
    “Nel mese di novembre LA DECISIONE
    VENNE COMUNICATA ALLA SANTA
    SEDE. QUI NON SI EBBERO REAZIONI,
    e questo significa che NON C’ERANO RAGIONI
    NEGATIVE, per cui il 24 gennaio
    1968 la decisione venne resa pubblica” (23).
    Il Radiogiornale vaticano intervenne, comunicando
    che la Santa Sede non aveva mutato
    la disciplina vigente. “Si ribadiva in tal
    modo che la decisione scandinavo-baltica rimaneva
    circoscritta alla situazione locale,
    ma non la si contrastava” (24).
    LA LETTERA DEL CARD. SEPER AL
    CARD. KROL (19 luglio 1974)
    Il vento del Concilio continuava a soffiare,
    la Giudeo-Massoneria a tramare: il risultato
    più clamoroso dell’infiltrazione della
    “quinta colonna” all’interno della Chiesa la
    si ebbe il 16 luglio 1974. Si trattò di un modesto
    documento destinato a restare privato
    e che invece fu reso pubblico dal destinatario,
    il card. Krol, arcivescovo di Filadelfia e
    presidente della Conferenza Episcopale nordamericana.
    Questo documento, brevissimo ed importantissimo,
    va inquadrato nella scia delle due
    consultazioni a livello universale ordinate dalla
    Sacra Congregazione per la dottrina della fede
    negli anni 1960-1970, per conoscere l’opinione
    dei vescovi sulla consistenza e le caratteristiche
    delle singole obbedienze massoniche.
    21
    Su tale documento così scrive il P. Esposito:
    “A richiesta del card. Krol, il prefetto del dicastero
    romano (della dottrina della Fede) card.
    Franjo Seper rispose… con questa lettera così
    strutturata: 1) la richiesta di nuove istruzioni
    relative al problema massonico è viva presso
    l’Episcopato, e la Santa Sede ha posto il problema
    in seria osservazione; 2) …ogni eventuale
    mutamento viene demandato alla redazione
    del nuovo Codice di Diritto Canonico; 3)
    nell’attesa, a) le situazioni locali devono essere
    giudicate in ambito locale; b) tale giudizio deve
    essere ispirato al principio dell’AMPLIFICAZIONE
    DELLE GRAZIE e delle RESTRIZIONI
    DEGLI ODI; 4) LA PROIBIZIONE
    D'ISCRIZIONE ALLA MASSONERIA
    VIENE RISTRETTA AI SOLI MEMBRI
    DEL CLERO e degli istituti secolari; 5) IMPLICITAMENTE
    LA SCOMUNICA NON
    VIENE PIÙ COMMINATA. …Questa lettera
    ebbe consensi ovunque. Negli Stati Uniti inaugurò,
    da parte della Chiesa, un atteggiamento
    estremamente aperto… La comprensione tra
    cattolici e massoni negli Stati Uniti veniva da
    lontano… COMINCIÒ UN RALLENTAMENTO
    POLEMICO, allorché i massoni, rassicurati
    da Kennedy circa i suoi propositi non
    integralisti, appoggiarono validamente la sua
    candidatura, proseguì con la partecipazione del
    card. Cushing a riunioni conviviali, unitamente
    ad altri presuli, …tra i gesti più incisivi ricordiamo
    la partecipazione del cardinale arcivescovo
    di New York, Cooke, ad un simposio massonico
    nel corso del quale pronunciò un discorso di
    cordiale incoraggiamento alla reciproca comprensione
    e collaborazione” (25).
    LA CONFERENZA EPISCOPALE
    DELL’INGHILTERRA E DEL GALLES
    (11-14 novembre 1976)
    In tale conferenza l’eco della lettera Seper-
    Krol fu evidente. Il documento episcopale
    affermava: “Un cattolico deve considerarsi
    anzitutto membro della Chiesa cattolica…
    Ma se egli crede sinceramente che la
    sua appartenenza alla Massoneria non entri
    in conflitto con questa fedeltà, può entrare
    in contatto con il suo vescovo… per discutere
    le implicazioni di tale appartenenza”.
    LA CONFERENZA EPISCOPALE DI
    SANTO DOMINGO (29 gennaio 1976)
    In una notificazione al clero diramata il 29
    gennaio 1976 la Conferenza episcopale dominicana
    applicava la lettera del card. Seper asserendo:
    “Tra noi (cattolici e Repubblica dominicana)
    NON ESISTE INCOMPATIBILITÀ
    TRA L’ESSERE CATTOLICO praticante…
    ED ESSERE AFFILIATO AD UN’ASSOCIAZIONE
    MASSONICA o similare…”.
    MONS. ETCHEGARAY, ARCIVESCOVO
    DI MARSIGLIA (1975-1977)
    Su richiesta concedeva l’autorizzazione
    ai funerali religiosi di un massone.
    LA CONFERENZA EPISCOPALE DEL
    BRASILE (4 gennaio-12 marzo 1975)
    Nella sessione del 5 gennaio 1975 la Conferenza
    Episcopale brasiliana, presieduta da
    mons. Lorsheider, poi cardinale, domandò alla
    Santa Sede istruzioni circa l’applicazione della
    lettera Seper; la risposta del 12 marzo, firmata
    dal Nunzio Apostolico in Brasile mons. Rocco,
    asseriva: “…Sembra pertanto che si possa
    prestar fede a quanti, iscritti già da tempo alla
    Massoneria, sollecitano spontaneamente di
    essere ammessi ai sacramenti…”.
    Non stupisce quindi che: “per il Natale di
    quell’anno IL CARD. BRANDAO VILELA
    ACCETTAVA L’INVITO DI CELEBRARE
    LA MESSA NELLA LOGGIA
    LIBERDADE DI SAN SALVADOR DI
    BAHIA… in quello stesso mese accettava
    un’alta onorificenza massonica, così come
    l’accettava nel 1976 il card. Paulo Evaristo
    Arns, arcivescovo di Rio de Janeiro” (26).
    LA FALSA RESTAURAZIONE DEGLI
    ANNI ’80
    San Pio X affermava dei modernisti: “Ad
    ascoltarli, a leggerli si sarebbe tentati di crede-
    22
    “Al massone il Candelabro ricorda le sette arti liberali la
    cui conoscenza è indispensabile per il lavoro del vero
    iniziato”. (L. TROISI, Dizionario massonico, Bastogi)
    re che cadono in contraddizione, che sono
    oscillanti e incerti. Assolutamente no! Tutto è
    misurato, tutto è voluto da costoro. …Una pagina
    delle loro opere potrebbe essere scritta da
    un cattolico; ma voltate pagina e vi sembrerà
    di leggere lo scritto di un razionalista” (27).
    La tattica di Satana e dei suoi suppositi è
    sempre stata quella di mischiare il vero al
    falso, la zizzania al buon grano; così fa la
    Giudeo-Massoneria che, ormai infiltratasi sino
    al vertice della Chiesa, mescola vero e
    falso per poter ingannare anche i buoni che,
    altrimenti, reagirebbero.
    Abbiamo già visto quale fosse la tattica
    del massone: restare dentro la Chiesa come
    “quinta colonna” per distruggerla dall’interno,
    se mai fosse possibile, e quindi, dopo
    aver fatto due passi avanti, farne uno indietro
    (Lenin docet), per non suscitare una vera
    reazione che annienti le macchinazioni della
    contro-chiesa. Sappiamo anche che la “quinta
    colonna”, una volta scoperta, susciterà
    una “terza forza”, che lavorerà assiduamente,
    sotto apparenza di moderazione, equilibrio,
    amor di pace e carità, per impedire la
    distruzione della “quinta colonna”.
    Ebbene i vari documenti degli anni ’80 che
    rivedono le posizioni aperte al dialogo, proprie
    degli anni ’60-’70, non sono nient’altro che il
    classico passo indietro dopo i due compiuti in
    avanti, e la produzione di una “terza forza”
    per salvare il lavoro della “quinta colonna”!
    I documenti della falsa restaurazione sono:
    la Dichiarazione dell’Episcopato tedesco (28
    aprile 1980), la Dichiarazione della Sacra
    Congregazione per la dottrina della Fede (17
    febbraio 1981), la Dichiarazione della Sacra
    congregazione per le cause dei Santi (20 settembre
    1981), il Nuovo Codice di Diritto Canonico
    (25 gennaio 1983) che nel canone 1374
    afferma: “Chi dà il [proprio] nome ad un’associazione
    che complotta contro la Chiesa, SIA
    PUNITO CON GIUSTA PENA”. Bisogna rilevare
    che tale testo è molto diverso dal canone
    2335 del Codice del 1917, perché il rigore
    della pena è nettamente alleggerito, in quanto
    VIENE ESCLUSA LA SCOMUNICA, che
    era invece comminata IPSO FACTO, per
    chiunque avesse dato il proprio nome ad una
    setta massonica. Inoltre, per la gioia del padre
    gesuita Michel Riquet non viene neppure
    menzionata la Massoneria! (28).
    Così si giustifica la recente dichiarazione
    del Gran Maestro del Grand’Oriente
    d’Italia Virgilio Gaito: “Si consideri poi che
    la scomunica contro i massoni è ormai affievolita:
    è riservata soltanto a chi cospira
    contro la Chiesa Cattolica” (29).
    Tutto ciò prova che le condanne degli anni
    ’80 erano PURAMENTE VERBALI e
    che nulla de facto ne è seguito, né si voleva
    che ne seguisse. Infatti i vari monsignori che
    negli anni ’60-’70 erano impegnati nel dialogo
    con la Massoneria li ritroviamo quasi tutti
    promossi cardinali negli anni ’80, e coloro
    che già erano cardinali hanno continuato
    tranquillamente ad esserlo senza che alcun
    provvedimento fosse preso a loro carico!
    Bisogna infine registrare la Dichiarazione
    della Sacra Congregazione per la dottrina
    della Fede (26 novembre 1983), la quale,
    nell’affermare che “i fedeli che appartengono
    alle associazioni massoniche sono IN
    STATO DI PECCATO GRAVE e non possono
    accedere alla santa comunione” NON
    RIBADISCE, però, LA SCOMUNICA!
    In un’intervista concessa ultimamente
    dal card. Ratzinger all’Avvenire, si legge che
    bisogna distinguere tra Massoneria e Massoneria,
    che non bisogna fare di ogni erba un
    fascio, che vi è una Massoneria anticlericale
    con la quale non si può dialogare, ma che, se
    la Massoneria non fa professione di fede anticristiana,
    il dialogo è fattibile: si è, in pratica,
    ad un ritorno, seppur in sordina, alle posizioni
    degli anni ’60-’70.
    È il lavoro della “terza forza” che cerca di
    consolidare, sotto apparenza di maggior fermezza
    e di restaurazione, le conquiste della
    “quinta colonna”? La dottrina di cui sopra fu
    già condannata dal P. Cordovani nel 1950.
    Ma essa ritorna di moda anche in campo
    massonico, allorchè il prof. Di Bernardo, nel
    suo libro Filosofia della Massoneria afferma
    che la Massoneria è per principio non esclusivista
    e tollerante ed auspica un dialogo con
    la Chiesa, ciascuno restando quello che è.
    L’importante è che la Chiesa, senza perdere
    la sua identità, rinunci alle scomuniche per
    aprirsi al dialogo, accettando il pluralismo, la
    tolleranza ed il non esclusivismo, e divenga
    poi così, nella realtà, una specie di Massoneria
    universale. Tutto ciò si è avverato e lo abbiamo
    costantemente sotto gli occhi (30).
    Anche in campo cattolico-conservatore è
    ripreso questo atteggiamento; per esempio
    mons. Casale arcivescovo di Foggia, l’11 dicembre
    1993, in un convegno organizzato
    dal CESNUR, ha dichiarato che la doppia
    appartenenza non è lecita, ma che il dialogo
    con le Massonerie… non è escluso dalla
    Chiesa cattolica [conciliare, n.d.r.] (31).
    23
    LA CHIESA CONCILIARE E IL
    ROTARY CLUB (1905)
    a) Massoneria e Rotary
    Il rapporto tra Rotary e Massoneria è
    “strutturale”, come dice P. Esposito, “ non solo
    a causa della fondazione del Rotary avvenuta
    il 23 febbraio 1905 ad opera dell’avvocato
    Paul Harris di Chicago e di tre suoi colleghi,
    massoni come lui; ma anche a causa
    dell’impostazione ideologica e giuridica del
    club, il quale DEL MESSAGGIO INIZIATICO
    ASSUME IL MEGLIO, PER INSERIRLO
    NELLA SOCIETÀ LAICIZZANDOLO,
    CIOÈ ESCLUDENDO GLI ASPETTI
    VINCOLANTI ED INIZIATICI” (32).
    In Cile ed in Spagna molti vescovi, negli anni
    Venti, espressero vive condanne del Rotary,
    denunciandone la radice massonica. La Santa
    Sede di fronte a queste denunce dovette prendere
    posizione. Il primo passo fu di prendere le
    distanze dal Rotary per poi condannarlo. Il
    compito di preparare la strada alla condanna fu
    affidato alla Civiltà Cattolica che pubblicò tre
    articoli del padre Pirri s.j., secondo il quale il
    ROTARY NON DIFFERISCE AFFATTO
    DALLA MASSONERIA, sotto il dominio
    della quale intende portare il mondo intero.
    Tuttavia il gesuita non vuole affermare che tutti
    i rotariani siano massoni, ammette l’ignoranza,
    la buona fede, l’ingenuità in alcuni di essi.
    La tolleranza religiosa del Rotary, conclude
    il Pirri, è de facto sincretismo religioso (33).
    Sull’Enciclopedia Cattolica mons. Buzzetti
    scrive: “La mentalità ch’esso [il Rotary]
    proclama può facilmente diventare indipendenza
    dall’insegnamento della Chiesa, anche
    nel campo della fede e dei costumi e FAVORIRE
    L’INFILTRAZIONE DI ELEMENTI
    MASSONICI ed anticlericali” (34).
    b) La prima condanna pontificia (4 febbraio 1929)
    Il testo pontificio di condanna del Rotary
    uscì quasi contemporaneamente al terzo articolo
    del padre Pirri del 2 febbraio 1929; è infatti
    di solo due giorni posteriore il Dubium
    della Sacra Congregazione concistoriale. Il decreto
    pontificio era la risposta al quesito se fosse
    lecito agli ecclesiastici iscriversi al Rotary e
    partecipare alle riunioni di questa organizzazione,
    ed era nettissima: NON EXPEDIRE,
    cioè “non è conveniente”. La proibizione non
    è estesa ai laici. Il testo fu pubblicato negli
    A.A.S. (1929, anno 25, 15 gennaio 1929, 42).
    Anche il cardinale di Milano Schuster intervenne,
    vent’anni dopo, il 12 ottobre 1949,
    riaccendendo i fuochi della polemica: “Al
    tempo della nostra giovinezza a Roma…
    v’erano associazioni che si dicevano affiliate
    [alla Massoneria] come il Rotary… Tutte forme
    essoteriche di una Massoneria unica” (35).
    c) La seconda condanna (gennaio 1951)
    Essa fu molto più severa della prima, più
    solenne, con L’ESPLICITO RICHIAMO
    DELL’ASSENSO DIRETTO DI PIO XII (36).
    d) La svolta di Giovanni XXIII
    Il deus ex machina del Rotary italiano,
    Omero Ranelletti, che fondò il Club di Roma
    nel 1924 narra che “all’avvento di Papa Giovanni
    pensò che il problema avrebbe potuto
    essere avviato ad una soluzione migliore che in
    passato” (37); il 22 dicembre 1958 chiese pertanto
    a Giovanni XXIII un’udienza, che gli fu
    accordata il 20 aprile 1959. “In udienza presentò
    i suoi colleghi coi loro titoli rotariani, e
    papa Giovanni …gradì la visita affermando
    che a Venezia aveva avuto occasione di avvicinare
    più volte i rotariani della città, ed era perciò
    bene al corrente della nostra istituzione.
    …Ebbe per tutti parole di bontà, confortandoci
    infine della sua apostolica benedizione” (38).
    Il 20 marzo 1963 Roncalli accordò al Rotary
    una seconda udienza.
    e) Paolo VI
    La terza udienza pontificia ebbe luogo con
    Paolo VI il 28 settembre 1963. Ma la più importante
    fu la quarta, del 20 marzo 1965, nella
    quale Ranelletti ricordò che il 13 novembre
    1957 (un anno prima della morte di Pio XII)
    l’allora card. Montini s’incontrò con i rotariani
    e tra l’altro disse loro: “Vi ringrazio signori rotariani
    per questa manifestazione di omaggio
    che mi rivolgete, ma debbo con lealtà dichiaravi
    che in passato io ebbi molte riserve sul
    Rotary, frutto di ignoranza e di errori” (39).
    Nell’udienza del 20 marzo 1965 Paolo VI
    riprese questo pensiero; un altro incontro
    col Rotary avvenne il 14 novembre 1970.
    f) Giovanni Paolo II
    “CON GIOVANNI PAOLO II L’ACCETTAZIONE
    DEL ROTARY RAGGIUNGE
    LIVELLI ANCORA PIÙ ELEVATI,
    nel senso che non solo è affermata la
    COMPATIBILITÀ, …ma forse addirittura
    la COMPLEMENTARIETÀ fra l’opera cattolica
    e quella rotariana” (40).
    Giovanni Paolo II ha ricevuto i rotariani
    il 14 giugno 1979 ed il 4 febbraio 1984.
    24
    IL MOVIMENTO PAX E IL GRUPPO I.DOC
    (braccio armato della sovversione all’interno
    della Chiesa conciliare)
    “Dopo il Concilio Vaticano II - scrive
    Orio Nardi (41) - la gnosi influenza tutta la
    fermentazione modernista o progressista
    all’interno della Chiesa, non senza la complicità
    di teologi… che spesso operano sotto
    l’influsso di centri di potere mondialista, come
    appare dalla storia del Movimento Pax e
    del gruppo I.DOC”.
    IL MOVIMENTO PAX
    Il 6 giugno 1963 il card. Wyszynski scrisse
    una lettera ai vescovi francesi, che fu fatta
    pervenire al Segretariato dell’Episcopato
    francese tramite il nunzio apostolico: oggetto
    della lettera era il Movimento PAX.
    Il cardinale smascherava nel suo scritto
    la vera natura del Movimento: “PAX non è
    un’organizzazione a scopo culturale, ma unicamente
    un mezzo di propaganda travestito
    per denigrare l’attività della Chiesa in Polonia,
    tramite la diffusione d'informazioni false…
    Tale movimento riceve le direttive dal
    Partito Comunista, dalla Polizia segreta e
    dall’Ufficio per gli Affari del Culto. In compenso
    della sua sottomissione PAX beneficia
    di certe facilitazioni ed appoggi”.
    All’inizio del Concilio il Movimento
    PAX intensificò la sua propaganda nei Paesi
    dell’Europa occidentale e specialmente in
    Francia, diffondendo notizie false od equivoche
    ed offensive della Chiesa e soprattutto
    della Curia romana.
    Il fondatore di PAX (vero e proprio organo
    della polizia comunista polacca, alle dirette
    dipendenze del Ministero degli Interni)
    era M. PIASECKI, che era stato condannato
    a morte dai russi sovietici ed era stato graziato
    a prezzo di un impegno formale di mettersi
    al servizio del Partito Comunista per infiltrare
    la Chiesa Cattolica.
    Fin dalle sue origini, quindi, PAX è
    un’agenzia del Partito Comunista Polacco
    che emana direttamente gli ordini ai suoi
    membri tramite l’Ufficio Centrale. Piasecki
    dipendeva in modo diretto dall’Ufficio Sicurezza
    (U. B.) e dall’Ufficio dei Culti, che, in
    Polonia, disponeva di un potere assoluto per
    quanto riguardava la Chiesa Cattolica.
    Nel 1956 col disgelo Piasecki cade in disgrazia
    (nuovamente), però, grazie ai servizi
    resi soprattutto alla Francia, può risalire la
    china; il suo potere raggiunge l’apogeo durante
    i lunghi anni di prigionia di Wyszynski.
    Fu quella l’epoca in cui PAX assorbiva tutte
    le pubblicazioni cattoliche ancora indipendenti
    dal Partito Comunista. La destalinizzazione
    atterrò di nuovo Piasecki, che però risorse
    grazie… al Concilio Vaticano II! Infatti
    gli fu assegnato il compito di formare focolai
    di dissenso negli ambienti ecclesiastici che
    lavoravano al Concilio, di scindere i Vescovi
    in due blocchi (progressisti e conservatori),
    per poter mettere la Chiesa al passo con il
    mondo moderno (Solve et coagula).
    In Francia, giornali come la Croix e periodici
    come Les Informations catholiques
    Internationales erano giunti a diffamare il
    card. Wyszynski e a difendere PAX, spianando
    così la strada al trionfo del Comunismo in
    Francia e nel mondo.
    Jean Madiran scrisse un coraggioso ed interessante
    articolo su La Nation Française
    (1° luglio 1964) dal titolo Lo spionaggio sovietico
    nella Chiesa, aggiungendo che Piasecki
    era una creatura del generale Ivanov
    Sierow della N.K.V.D. (la polizia politica russa).
    Madiran scriveva anche che PAX attaccava
    la Curia romana, in quanto nel 1956 una
    sua delegazione si era recata in Vaticano per
    difendere Piasecki condannato dal Sant’Uffizio,
    senza però ottenere quanto desiderava.
    IL GRUPPO I.DOC
    Con l’inizio del Concilio nacque a Roma
    un Centro di informazione per i vescovi e i
    teologi olandesi, il DOCumentation.
    Tale centro diffondeva bollettini d’informazione
    in tutte le lingue ed organizzava conferenze
    stampa tenute dai Padri conciliari o da teologi
    progressisti per potersi impadronire dell’opinione
    pubblica; ad esse infatti erano regolarmente
    presenti i responsabili di agenzie internazionali
    e gli informatori di grandi quotidiani.
    Al termine del Concilio quest'Agenzia
    stampa volle mantenere le relazioni che aveva
    stabilite nel periodo del Concilio: così il
    DOC è diventato I.DOC (Information-Documentation
    sur l’Eglise Conciliaire).
    Louis Salleron scriveva: “Siamo in presenza
    di un vero potere parallelo [I.DOC] in
    seno al Cattolicesimo, perché tiene in mano
    l’informazione, la pubblica opinione… ed è
    in grado di cercare di imporre le proprie vedute
    al Magistero” (42).
    Delaman, a sua volta, sosteneva che
    “l’I.DOC dà le sue consegne… Quando un
    25
    vescovo osa levarsi contro uno dei suoi obiettivi,
    …diventa la vittima di un vero assassinio
    morale nella stampa del mondo intero” (43).
    La rivista inglese Approches (44) afferma:
    “La sezione britannica di I.DOC è composta
    interamente da progressisti, e il gruppo è
    controllato all’interno da un nucleo marxista,
    esso stesso condotto da uno dei capi comunisti
    tra i più esperti dell’Inghilterra”.
    Jack Dunman, infatti, che occupa un posto
    di primo piano nella sezione inglese
    dell’I.DOC, è “una personalità in vista del
    Partito Comunista Inglese, il cui influsso è
    cresciuto con la sua elezione a deputato. In
    Inghilterra è lo specialista del dialogo tra comunisti
    e cristiani” (45). Il Dunman godeva
    poi anche dell’appoggio del gruppo Slant,
    collegato con il Movimento PAX.
    Sono quindi profondamente vere le parole
    del Nardi: “È bene che la considerazione
    del tradimento affiori nelle coscienze di
    molti, e riporti soprattutto i responsabili al
    senso di dignità e di libertà di spirito che distingue
    i veri cercatori della verità” (46).
    LETTERA APERTA ALLA CHIESA DI
    FRANCIA: CIÒ CHE L’EBREO
    ROBERT ARON PENSA DELL’EVOLUZIONE
    DELLA CHIESA CONCILIARE
    Nell’interessante libro Lettre ouverte à
    l’Eglise de France (47) Robert Aron esamina
    Les orientations pastorales sur l’attitude chrétiens
    à l’egard du Judaisme, cioè il documento
    dell’Episcopato francese sul Giudaismo, ed
    afferma che proprio questo documento, che
    dovrebbe essere magistero episcopale, è “una
    refutazione del deicidio, una riabilitazione dei
    Farisei, un'affermazione del permanere della
    missione di Israele, che non abolisce la Nuova
    Alleanza del Cristo. Questi sono tanti indizi
    che ci permettono di affermare che QUALCOSA
    DI PROFONDO È CAMBIATO
    NON SOLO NEI RAPPORTI TRA ISRAELE
    E LA CHIESA, MA ANCHE NEI
    RAPPORTI TRA LA CHIESA ED IL DIO
    DI ABRAMO E DI MOSÈ” (48).
    Il documento episcopale non menziona
    neppure una volta il problema della divinità
    di Gesù Cristo, che pure è essenziale nello
    stabilire i rapporti che debbono intercorrere
    tra Giudaismo e Cristianesimo.
    Aron apprezza, naturalmente, questo nuovo
    linguaggio dell’Episcopato francese. Infatti
    la Chiesa preconciliare, che nell’argomentare
    si basava sui dogmi immutabili e precisi, non
    poteva andare “a braccetto” con la Sinagoga
    anticristiana. Ma se la Chiesa conciliare cessa
    di essere dogmatica, anzi mette in sordina il
    dogma, per parlare un linguaggio familiare
    all’uomo moderno, il linguaggio massonico
    della filosofia illuminista e idealista, allora
    l’abbraccio diviene possibile (come de facto si
    è verificato il 13 aprile del 1986 alla Sinagoga
    di Roma) …e letale per Nostro Signor Gesù
    Cristo e il suo Corpo Mistico.
    Ed è per questo che Aron gioisce dell’evoluzione
    (eterogenea) che ha subito la
    Chiesa conciliare, grazie a “Theilhard de
    Chardin… che è diventato post mortem…
    uno degli ispiratori del Concilio Vaticano II”.
    Ed è così che Aron si spinge fino a fare
    delle proposte alla Chiesa, a condizione che
    ritorni alla fede giudaico-talmudica, rinunciando,
    perciò, ad essere cristiana. Il nodo
    gordiano, infatti, o “la pietra d’inciampo”
    (quant’è vero il Vangelo…) è proprio Gesù
    Cristo, poiché l’Aron riconosce che “la difficoltà
    d’essere cristiano è… metafisica… [per
    i cristiani] vi è un intercessore sublime, reputato
    Figlio di Dio, il Cristo. È l’Agnello di
    Dio che prende su di sé e cancella in Cristo i
    peccati del mondo, MENTRE, per l’ebreo,
    OGNI UOMO ASSUME IL PESO DEI
    PROPRI PECCATI” (49). Ogni uomo cioè è
    Messia e Redentore, in quanto (secondo la
    Cabala e per Teilhard) è l’evoluzione ed il
    completamento di Dio stesso.
    Ma “che cosa succede se la maggior parte
    dei cristiani si mette a contestare la base
    stessa della religione che professa? Ecco il
    cuore della crisi attuale che attraversa la
    Chiesa…” (50).
    Ebbene sì, lo studioso ebreo ha visto giusto.
    La maggior parte dei cristiani… non è
    cristiana; è questa la crisi provocata dalla
    “quinta colonna” giudaico-massonica all’interno
    della Chiesa conciliare. Infatti nei sondaggi
    fatti da giornali cattolici risultava che
    già nel 1972 soltanto il 36% dei Cattolici credeva
    alla divinità di Cristo. (Ed oggi ?). Il
    64% restante, perciò, non era più cristiano: il
    Cristianesimo è infatti la religione che professa
    la divinità di Cristo.
    Secondo l’Aron ci troviamo di fronte allo
    scacco della Chiesa: infatti nei rapporti tra
    Cristianesimo e Giudaismo bisogna scegliere
    una delle due alternative: o Cristo è Dio, e
    quindi il Giudaismo anticristiano è una falsa
    religione; oppure non è Dio e quindi il Cristianesimo
    è un’eresia, una setta staccatasi
    dal Popolo di Dio.
    26
    Purtroppo trent’anni di catechesi conciliare,
    che ha snaturato i rapporti tra Antica e
    Nuova Alleanza, tra Cristianesimo e Giudaismo
    hanno portato alla conclusione logica
    ed inevitabile che, per la maggior parte dei
    cristiani, (64% nel 1972, ventidue anni fa!)
    Cristo non è Dio, quindi “ha bestemmiato ed
    è reo di morte”.
    Ecco perchè Aron fa delle proposte alla
    Chiesa a nome della Sinagoga: “Se la Chiesa
    è in crisi, non è soltanto perché usava il latino…
    No! Ciò è dovuto ad una sorta di proliferazione
    che sembra prodursi in essa, a partire
    da un germe pericoloso, che deve alla
    sua origine stessa… È il problema delle origini
    che si pone di nuovo per la Chiesa” (51).
    Se già nel 1972 il 64% dei cattolici non crede
    più alla divinità di Cristo, non è forse perché
    occorre risalire alle origini stesse della Chiesa
    ed alla biforcazione iniziale tra il fiume (la
    Chiesa) e la sua sorgente (la Sinagoga), si
    chiede l’Aron. Bisogna quindi riproporre la
    stessa domanda che Caifa pose a Gesù: “Io
    ti scongiuro, nel nome del Dio vivente, sei tu
    il Messia, il Figlio di Dio?”. Alla quale, però,
    bisogna dare una risposta diversa da quella
    che diede Gesù (“Tu lo dici, Io lo sono”),
    per poter finalmente riportare il fiume (la
    Chiesa) alla fonte (la Sinagoga).
    Per Robert Aron la strada che ricongiunge
    fiume a fonte è proprio quella intrapresa
    dal Concilio Vaticano II, infatti…
    L’OPINIONE DI ARON SUL VATICANO II
    “Il Vaticano II… costituisce uno sforzo
    splendido della Chiesa per RIADATTARSI
    AL MONDO [more judaico-talmudico]… In
    questo avvenimento considerevole, vi è - nel
    senso migliore del termine - un GERME RIVOLUZIONARIO,
    ma se tale germe è concepito,
    non è ancora sbocciato. Se è permesso
    di paragonare il Concilio ad un’altra Rivoluzione
    di natura ben diversa, questa Rivoluzione
    religiosa non è ancora che al suo
    inizio; …essa non è che alla notte del 4 agosto
    1789” (52).
    De ore tuo te judico!
    Chi apprezza il Concilio, chi lo ha fatto?
    Lo sappiamo: Jules Isaac, un B’nai B’rith, è
    stato il redattore materiale di Nostra Ætate.
    Per questo Aron afferma che la Chiesa, staccatasi
    dalla sua fonte, la Sinagoga, vi sarà ricondotta
    dalla Rivoluzione conciliare, ed i
    segni già si vedono: la maggior parte dei cattolici…
    non è più cristiana!
    Ma già Nostro Signor Gesù Cristo aveva
    affermato: “Quando il Figlio dell’Uomo tornerà
    sulla terra, credete che vi troverà ancora
    la Fede?”. Tutto era previsto.
    Ciò che deve aprirci gli occhi è la pretesa
    che ha il Giudaismo anticristiano d'ingiungere
    ad ognuno l’accettazione del Vaticano II.
    Infatti Ha Kellah, il bollettino della Comunità
    israelitica di Torino (53) qualche tempo
    fa invitava l’Istituto Mater Boni Consilii ad
    accettare il Vaticano II, a non voler continuare
    a parlare come la Chiesa preconciliare!
    Non ci accusava - si badi bene - di antisemitismo,
    no! Ma di essere ancora fedeli alla
    teologia preconciliare. Ma se il Concilio, come
    afferma Robert Aron, è la strada maestra
    che fa perdere la Fede nella divinità di
    Nostro Signor Gesù Cristo, chiederci di accettare
    il Concilio significa chiederci di vendere
    Gesù Cristo per trenta denari!
    Ora ogni cattolico che vuol restare fedele
    a Cristo e alla sua Chiesa, dovrebbe riflettere
    su questi fatti evidenti ed inoppugnabili. Il Vaticano
    II è figlio della Sinagoga, ed è la strada
    che conduce alla giudaizzazione dei cristiani.
    Henry le Caron così commenta: “Un
    ebreo vi fa una proposta di servizio a nome
    della Sinagoga… Se volete salvare la Chiesa…
    la vostra “nuova Chiesa”, dovrete rinunciare
    alla Rivelazione, all’Incarnazione
    ed alla Redenzione. A tale prezzo otterrete
    la simpatia della Sinagoga e potrete così
    contare sul suo appoggio” (54).
    27
    Stemma dei cavalieri Kadosch, 30° della Massoneria,
    che promettono di vendicarsi contro il Papa ed il Re,
    simboleggiati dalla Tiara e dalla Corona
    INFLUSSO GIUDAICO AL CONCILIO
    Nel libro di Ratier sul B’nai B’rith (55) apprendiamo
    che Jules Isaac apparteneva a quella
    potente organizzazione massonica composta
    da soli ebrei, che attualmente conta a livello
    mondiale circa mezzo milione di membri (56).
    Già conosciamo il ruolo avuto da Jules
    Isaac nella redazione di Nostra Ætate (57), ma
    forse non sono note le proposte ancora più
    favorevoli al Giudaismo che hanno preceduto
    il documento conciliare, né il lavorìo del
    B’nai B’rith intorno ad esse.
    Ralph Wiltgen (58) narra che il 31 agosto
    1964, due settimane prima dell’apertura della
    terza sessione del Concilio, ricevette la visita del
    signor Lichten, direttore del dipartimento degli
    affari interculturali dell’A. D. L. (Anti-Defamation
    League of B’nai B’rith): “Costui era molto
    inquieto che la frase che discolpava il Giudaismo
    dalla Crocifissione del Cristo, potesse essere
    soppressa dal documento e sosteneva che tale
    frase era per gli ebrei l’elemento più importante
    del documento... Disse ancora che aveva reso
    visita a parecchi cardinali europei e di essere in
    contatto con gli ambienti romani; aggiunse che
    il card. Bea preparava una correzione relativa a
    questa decisione sgradevole e che l’avrebbe
    presentata nell’aula conciliare”.
    CONCLUSIONE
    Chi potrebbe ancora dubitare, dopo i fatti
    esposti e le denunce del Magistero della Chiesa,
    che la Sposa di Cristo sia stata l’oggetto di
    un oscuro complotto e che purtroppo sia stata
    infiltrata dal nemico fin nei suoi più alti gradi?
    Di fronte a questa triste realtà tre attitudini
    sono possibili:
    a) LA POLITICA DELLO STRUZZO,
    che consiste nel chiudere gli occhi di fronte alla
    realtà e nell’illudersi che tutto vada bene…
    b) LO SCORAGGIAMENTO di chi, di
    fronte a tale APPARENTE vittoria nemica di
    un’importante battaglia, pensa che la guerra
    sia persa, non tenendo presente che la Chiesa
    è divina e che Nostro Signore ci ha promesso
    “le porte dell’Inferno non prevarranno”.
    c) L’ATTITUDINE REALISTA E SOPRANNATURALE,
    che tenga conto al
    tempo stesso non solo dei fatti tristissimi,
    che non possono essere ignorati, ma anche
    della Fede e della Speranza cristiana, che ci
    danno l’ASSOLUTA CERTEZZA che la
    Madonna, come sempre, schiaccerà il capo
    al serpente infernale: “IPSA CONTERET”!
    Chiediamo a Maria Santissima ed in particolare
    alla Madonna del Buon Consiglio di
    darci luce e forza, per scorgere le trappole
    della “quinta colonna” e per saperle combattere
    con tutte le nostre forze!
    Mi sembra doveroso concludere con questa
    bella preghiera di don Bosco: “Dolcissimo
    Gesù, nostro divin Maestro! Che sempre
    sventaste le NEFANDE MACCHINAZIONI
    con cui i FARISEI frequentemente v’insidiavano,
    dissipate i consigli degli empi”.
    (San Giovanni Bosco).
    Note
    1) Cfr. Sodalitium, n° 37, pagg. 33 - 45.
    2) Cfr. Sodalitium, n° 37, pagg. 33 - 45.
    3) Il motto del Grand’Oriente di Francia era: “Bisogna
    SENTIRE la Massoneria DAPPERTUTTO, e
    NON SCOPRIRLA IN NESSUN LUOGO”.
    4) Cfr. Sodalitium, n° 37, pagg. 33 - 45.
    5) GUILLON, Collection générale des brefs et institutions
    de notre très saint Père le pape Pie VI, Paris, tome II. pag. 233.
    6) CRETINEAU-JOLY, L’Eglise romaine en face de la
    Révolution, “Cercle de la Renaissance française”, Paris
    1859 tomo. II, pagg. 373-375.
    7) Cfr. Verbe, n° 123, luglio-agosto 1961, pag. 44.
    8) citato da Mons. M. DELASSUS in Verités sociales
    et erreurs démocratiques, ed. Sainte Jeanne d’Arc, Villegenon
    1986, pagg. 398-399.
    9) Cf. La Contre Réforme catholique, n° 237, novembre
    1987, pag. 5.
    10) R. DU LAC, La collégialité épiscopale au deuxième
    Concile du Vatican, ed. Du Cèdre, Paris 1979, pag. 9.
    11)J. PLONCARD D’ASSAC, Le secret des Francs-
    Maçons, ed. de Chiré, Chire en Montreuil, 1979, pag. 26.
    12) Cf. U. FIDELE, Le décalogue de Satan, sine loco
    et data, pagg. 341-388.
    Anche la venerabile Anna Caterina Emmerich
    (1774-1824) e la beata Anna Maria Taigi (1769-1837)
    hanno denunciato tali infiltrazioni massoniche nella
    Chiesa, che esse potevano scorgere grazie a fenomeni
    mistici da cui erano favorite. Cfr. Mons. M. DELASSUS,
    La conjuration antichrétienne, Desclées de Brouwer,
    Lille 1940, tome III, pagg. 853-891.
    13) LEON DE PONCINS, Infiltrations ennemies dans
    l’Eglise, Documents et témoignages, Paris 1970, pagg. 85-88.
    14) R. ESPOSITO, Le grandi concordanze tra la Chiesa
    cattolica e la Massoneria, Nardini ed., Firenze 1987,
    pagg. 25-26.
    15) J. PLONCARD D’ASSAC, op. cit., pag.169.
    16) A. CORONA, Non c’è Massoneria senza trascendenza,
    in HIRAM, maggio 1988.
    17) Mons. LEFEBVRE, L’Eglise infiltrée par le modernisme,
    ed. Fideliter, Eguelshadt 1993, pagg. 31-55.
    18) R. ESPOSITO, op. cit., pag. 26.
    19) Ib. pag. 27.
    20) Ib. pag. 27.
    21) 30 Giorni, febbraio 1994, pag. 29. Lo stesso Gaito
    ha anche affermato che non poteva asserire se Giovanni
    XXIII fosse stato iniziato in una loggia massonica,
    ma quello che era certo è che nel suo insegnamento
    si ritrovava la filosofia della Massoneria (Questo argomento
    sarà trattato ex professo da don Ricossa in un
    prossimo articolo sul “Papa del Concilio”).
    28
    22) R. ESPOSITO, op. cit., pagg. 29-30.
    23) Ib. pag. 32.
    24) Ib. pag. 33.
    25) Ib. pagg. 34-37.
    26) Ib. pag 41.
    27) Pascendi, 8 settembre 1907.
    28) Cf. U. FIDELE, op. cit., pag. 193.
    29) Cf. 30 giorni, febbraio 1994, pag . 29.
    30) Cf. Sodalitium, n° 24, pagg. 3-8.
    31) Cf. Cristianità, Piacenza, gennaio-febbraio 1994,
    pag. 23.
    32) Op. cit., pag. 335.
    33) Cf. Civiltà Cattolica, II, 1928, 481-489/ 1928, III,
    97-109/ 1929, I, 337-346.
    34) G. B. BUZZETTI, voce Rotary, in Enciclopedia
    Cattolica, vol. X, col. 1398.
    35) Rivista diocesana milanese, novembre 1949,
    pagg. 240-241.
    36) il testo si trova negli A.A.S., anno 33, gennaio
    1951, 91.
    37) R. ESPOSITO, op. cit., pag. 345.
    38) Ib. pag. 345.
    39) Ib. pag. 347.
    40) Ib. pag. 348.
    41) O. NARDI, Gnosi e rivoluzione, Grafiche Pavoniane,
    Milano 1991, pag. 77.
    42) Carrefour, 9 ottobre 1968.
    43) Rivarol, 26 settembre 1968.
    44) Approches, gennaio 1968.
    45) O. NARDI, op. cit., pag. 83.
    46) Ib. pag. 86.
    47) ROBERT ARON, Lettre ouverte à l’Eglise de
    France, Paris, 1975.
    48) Ib. pag. 38.
    49) Ib. pag.133.
    50) Ib. pag. 138.
    51) Ib. pag.141.
    52) Ib. pag.141.
    53) Ha Kellah n° 1 anno 1994, pag. 1.
    54) H. LE CARON, Dieu est-il anti-semite? Ed. Fideliter,
    Escurolles, 1987, pag. 80.
    55) E. RATIER, Mystères et secrets du B’nai B’rith,
    Facta, Paris 1993.
    56) Il 3 giugno 1971 Paolo VI ricevette in udienza
    pubblica la loggia del B’nai B’rith (Osservatore Romano,
    3 giugno 1971); Giovanni Paolo II lo fece nel 1984
    (Documentation Catholique, n° 1874, pag. 509).
    57) Cf. Sodalitium, n° 28 pagg. 8-10.
    58) R. WILTGEN, Le Rhin se jette dans le Tibre, ed.
    du Cèdre, Paris 1976, pag. 169.
    29
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Predefinito

    da. Ma… che cos’è la comunione con il mondo
    se non la comunione con Dio?» (3). L’Assoluto
    e il mondo fanno, per il Giudaismo, una sola
    cosa; il Giudaismo nega l’autentica creazione
    in quanto rifiuta proprio l’unico vero Dio, personale,
    distinto dal mondo e trascendente.
    L’Antico Testamento vive nell’adorazione
    di “Colui che è”, l’Essere stesso sussistente.
    Le citazioni sopra riportate offrono la
    prova evidente ed apodittica che il Giudaismo
    anticristiano o talmudico ha rotto
    con l’Antico Testamento, per imporre al suo
    posto il farisaismo gnostico-panteistico della
    Càbala spuria e del Talmùd, deformazione
    esoterica della dogmatica e della morale.
    Già il profeta Geremia esclamava: «Come
    potete dire “Noi siamo savi e la legge del
    Signore è con noi?”. Essa infatti è stata falsificata
    dalla penna ipocrita degli scribi» (4).
    Se per Orio Nardi la Càbala spuria è
    “l’aberrazione della vera dottrina biblica”(5),
    per Eugenio Zolli, l’ex gran rabbino di
    Roma convertitosi al Cattolicesimo, «la opposizione
    tra ebrei e cristiani si riduce ad una
    diversa interpretazione della Bibbia» (6).
    Israele, come si può leggere nei Libri
    santi, tendeva a formarsi un «Dio» a propria
    immagine e somiglianza, rinnegando quello
    personale e trascendente, distinto dal
    mondo, si foggiava una morale utile (talmudica)
    ed una verità contingente (cabalistica):
    «La nostra bocca e il nostro cuore non si misero
    mai d’accordo per adorare lo stesso
    Dio: quella acclamò sempre al Cielo, questo
    fu sempre idolatra dell’oro e dell’usura» (7).
    ASPETTI CONTEMPORANEI
    DEL GIUDAISMO:
    MONDIALISMO, PLUTOCRAZIA,
    MASSONERIA
    don Curzio Nitoglia
    Il Giudaismo anticristiano: causa prima dei
    mali odierni
    Il professor Andrea Dalle Donne ha avuto
    un’intuizione profonda quando ha detto:
    «…l’alternativa di fondo è… quella fra il tomismo
    originario e l’umanesimo gnosticoimmanentistico.
    Senonché tale combattimento
    è spiritualmente partecipe di quello
    che si sta rivelando davvero l’ultimo: ossia
    quello tra l’unico cristianesimo di sempre e
    l’anticristianesimo più radicale» (1).
    Panteismo giudaico contro creazionismo
    cristiano
    Edmondo Fleg ben riassume la concezione
    giudaica di Dio e del cosmo: «Sono ebreo perché
    per Israele il mondo non è finito, lo finiscono
    gli uomini; sono ebreo perché per Israele
    l’uomo non è creato, lo creano gli uomini» (2).
    Questa dichiarazione non è però un’opinione
    personale di Fleg, ma chiama in causa il
    Giudaismo anticristiano nel suo insieme, perché
    «la spiritualità ebraica …è in fondo una
    condizione dell’essere in cui… tra la comunione
    con Dio e con il mondo è preferita la secon-
    4
    Mosè, pertanto (come Adamo e i
    Patriarchi), era cristiano perché credeva nel
    Messia venturo, mentre il Giudaismo attuale
    è anticristiano perché nega la divinità del
    Cristo. L’ebreo Pèrgola, convertitosi al
    Cristianesimo, ha scritto mirabilmente:
    «Bisogna… distinguere fra il Giudaismo
    profetico che servì di preparazione al Cristianesimo
    ed il Giudaismo farisaico, professato
    tuttora dagli ebrei, che può dirsi
    Giudaismo in quanto può derivare il suo
    nome dal traditore Giuda Iscariota» (17).
    Il dramma del popolo che fu eletto da
    Dio per accogliere il Messia e per farlo conoscere
    ed amare dal mondo intero, è quello
    di aver sostituito la fede in Dio con la fede
    nel mondo, di aver preferito il vitello d’oro
    all’Agnello senza macchia, il “dio”quat-trino
    al Dio Trino.
    I fratelli maggior-mente separati e la radicalità
    dell’anticristianesimo giudaico
    Occorre precisare, come fa il professor
    Dalle Donne, che è meglio chiamare il
    Giudaismo attuale un sistema piuttosto che
    una religione, in quanto si è insediato nella
    storia per mezzo di una falsa tradizione (o
    contro-tradizione) gnostica panteistico-cabalistica,
    tendente a soffocare l’unica vera
    Tradizione divina (Antico e Nuovo Testamento),
    e presentandosi come una sua alternativa
    esoterico-iniziatica. Tale sistema è volto
    a corrompere la retta Tradizione o religione,
    con una tradizione spuria o “gnosi”, trasmessa
    per via segreta e riservata ai soli iniziati.
    «Questa “tradizione” antichissima, sfocia pure
    negli antichi misteri del paganesimo, infetta di
    miti, magie, fantasie e pesanti aberrazioni morali…
    che ne rivelano l’origine… satanica» (18).
    La conoscenza alternativa alla Rivelazione
    divina (o gnosi) si è sviluppata parassitariamente
    in seno al popolo eletto ed è
    esplosa all’avvento del Messia quando ne ha
    decretato l’uccisione. Gesù predicava la distinzione
    tra Creatore e creatura, il Regno
    dei Cieli da conseguire per mezzo della fede
    e delle buone opere, la conversione dal peccato,
    l’ascesi e la pratica delle virtù; la
    «gnosi», invece, predica l’identità tra Dio e
    mondo, il paradiso nell’uomo stesso, la salvezza
    mediante la mera conoscenza. Il
    Giudaismo anticristiano è perciò la somma
    più raffinata e completa della gnosi spuria,
    che tende a deformare la Rivelazione. È una
    contro-religione e come dicevamo sopra, è
    Riprovevole manifesto antiebraico. (Tratto da ELENA
    ROMERO CASTELLO, “Gli ebrei e l’Europa,
    2000 anni di storia” Fenice 2000, pag. 100)
    «Il Giudaismo non è ciò che la Torah ha
    promulgato, …bensì ciò che il popolo giudaico
    oggi pensa della Torah… Il sistema
    giudaico si identifica col farisaismo… Nel
    Giudaismo non è rimasto nulla della predicazione
    dei Profeti; vi domina incontrastato,
    invece, l’indirizzo creato dai farisei» (8).
    Gesù e il Giudaismo farisaico
    Nostro Signor Gesù Cristo, la Bontà stessa
    infinita, ha accusato i giudei anticristiani chiamandoli
    figli dell’inferno (9), e dicendo loro
    che avevano come padre il diavolo (10). Gli
    Apostoli dal canto loro si esprimono in modo
    analogo. San Paolo asserisce che i Giudei
    «hanno ucciso il Signore Gesù e i Profeti», e
    che «non piacciono a Dio e sono diventati i
    nemici del genere umano» (11); San Pietro li accusa
    (tutti, capi e popolo, eccettuati i pochi
    che hanno accettato Cristo) di aver crocefisso
    Gesù (12) e San Giovanni condanna gli ebrei
    anticristiani come la “Sinagoga di Satana” (13).
    Contro chi afferma che il Giudaismo attuale
    è figlio dell’Antico Testamento, è facile dimostrare
    il contrario, citando proprio l’Antico
    Testamento, a cominciare da Mosè e dai
    Profeti (14) fino ad Osea (15), dove il Signore
    accusa di malvagità estrema la maggioranza
    del popolo ebraico molti secoli prima dell’avvento
    di Cristo. Nostro Signore stesso dice ai
    farisei: «Non crediate che io sia colui che vi accuserà
    dinanzi al Padre. C’è già chi vi accusa:
    …Mosè… Infatti se credeste a Mosè credereste
    anche a me, poiché egli ha scritto di me» (16).
    definibile come un sistema piuttosto che
    come una Religione (che ha il compito di
    riunire, «religare» l’uomo a Dio).
    È bene a questo punto aggiungere ulteriori
    chiarimenti sull’intensità dell’odio con
    cui il sistema giudaico anticristiano perseguita
    Gesù e la sua Santa Chiesa (19).
    «Chi… non gioca al Cristianesimo, in
    quanto ci crede sul serio, è teologicamente
    obbligato a riconoscere e a denunciare… che
    gli ebrei anticristiani, cioè la maggioranza,
    sono i nostri fratelli maggior-mente separati:
    separati da Dio Padre, da Dio Figlio, da Dio
    Spirito Santo» (20). La separazione e l’inimicizia
    giunge a meritare l’accusa di fondo:
    «Preferendo il Vitello d’oro a Jahvé, Barabba
    a Cristo… e pervertendo in significato materialista
    la sua altissima vocazione spirituale,
    l’Israele materialista si ostina in un peccato
    immenso che gli viene ancor oggi rimproverato
    dall’Altissimo: “Due mali ha commesso
    il mio popolo: hanno abbandonato Me, fonte
    di acqua viva, per scavarsi delle cisterne… che
    non tengono acqua” (21)» (22). E contro i
    Giudei, definiti dal Mariani “figli del diavolo”
    (23), tremenda è l’accusa di San Giustino
    Martire: «La vostra mano è ancora levata,
    perché ancora dopo che avete ucciso il Cristo
    non vi siete pentiti, ma odiate e, quando ne
    avete il potere, uccidete anche noi» (24).
    La Tradizione autentica e la contro-tradizione
    spuria
    Dio parlava ad Adamo come parlava con
    gli angeli, e gli rivelava i misteri della sua
    vita intima, specialmente l’Unità e Trinità di
    Dio e l’Incarnazione del Verbo (25). Lucifero,
    per invidia e gelosia, fece cadere Adamo ed
    Eva in peccato, ed essi così persero la grazia
    santificante e i doni preternaturali. Ma Dio
    nella sua infinita bontà accettò la loro penitenza
    e perdonò il loro peccato. Ed ecco che
    Adamo trasmise oralmente ai suoi figli la
    Rivelazione ricevuta da Dio, o tradizione
    orale verace, giunse così fino ai Patriarchi e a
    Mosè (1900 a.C.), il quale ricevette a sua
    volta una Rivelazione che mise per iscritto
    nel Pentateuco (tradizione scritta). Mosè
    consegnò tale Rivelazione scritta e orale a
    Giosuè e ai settanta saggi, che si era associato
    nel governo e fu così sino ai Profeti ed alla
    venuta del Verbo. A partire da quel momento
    Nostro Signor Gesù Cristo consegnò la
    tradizione orale verace ai suoi Apostoli e
    specialmente al loro capo Pietro, e così sarà
    5
    fino alla fine del mondo per mezzo del Papa
    (successore di Pietro) ed i Vescovi (successori
    degli Apostoli), uniti a lui.
    Gesù, per mezzo dello Spirito Santo, consegnò
    anche una Rivelazione che, messa per
    iscritto nel Nuovo Testamento, ci è stata consegnata
    e tramandata dal Magistero della
    Chiesa romana (tradizione scritta). Il diavolo
    ha sempre tentato di far sorgere tra gli uomini
    una conoscenza spuria o «gnosi», che è una
    falsa tradizione o contro-tradizione, per tentare
    di corrompere la retta o vera tradizione.
    Abbiamo perciò una gnosi ebraica, contrapposta
    al Mosaismo, ed una gnosi sedicente
    “cristiana” che si contrappone alla predicazione
    o Tradizione apostolica ed al Magistero
    della Chiesa. Questa gnosi sedicente «cristiana
    », ma in realtà anticristiana e anticristica,
    non è null’altro che una tradizione spuria e
    mendace, alternativa alla rivelazione divina,
    una tradizione eterodossa che tende a pervertire
    la Rivelazione divina con supposizioni di
    esoterismo, magia, simbolismo, iniziazioni…
    La gnosi ebraica penetrò nel seno della
    vera Sinagoga mosaica trasformandola in
    Sinagoga talmudica e la gnosi sedicente “cristiana”
    ha sempre cercato d’infiltrarsi nel
    seno della Chiesa, con la vana ed orgogliosa
    pretesa di essere una “rivelazone” segreta,
    esoterica, riservata agli spiriti più elevati (o
    più gonfi d’orgoglio). Essa pretende addirittura
    di essere più perfetta di quella trasmessaci
    dalla predicazione apostolica!
    La reazione della Chiesa alla “gnosi” fu
    immediata; conosciamo la vicenda di Simon
    Mago, contemporaneo di S. Pietro (26). La
    gnosi sedicente “cristiana” perciò non è null’altro
    che una setta cancerosa, che cerca d’infiltrarsi
    nel cuore del Cristianesimo, per sovvertirlo
    diabolicamente. I massoni e i modernisti
    (figli del Giudaismo anticristiano) sono
    gli odierni iniziati o “gnostici” che cercano
    d’insinuarsi all’interno della Chiesa e di giudaizzarla
    mediante la Càbala e l’esoterismo.
    Psicologia ebraica
    «Rientra nella psicologia ebraica… trarre
    vantaggio da qualsiasi situazione» (27). La
    genialità ebraica è capace - talmudicamente
    - di costruire un “utile nemico” (28) per ergersi
    a vittima ed ottenere così enormi vantaggi,
    salvo poi abbattere il falso nemico, suscitato
    “ad hoc”, una volta terminata la funzione
    assegnatagli, cioè quella di supporto al
    successo mondiale del popolo “perseguita-
    to”. La tattica insegnata dal Talmùd
    all’ebreo è quella di agire con prudenza ed
    oculatamente, atteggiandosi sempre a vittima
    innocente per suscitare simpatia e commiserazione,
    ed impadronirsi così delle leve
    di comando della società, e poterla poi governare
    da dietro le quinte.
    Si può dire che per certi versi il Giudaismo
    anticristiano si avvale, in fatto di morale
    (29), della dottrina e soprattutto della pratica
    della doppia verità, per precisi scopi tattici,
    pragmatico-utilitaristici. Il Giudaismo, tramite
    la Massoneria, predica per i gojim la democrazia,
    l’uguaglianza, la libertà, la fraternità,
    il pluralismo, il non-esclusivismo, mentre
    applica a se stesso ben altri principi:
    l’esclusivismo razziale e razzista, l’imperialismo
    affamato di dominio universale, il geloso
    isolamento all’interno degli stati.
    Ma qual è il fine tattico di questa duplicità
    talmudico-farisaica? Semplicemente il dominio
    di Israele sul mondo intero. Infatti, mentre
    la “morale interna” del Giudaismo è destinata
    a rafforzare ed a mantenere integro e
    saldo il Giudaismo, l’altra “morale”, quella
    “esterna” (o per i gojim), ha come fine di
    spianare la via al dominio ebraico del mondo.
    La filosofia umanistica, illuminista ed
    idealista (di derivazione gnostica, in quanto
    dottrina filosofica essoterica derivata dalla filosofia
    esoterica ed occulta: la gnosi appunto)
    è l’antecedente del Nuovo Ordine Mondiale.
    Israele si è valso dei concetti di «liberté,
    égalité, fraternité» per arrivare lentamente
    all’egemonia sui popoli cristiani che, a partire
    dall’Umanesimo neopagano, avevano iniziato
    un processo di scristianizzazione. Tale egemonia,
    in questi nostri tristissimi tempi, è arrivata
    ad applicare la psicanalisi freudiana, di derivazione
    cabalistica (30), in campo giuridico-penale,
    per togliere allo Stato, una volta cristiano,
    anche il diritto alla legittima difesa. Le teorie
    psicanalitiche infatti hanno impregnato di sé la
    scuola, la musica, la letteratura, i mass-media
    (e fra questi, in particolare, la televisione, spesso
    strumento di vero e proprio lavaggio del cervello,
    soprattutto per i giovani), hanno reso le
    persone ipersensibili, emotive, irrazionali, incapaci
    di dominare gli istinti e perciò pronte sempre
    a giustificare il colpevole, e del tutto incapaci
    di assumersi le proprie responsabilità (31).
    Il diritto del singolo, dei genitori, dello Stato a
    difendersi è stato conculcato nell’epoca attuale.
    Il Giudaismo infatti sa che fino a quando
    l’uomo, la famiglia, la città avranno conservato
    anche solo un’ombra di ordine (che una volta
    6
    sussisteva negli Stati tradizionali e cristiani,
    specialmente nella Cristianità medievale) per
    la Rivoluzione non vi sarà certezza di vittoria.
    Essa infatti è la distruzione dell’ordine, cioè
    della sottomissione dell’intelletto alla Verità,
    della volontà al Bene, dei sensi all’intelletto e
    alla volontà. Se l’uomo è ordinato a Dio, e alla
    sua Legge immutabile, la Rivoluzione non
    potrà portare il disordine permanente e costante
    nella società, ma sarà schiacciata da chi, padrone
    di sé perché si è fatto schiavo di Dio (32),
    non ammette alcun disordine o passione sregolata
    che tenda ad allontanarlo da Lui. Solo Dio
    sa quanto la nostra epoca, ormai quasi definitivamente
    cabalizzata, sia dominata dal disordine,
    dall’egemonia delle passioni e degli istinti
    sull’intelletto e la volontà, dal piacere sulla sopportazione
    paziente del dolore, dalla ricchezza
    disordinata sull’amore della frugalità, dall’orgoglio
    sul disprezzo realistico di se stessi.
    Ebbene alla fonte di questo disordine ritroviamo
    le teorie che nel corso dei secoli
    nacquero dalla «gnosi», o falsa tradizione
    parassitaria, la quale ha sempre mirato a sostituirsi
    alla vera Religione, così come
    Satana, suo diretto ispiratore, ha sempre
    cercato di farsi adorare come Dio.
    Il diavolo, ispiratore del Giudaismo anticristiano,
    secondo le parole di Gesù Cristo,
    è riuscito a far penetrare nelle nostre famiglie
    e nella società la più perniciosa corruzione
    spirituale e morale, fino a narcotizzare
    il senso etico dell’uomo moderno, reso torpido
    ed incapace di una sana ed equilibrata
    reazione al male che lo assale.
    Chi a fronte di tanto sfacelo pensasse poi
    che la situazione odierna possa essere sanata
    dalla vittoria di una falsa destra politica,
    sbaglia e prende i suoi sogni per realtà.
    La «polis» è formata dalle famiglie e
    dagli individui, e fino a quando l’individuo
    non avrà ritrovato l’ordine con Dio ed in sé,
    la «polis» sarà in disordine o sottosopra: rivoluzionata
    e rivoluzionaria.
    È vero che Pio XII ha insegnato che
    «dalla forma data allo Stato… ne deriva il
    bene o il male per le anime (33)», ma Pio XII
    sapeva anche che per mettere ordine nella
    società, per dare una buona forma alla società,
    composta di individui associatisi in
    vista di un bene comune, occorre prima di
    tutto che il singolo sia in ordine e possa così
    portare il suo ordine interiore nella società
    stessa (“nemo dat quod non habet”).
    L’etica naturale e cristiana, o sana filosofia
    morale, insegna che prima viene l’indivi-
    duo e poi la società, per cui è molto ambigua
    e pericolosa l’affermazione “politique
    d’abord”, come è altrettanto pericoloso asserire
    che il cristiano non deve occuparsi di politica
    (tradizionalmente intesa come scienza
    morale applicata alla società). La politica
    fino a Machiavelli era una scienza pratica
    che si avvaleva della conoscenza per agire
    rettamente, che aveva cioè come princìpi la
    legge naturale e la legge divina; princìpi che
    applicava poi alle famiglie e alla città, perché
    ognuno potesse conseguire un certo benessere
    temporale, subordinato sempre a quello
    spirituale. Dio infatti ha voluto creare
    l’uomo ed elevarlo all’ordine soprannaturale,
    senza lasciarlo nello stato di natura pura.
    San Pio X, il cui motto era “Instaurare
    omnia in Christo” diceva «Noi [il Papa e la
    Chiesa] non possiamo non fare politica» e scriveva:
    «per restaurare tutte le cose in Cristo,
    mediante… l’azione, è necessaria la grazia divina,
    e l’apostolo non la riceve se non è unito a
    Cristo. Soltanto quando avremo formato in
    noi Gesù Cristo, potremo facilmente darlo alle
    famiglie ed alla società» (34). Perciò “ santification
    d’abord et ensuite politique”! Dom
    Chautard si domandava: «Donde verrà la salvezza
    della società? (…) Quando la Chiesa otterrà
    il suo trionfo? È facile rispondere con le
    parole del Maestro divino: “Hoc genus daemonorum
    non eicitur nisi per orationem et
    ieiunium” (Mt. XVII, 20). Quando dalle file
    del sacerdozio… usciranno una schiera di uomini
    di mortificazione, che facciano risplendere
    in mezzo ai popoli il mistero della Croce, allora
    questi popoli, contemplando nel sacerdote…
    mortificato le riparazioni per i peccati del
    mondo comprenderanno la Redenzione operata
    dal Sangue di Gesù Cristo» (35).
    Anche ai laici compete il dovere di apostolato;
    come diceva S. Pio X ad un gruppo
    di cardinali francesi: «Qual’è… la cosa più
    necessaria oggi per la salvezza della società?
    (…) E di avere in ogni parrocchia un gruppo
    di laici molto virtuosi… e veramente
    apostoli» (36). È quindi la santità personale,
    dei sacerdoti in primis e dei laici poi, a salvare
    la società e ad aiutare gli uomini a vivere
    meglio in ordine al loro fine ultimo: sarebbe
    perciò un pericoloso errore, soprattutto oggi,
    voler invertire l’ordine e cominciare dalla
    politica (cioè dalla società) prescindendo
    dalla santificazione personale dell’individuo.
    La politica, o meglio partitica, moderna è
    fondata sulle idee rivoluzionarie forgiate dalla
    “gnosi” per distruggere la società cristiana e la
    7
    Chiesa (se mai fosse possibile). Specialmente
    la democrazia, che per Aristotele e san
    Tommaso è una degenerazione della “politìa”
    o forma di governo nella quale la moltitudine
    [da non confondersi con la massa indeterminata],
    la “sanior pars” del popolo (37), sceglie il
    capo al quale Dio dà il potere. Quest’ultimo
    permane in lui abitualmente, tramite la moltitudine
    che ne è strumento o canale, ma nella
    quale il potere non resta; ed in tale forma di
    governo ognuno, purché atto, può essere scelto
    a regnare. La democrazia moderna dice
    che il potere o l’autorità deriva dalla massa,
    dal basso, dagli uomini e non viene da Dio;
    dice che il capo della società è solo un deputato
    che rappresenta la massa che governa; dice
    che la verità consiste nella maggioranza, qualunque
    deliberazione prenda (38).
    La democrazia è voluta in vista della
    “monistica massificazione ebraica, la quale,
    contro il Cristianesimo… finge demagogicamente
    di valorizzare la persona, per asservirla
    al totalitarismo senza pari che è…
    quello dell’unità” (39). Il Talmùd sentenzia:
    «Bisogna seguire la maggioranza. Quando la
    maggioranza dichiara che una cosa è permessa,
    lo è; e quando la maggioranza la dichiara
    proibita, è proibita» (40). Questa tattica
    talmudica è voluta in vista del dominio
    universale di Israele sul mondo intero, reso,
    grazie alla democrazia, una massa informe
    ed amorfa; la stessa “tattica democratica” fu
    sfruttata da Caifa per far crocifiggere Gesù
    quando disse che un solo uomo doveva morire
    (Nostro Signore Gesù Cristo) per il popolo
    (41). E Pilato, da buon demagogo «volendo
    accontentare il popolo [e conservare la
    poltrona, n.d.r.] rimise… in libertà Barabba
    e consegnò Gesù » (42).
    «Ma quando mai Dio approvò la maggioranza
    in quanto tale?… la maggioranza… del
    popolo ebraico… avrebbe avuto ragione, in
    quanto maggioranza, contro Gesù che era
    solo» (43). La verità però non è democratica,
    non dipende dalla maggioranza! Ma da dove
    sorge questo “odio delle altezze” (come la
    chiamava il Giuliotti) tipicamente democratico?
    «Dalla fede nel mondo, per cui la sola
    umanità osa erigersi… a “causa sui”, deificando
    quanto di più empio si possa escogitare» (44).
    Anche attualmente il Giudaismo riprende la
    massima talmudica secondo la quale la maggioranza
    ha sempre ragione, anche contro il
    volere di Dio, perché essendo l’uomo
    (l’ebreo) il complemento di Dio, Dio stesso
    deve prendere lezioni da lui.
    Interessante sull’etica e sulla risoluzione di
    problemi attuali è la spiegazione che Shalom
    dà di una parabola: «Un rabbino (Eliezer) per
    dimostrare la giustezza della sua opinione chiese
    ad un albero di carrube di spostarsi. Si spostò
    il carrubo e avvennero poi molti altri prodigi…
    Ma niente di questo fu accettato come
    prova della sua ragione. Rabbi Eliezer non si
    dette per vinto [e disse] “se la norma segue la
    mia opinione, che il cielo lo dimostri”. Si udì
    una voce celeste che disse: “Che cosa avete da
    dire contro Rabbi Eliezer? La norma va sempre
    stabilita secondo la sua opinione!” Allora
    Rabbi Jehoshwa si alzò e disse: “La Torà non è
    in cielo!”»… Commenta Shalom: questa parabola
    del Talmud, Bava’ Mezia’ 49b, significa
    che “nessun singolo (nemmeno Dio) può imporre
    la sua opinione. Stabilire le norme spetta
    alla maggioranza” (45). Tuttavia, per la legge
    della doppia verità che abbiamo visto più
    sopra, questo principio vale solo per i pagani,
    per poterli meglio corrompere tramite una
    forma di governo nella quale la ragione anche
    contro Dio spetta alla maggioranza (così è successo
    con le leggi sul divorzio e sull’aborto).
    Diversa è la situazione per Israele, dove è il
    rabbi ad imporre alla maggioranza le sue mire,
    magari illudendola che sia essa a decidere,
    come avvenne, abbiamo visto, per la condanna
    a morte di Gesù, quando il popolo “liberamente”
    scelse di… fare quanto Caifa e il Sinedrio
    aveano già da tempo decretato.
    Che cosa dobbiamo aspettarci?
    Secondo Andrea Dalle Donne: «Siccome
    la maggior parte dell’umanità odierna si fa
    sempre più schiava… di quegli intrusi, distruttori
    e rivoluzionari, non c’è da aspettarsi altro
    che un castigo di gravità e proporzioni immani.
    I credenti… compassionano le varie allucinazioni
    intorno ad un risanamento della situazione
    politica odierna sia mondiale sia
    nazionale. Ai sogni… tali credenti sostituiscono
    il pregare affinché la punizione planetaria,
    inevitabile ed ormai pressoché imminente,
    sia utilizzata da Dio per la conversione
    della maggior parte dei peccatori. Altro
    che terzo millennio!» (46).
    Ultimi sviluppi della rivoluzione gnostica:
    Giudaismo, alta finanza e mondialismo
    Il 29 maggio 1453, sotto la pressione dei
    Turchi (musulmani), cadde l’Impero Bizantino
    o ex Impero Romano d’Oriente. A
    8
    Bisanzio, non molti anni dopo, a seguito
    dell’espulsione dalla Spagna (1492) si rifugiano
    gli ebrei che non esiteranno a dare
    «un forte incremento alla Marina turca contro
    l’Occidente cristiano, fino alla battaglia
    di Lepanto (1571). Da Bisanzio [e anche da
    Venezia] gli ebrei sviluppano le loro operazioni
    commerciali in Europa, facendo di
    Amsterdam (Paesi Bassi) la loro principale
    piazza finanziaria. Da Bisanzio… influenzeranno
    le accademie rinascimentali di ispirazione
    anticristiana, diffondendo alla fine del
    1400 dottrine esoteriche (Càbala) che alimenteranno
    i clan rosacrociani… Nel 1655
    Marrassch ben Israel, gran banchiere di
    Amsterdam, ottiene dal dittatore Olivier
    Cromwel che gli ebrei, espulsi tre secoli
    prima siano riammessi a Londra, impegnando
    l’alta finanza… di Amsterdam ad incentivare
    l’economia e la politica inglese. Grazie
    all’appoggio ebraico, l’olandese Guglielmo
    III d’Orange conquista la corona inglese…
    Nasce a Londra la Massoneria inglese
    (1688) come strumento di espansione mondiale
    dell’imperialismo anglo-ebraico”» (47).
    Risultano pertanto chiari i legami tra Giudaismo
    e Islàm in funzione anticristiana e quelli
    tra alta finanza e neopaganesimo rinascimentale.
    Determinante fu l’influsso dell’Ebraismo
    sull’alta finanza dei Paesi Bassi, che si servirono
    della Massoneria per accrescere e consolidare
    la potenza inglese in Europa, in opposizione
    alla potenza della cattolica Spagna, e per
    servire al Giudaismo come strumento di
    espansione mondiale e di cabalizzazione dei
    paesi cristiani. «Londra eclissò Amsterdam e si
    avviò verso il suo destino di centro dell’alta finanza
    mondiale. (…) L’Inghilterra doveva restare
    fermamente attaccata ad Israele. Questo
    connubio anzi avrebbe assunto dimensioni
    mondialiste, con l’alleanza anglo-americana
    del nostro secolo» (48).
    La Massoneria inglese giocò un ruolo di
    primo piano nella formazione ed affermazione
    dell’Illuminismo massonico francese,
    che fu uno dei motori principali della
    Rivoluzione del 1789, una delle grandi tappe
    della giudaizzazione dell’Europa cristiana.
    Il ventesimo secolo segna poi lo spostamento
    dell’epicentro dell’alta finanza da
    Amsterdam-Londra a Wall Street (New
    York), col cui appoggio Lenin poté realizzare
    la Rivoluzione bolscevica (1917). La
    prima e la seconda guerra mondiale «creano
    le condizioni per nuove concentrazioni di potere,
    e si delineano organismi soprannazio-
    nali di pressione ideologica e sociale mondialista
    » (49): basti pensare al Bildberg Club
    (1954) e alla Trilateral Commission (1975),
    movimenti più o meno occulti, legati strettamente
    all’alta finanza il cui scopo recondito è
    la formazione di una società multietnica, politicamente
    unita e religiosamente ecumenica
    (50), cioè il Nuovo Ordine Mondiale che richiama
    il Regno dell’Anticristo. «Il connubio
    anglo-ebraico fa di Londra non solo il centro
    del [super]-capitalismo internazionale, ma
    anche la loggia madre della Massoneria, destinata
    a propagare l’ideale… della plutodemocrazia
    moderna» (51).
    Gli alti vertici del mondialismo:
    a) il Bildberg Club
    Nel 1954 ebbero inizio in Olanda le conferenze
    del Bildberg Club, così chiamate
    dall’albergo in cui si svolsero la prima volta.
    Anche se la stampa ne parla, tuttavia è
    impossibile conoscere l’oggetto di tali discussioni,
    che rimangono segrete. Talvolta si
    conoscono anche i nomi dei partecipanti (52),
    che variano ogni anno, mentre immancabilmente
    vi compaiono i rappresentanti dei
    noti vertici economici (Rockfeller, Ford,
    Rothschild…).
    b) la Trilateral Commission
    Già nel 1970 Brzezinski «abbozzava le
    grandi linee di una comunità delle nazioni
    occidentali progredite, fondata sul triangolo
    [da qui il nome di trilaterale, n.d.a.] America
    del Nord, Europa occidentale, Giappone»
    (53). Nel novembre 1972 dopo una riunione
    tra David Rockefeller, Max Konhstan e
    George Franklin, fu messo a punto il programma
    definitivo della Trilateral. Il 23 ottobre
    1973, a Tokyo, si ebbe la sua prima riunione.
    La Trilaterale, tra i cui principali artefici
    si trova l’ex presidente francese Giscard
    d’Estaing, organizza incontri abituali e regolari
    tra i dirigenti delle principali potenze
    d’Europa, del Giappone e d’America.
    In seno alla Trilaterale sono rappresentate
    le più potenti organizzazioni e per l’Italia si possono
    citare La Stampa, la Fiat, La Rinascente. I
    grandi nomi della Trilaterale degli anni 70’
    erano David Rockfeller, Henry Kissinger,
    Zbigniev Brzezinski, Edmond de Rothshild,
    Olivier Giscard d’Estaing (fratello dell’ex presidente
    francese), e tra gli italiani i più famosi
    erano Giovanni Agnelli, Guido Carli, Umberto
    Colombo, Giorgio La Malfa, Arrigo Levi. La
    rivista della Trailateral si chiama Trialogue.
    9
    c) il R.I.I.A.
    The Royal Institute of International Affairs
    sorse a Londra nel 1919, ed è noto anche
    come Chatham House; il ramo americano
    dello stesso istituto inglese, prese il nome di
    Council of Foreign Relations (C.F.R.). Queste
    istituzioni, assai influenti sulla politica angloamericana,
    sono al centro di varie correnti,
    quali lo “scozzesismo massonico”, l’“alta finanza
    mondialista” e la “società teosofica” di
    Annie Besant e della Blavatsky. Secondo
    Nardi «la Chatham House è il perno della politica
    inglese» (54). Il Royal Institute of
    International Affairs ha i suoi diversi dipartimenti:
    in Italia si chiama I.A.I. (Istituto Affari
    Internazionali) e I.S.P.I. (Istituto per gli Studi
    di Politica Internazionale). L’I.A.I. fu creato
    nel 1965 dalla fondazione Olivetti, dall’Associazione
    di cultura politica “Il Mulino”
    e dal Centro Studi “Nord-Sud”, su proposta
    del deputato Altiero Spinelli (deputato
    P.C.I.), ma il suo primo patrono è Gianni
    Agnelli; vi esercitarono inoltre il loro influsso
    Guido Carli e Arrigo Levi.
    La Loggia P2
    La Loggia P2 fu fondata dal Gran
    Maestro del Grand’Oriente d’Italia Adriano
    Lemmi nel 1875. Fin dall’inizio ebbe lo
    scopo di occultare l’affiliazione massonica
    dei suoi membri (oggi si direbbe una loggia
    coperta); dal 1961 al 1970 il Gran Maestro
    Gamberini delegò Ascarelli come Gran
    Maestro aggiunto che doveva procedere
    all’ammissione dei membri della Loggia P2.
    Nel 1967 Gamberini in persona dispose che
    Licio Gelli (55) passasse dalla Loggia Romagnosi
    alla Propaganda 2 della quale, nel
    1975, venne nominato venerabile.
    «Non si può… assolutamente sostenere
    che la Loggia P2 fosse solo una “ cosiddetta”
    loggia massonica. Essa aveva tutte le caratteristiche
    necessarie delle altre 496 logge del
    Grand’Oriente in Italia, ed inoltre aveva
    anche un legame del tutto particolare con il
    Gran Maestro, che per più di cento anni è
    stato contemporaneamente Maestro venerabile
    di questa loggia» (56). Nel marzo 1981 due
    giudici di Milano perquisirono (durante
    un’inchiesta sul caso Sindona) la villa di
    Lucio Gelli, nei pressi di Arezzo, dove scoprirono
    parte degli elenchi degli affiliati alla P 2
    (57). Licio Gelli era un direttore generale
    della Permaflex. Il 29 marzo 1965 fu inaugurato
    a Frosinone il nuovo complesso indu-
    striale della Permaflex cui erano presenti
    l’on. Andreotti, il sindaco e Licio Gelli. Il
    “padre spirituale” di Gelli era un certo Frank
    Gigliotti, cui era stato affidato dalla Massoneria
    americana il compito di ricucire lo
    strappo verificatosi nella Massoneria italiana
    tra la corrente di destra e quella democratica.
    Gigliotti era un feroce anticomunista e Gelli,
    ex-combattente della R.S.I., bussò proprio
    alla sua porta valendosi dell’amicizia con
    Andreotti e con alcuni prelati postconciliari.
    Man mano che Gigliotti invecchiava e tramontava,
    sorgeva l’astro di Gelli, che potrà
    così continuare la carriera del suo padrino intrattenendo
    legami con la “destra” americana,
    come conferma la sua presenza alla festa
    di insediamento di Ronald Reagan (58). Nei
    tabulati scoperti il 17 marzo 1981 a Castiglion
    Fibocchi vi sono i nomi di 950 iscritti alla P 2,
    ma non tutti… ovviamente.
    Tra i 950 figurano 52 alti ufficiali dei carabinieri,
    50 dell’esercito, 37 della Guardia
    di Finanza, 29 della Marina, 11 questori, 5
    prefetti, 2 ex ministri, 38 deputati, 14 magistrati.
    «Ma i più preoccupanti dei nomi pubblicati
    negli elenchi sono quelli che non conosciamo:
    secondo la Commissione parlamentare
    di inchiesta l’elenco completo degli
    iscritti alla P2 conteneva all’incirca 2500
    nomi, ne mancano quindi 1650» (59). A rileggere
    il progetto politico della P2, il cosiddetto
    “Piano di rinascita democratica” si ha
    l’impressione che molti dei suoi punti si
    siano realizzati ultimamente. Il progetto di
    Licio Gelli prevedeva la creazione di uno
    stato “autoritario” sul tipo di repubblica
    presidenziale, l’assoggettamento della magistratura
    (che pur recalcitra) al potere politico,
    l’utilizzo di strumenti finanziari per la
    nascita di due movimenti, uno di sinistra o
    progressista e l’altro liberaldemocratico,
    tendente un po’ a “destra”. «Tali movimenti
    dovrebbero essere fondati da altrettanti
    clubs… promotori composti da uomini politici
    ed esponenti della società civile [i tecnici],
    in proporzione di uno a tre. Tutti i promotori
    debbono essere tendenzialmente disponibili
    per un’azione politica pragmatistica
    con rinuncia alle consuete e fruste chiavi
    ideologiche» (60). In un secondo tempo occorrerà
    acquistare o far nascere alcuni settimanali
    di battaglia… infine le circostanze
    dovranno permettere di contare sull’ascesa
    al governo di un uomo “politico” già in sintonia
    con lo spirito del club [o della loggia
    n.d.a.]. Qualora si volesse dare un’immagine
    10
    sensibile di tale situazione «possiamo pensare
    ad una piramide il cui vertice è costituito
    da Licio Gelli… [bisogna poi] ammettere
    l’esistenza sopra di essa di un’altra piramide
    che, rovesciata, vede il suo vertice inferiore
    nella figura di Licio Gelli. Questi infatti è il
    punto di collegamento tra le forze ed i gruppi
    che nella piramide superiore identificano
    le finalità ultime e quella inferiore, dove
    esse trovano pratica attuazione» (61). È bene
    ricordare che dalla intersecazione di due piramidi
    o triangoli, nasce la stella di David.
    Pier Carpi racconta, in un’intervista rilasciata
    ad Antonio Socci, che «…nel 1977
    Gelli crea l’Ompam (Organizzazione mondiale
    per l’assistenza massonica), che è una delle
    cause dell’attacco alla P2. (…) L’organizzazione…
    è riconosciuta dall’Unesco, dalla
    FAO e l’ONU manda osservatori al primo
    congresso… [L’Ompam] ha posizioni decisamente
    anticomuniste… [Vi è] un protocollo
    riservato, di guerra al comunismo, approvato
    a quel primo congresso del ‘77 in Brasile…
    [esso] finisce nelle mani del KGB che dà disposizioni
    di distruggere quella temibile organizzazione
    che poteva disporre di mezzi enormi,
    la P2 e la Massoneria. Si scatena così una
    sotterranea guerra internazionale» (62).
    Influsso mondialista del Giudaismo anticristiano
    «Nella dispersione, che è la debolezza
    della nostra stirpe - hanno ragione di dire gli
    ebrei - noi abbiamo trovato la nostra forza,
    che ci ha portati alla soglia del dominio
    mondiale» (63). Gli ebrei non sono restii ad
    ammettere la loro enorme influenza sul movimento
    sinarchico mondialista, che sta preparando
    il Nuovo Ordine Mondiale e la
    Nuova Casa Europea.
    Già nel XVII secolo Jan Amos Kominsky
    (1592-1670) teorizzava una nuova società
    poli-etnica, razziale, politico, religiosa, tendente
    a superare il Cristianesimo nell’esoterismo.
    Le sue teorie alimentarono il Sionismo,
    portando così all’“Alleanza Israelitica Universale”.
    Il gran Maestro della Massoneria
    Cremieux (ebreo) asseriva che «tale alleanza
    non si ferma solo al nostro culto, ma si rivolge
    a tutti i culti. Essa vuol penetrate tutte le
    religioni… [mira a] far cadere tutte le barriere
    di ciò che un giorno deve essere unito» (64).
    Ancora Cremieux afferma che «…una Gerusalemme
    del Nuovo Ordine… deve soppiantare
    il doppio sogno imperiale e papale.
    L’Alleanza Israelitica Universale è entrata
    solo ora in azione, ma già fa sentire da lungi
    la sua influenza» (65). Nello stesso senso
    Baruch Levi scriveva a Marx: «Il popolo
    ebraico (…) sarà egli stesso il suo proprio
    Messia. La sua signoria sul mondo sarà raggiunta
    mediante l’unificazione delle altre
    razze umane, l’eliminazione delle frontiere e
    delle monarchie… e mediante l’istituzione di
    una repubblica mondiale» (66).
    Anche Isidoro Loeb, segretario dell’Alliance
    Israelite Universelle ammetteva che
    «…certo è che con o senza Messia personale,
    gli ebrei costituiranno il centro dell’umanità,
    intorno al quale si raggrupperanno, dopo la
    loro conversione, i non ebrei. I popoli si uniranno
    per prestare omaggio al popolo di
    Dio» (67). Molto realista è Zur Beer quando
    afferma che «senza essere stato assorbito,
    oggi lo spirito ebraico domina là dove prima
    era appena sopportato… Noi controlliamo il
    mercato dell’oro… lo spirito ebraico ha conquistato
    il mondo» (68). Jacob de Haas, parlando
    della Rivoluzione russa del 1917 afferma
    che essa è una rivoluzione ebraica (69). J.
    Bidegain si espresse molto apertamente riguardo
    alla Massoneria. «…La Massoneria,
    la quale è incontestabilmente d’origine giudaica,
    è per gli israeliti uno strumento d’azione
    e di lotta di cui si servono segretamente.
    Gli ebrei hanno creato la Massoneria al fine
    di arruolarvi gli uomini che non appartengono
    alla loro razza… Gli ebrei, che non hanno
    11
    perso la fede nella ricostruzione del Tempio,
    nascondono sotto questa parola simbolica la
    volontà di fare del mondo intero un tempio
    gigantesco in cui i figli di Israele siano sacerdoti
    e re, in cui tutti gli uomini ridotti alla
    servitù dell’organizzazione capitalista, lavoreranno
    alla gloria di Jahvé » (70).
    Senza commento per la loro pregnanza
    sono le parole di uno studioso ebreo: «Non
    esiste che un solo problema sulla terra: il problema
    di Israele » (71).
    Pericoli
    Da quanto esposto finora è evidente che
    l’umanità corre un grave pericolo: è perciò nostro
    dovere lanciare un grido di allarme. Con
    le ultime leggi approvate quasi dappertutto,
    chiunque osi mostrare la malizia della religione
    talmudica viene immediatamente accusato
    di antisemitismo e condannato. Qualora le
    colpe imputate al Giudaismo risultassero calunnie,
    tale atteggiamento persecutorio sarebbe
    giusto, ma se si riesce a dimostrare che la
    “perfidia” (in senso teologico) della religione
    giudaica post-biblica è reale, tali condanne dovrebbero
    incutere timore soltanto agli sciocchi
    o ai vili. Nel 1970 Umberto Greco (sotto lo
    pseudonimo di Verminjon) scriveva: «Mi propongo
    di svelare i retroscena che non vediamo.
    L’umanità si trova già sull’orlo di un abisso,
    a causa dell’Ebraismo manovrante nell’ombra,
    che, qual burattinaio, ci muove» (72).
    Il pericolo giudaico-massonico
    Il farisaismo è una ideologia animata da
    desiderio di vendetta. Lo stesso rabbino capo
    di Roma Elio Toaff dichiarava nel 1994 ad un
    giornalista che gli domandava se non ci fosse
    un limite di tempo al rancore: «Il limite del
    rancore è la vita umana» (73). Tale rancore
    che gli ebrei nutrono verso ogni “goj” (non
    ebreo) e specialmente verso i cristiani (74) li
    porta a vessarli con ogni sorta di soprusi.
    Marcus Eli Ravage scriveva: «Noi siamo stati
    la causa prima non solo dell’ultima guerra,
    ma quasi di tutte le vostre guerre» (75).
    Historia magistra vitæ
    Prima dell’avvento di Gesù Cristo gli
    Israeliti erano il popolo eletto da Dio, però si
    dimostravano già fin da allora (tranne le rare
    eccezioni dei Patriarchi e dei Profeti) un “popolo
    di dura cervice”, avido di denaro fino ad
    Cesare Romiti, Giovanni Agnelli con il
    gran rabbino di Roma Elio Toaff
    adorare il vitello d’oro. Ebbene fin dall’Antica
    Alleanza avevano la caratteristica - aggravatasi
    con il deicidio - di “mettere a fianco di persone
    che hanno mansioni altamente direttive, delle
    mogli di stirpe giudaica” (76). Sotto i romani,
    l’imperatore Tiberio chiamò la comunità ebraica
    romana “un pericolo per Roma” (77). L’imperatore
    Claudio li espulse da Roma. Seneca
    pronunciò la storica frase: “judei victoribus victi
    legem dederunt” (gli ebrei anche se vinti dettarono
    legge ai vincitori) (78). Diocleziano emanò
    leggi restrittive contro di essi. Cicerone,
    nell’Oratio pro Flacco, asserisce di aver timore
    della compattezza giudaica. Poppea, per esempio,
    la moglie di Nerone era una convertita
    all’Ebraismo e proselite della porta (79). Ecco
    che, da dietro le quinte, s’intravede l’ombra di
    chi aizzava Roma a perseguitare i cristiani:
    conferma Tertulliano: «Sinagogæ Judeorum
    fontes persecutionum» (80).
    «L’influenza giudaica tra i Romani divenne,
    ad un dato momento, così preponderante
    che si vide per la prima volta, salire sul trono
    dei Cesari un imperatore di origine ebrea…
    Settimio Severo Africano… egli, messi a
    morte i suoi nemici introdusse una pericolosa
    novità: il servizio militare obbligatorio in
    tutto l’impero ad eccezione degli italici, ai
    quali invece era proibito. D’ora in poi essi
    erano in balia delle legioni straniere… preparato
    il terreno come si voleva, ebbe inizio…
    un periodo d’anarchia e di disastri; Roma
    non tardò ad essere invasa dai barbari ed…
    annientata. Si compiva così la vendetta della
    Sinagoga per la distruzione di Gerusalemme
    operata da Tito. Oggi vediamo ancora troneggiare
    nel Foro romano l’uno contro l’altro
    due soli archi di trionfo: quello di Tito e quello
    di Settimio Severo… Tengano presente i
    posteri che se Roma ha vinto Israele, Israele
    ha distrutto Roma» (81). Non vi è stato popolo
    nel passato presso il quale gli ebrei non
    siano riusciti ad infiltrarsi, e che non abbia
    sentito ad un certo punto la necessità di liberarsi
    e di difendersi da essi. L’unanimità di
    reazione, come nota anche Bernad Lazare
    (82), proviene dal fatto che la religione talmudica
    è talmente malevola e pronta al delitto
    che gli altri popoli sono stati spinti a respingerne
    l’oppressione, anche con la forza.
    Giudaismo, bolscevismo e plutocrazia
    Come abbiamo già visto, il Giudaismo ha
    fondato la Massoneria per imporre il suo
    “credo” al mondo intero, quello dei ‘gojim’
    12
    (83), iniziando la sua penetrazione attraverso
    le classi altolocate e seducendo le classi povere
    con il marxismo e il bolscevismo.
    Comunismo e supercapitalismo non sono
    perciò essenzialmente nemici, anche se sembrano
    esserlo o lo diventano accidentalmente
    in alcune circostanze. In realtà sono tentacoli
    della stessa piovra, che mediante l’odio
    di classe suscitato tra poveri e ricchi, detiene
    un ferreo potere su tutti, purché siano gojim.
    È nota l’origine ebraica di Marx, Trotzky e
    Lenin, e delle mogli di Stalin, e di Molotov, il
    quale proprio in virtù della parentela con la
    potente famiglia dei Karp, poté mantenere
    buoni rapporti con quella dinastia dell’alta
    finanza giudaico-americana (84). Bolscevismo
    e plutocrazia sono uniti al vertice dal
    Giudaismo: la contraddizione è solo apparente,
    perché la dittatura comunista nello
    spogliare della proprietà privata i gojim, la
    rende allo Stato, unico supercapitalista o plutocrate.
    Le masse proletarie sono usate in
    funzione antiborghese; spesso s’illudono
    d’instaurare un regime in cui figura la giustizia
    distributiva, mentre verranno spogliate
    della libertà e dei beni e poi vessate da una
    dittatura o tirannia, quella dello Stato-padrone
    (e super-capitalista). A capo di esso, magari
    celati dietro terze persone (basti pensare
    al multimiliardario americano Hamer), vi
    sono spesso gli ebrei i quali, nel trapasso generale
    delle proprietà, si impadroniscono
    ipso facto di tutti i beni dei non ebrei.
    Difficoltà
    Tuttavia all’attuazione di questo piano
    diabolico si oppone l’intelligenza dei goijm:
    ecco allora che la Sinagoga talmudica cercherà
    con ogni mezzo di abbassare il livello
    intellettuale dei popoli e, con esso, la capacità
    di discernimento del pericolo imminente;
    tutto diviene strumento per tale scopo,
    dalla diffusione dell’immoralità che abbassa
    l’uomo al livello del bruto, alla stampa; dagli
    spettacoli inverecondi ed osceni alla droga;
    insomma ogni vizio è utile per togliere ai popoli
    la facoltà di ragionare.
    USA e giudeo-massoneria
    Beniamino Franklin (che pure era massone)
    diceva agli Americani nella Convenzione
    Costituzionale di Boston del 1789: «Se gli
    ebrei non sono esclusi dagli Stati Uniti… fra
    meno di cento anni ci governeranno e ci di-
    struggeranno… io vi avverto… se voi non eliminate
    [tramite costituzione o soluzione finale
    geografica e non fisica n.d.a.] gli ebrei… i
    vostri figli e i figli di essi vi malediranno nelle
    vostre tombe. Le idee degli ebrei non sono
    quelle degli americani» (85).
    E quando si parla di Americani non bisogna
    confondere il popolo americano, prima
    vittima della giudeo-massoneria, con i governanti,
    per la maggior parte massoni ed ebrei.
    Il problema americano
    Tuttavia occorre sapere che in America vi è
    un vero problema: il culto della libertà. La libertà,
    intesa non come facoltà con la quale si
    sceglie il mezzo migliore per fare il bene, ma
    come “licenza” o libertinaggio: il voler fare
    tutto ciò che piace, anche il male; la libertà di
    religione, di culto o di espressione. «L’attaccamento
    alla libertà [scrive un sacerdote americano,
    n.d.a.] rappresenta... l’essenza della cultura
    americana» (86). Tale idolatria non è solo americana;
    purtroppo oggi tutte le democrazie europee
    sacralizzano la libertà. Il culto della libertà
    è strettamente collegato con la Massoneria
    (anche quella americana), che tende a liberare
    l’uomo dalla “tirannia” della Chiesa cattolica e
    di Gesù Cristo! La cultura americana è stata
    impregnata di princìpi contrari alla Fede cattolica,
    grazie all’influsso che hanno avuto in
    America la Giudeo-massoneria e il Protestantesimo,
    prima che il Cattolicesimo potesse
    impiantarvisi e prosperare. Anche il clero americano
    non è stato risparmiato da quest’influsso.
    Nel XIX secolo il clero era diviso in due
    tendenze: i cattolici-liberali e gli anti-liberali. I
    primi facevano proprio il culto della libertà (o
    meglio della “licenza”); mentre gli anti-liberali
    lo rifiutavano perché indeboliva la purezza
    della Fede. Purtroppo furono i cattolici-liberali
    a prevalere. Quindi il Cattolicesimo che si è sviluppato
    in America ha fatto astrazione (nella
    maggior parte dei casi, tranne le debite eccezioni)
    dal principio cattolico della sottomissione
    dello Stato all’unica vera Chiesa, quella fondata
    da Gesù Cristo, cattolica apostolica e romana.
    Essa solo ha diritto alla libertà (poiché solo la
    verità ha diritti, non l’errore); le altre confessioni
    possono essere tollerate per impedire un
    danno più grande, ma non sono soggetto di diritto.
    Gesù è Re, non solo del singolo fedele,
    ma della società dalla quale riceve un culto
    pubblico, e questo culto è unicamente quello
    che Lui ha istituito: il cattolico-romano. Invece
    in America il diritto alla libertà di azione per
    13
    tutte le scuole di pensiero e le diverse confessioni
    religiose è considerato sacrosanto anche
    da una gran parte del clero (e prima ancora del
    Concilio Vaticano II). Purtroppo anche i cattolici
    in America hanno accettato la cultura protestante
    e massonica preesistente negli U.S.A.
    e vi sono tenacemente attaccati. Hanno così
    unito ciò che Dio aveva diviso: la Fede cattolica
    con il culto della libertà assoluta. Rivelare queste
    verità significa forse denigrare l’America?
    Lascio la parola a don Sanborn (sacerdote
    americano): «Vi è nel sistema americano qualcosa
    di assai imperfetto: essa è un Paese che
    non professa pubblicamente e ufficialmente
    nessuna religione... Non è per nulla contrario
    all’amore per la propria Patria, segnalare i suoi
    errori, particolarmente quelli sistematici...
    Nessuno mi convincerà mai che l’indifferenza
    del Governo americano riguardo a Dio sia
    qualcosa che piaccia a Dio stesso» (87). Quanto
    siamo lontani da certi “cattolici” italo-brasiliani
    che pur spacciandosi per “integristi” ci propongono
    come modello l’America, e il liberalismo
    conservatore americano; qualcuno di essi è
    giunto persino a rivalutare la Massoneria americana
    perché tollerante in materia religiosa e,
    naturalmente, anticomunista e filo-latifondista!
    Chi governa l’America?
    In verità la nazione più fortemente sottomessa
    agli interessi ebraici è oggi l’America,
    dove non sono i presidenti americani a governare
    quanto invece il Governo centrale ebraico
    o ‘Kahal’, che a sua volta dirige i governi
    regionali o ‘Kehillah’, le logge e i governi.
    Paul Finley ha scritto: «Il primo ministro
    d’Israele ha molta più influenza sulla politica
    estera degli Stati Uniti in Medio Oriente, che
    nel suo Paese» (88). Alain Cotta: «Negli Stati
    Uniti, dove vivono sei milioni di ebrei, il loro
    voto, può essere determinante perché la maggioranza
    elettorale... può essere raggiunta grazie
    ad uno scarto del 3 o 4%... Nel 1988 le elezioni
    americane per il Senato richiedevano
    uno sforzo pubblicitario di 500 milioni di dollari
    » (89). Wrofsky asserisce: «La lobby più potente
    ufficialmente accreditata in Campidoglio
    è l’American Israel Public Affairs
    Comitee» (90). L’ex primo ministro inglese
    Clement Attlee fece a suo tempo questa dichiarazione:
    «La politica degli Stati Uniti in
    Palestina era modellata dal voto degli ebrei e
    dalle sovvenzioni delle più grandi ditte ebraiche
    » (91). John F. Kennedy, nel suo primo incontro
    con Ben Gurion gli disse: «So che sono
    stato eletto grazie al voto degli ebrei americani:
    devo loro la mia elezione. Ditemi che cosa
    devo fare per il popolo ebraico» (92). Dopo
    Kennedy, Lyndon Johnson si spinse ancora
    più lontano. Un diplomatico israeliano scrisse:
    «[con la morte di Kennedy n.d.a.] abbiamo
    perso un grande amico, ma ne abbiamo trovato
    uno migliore... Johnson è il migliore amico
    che lo Stato ebraico abbia mai avuto alla Casa
    Bianca» (93). Infatti Johnson appoggiò largamente
    la guerra dei sei giorni. Oramai il 99%
    degli ebrei americani difendeva il Sionismo:
    «Essere ebrei oggi significa essere legati a
    Israele» (94). Anche Carter continuò per la
    stessa via e alla sinagoga di Elisabeth affermò:
    «Onoro lo stesso vostro Dio. Noi (battisti)
    studiamo la stessa vostra Bibbia... La sopravvivenza
    d’Israele... è un dovere morale»(95).
    Paul Finey, nel libro They are do speak out,
    pubblicato nel 1985, ha descritto l’attuale funzionamento
    della lobby sionista e il suo potere.
    Questa vera e propria «succursale del governo
    israeliano» controlla il Congresso e il
    Senato, la Presidenza della repubblica, il dipartimento
    di Stato e il Pentagono, così come
    i media, ed esercita la sua influenza tanto
    nelle Università quanto nelle Chiese. Nessuna
    decisione concernente Israele può essere
    presa, a livello esecutivo, senza che sia subito
    conosciuta dal governo israeliano.
    Georges Virebeau ha scritto un interessante
    libro che s’intitola: Mais qui gouverne
    l’Amerique? In esso si può leggere: «L’America
    vuole dominare il mondo!... La verità è
    diversa: non sono gli Americani, il popolo
    americano, che vuole dominare il pianeta, ma
    le forze che governano l’America» (96). L’autore
    dimostra con numerose citazioni che
    l’alta finanza controlla il Partito Democratico
    e quello Repubblicano, e quindi la politica
    americana. I rappresentanti dell’alta finanza
    sono Lehman, Baruch, Rosenwald, Guggenheim,
    Rockefeller, Lewinsohn...
    «Bernard Baruch, del B’nai B’rith, era il
    numero uno del brain trust del presidente
    Roosvelt, del quale facevano parte circa
    altri sei membri dell’Ordine massonicoebraico
    » (97).
    «Il presidente Gerald Ford, massone,
    aveva raggiunto il 33° grado quando prese il
    posto di Nixon.
    Carter entrò alla Casa Bianca nel 1977...
    Era stato scelto e lanciato dalla Trilaterale...
    Nel 1978, Jimmy Carter chiamò al suo fianco
    un nuovo consigliere, Edward Sanders, che lasciò
    la presidenza dell’American Israel Public
    14
    Affairs Comittee, un’organizazione controllata
    dal B’nai B’rith, per diventare ufficialmente il
    consigliere del Presidente» (98). Quando
    Ronald Reagan arrivò alla Casa Bianca, pur
    non essendo affiliato alla Trilateral, o al
    C.F.R., o al Bildberg o al B’nai B’rith e neppure
    alla Massoneria, non ruppe con le abitudini
    prese dai suoi predecessori: infatti il suo Vice
    George Bush, era membro del C.F.R. e della
    Trilateral; il suo Segretario di Stato, il generale
    Haig, era un adepto del C.F.R., come il suo segretario
    al Tesoro, Donald T. Regan; il suo segretario
    alla Difesa, Weinberger, era della
    Trilateral. Per quanto riguarda Clinton il 16
    settembre 1992 il Jewish Post scriveva: «Su
    sette consiglieri di Clinton cinque sono ebrei».
    Nel 1995 i consiglieri ebrei sono nove su dieci.
    Nel dicembre 1996 Clinton cambia Segretario
    di Stato e sceglie Madeleine Albright, ebrea
    nata in Cecoslovacchia (99).
    Evidentemente i Presidenti passano, le
    Società segrete restano... «C’è a Washington,
    una forza più discreta, ma stranamente più
    potente del Presidente della Repubblica:
    sono le Società segrete, che hanno infiltrato
    il Governo, il Parlamento e che dettano letteralmente
    la loro legge ai rappresentanti del
    popolo americano» (100).
    L’anticlericalismo
    La Chiesa cattolica è il principale nemico
    della giudeo-massoneria il cui progetto specifico
    è di «…lavorare senza tregua per diminuir[
    ne] l’influenza. Conviene dunque imprimere
    nella mente di coloro che professano
    la Religione cristiana le idee di libero
    pensiero, di scetticismo, di scisma e provocare
    dispute religiose. Logicamente conviene
    cominciare col disprezzare i ministri di quella
    religione… provocando sospetti sulla loro
    devozione, sulla loro condotta privata» (101).
    È proprio della Sinagoga giudaica vedere
    nel clero il suo nemico, come affermò già
    San Giovanni Crisostomo (102); il suo fine,
    secondo uno dei più grandi studiosi del rabbinismo,
    è «abbattere la Religione cristiana»
    (103). Per questo il Verminjon, rifacendosi
    all’opera dell’ebreo convertito Pèrgola (104),
    afferma che il Giudaismo non è una religione
    ma una scuola di empietà.
    Il rimedio
    Di fronte ad una congiura di tali proporzioni
    la salvezza dipende innanzitutto
    dall’intervento di Dio ed anche dalla nostra
    condotta di vita. Solo se gli uomini, cooperando
    con Dio, cercheranno di reagire vincendo
    se stessi e lottando contro la triplice
    concupiscenza, il mondo e il demonio, potranno
    cambiare sostanzialmente le cose.
    Occorre comprendere che a partire dal deicidio
    il Giudaismo è mosso, nel suo odio a
    Cristo, dall’invidia e dall’orgoglio, come già
    affermava San Tommaso (105), e anche attualmente
    esercita il ruolo di tentatore delle
    anime, quando non di flagello.
    E noi cosa facciamo mentre il Santuario
    va a fuoco? Ci occupiamo purtroppo di una
    miriade di cose contingenti, e forse anche
    importanti, ma non pensiamo a salvarci spegnendo
    il fuoco.
    «Ah! Lasciate che sia io - scriveva S. Luigi
    Maria di Monfort - a gridare dappertutto: al
    fuoco, al fuoco! Aiuto, aiuto! Al fuoco nella
    casa di Dio, al fuoco fin nel Santuario! Aiuto,
    il nostro fratello viene assassinato; aiuto, si
    stanno scannando i nostri figli; aiuto, il nostro
    buon padre è pugnalato!… Exsurge, Domine,
    quare obdormis? Exsurge… Signore sorgete…
    per formarvi uno stuolo scelto di guardie
    del corpo, per proteggere la vostra casa, per
    difendere la vostra gloria e salvare le anime,
    affinché ci sia un solo ovile e un solo pastore…
    Amen!» (106).
    Scriveva il Verminjon: «Temo però assai
    che il pretendere l’accortezza e la reazione
    ai nostri giorni, sia cosa affatto impossibile,
    essendo già forse, realmente, non più in
    tempo. E ciò a causa della degradazione morale
    a cui siamo arrivati, che ha fatto precipitare
    il livello dell’umano intelletto… a
    terra… Da sì fatta tenebra come uscirne?
    Altro non resterebbe che alzare di nuovo il
    livello della moralità e dell’intelligenza, ma
    da simile cosa ahi, quanto ci troviamo distanti.
    Quante difficoltà ad essa si frappongono!
    Dio ci aiuti!… [Purtroppo] siamo restati
    sì lavati al cervello da non essere più
    idonei ad udire cose serie… solo una forza
    sovrumana ci potrebbe ancora aprire gli
    occhi… O noi gridiamo oggi a gran voce o la
    nostra bocca resterà chiusa per sempre» (107).
    Certamente occorre aver coraggio e fortezza
    per non lasciarsi intimidire dai sistemi usati
    dal nemico. Ad esempio secondo il Verminjon,
    spesso sono gli ebrei stessi ad orchestrare
    un’artificiosa campagna di antisemitismo
    per localizzare la più forte reazione al
    Giudaismo e per ottenere dai governi leggi
    in loro favore e per ridurre al silenzio chiun-
    15
    que osi combatterlo, mobilitando governi,
    istituzioni e opinione pubblica. (E qui occorre
    ribadire che l’antigiudaismo non ha nulla
    in comune con l’antisemitismo e il pregiudizio
    razziale). Non bisogna tuttavia lasciarsi
    intimidire da queste manovre ma continuare
    a proclamare la verità, fosse anche usque ad
    effusionem sanguinis, ricordando che, se
    anche oggi si appare sconfitti e soccombenti,
    la vittoria alla fine non mancherà, perché è
    stata profetizzata da Nostro Signore Gesù
    Cristo Verità infallibile: «Portæ inferi non
    prævalebunt».
    Un patrono nella battaglia contro la
    Giudeo-massoneria: Padre Kolbe
    «Ora che la luce è fatta ed il segreto è
    manifesto, è tempo di aprire gli occhi sulla
    grandezza del pericolo e di riunire le forze
    del Cristianesimo alla comune difesa. È questione
    di vita o di morte…Gli oratori e la
    stampa non legati al massonismo ebraico
    parlino chiaro e tondo per illuminare chi
    non vede sulla macchinazione denunciata…
    ciò non vuol affatto offendere o venir meno
    alla carità… è legittima difesa non solo per i
    corpi ma più per le anime. È seguire l’esempio
    di Cristo, il quale ha avuto parole di
    fuoco contro i dirigenti d’Israele.
    Mancanza di carità… sarebbe invece mantenere
    un glaciale silenzio sull’azione pervertitrice
    dei nemici di Cristo e della società» (108).
    Di fronte alla diffusa e stupida obiezione
    che anche Gesù Cristo era di stirpe ebraica e
    che perciò occorre venerare il Giudaismo ed
    in esso vedere gli ebrei come fratelli maggiori,
    si deve rispondere con San Tommaso che
    non si devono venerare gli angeli ribelli, in
    odio a Dio Padre, per il solo fatto che furono
    angeli.
    Occorre invece, nella carità, mettere in
    guardia dai rischi del filo-giudaismo imperante;
    seguiremo in questo le orme di Padre Kolbe
    (109), che fu instancabile nel denunciare il pericolo
    massonico e giudaico e nel richiamare
    tutti alla vera fede in Nostro Signore Gesù Cristo;
    «…a questo scopo concepì il proposito di
    dedicarsi con tutte le sue forze a far diga contro
    questi movimenti… [e] in questa prospettiva…
    fondò la Milizia dell’Immacolata» (110). Il religioso
    francescano ci ha lasciato un luminoso insegnamento
    a riguardo del pericolo giudaicomassonico:
    «Negli anni precedenti la guerra... a
    Roma, la mafia massonica... spadroneggiava.
    (...) Non rinunciò... a sbandierare per le vie
    della città... un vessillo... con l’effigie di S.
    Michele Arcangelo sotto i piedi di Lucifero!
    (...) Neppure nello scrivere: “Satana governerà
    in Vaticano”» (111). Ed ancora rivolto ai massoni
    ed ebrei: «Signori massoni... riflettete... se
    non è meglio servire il Creatore... piuttosto che
    obbedire agli ordini della crudele cricca ebrea,
    misteriosa, scaltra, mal conosciuta e che vi
    odia? E a voi, piccolo manipolo di ebrei… che
    nascosti… avete provocato coscientemente già
    tante disgrazie ed ancor più ne state preparando
    (...): quale vantaggio ne riceverete? ...Non
    sarebbe meglio se anche voi, massoni... raggirati
    da un gruppo di ebrei, e voi capi ebrei, che vi
    siete lasciati sedurre da Satana... riconosceste il
    Salvatore Gesù Cristo...?» (112).
    Che padre Kolbe ci sia di esempio ed interceda
    per noi ottenendoci la luce necessaria
    per scorgere il pericolo incombente sulla
    Cristianità e la forza per agere contra per
    diametrum, usque ad mortem.
    Conclusione. Cristianesimo o Giudaismo:
    ecco la suprema alternativa!
    Il Cristianesimo è in opposizione col
    Giudaismo molto più che col paganesimo o
    con qualsiasi altra falsa “religione”. Infatti il
    Giudaismo tramite la Càbala spuria e il Talmùd
    ha cercato di seppellire la Bibbia ed ha
    messo in croce Nostro Signore Gesù Cristo.
    Il Cristianesimo è la religione che afferma
    la divinità di Cristo, il Giudaismo è il si-
    16
    stema che la nega più radicalmente e la crocifigge:
    ecco perciò che l’opposizione tra
    Cristianesimo e Giudaismo non è soltanto di
    contrarietà ma di contraddizione.
    Di qui scaturisce la suprema alternativa
    per gli individui come per le nazioni: o santità
    cristiana o gnosi ebraica.
    Termino con la citazione di un’orazione
    della III Domenica di Quaresima tratta dal
    rito ambrosiano: «Oh quanto perfida, pertinace,
    l’iniqua gente giudaica, che non vuole
    riconoscere il Padre celeste e si gloria nella
    discendenza... o ingrata gente! …noi al contrario…
    abbiamo preso il posto e il regno
    dei giudei. Per Cristo Nostro Signore» (113).
    Note
    1) A. DALLE DONNE, Valenze etico-speculative del realismo
    metafisico, Marzorati, Settimo Milanese 1993, pag. 253.
    2) A. CAQUOT- E. GUGENHEIM - L. SESTRIERI, Storia
    dell’Ebraismo, a cura di H.C. PUECH, Laterza, Roma -
    Bari 1985, pag. 264.
    3) A. CAQUOT- E. GUGENHEIM - L. SESTRIERI, Op.
    cit., pagg. 242-271 passim.
    4) Ger. VIII, 8.
    5) ORIO NARDI, Il vitello d’oro, Linea diretta,
    Milano 1989, pag. 53.
    6) SANTANGELO, L’ultima battaglia, Adrano
    (Catania) 1985, pag. 27.
    7) F. G. DE QUEVEDO, Obras completas, Madrid
    1945, citato da GIOVANNI VANNONI, Le società segrete
    dal ‘6oo al ‘900, Sansoni, Firenze 1985, pagg. 44-365.
    8) A. ROMEO, Il Giudaismo, in Il presente e il futuro
    della Rivelazione biblica, Roma-Parigi-Tournai-New-
    York 1964, pagg. 204-242.
    9) Mt. XXIII, 15 e 33.
    10) Gv. VIII, 44.
    11) I Tess., II, 155.
    12) Atti, II, 14-40.
    13) Ap. II,9 -III,9.
    14) Deut. XXXII, 1-33; Is. I, 21; X, 5-11; Ger. VI, 8-
    19; XVIII, 13-17; Ez. IX, 9-22.
    15) Os. X, 15.
    16) Giov. V, 45.
    17) D. PERGOLA, L’antisemitismo e i torti degli ebrei,
    Torino 1889, pag. 4.
    18) O. NARDI, Gnosi e Rivoluzione, Grafiche
    Pavoniane, Milano 1991, pag. 13.
    19) Cfr. Sodalitium, n°36, pag. 14-21.
    20) A. DALLE DONNE, op. cit., pagg. 285-6.
    21) Ger. II, 125.
    22) O. NARDI, Il Vitello d’oro, pag. 250.
    23) B. MARIANI, L’ateismo degli Angeli, in AA.VV.
    Ateismo e Bibbia, Assisi 1988, pag. 220.
    24) S. GIUSTINO, Dialogo con Trifone, 133, 6, trad. di
    G. Visonà, Milano-Torino 1988, pag. 370.
    25) Cfr. San Tommaso, Somma Teologica, 1a q. 94
    a. 1; 2a 2æ q. 2 a7.
    26) At. VIII, 18 segg.
    27) P. C. LANDUCCI, Cento problemi di fede, Assisi
    1962, pag. 238.
    28) Come aveva già fatto con Voltaire, ad esempio.
    29) Sulla morale talmudica si vedano le citazione di
    mons. Pranaitis in Sodalitium n° 36, pagg. 14-21.
    Tomba del P. Tomaso da Sardegna a Damasco
    30) Secondo Freud occorre sbarazzarsi di ogni imposizione
    religiosa, in particolare della «Torah». Qui si scorge
    il carattere anti-veterotestamentario del Giudaismo postcristiano,
    che ha rotto non solo con Cristo, ma anche con
    Mosè (come Gesù stesso insegnò nel Vangelo).
    31) Quanti suicidi di tanti poveri ragazzi giovanissimi,
    ormai incapaci di sopportare un rimprovero dei genitori
    o un brutto voto a scuola!
    32) “Cui servire regnare est”.
    33) Pio XII, Per l’anniversario di Rerum Novarum,
    giugno 1941.
    34) S. PIO X, Enciclica ai Vescovi d’Italia, 11/06/1905.
    35) DOM CHAUTARD, L’anima di ogni apostolato,
    ed. Paoline, Roma 1958, pag. 173.
    36) Ibid., pag.193.
    37) Dal sanscrito “pr-nâm”: pienezza, moltitudine.
    38) Se siamo in dieci sulla cupola di S. Pietro e sei
    decidono che dobbiamo buttarci giù, devo farlo anch’io,
    mio malgrado, in base al principio che la maggioranza
    ha sempre ragione.
    39) A. DALLE DONNE, op. cit., pag. 281.
    40) Sanhedrin Jerosol. 22 a.
    41) Gv. XI, 45-53.
    42) Gv. XII, 12-31.
    43) A. DALLE DONNE, op. cit., pag. 282.
    44) A. DALLE DONNE, op. cit., pag. 285.
    45) Shalom, 30 aprile 1994, pag. 13.
    46) A. DALLE DONNE, op. cit., pag. 289.
    47) O. NARDI, Il Vitello d’oro, ed. Linea diretta,
    Milano 1989, pag. 24. Si veda anche J. LOMBARD, La
    cara oculta de la Historia Moderna, Fuerza Nueva,
    Madrid 1979, vol. I, pagg. 117-177 e 235-253.
    48) O. NARDI, op. cit., pag. 103.
    49) O. NARDI, op. cit., pag. 25.
    50) Il magistero episcopale si è così espresso riguardo
    alla società multietnica: «L’unità del Paese nella
    vera fede costituisce il più alto dei suoi valori spirituali.
    Tale unità può essere spezzata se si aprono le frontiere
    a correnti immigratorie che vengano a costituire dei tumori
    religiosi!… A totale detrimento spirituale delle
    popolazioni cattoliche» . Mons. ANTONIO DE CASTRO
    MAYER, Vescovo di Campos, in Problemi dell’Apostolato
    moderno, Parma 1964, pag. 95.
    51) O. NARDI, op. cit., pag. 104.
    52) Si conoscono i nomi dei partecipanti italiani: a
    Cesme, in Turchia, dal 25 al 27 aprile 1975, troviamo
    Giovanni Agnelli, Guido Carli, Roberto Ducci, Giorgio
    La Malfa, Arrigo Levi; a Villa d’Este il 24 aprile 1965,
    Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi, Franco Maria
    Malfatti, Alberto Pirelli; a Megive, in Francia, dal 15 al
    21 aprile 1974, Enzo Bettiza, Alberto Ronchey ; a
    Torquay in Inghilterra dal 22 al 24 aprile 1976, Tina
    Anselmi, ad Aquisgrana da 10 al 12 aprile 1980,
    Giorgio Benvenuto, Barbara Spinelli, Romano Prodi.
    53) O. NARDI, op. cit., pag. 204.
    54) O. NARDI, op. cit., pag. 215.
    55) Tutti o quasi parlano della P2 come di un’organizzazione
    massonica di “destra” rifacendosi al passato di
    Licio Gelli, già milite volontario nella guerra civile spagnola
    contro i comunisti e poi come aderente alla RSI.
    Tuttavia «nel 1944 era passato a collaborare con i
    partigiani, in particolare con gli uomini del PCI pistoiese
    (…) Si era quindi trasformato in delatore dei suoi
    antichi camerati, stabilendo un contatto con i servizi segreti
    italiani» [M. TEODORI, P2: la controstoria, ed.
    Sugarco, Milano 1986, pag. 19]. Un Gelli quindi ambivalente,
    nel contempo fascista e comunista, democristiano
    e informatore dei servizi segreti italiani? No,
    17
    semplicemente massone e in quanto tale “trasversale ad
    ogni partito” od organizzazione.
    E così non stupisce di saperlo in contatto col KGB
    [PIERRE DE VILLEMEREST in Centre Europeen d’information,
    7 giugno 1994, n° 6, pag. II], né di apprendere
    che durante la sua militanza nella R.S.I. era munito di
    «attestato di un’associazione ebraica all’“eroico amico”
    che ha liberato dei prigionieri ebrei» [GIANCARLO
    PENNA, in Il Giornale, 22 agosto 1994, pag. 3].
    « Il primo giro di valzer Gelli lo compie (…) tra il 1943
    e il 1945 trasformandosi da repubblichino a collaboratore
    dei partigiani nonché protetto dal P.C.I.. (…) il secondo
    giro di valzer Gelli lo compie alla Maddalena dove, nel
    settembre del 1945, viene arrestato per reati commessi da
    collaborazionista. Su propria iniziativa, al primo interrogatorio
    dei carabinieri fornisce una dettagliata lista di 56
    collaborazionisti della RSI e dei nazisti, dettagliando per
    ognuno fatti e atteggiamenti» [M. TEODORI, op. cit. pagg.
    54 - 57]. Il 29 settembre 1950 il Centro di controspionaggio
    di Pistoia invia al Sifar centrale una nota su Licio Gelli
    “sospetto agente del Kominform”, descrivendolo come
    un personaggio “capace di compiere qualunque azione”,
    che nel 1944 ha iniziato la collaborazione col P.C.I. e che
    ancor oggi svolge attività in favore dei Paesi dell’Est comunista
    [cfr. M. TEODORI, op. cit., pag. 55]. Inoltre, secondo
    il Teodori sono in qualche modo legate alla sua persona
    ventiquattro morti sospette.
    Meritano attenzione il libro di ROBERTO FABIANI, I
    massoni in Italia, ed. Libri dell’ESPRESSO, Milano 1978,
    [che mette a nudo l’odio di Gelli per i preti e i suoi rapporti
    con Jimmy Carter, il duca di Kent, Gran maestro
    della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, e la maggior
    parte dei politici italiani], quello di Enrico NASSI, La
    Massoneria in Italia, ed. Newton, Roma 1994, e quello
    di CECCHi, Storia della P2, Ed. Riuniti, Roma 1985.
    56) J. STIMPELE, La Chiesa cattolica e la Massoneria,
    in “Quaderni di Cristianità”, primavera 1986, n° 4, pag.
    45 e segg.
    57) Vi era quasi tutto il vertice delle forze armate e
    dei servizi segreti.
    58) M. GAMBINO, La loggia P2: la storia e i documenti,.
    Libera Informazione editrice, supplemento al n°
    12 di Avvenimenti, anno V, pag. 5.
    59) M. GAMBINO, op. cit., pag. 9.
    60) M. GAMBINO, op. cit., pag. 17.
    61) M. GAMBINO, op. cit., pag. 13.
    62) Da IL GIORNALE, 14/5/1994, pag. 11.
    63) O. NARDI, op. cit., pag. 237.
    64) H. DELASSUS, Il problema dell’ora presente, Desclée,
    Roma 1907, II vol. pag. 406.
    65) Cf. Archives Israelites, 1861.
    66) Revue de Paris, ann. 35, n° 2, pag. 574.
    67) I. LOEB, La Litérature des pauvres dans la Bible,,
    Paris , 1892, pag. 218.
    68) Die Geheimnisse, 3° ed. 1919, pag. 17.
    69) In The Macabean citato da O. NARDI, op. cit. pag. 241.
    70) J. BIDEGAIN, Grand Orient, ses doctrines et ses
    actes, pag 186, citato in DELASSUS, Op. cit., pag. 373.
    71) J. IZOULET, Paris capital des religions, ou la mission
    d’Israel, Albin Michel, Paris 1926, pag. 73.
    72) VERMINJON, Le forze occulte che manovrano il
    mondo, tip. S.A.T.E.S., Roma 1970, pag.6.
    73) La Stampa, 4 novembre 1994, pag. 20.
    74) Cfr. MONS. G. B. PRANAITIS, Christianus in
    Talmude Juddeorum, Pietroburgo 1842.
    75) Country Magazine, n° 3-4, 1928; citato in
    VERMINJON pag. 23.
    76) VERMINJON, op. cit., pag. 28.
    77) Cfr. SVETONIO, Vite dei Cesari.
    78) De superstitione, ed. Bipont, 1782, vol. IV, pag. 423.
    79) cfr. TACITO, Annales, cap. 61, libro X.
    80) TERTULLIANO, Scorp., c. X.
    81) VERMINJON, op. cit. pagg. 29-31. Cfr. Anche U.
    BENIGNI, Storia sociale della Chiesa, cit. in Sodalitium,
    n° 43, pagg. 29-33.
    82) BERNARD LAZARE, L’Antisemitisme, Documents
    et Témoignages, Vienne, 1969.
    83) Cf. Sodalitium, n° 34, pagg.18-34.
    84) “Le grandi forniture americane all’URSS di navi,
    armi, macchine, utensili, ecc… passarono tutte attraverso
    la Famiglia Karp”. [VERMINJON, op. cit. pag. 43].
    85) Citato in VERMINJION, op. cit., pag.73.
    86) D. SANBORN, The cult of liberty, in Sacerdotium,
    n° XIV, pag. 2.
    87) Ibid., pagg., 41-42.
    88) P. FINLEY, They dare to speak out, Chicago,
    Lawrence Hill, 1989, pag. 92.
    89) A. COTTA, Le capitalisme dans tous ses etats,
    Paris, Fayard, 1991, pag. 158.
    90) MELVIN I. WROFSKY , We are one! American
    jewry and Israel, New York, Ander Press-Doubleday,
    1978, pag. 265.
    91) C. ATTLEE, A Prime Minister Remember,
    Londra, Heinemann, 1961, pag. 181.
    92) E. TIVNAN, The
    18
    105) SAN TOMMASO D’AQUINO Super Matt. XXVII,
    18; n°233, Marietti, Torino 1951.
    106) SAN LUIGI MARIA DI MONFORT, Preghiera infuocata,
    n° 28 -30.
    107) VERMINJON, op. cit., pagg. 145-7.
    108) VERMINJON, op. cit., pagg. 183.
    109) «E difficile ritrovare nella storia degli ultimi decenni
    una figura più eroica e più popolare di Massimiliano
    Kolbe». In R. ESPOSITO, Santi e massoni al servizio
    dell’uomo, Bastogi, Foggia 1992, pag. 193.
    110) Ibid., pag. 193.
    111) Gli scritti di Massimiliano Kolbe, Firenze, Città
    di Vita, 1975-1978, 3° vol., pag. 771.
    112) Ibid., pag. 299.
    113) “Gli ebrei - scrivevano Giuliotti e Papini - non avrebbero
    preso il potere che hanno e non avrebbero tanta tracotanza,
    se i cristiani fossero veramente cristiani e non avessero
    adottato gli stessi valori giudaici. La conversione dei cristiani
    al Cristianesimo porterebbe la fine del semitismo e perciò
    all’antisemitismo e forse la conversione degli stessi giudei alla
    Verità crocefissa in Giudea”. In GIULIOTTI - PAPINI,
    Dizionario dell’Omo selvatico, Firenze 1923, pag. 190.
    93) I. L. KENAN, Israel’s defense line, Buffalo,
    Prometheus, 1981, pagg. 66-67.
    94) S. AVINERI, The Making of Modern Sionism,
    New York, Basis Book, 1981, pag. 219.
    95) The Time, 21. 06. 1976.
    96) G. VIREBEAU, Mais qui gouverne l’Amerique?,
    ed. Henry Coston, Paris, 1991, pag. 3.
    97) Ibid., pag. 5.
    98) Ibid., pag. 11.
    99) Il Foglio, 11, dic. , 1996. La Stampa, 5, febb., 1997.
    100) G. VIREBEAU, pag. 14.
    101) Discorso-programma tenuto dal Rabbino
    Reicborn nel ‘Raleb’ di Praga nel 1880, e pubblicato da
    Sir John Radcliff su Le contemporain l’1/7/1886. Cfr.
    VERMINJON, op. cit., pag.86.
    102) S. GIOVANNI CRISOSTOMO, Contra Judeos, om. I.
    103) BUXTORFIUS SENIOR, Synagoga Judaica, Basilea,
    1603, pag. 24
    104) DANIELE PERGOLA, Gli ebrei popolo reietto e
    maledetto da Dio, Torino, 1886.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Concilio Vaticano II rovina della Chiesa
    Traduzione di un estratto dall’originale francese
    «Brimborions Contribution à la vigilance de la foi»
    (Bordeaux, 1990, pagg. 51-69) Stampato in proprio con il permesso dell’Autore


    Presentazione
    Introduzione
    La fede
    «Quanta cura»
    Vaticano II
    Il Magistero ordinario e universale
    L’impossibile atto di fede
    Spiegazioni
    Conferme
    Portata della prova
    Situazione di Giovanni Paolo II
    Note
    Presentazione

    «Senza la fede è impossibile piacere a Dio» (Eb 11, 6). Queste parole di San Paolo sembrano dimenticate oggigiorno, persino da coloro che, tuttavia, si definiscono «credenti», ovvero come coloro che hanno la fede. Vero credente, infatti, è solo colui che vive della fede, che decide alla luce della fede tutte le scelte della sua esistenza. E per fede non intendiamo naturalmente un vago sentimento soggettivo, ma quella virtù sovrannaturale che ha per oggetto, come ognuno di noi recita nell’atto di fede, ciò che Dio ha rivelato, e la Santa Chiesa ci propone a credere. Già nel 1969, gli autori del Breve esame critico del Novus Ordo Missæ, presentato a Paolo VI dai Cardinali Alfredo Ottaviani e Antonio Bacci, affermavano: «è evidente che il Novus Ordo non vuole più rappresentare la fede (del Concilio) di Trento. A questa fede, nondimeno, la coscienza cattolica è vincolata in eterno. Il vero cattolico è dunque posto, dalla promulgazione del Novus Ordo in una tragica necessità di opzione». Lo stesso si potrebbe dire di molti insegnamenti del Vaticano II, che contraddicono la dottrina infallibilmente e irreformabilmente definita della Chiesa, alla quale pure «la coscienza cattolica è vincolata in eterno». La fede spinge dunque il cattolico al rifiuto di una dottrina e di una riforma liturgica in opposizione con quanto «Dio ha rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere». Ma se le cose stanno così, che ne è dell’autorità che ha promulgato, in nome dello Spirito Santo, queste nuove dottrine? A questa domanda sono state date molte risposte. La più corrente è quella che Paolo VI ed i suoi successori sono i veri e legittimi Pontefici Romani, Vicarî di Cristo... ai quali bisognerebbe però disobbedire. Già San Paolo avrebbe risposto: «Chi resiste all’autorità, va contro l’ordine di Dio, e quelli che così resistono, si tireranno addosso la condanna» (Rm 13, 3). Non si tratta, quindi, di disobbedire al Papa, proposizione questa che deve far orrore a ogni cattolico degno di questo nome. Occorre un’altra soluzione. La soluzione che propone l’Autore di questo opuscolo, di poche pagine, ma di ardua teologia, è quella detta Tesi di Cassiciacum, e proposta ai cattolici dal teologo domenicano Mons. Michel-Louis Guérard des Lauriers, già docente di teologia alla Pontificia Università del Laterano, a Roma. L’Autore la presenta nel modo più semplice e più pratico possibile; egli cerca, infatti, di dimostrare (e a mio parere ci riesce perfettamente), che avere una posizione chiara sull’autorità di Paolo VI e dei suoi successori, non è facoltativo per i cattolici. Non si tratta, insomma, di una disputa accademica che non interessa il semplice fedele, o che mette la divisione tra i buoni cattolici. Poiché il Papa è la regola prossima della nostra fede, colui che dobbiamo ascoltare e a cui dobbiamo obbedire per essere salvi, non è secondario, per un cattolico, sapere se tale o tal altra persona è, sì o no, il Vicario di Cristo, il Successore di Pietro, colui che tiene le chiavi del Regno dei Cieli ed ha il potere di sciogliere o di legare... È la fede, che noi dobbiamo esercitare quotidianamente, che ci impone di scegliere, e di scegliere alla luce della medesima fede. L’autore di queste pagine, un giovane sacerdote fondatore e direttore di una scuola cattolica nella regione di Bordeaux, ha fatto la sua scelta, che gli è costata l’espulsione dalla Fraternità San Pio X. Al lettore, adesso, il dovere di informarsi per poi scegliere a sua volta, non secondo il proprio vantaggio, ma secondo le esigenze della fede cattolica.
    don Francesco Ricossa, rettore dell’«Istituto Mater Boni Consilii».

    Introduzione

    Il 22 Dicembre 1980, nella sua risposta agli auguri del Sacro Collegio, Giovanni Paolo II affermò: «Il Concilio Vaticano II ha gettato le basi di un rapporto sostanzialmente nuovo tra la Chiesa e il mondo...» (1). Se il rapporto tra la Chiesa ed il mondo è «sostanzialmente nuovo» non è certamente perché quest’ultimo è cambiato tornando a Gesù Cristo, cessando di rinnegarLo e combatterLo; chiunque può facilmente constatarlo. La novità viene dunque da parte della Chiesa, o piuttosto - poiché la Chiesa è la Sposa immacolata, senza ruga né macchia - da parte di coloro che la guidano. Lo scopo di queste note è di mettere in luce questa novità per permetterci di esercitare la fede cattolica, la cui regola prossima (2) è costituita dall’Autorità della Chiesa; ci interesseremo particolarmente ad una delle più importanti innovazioni del Vaticano II: la Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignititas humanæ personæ, alla quale «bisogna continuamente fare riferimento», come dice Giovanni Paolo II nel medesimo discorso (3).

    La fede

    Quando parliamo di fede, intendiamo la fede teologale, virtù divinamente infusa nell’anima di alcuni uomini che, proprio per questo motivo, sono chiamati fedeli. Si tratta della fede cattolica, il cui oggetto è infallibilmente presentato dalla santa Chiesa cattolica romana. La fede è un dono soprannaturale e gratuito di Dio, che eleva l’intelligenza e determina la volontà affinché il fedele aderisca fermamente e senza timore di errore alla verità divinamente rivelata, al mistero di Dio che si rivela e si esprime in formule intelligibili e vere. La virtù della fede si trova nell’intelligenza umana; il suo atto è un atto dell’intelligenza: un atto che ha un oggetto ben determinato, un contenuto intelligibile. In altri termini, vi sono nella fede due elementi necessari: § uno, esteriore: l’oggetto della fede. È la Rivelazione divina, espressa da Dio con parole umane e trasmessa dalla Chiesa; § l’altro, interiore: la virtù di fede. Questa virtù è un lume divino gratuitamente comunicato che permette all’intelligenza di accedere alla conoscenza soprannaturale dell’oggetto della fede e che gliene dà una certezza propriamente divina. Questi due elementi non sono che una sola cosa perché procedono dall’unica Verità: il Verbo di Dio. Non c’è dunque che una sola fede: la fede cattolica. Al di fuori di essa, quella che impropriamente viene chiamata «fede» non è altro che una credenza umana. Questa fede ha un contenuto oggettivo: le verità rivelate, ed una regola prossima: l’insegnamento del Magistero della Chiesa. La fede non è dunque un sentimento religioso, né un ricostituente morale, né la fiducia in Gesù Cristo, e neppure l’adesione alla Sua persona escludendo l’adesione alla verità che Egli rivela. Se la fede può essere, a seconda delle persone, più o meno intensa e forte, il suo oggetto non è però divisibile: negare o dubitare volontariamente della più piccola verità di fede equivale a non credere nella Parola di Dio, e quindi a perdere la fede. È questo l’insegnamento di Leone XIII (1810-1903) (4): «Tale è la natura delle fede che non c’è niente di più impossibile che credere una cosa e rigettarne un’altra. La Chiesa professa, in effetti, che la fede è una «virtù soprannaturale» mediante la quale, sotto l’ispirazione e con il soccorso della grazia di Dio, crediamo che ciò che è stato rivelato da Lui è vero; non lo crediamo a causa della verità intrinseca delle cose vista alla luce naturale della ragione, ma a causa dell’autorità di Dio stesso che si rivela e che non può né ingannarsi né ingannarci» (5). Se è dunque chiaro che una proposizione è stata rivelata da Dio, e ciononostante non ci si crede, non si crede assolutamente niente di fede divina.

    «Quanta cura»

    L’Enciclica Quanta cura di Papa Pio IX (1792-1878), datata 8 dicembre 1864 e consacrata alla condanna degli errori moderni, gode di una particolare autorità. In effetti, il Sommo Pontefice vi manifesta la sua volontà di farne un atto ex cathedra. Ricordiamo innanzitutto quanto definisce il Concilio Vaticano I sull’infallibilità del romano Pontefice: «Insegniamo e definiamo che è un dogma divinamente rivelato che il romano Pontefice, quando parla ex cathedra, ovvero quando, nella sua funzione di pastore e dottore di tutti i cristiani, in virtù della sua suprema autorità apostolica definisce una dottrina sulla fede e sui costumi, che dev’essere tenuta dalla Chiesa universale, egli gode pienamente, grazie all’assistenza divina che gli è stata promessa nella persona del beato Pietro, di quell’infallibilità di cui il divin Redentore ha voluto che fosse provvista la Sua Chiesa quando definisce una dottrina sulla fede o sui costumi; in conseguenza, queste definizioni del romano Pontefice sono irreformabili in sè stesse e non in virtù del consenso della Chiesa» (6). Dal paragrafo n° 14 dell’Enciclica Quanta cura, risulta evidente che Pio IX qui parla ex cathedra: «Memori del nostro incarico apostolico [...], Noi riproviamo, proscriviamo e condanniamo con la Nostra autorità apostolica tutte e ciascuna le opinioni errate e le dottrine ricordate all’inizio della Nostra lettera; e vogliamo e ordiniamo che tutti i figli della Chiesa cattolica le tengano certamente come riprovate, proscritte e condannate» (7). Più esattamente Pio IX ha parlato ex cathedra ogni qual volta ha condannato nell’Enciclica degli errori che riguardano la fede o la morale; è proprio allora che questi errori sono stati condannati infallibilmente e lo restano a tutt’oggi. È anche questo il caso della libertà religiosa. Ecco cosa insegna il paragrafo n° 5 dell’Enciclica: «Contro la dottrina della Sacra Scrittura, della Chiesa e dei Santi Padri, affermano senza esitazione: la miglior condizione della società è quella in cui non si riconosce al potere politico il dovere di reprimere con delle pene legali i violatori della religione cattolica, se non nella misura in cui la tranquillità pubblica lo richieda. In conseguenza di questa idea assolutamente falsa del governo sociale, non esitano a favorire questa opinione erronea - non ve ne può essere una più fatale per la Chiesa cattolica e per la salvezza delle anime e che il Nostro predecessore Gregorio XVI definiva un delirio - cioè che la libertà di coscienza e dei culti è un diritto proprio ad ogni uomo, che dev’essere garantito e proclamato in ogni società ben costituita» (8). Papa Pio IX insegna dunque che affermare il diritto alla libertà civile in materia religiosa - quel che è chiamato libertà di coscienza o libertà religiosa - è contrario alla Rivelazione divina. Il Papa insegna questo infallibilmente, ed in conseguenza per mezzo della virtù della fede - alla luce della fede - il fedele sa e crede che l’affermazione del diritto alla libertà religiosa è falso perché contrario alla Rivelazione. Inoltre, Quanta cura non è l’unico atto del Magistero in cui la Chiesa insegna ciò, benché sia l’atto più solenne. Così parla anche Pio XII (1876-1958): «Quel che non corrisponde alla verità e alla legge morale non ha nessun diritto all’esistenza, alla propaganda e all’azione» (9).

    Vaticano II

    Il 7 dicembre 1965, vigilia della chiusura del Concilio Vaticano II, Paolo VI (1897-1978), in unione con più di 2.300 Vescovi, firmava e promulgava solennemente il Decreto Dignitatis humanæ personæ sulla libertà religiosa: «Tutto l’insieme e ciascuno dei punti che sono stati pubblicati in questa Dichiarazione sono piaciuti ai Padri conciliari. E Noi, in virtù del potere apostolico che abbiamo da Cristo, in unione con i venerabili Padri, Noi li approviamo, confermiamo e decretiamo nello Spirito Santo, e ordiniamo che quel che è stato stabilito in questo Concilio sia promulgato per la gloria di Dio. Roma, in San Pietro, 7 dicembre 1965, io Paolo, Vescovo della Chiesa cattolica» (10). Questo Decreto conciliare definisce così la libertà religiosa: «Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, cosi che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l’hanno fatta conoscere la Parola di Dio rivelata e la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa dev’essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell’ordinamento giuridico della società» (11). Il Concilio insegna dunque che la libertà civile in materia religiosa è un diritto naturale per l’uomo, in modo che il potere politico non ha il diritto di impedire di agire pubblicamente a quelli che agiscono secondo la loro coscienza in materia religiosa. Per l’esercizio di questo diritto il Vaticano II assegna dei limiti che sono enunciati subito dopo (12); si tratta di salvaguardare la pace e la tranquillità pubblica. In altri termini, il Vaticano II insegna che la dignità dell’uomo esige che lo Stato riconosca nelle sue leggi che ogni uomo ha il diritto di professare e di esercitare la propria religione, anche se falsa e contraria alla religione cattolica, nella misura in cui la pace pubblica sia preservata. Questa dignità umana, continua il Concilio, è quella che la Parola di Dio ci rivela. Così, dunque, secondo Dignitatis humanæ personæ, Paolo VI e l’insieme dei Vescovi dichiarano che è rivelata da Dio una dottrina della dignità umana che è il fondamento del diritto alla libertà religiosa in foro esterno e pubblico. Il seguito del Decreto lo conferma: «[...] una tale dottrina sulla libertà affonda le sue radici nella Rivelazione divina, per cui tanto più va rispettata con sacro impegno dai cristiani» (13). «La Chiesa, pertanto, fedele alla verità evangelica, segue la via di Cristo e degli apostoli quando riconosce come rispondente alla dignità dell’uomo e alla Rivelazione di Dio il principio della libertà religiosa e la favorisce» (14).

    Il Magistero ordinario e universale

    Qual è la natura dell’assentimento che bisogna dare a questo insegnamento del Concilio Vaticano II? Un atto di fede? Un semplice sentimento interno? Una considerazione rispettosa? Questo si vede a partire dalla natura stessa dell’atto, il quale è precisato dai suoi autori. Dignitatis humanæ è un atto del Magistero ordinario e universale (15). Dobbiamo precisare questa nozione per utilizzarla nel senso in cui la Chiesa la intende, per seguire la prescrizione del Concilio Vaticano I: «Così bisogna sempre conservare per i sacri dogmi il senso che la santa madre Chiesa ha dichiarato una volta, e non è mai permesso di allontanarsene su pretesto o sotto parvenza di un’intelligenza più profonda» (16). L’espressione «Magistero ordinario universale» è utilizzata dal Concilio Vaticano I, e ne troviamo il significato negli interventi e relazioni ufficiali della Deputazione della fede, incaricata di spiegare ai Padri, prima dello scrutinio, il senso esatto di ciò che dovevano definire. La Deputazione fa riferimento alla Lettera apostolica di Pio IX Tuas libenter, del 21 dicembre 1863 (17). «Universale» significa l’insieme della Chiesa docente: il Papa ed i Vescovi subordinati. Il Magistero universale è pertanto il potere d’insegnare della Chiesa esercitato dal Papa e dall’insieme dei Vescovi. Può essere esercitato in maniera straordinaria con un giudizio solenne, o in modo ordinario nell’insegnamento quotidiano della fede, nel quale i Vescovi sono normalmente dispersi. Per quel che riguarda il Concilio Vaticano II, la riunione dei Vescovi del mondo intero dava all’esercizio del Magistero un carattere straordinario piuttosto che ordinario; tuttavia, l’assenza di definizioni solenni e la dichiarazione di Paolo VI (18) fanno classificare gli atti del Vaticano II, e quindi il Decreto sulla libertà religiosa, tra quelli del Magistero ordinario universale. Il Magistero ordinario universale propone infallibilmente l’oggetto della fede, e pertanto ogni fedele deve credere di fede divina tutto ciò che è stato presentato come rivelato. È l’insegnamento di Pio IX in Tuas libenter (19) e del Concilio Vaticano I (20): «Si deve credere di fede divina e cattolica tutto quello che è contenuto nella Parola di Dio scritta o tramandata, e che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelato sia con un giudizio solenne che con il suo Magistero ordinario e universale». Questo insegnamento è ripreso da Papa Leone XIII, che afferma che questa è proprio la dottrina costante della Chiesa (21). Dunque, non c’è nessun dubbio possibile. Poiché Dignitatis humanæ è un atto del Magistero ordinario e universale, e poiché vi si trova affermata come rivelata da Dio una dignità dell’uomo tale da fondare il diritto alla libertà civile in materia religiosa, ogni fedele e deve compiere un atto di fede, deve cioè credere di fede divina e cattolica questa dottrina: la dignità dell’uomo comporta, esige, implica il diritto alla libertà religiosa. La notificazione del Cardinal Felici, segretario generale del Vaticano II alla 123ª Congregazione generale conferma questa necessità: «Quanto alle altre cose che sono proposte dal Concilio, poiché rappresentano la dottrina del Magistero supremo della Chiesa, tutti e ciascuno dei fedeli devono riceverle ed ammetterle secondo lo spirito del Concilio stesso, quale risulta sia dalla materia in causa, che dal modo di esprimersi, secondo le norme dell’interpretazione teologica» (22). Ora, la materia in causa è già insegnata infallibilmente dalla Chiesa ed è di somma importanza per la salvezza delle anime, ed il modo di esprimersi presenta questo insegnamento come rivelato da Dio. Ogni fedele quindi, deve accettare questa dottrina nella fede. Contro questa conclusione, si potrebbe tentare di far valere che il Vaticano II non enuncia alcun obbligo di credere a questa dignità della persona umana, e che quindi l’atto di fede non è necessario. Questa obiezione non ha alcun valore. La Rivelazione è, in effetti, il motivo formale della fede: è proprio perché la dottrina è rivelata da Dio che il fedele crede, e la certezza della Rivelazione ci è data dall’atto del Magistero. Quest’ultimo non ha dunque per nulla bisogno di menzionare un obbligo di credere: è la natura stessa delle cose che comporta questa necessità (23). Questo è d’altra parte l’insegnamento di Leone XIII: «Ogni volta che la parola di questo Magistero dichiara che tale o tal altra verità fa parte dell’insieme della dottrina divinamente rivelata, ognuno deve credere con certezza che ciò è vero» (24).

    L’impossibile atto di fede

    Il fedele deve credere di fede divina che la dignità dell’uomo è tale da fondare il diritto alla libertà religiosa: questa conclusione si deduce ineluttabilmente dall’insegnamento che abbiamo or ora ricordato. Ma questo atto di fede è metafisicamente impossibile. In effetti, il fedele crede già di fede divina che l’affermazione del diritto alla libertà religiosa è contraria alla Rivelazione (25). Nessuno può credere simultaneamente due proposizioni contrarie; nessuno può credere nello stesso tempo che il diritto alla libertà religiosa è contrario alla Rivelazione, e che è fondato in questa Rivelazione. è impossibile anche con tutta la buona volontà: questo dipende dalla natura delle cose. Così dunque è la fede, l’esercizio della fede cattolica che rende impossibile l’assenso all’insegnamento del Vaticano II. Non solo questo assenso è moralmente illecito, ma per di più è impedito per chiunque eserciti rettamente la fede. Trattenuto nell’assenso che dovrebbe dare a Dignitatis humanæ, il fedele ha il dovere immediato di verificare se la contraddizione è veramente reale e non solamente apparente, e se, d’altra parte, Quanta cura e Dignitatis humanæ imperano effettivamente un atto di fede. Egli constaterà nuovamente che Pio IX nega ciò che il Vaticano II afferma (26): la libertà religiosa in foro esterno e pubblico è un diritto naturale ad ogni uomo, in tal modo che l’autorità pubblica non ha il diritto d’impedire la propaganda e l’esercizio pubblico delle false religioni a meno che ciò non sia richiesto dalla pubblica tranquillità. Egli potrà verificare anche che Quanta cura, come pure Dignitatis humanæ, si appellano alla Rivelazione richiedono l’assenso di fede. Allora, credendo già anteriormente e con una certezza divina che è impossibile ed illecito rimettere in causa, l’insegnamento di Pio IX, il fedele rigetterà quello del Vaticano II, vale a dire quello di Paolo VI, da cui il Vaticano II ricava tutta la sua autorità. Tuttavia, se è impossibile aderire all’insegnamento di Dignitatis humanæ in ragione del suo contenuto, la necessità di credere a questo medesimo insegnamento resta, imperativa, in ragione dell’atto del Magistero che lo presenta come rivelato. E così, essendo impedito dalla fede teologale dall’aderire alla dottrina di Paolo VI, il fedele è nel contempo e necessariamente impedito - sempre dalla fede - di aderire all’autorità di Paolo VI e di riconoscerla. Questo richiede alcune spiegazioni.

    Spiegazioni

    La Chiesa cattolica si distingue essenzialmente da ogni altra società per il suo carattere sovrannaturale: essa è il Corpo mistico di Gesù Cristo. In Lei l’Autorità; e come fonte delle altre l’Autorità del Sommo Pontefice; è essenzialmente sovrannaturale (anche se si esercita con dei mezzi naturali). è l’applicazione del principio generale ricordato da Leone XIII: «La Chiesa non è una sorta di cadavere: essa è il Corpo di Cristo animato dalla Sua vita sovrannaturale [...]. Allo stesso modo, il Suo Corpo mistico non è la vera Chiesa che da questo fatto: che le Sue parti visibili derivano la loro forza e la loro vita dai doni sovrannaturali e dagli altri elementi invisibili; ed è da questa unione che risulta la ragione propria e la natura delle parti visibili stesse» (27). L’Autorità del Sommo Pontefice è essenzialmente sovrannaturale: essa è costituita dall’assistenza abituale speciale promessa da Gesù Cristo a San Pietro e ai suoi successori. È dunque nella luce della fede che noi conosciamo l’Autorità pontificia e che vi aderiamo. Facciamo un esempio. Sono nel 1950. È nella luce della fede che io so che Pio XII è il Papa: ciò, mediante una conoscenza che è adeguata solo nell’ordine sovrannaturale, e che suppone la conoscenza naturale del fatto che ognuno può constatare. Senza questa conoscenza sovrannaturale dell’Autorità che ha ricevuto da Cristo, io non potrei credere di fede divina il dogma dell’Assunzione che egli definisce infallibilmente. Che Pio XII sia Papa, è quel che vien chiamato un fatto dogmatico che, in quanto tale, cade sotto la luce della fede. In effetti, benché questo fatto sia contingente, è necessario alla conservazione del deposito rivelato perché costituisce la regola prossima della fede: il Magistero, di cui il Papa è il principio nell’ordine dell’esercizio. Questo significa che è nel medesimo atto di fede semplice che io aderisco al dogma e all’Autorità che lo presenta. Per cui, è nella stessa luce sovrannaturale e nel medesimo atto che io dovrei aderire alla dottrina del Vaticano II sulla libertà religiosa e all’autorità di Paolo VI che la garantisce. Ora, l’abbiamo visto, questa adesione è impossibile in ragione della fede stessa. E dunque, col semplice esercizio della fede e senza formulare nessun giudizio, il fedele è trattenuto ed impedito dall’aderire all’autorità di Paolo VI che egli non può riconoscere; è nella fede che egli vede che costui non è l’Autorità, che non è la regola della fede.

    Conferme

    Illuminato in questo modo dalla fede, e davanti alla gravità di una simile conclusione, il fedele cercherà una conferma di questa verità certa: Paolo VI non era l’Autorità della Chiesa cattolica, era privo dell’Autorità pontificia che il Papa tiene da Cristo. Egli vedrà allora che l’universale riforma liturgica inaugurata dal Vaticano II, in particolare quella del rito della Messa, è infestata dallo spirito dell’eresia: essa non è né il frutto, né l’espressione della fede della Chiesa (28). Se è impossibile che una legge generale della Chiesa sia cattiva - ammetterlo condurrebbe a cadere sotto la condanna di Pio VI (1717-1799) e a contraddire l’insegnamento della Chiesa (29) - a maggior ragione è impossibile che un rito della liturgia cattolica meriti di essere rifiutato (30). Questa riforma non può quindi venire dalla Chiesa: la sua promulgazione da parte di Paolo VI è incompatibile con l’assistenza dello Spirito Santo, e quindi col possesso dell’Autorità pontificia. Continuando ad esercitare la fede cattolica, il fedele constaterà che gli atti di Paolo VI - nella loro stessa natura e presi nel loro insieme - non procurano il bene della Chiesa. L’intenzione abituale - non la sua intenzione intima, ma quella immanente agli atti compiuti - che ha manifestato e messo in pratica non è ordinata al bene della Chiesa. Questa assenza d’intenzione di procurare il bene della Chiesa non è compatibile con il possesso dell’Autorità pontificia: a causa di essa, in effetti, il governo abituale di Paolo VI non è quello di Gesù Cristo (31). Ora, secondo l’insegnamento di Pio XII: «Il divin Redentore governa il Suo Corpo mistico visibilmente ed ordinariamente mediante il Suo Vicario in terra» (32). Il fedele si renderà così conto della necessità per conservare la fede cattolica, confessarla integralmente e metterne in pratica le opere, di non obbedire agli atti di Paolo VI e neppure agli atti di coloro che Paolo VI ha nominato e mantiene come loro superiori (33). Ora, è proprio ciò che sarebbe impossibile fare abitualmente (34) in presenza della vera Autorità che non è altro che quella di Gesù Cristo, il quale «è con» («una cum») il Suo Vicario sulla terra. Si tratta, in effetti, di un dogma di fede cattolica definito da Papa Bonifacio VIII (1235 ca.-1303): «Noi dichiariamo, diciamo, definiamo e pronunciamo che la sottomissione al Pontefice Romano è assolutamente necessaria alla salvezza per tutte le creature» (35). Papa Pio XI (1857-1939) insegna a sua volta che nessuno è cattolico senza obbedire abitualmente alla legittima Autorità: «In questa unica Chiesa di Cristo, nessuno si trova, nessuno rimane se, con l’obbedienza, non riconosce ed accetta l’Autorità e il potere di Pietro e dei suoi legittimi successori» (36). Le constatazioni che avrà fatto il fedele esaminando dei fatti pubblici e certi alla luce della fede - non ci dilunghiamo su di essi perché sono già stati analizzati altrove (37) - giungeranno a questa conclusione: non è solo nell’insegnamento sulla libertà religiosa, ma anche sulla riforma liturgica e nell’insieme dei suoi atti, che Paolo VI si manifesta con certezza, una certezza che appartiene all’ordine della fede, come qualcuno che non è l’Autorità suprema della Chiesa cattolica. Ma soprattutto, ed è attualmente la cosa più importante, il fedele applicherà a Giovanni Paolo II lo stesso giudizio che ha portato su Paolo VI. Le ragioni sono ineluttabili: § Giovanni Paolo II non ha rotto con lo stato di scisma (38) introdotto da Paolo VI; egli ha ripetutamente (39) dichiarato di voler continuare l’opera del Vaticano II e di Paolo VI, opera che ha codificato e alla quale ha dato uno statuto giuridico promulgando il Codice di Diritto canonico del 1983 (40). § Succedendo a Paolo VI, Giovanni Paolo II assume la responsabilità dei suoi atti permanenti (41) fintanto che non li ha denunciati: è lui che, oggi, rende obbligatorio con autorità l’insegnamento del Vaticano II e la riforma liturgica. È dunque all’autorità di Giovanni Paolo II che la fede ci impedisce oggi di aderire; è questa stessa autorità che la fede ci obbliga a rigettare. § Infine, in certi punti del suo insegnamento (42), e ancor più nel suo modo di agire (43), Giovanni Paolo II ha ulteriormente allargato il fossato tra la dottrina cattolica e le teorie conciliari. Finché Giovanni Paolo II non rompe con degli insegnamenti e delle leggi che sono incompatibili con l’Autorità pontificia - specialmente la riforma liturgica e la libertà religiosa - la fede, in ragione di questa stessa incompatibilità, non potrà riconoscere la sua autorità e obbligherà a negarla. Non cambiano nulla a questa situazione altri atti che sono o sembrano essere conformi alla Tradizione o alla dottrina cattolica, e che sembrano allentare la morsa che soffoca la fede del popolo cristiano. Poiché questi atti non sono una rottura formale con lo scisma capitale, sono privi di valore giuridico ed al massimo, con non poco ottimismo, possono essere considerati solo come delle preparazioni materiali a questa rottura futura, preparazioni delle quali, tra l’altro, si serve Dio per dare la Sua grazia a qualche anima smarrita.

    Portata della prova

    La prova che abbiamo appena spiegato conclude, con una certezza che si fonda sulla fede cattolica, che Paolo VI e Giovanni Paolo II sono sprovvisti dell’Autorità pontificia. Ma questa prova, che si limita all’analisi dei loro atti pubblici e si fonda sull’incompatibilità di questi atti con l’Autorità di Gesù Cristo, non dice nulla sulla loro persona e non può dare alcuna certezza sulla loro appartenenza personale alla Chiesa e sulla loro fede interiore. Come abbiamo ricordato, il papato è un «fatto dogmatico», che pertanto è in relazione con la fede. Ora, è possibile dimostrare alla luce della fede che Giovanni Paolo II è sprovvisto dell’Autorità pontificia, ma è impossibile avere una certezza sufficiente su un eventuale peccato di scisma o di eresia, peccato che farebbe abbandonare la Chiesa. Per avere una tale certezza, occorrerebbe un’ammissione di Giovanni Paolo II (che non ha mai avuto luogo), o un atto dell’Autorità (44) (il che attualmente è impossibile), oppure un’obbligazione di confessare la fede impostagli dai membri della Chiesa docente. Poiché vi è una certezza ecclesiale (45) dell’assenza dell’autorità in Giovanni Paolo II e poiché non vi è - e allo stato attuale delle cose non ci può essere - una certezza ecclesiale della sua esclusione dalla Chiesa, è necessario introdurre la distinzione che abbiamo appena ricordato.

    Situazione di Giovanni Paolo II

    Giovanni Paolo II è papa «materialiter» (materialmente), non è Papa «formaliter» (formalmente) (46). E’ papa materialmente, vale a dire che è il soggetto designato, che possiede cioè un’attitudine che nessuno spartisce con lui a ricevere la comunicazione dell’Autorità papale, se non vi mette ostacolo. Egli possiede una realtà giuridica per la quale occupa di diritto la Sede di San Pietro. Non è un anti-papa (47). Giovanni Paolo II non è Papa formalmente; non gode di ciò che fa che il papa sia Papa: l’autorità soprannaturale comunicata da Gesù Cristo, quell’assistenza speciale che gli conferisce i supremi poteri di Magistero, di Santificazione e di Governo. Se bisogna rispondere con un sì o con un no alla domanda: «è Papa»?, bisogna dire che Giovanni Paolo II non è Papa, ma che è il soggetto designato. Non è Papa simpliciter, ma è stato eletto ed accettato da coloro che hanno potere sull’elezione (48). Non avendo rotto con lo stato di scisma, tuttavia egli resta privo dell’autorità pontificia (49). In conseguenza, la testimonianza della fede esige che si eviti ogni atto che comporti in qualsiasi modo il riconoscimento della sua autorità: nominarlo al Canone della Messa o nelle orazioni liturgiche previste per il Sommo Pontefice (50), profittare delle sue leggi o attribuirgli un valore giuridico, ricorrere ai tribunali della Curia, ecc... Ecco come, nell’esercizio quotidiano della fede cattolica e prima ancora di ogni giudizio o ragionamento, ogni fedele può e deve discernere lo stato della Chiesa e la situazione della sua autorità. Per la gloria di Dio e per la propria salvezza regolerà la propria condotta in conseguenza.

    Note

    (1) Cfr. Osservatore Romano, ed. francese, del 6 gennaio 1981, pag. 7.
    (2) In teologia, si distingue tra «regola remota» e «regola prossima» della nostra fede. Che cosa dobbiamo credere? Ciò che è stato rivelato da Dio e che è contenuto nella Scrittura e nella Tradizione. Questa è la regola remota. Come facciamo a sapere cosa è stato effettivamente rivelato ed è contenuto quindi nella Scrittura e nella Tradizione? L’Autorità della Chiesa, il Papa. Egli è la regola prossima. In concreto, il credente si rivolge immediatamente all’Autorità della Chiesa per sapere ciò che deve credere (N.d.E.).
    (3) Cfr. Osservatore Romano, ed. francese, del 6 gennaio 1981, pag. 6.
    (4) Cfr. Leone XIII, in Insegnamenti pontifici, «La Chiesa», n° 573.
    (5) Cfr. Concilio Vaticano I, sess. III.; Denz. n° 1789.
    (6) Cfr. Costituzione Pastor æternus; Denz. n° 1839. Si noti come il carattere ex cathedra di un atto pontificio non dipenda dalla solennità esteriore dell’atto, ma dalla sua natura.
    (7) Cfr. Denz. n° 1699.
    (8) Cfr. Denz. nn. 1689-1690.
    (9) Cfr. Pio XII, Discorso ai giuristi italiani, del 6 dicembre 1953. La nostra intenzione non è qui di spiegare o di giustificare la dottrina cattolica, ma di riconoscere qual è.
    (10) Cfr. Constitutiones, decreta, declarationes del Concilio Vaticano II, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1966, pag. 532.
    (11) Cfr. Dignitatis humanæ, n° 2.
    (12) Ibid., n° 7.
    (13) Ibid., n° 9.
    (14) Ibid., n° 12. Il grassetto è nostro.
    (15) Sulla natura e l’autorità del Magistero ordinario universale, vedi: Abbé B. Lucien, L’infaillibilité du Magistère ordinaire et universel de l’église, Documents de Catholicité, 1984; Cahiers de Cassiciacum, suppl. n° 5, pagg. 7-8 e 13-19; P. L.-M. de Blignières, L’infallibilità del Magistero ordinario, Madonna de La Salette, Ferrara 1995.
    (16) Cfr. Denz., 1800
    (17) «Quando non si trattasse che della sottomissione che deve manifestarsi con un atto di fede divina, non si potrebbe restringerla ai soli punti definiti dai decreti dei Concilii ecumenici o dei Pontefici romani e di questa sede apostolica; bisognerebbe ancora estenderla a tutto ciò che è trasmesso, come divinamente rivelato, dal corpo insegnante ordinario di tutta la Chiesa dispersa nel mondo»; (vedi Denz. 1683).
    (18) «Dato il carattere pastorale del Concilio, esso ha evitato di pronunciare in modo straordinario dei dogmi comportanti la nota d’infallibilità, ma ha munito i suoi insegnamenti dell’autorità del Magistero supremo ordinario» (cfr. Paolo VI, Discorso del 12 gennaio 1996; vedi Documentation Catholique, n° 1466, pag. 420).
    (19) Cfr. Denz. 1683.
    (20) Cfr. Costituzione Dei Filius, del 24 aprile 1870; Denz. 1792.
    (21) Cfr. Leone XIII, Satis cognitum; in Insegnamenti Pontefici, «La Chiesa», n° 574; Testem benevolentiæ, ibid., n° 629.
    (22) Cit. in La Documentation catholique, n° 1438, del 16 novembre 1964, pagg. 1633-1634.
    (23) è impossibile che il Magistero sottintenda: «è la Parola di Dio, ma non è necessario crederci».
    (24) Cfr. Leone XIII, Satis cognitum; in Insegnamenti Pontifici, «La Chiesa», n° 572.
    (25) Vedi pagg. 5-6.
    (26) Questa contraddizione è evidente alla semplice lettura dei due testi. Contro coloro che la negano, è stata provata e difesa dall’Abbé Bernard Lucien (libro pubblicato da Forts dans la Foi); Lettre à quelques évêques, (pagg. 71-118); La liberté religieuse, examen d’un tentative de justification, réponse au Prieuré Saint-Thomas-d’Aquin, (febbraio 1988, pagg. 9-35); Lecture critique des «Remarques sur la brochure des Abbés Lucien et Belmont» (luglio-agosto 1988).
    (27) Cfr. Leone XIII, Satis cognitum, in Insegnamenti Pontifici, «La Chiesa», n° 543.
    (28) Vedi il nostro studio La réforme liturgique, in Brimborions, Bordeaux 1990, pagg. 31-50.
    (29) Cfr. Pio VI, Auctorem fidei, 28 agosto 1794, Denz. 1578; Gregorio XVI, Quo graviora, 4 ottobre 1833, in Insegnamenti Pontifici, «La Chiesa», n° 169; Leone XIII, Testem benevolentiæ, in Insegnamenti Pontifici, «La Chiesa», n° 631.
    (30) Cfr. Concilio di Trento, Sessione VII; Denz. 856.
    (31) Sull’incompatibilità tra l’Autorità e l’assenza d’intenzione di procurare il bene della Chiesa vedi Cahiers de Cassiciacum, n° 1, pagg. 42-64.
    (32) Cfr. Pio XII, Mystici Corporis, 29 giugno 1943, in Insegnamenti Pontifici, «la Chiesa», n° 1040.
    (33) Non sosteniamo che tutti coloro i quali fanno professione di essere sottomessi a Paolo VI o Giovanni Paolo II hanno disertato la fede cattolica. Ma facciamo notare che - come lo dimostra l’esperienza - quanti conservano la fede lo fanno malgrado questa sottomissione, e non mediante essa, come invece dovrebbe essere. Che lo sappiano o no, essi resistono ad una parte dell’insegnamento conciliare o ne fanno astrazione, ed è grazie a ciò che conservano la fede.
    (34) Sette teologi di Venezia, per giustificare la resistenza ad un Breve di Paolo V (17 aprile 1606) affermavano che prima di obbedire ad ogni ordine, anche se proveniente dal Sommo Pontefice, il cristiano deve esaminare innanzitutto se quest’ordine è conveniente, legittimo e obbligatorio. San Roberto Bellarmino rispose loro «Questa proposizione è eretica [...]. La discussione del precetto, quando esso non contiene con evidenza un peccato, è riprovata dai Padri, perché chi discute il precetto, si costituisce giudice del suo superiore» (Auctarium bellarminum, ed. Le Bachelet, n° 872).
    (35) Cfr. Bolla Unam Sanctam, 18 novembre 1302, Denz. 469.
    (36) Cfr. Mortalium animos, 6 gennaio 1928, in Insegnamenti Pontifici, «La Chiesa», n° 873.
    (37) Vedi ad esempio D. Le Roux, Pietro mi ami tu?, ed. Gotica, Ferrara 1986; La Tradizione cattolica, n° 1, 1992.
    (38) Lo scisma capitale - vale a dire quello del capo in quanto tale - non dev’essere confuso con il peccato personale di scisma che separa dalla Chiesa. Vedi Cahiers de Cassiciacum, nn. 3-4, pagg. 73-77.
    (39) Molti riferimenti in Jean-Paul II et la doctrine catholique, 1981, e in L’insegnamento di Giovanni Paolo II è cattolico?, (1983) 1995, di Padre L.-M. de Blignières.
    (40) La Costituzione apostolica Sacræ disciplinæ leges, del 25 gennaio 1983, che promulaga questo codice, lo ripete più volte e presenta il Codice come il risultato dello spirito del Vaticano II e della novità (questo termine è espressamente utilizzato) del Concilio, soprattutto per quel che concerne l’ecclesiologia.
    (41) Sono gli atti dottrinali, o gli atti legislativi il cui effetto non era temporaneo e che pertanto perdurano ancora.
    (42) Nuova concezione della Chiesa, falso principio relativo all’Incarnazione. Vedi nota n° 39 e Lettre a qulelques évêques, 1983.
    (43) Come, ad esempio, gli atti di culto non-cattolico, o la partecipazione a tali atti. Vedi a questo proposito D. Le Roux, op. cit.
    (44) L’assenza di un esercizio attuale del Magistero della Chiesa rende difficilmente riconoscibile l’eresia. Questa, infatti, è la negazione di una verità rivelata da Dio conosciuta come tale. Questa conoscenza si compie mediante la proposizione di tale verità rivelata da parte del Magistero della Chiesa. In assenza di una proposizione attuale, nessuno può determinare con certezza che tale persona nega scientemente, con pertinacia, la verità rivelata, a meno che essa non lo ammetta implicitamente o esplicitamente.
    (45) Chiamiamo «certezza ecclesiale» una certezza che ha valore nella Chiesa, di cui si può fare atto davanti ad essa («in facie Ecclesiæ»), che è dello stesso ordine della nostra appartenenza alla Chiesa e che pertanto può essere presa in considerazione nell’analisi dello stato della Chiesa e della situazione della sua autorità: l sia perché ci viene da un atto dell’autorità ecclesiastica (che sia magisteriale, legislativo o giurisdizionale); l sia perché ha il suo principio nella fede, esercitata in occasione di fatti pubblici e notori.
    (46) Questa distinzione è stata messa in luce ed in opera da Padre M. L. Guérard des Lauriers in Cahiers de Cassiciacum, n° 1, pagg. 7-99. Il suo fondamento è enunciato da San Roberto Bellarmino in De Romano Pontifice, II, 30 (vedi Cahiers de Cassiciacum, n° 2, pag. 83), e dal Cardinale Caietano: «Il papato e Pietro sono in un rapporto di forma a materia» (in De comparatione auctoritatis papæ et concilii, n° 290).
    (47) Nulla a che fare quindi col sedevacantismo. Per le difficoltà e le conseguenze dell’affermazione della permanenza materiale della gerarchia, soprattutto per quel che concerne la successione apostolica, vedi Abbé B. Lucien, La situation actuelle de l’autorité dans l’église, Documents de catholicité, 1985, pagg. 97-103; l’articolo di don D. Sanborn intitolato De papatu materiali, in Sacerdotium (2899 East Big Deaver Road, Suite 308, Troy, Michigan 48083, 2400 U.S.A.), n° 11 (1994), n° 16 (1996).
    (48) Ricordiamo che Papa Pio XII ha stabilito quanto segue: «Nessun Cardinale può in nessuna maniera essere escluso dall’elezione attiva e passiva del Sommo Pontefice sotto il pretesto o per il motivo di qualunque scomunica, sospensione, interdetto o altri impedimenti ecclesiastici. Noi sospendiamo queste censure esclusivamente per l’elezione» (Costituzione Vacante apostolicæ Sedis, 8 dicembre 1945, n° 34).
    (49) La domanda che pone il Cardinale decano al soggetto che è stato appena eletto papa riguarda solo l’accettazione dell’elezione (Vacante apostolicæ Sedis, nn. 100-101). La risposta affermativa - quella che dopo Paolo VI ha dato Giovanni Paolo - costituisce il soggetto eletto papa «materialiter», e nello stesso atto Papa «formaliter» se egli ha l’intenzione di procurare il vero bene della Chiesa: l’Autorità gli è allora immediatamente conferita da Gesù Cristo. Poiché Giovanni Paolo II da un lato ha realmente accettato l’elezione e d’altro canto ha manifestato all’eccesso che non aveva questa intenzione (reale, efficace, immanente agli atti) di procurare il bene della Chiesa, è solamente papa «materialiter». Si tratta di una situazione anomala e precaria, che potrà essere risolta solo in tre modi: l dalla morte o dalle dimissioni del soggetto eletto; l dalla conversione del soggetto eletto, nel senso che egli inizi, in maniera stabile e constatabile, a procurare il vero bene della Chiesa, per lo meno denunciando ciò che è incompatibile con l’Autorità pontificia; l dall’azione di quanti hanno potere sull’elezione o di una parte della Chiesa docente che potrebbe costringerlo a professare pubblicamente la fede cattolica e, in caso di rifiuto, potrebbe constatare la sua perdita del pontificato (anche materiale). Quest’ultima ipotesi è, tutto sommato, assai delicata.
    (50) Il che è ben altra cosa che «rifiutare di pregare per il papa». Non si tratta di rifiutarsi di pregare per qualcuno - il che sarebbe assolutamente contrario alla carità teologale - ma si tratta di testimoniare la fede.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
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    Predefinito "IL PAPATO MATERIALE" DI MONS. DONALD SANBORN

    CARI AMICI,

    SU INVITO ESPLICITO DEL SEMPRE CARO WEHRWOLF RIAPRO QUESTO THREAD, PUBBLICANDO UNA RECENSIONE SU UN PREZIOSO TESTO CHE MOSTRA LA PIENA LEGITTIMITà E LA DOVEROSITà DI UNA CORRETTA POSIZIONE SEDEVACANTISTA, NEI CONFRONTI DEI "PAPI DEL CONCILIO".
    QUESTA POSIZIONE, BEN LUNGI DALL'ESSERE CONFINATA NEL PRIVATO DELLA COSCIENZA DEI SINGOLI E BEN LUNGI DALL'ALLONTANARE LE PERSONE DALL'IMPEGNO QUOTIDIANO, è SEMMAI UNO SPRONE PER ATTACCARE CON SEMPRE MAGGIOR VIGORE LE PSEUDO-AUTORITà PONTIFICIE ED EPISCOPALI, ANCHE IN CAMPO SOCIALE E POLITICO.
    PER I GIOVANI ETNONAZIONALISTI UN TEMA DI STRINGENTE ATTUALITà E DA CUI DOVREBBE ESSERE IMPOSSIBILE PRESCINDERE.

    ECCOVI LA RECENSIONE DI UN TESTO CHE PUò FAR CHIAREZZA.

    è USCITA QUEST'ANNO PER I TIPI DEL CENTRO LIBRARIO SODALITIUM NELLA COLLANA "CASSICIACUM" LA PRIMA EDIZIONE ITALIANA DEL SAGGIO SUL "PAPATO MATERIALE" PUBBLICATO IN LINGUA LATINA TRA IL 1994 E IL 1996 DA DON DONALD SANBORN SULLA RIVISTA AMERICANA "SACERDOTIUM".
    è UN LIBRO MOLTO DENSO CHE RICHIEDE UNA LETTURA ATTENTA: PER GLI AMANTI DEL LATINO C'è IL TESTO LATINO A FRONTE.
    IL LIBRO è UN'ESPOSIZIONE STORICA, TEOLOGICA E CONTROVERSISTICA DELLA FAMOSA "TESI DI CASSICIACUM" CHE IL PADRE DOMENICANO MICHEL LOUIS GUERARD DES LAURIERS, GIà PROFESSORE DI MARIOLOGIA ALLA LATERANENSE, FORMULò NELL'ARCO DEGLI ANNI '70 E COMPIUTAMENTE NEL 1979 : UNA DELLE POSIZIONI PIù AUTOREVOLI (ANCHE SE MOLTO DISCUSSE) PER RISOLVERE IL PROBLEMA DELL'AUTORITà PAPALE DOPO IL "VATICANO II" E "LA RIFORMA LITURGICA".
    CHI è GIOVANNI PAOLO II? CHI ERA PAOLO VI? CHI ERA GIOVANNI XXIII?
    ERANO PAPI? NO, DAVVERO. HANNO PROCURATO E PROCURANO IL MALE DELLA CHIESA, LA SNATURANO, LA EVERTONO, OGGETTIVAMENTE TENTANO DI DISTRUGGERLA. (ALTRI AGGIUNGONO: SONO ERETICI MA QUESTO TEMA NON è AFFRONTATO DALLA "TESI")
    SONO ANTIPAPI? NON PROPRIO, LA LORO ELEZIONE FINO A PROVA CONTRARIA SEMBRA ESSERE STATA LEGALE, DEVONO ESSERE CONSIDERATI NELLA SERIE NUMERICA DEI PAPI, LE LORO DESIGNAZIONI "EPISCOPALI" O "CARDINALIZIE" PUR NON CONFERENDO ALCUNA AUTORITà AI DESIGNATI, SONO VALIDE E REALI.

    CHE SONO ALLORA QUESTI "papi"? MONSIGNOR DES LAURIERS COMPIENDO UN ACCURATO STUDIO DI TEOLOGIA DEL PAPATO ERA GIUNTO ALLA CONCLUSIONE E ALL'EVIDENZA RAZIONALE CHE SI TRATTASSE DI "PAPI" meramente MATERIALI.
    IL NON VOLERE REALMENTE IL BENE DELLA CHIESA AVEVA IMPEDITO LORO, IL GIORNO DELL'ELEZIONE, DI ESPRIMERE UN REALE ACCETTAZIONE DELLA CARICA CUI VENIVANO INNALZATI.
    UN'IPOTESI AD HOC? NO, SEMMAI LA RIFLESSIONE DELLA TEOLOGIA CATTOLICA DI FRONTE AD UN FATTO UNICO NELLA STORIA BIMILLENARIA DELLA CHIESA CATTOLICA: PAPI CHE ENTRANO IN FLAGRANTE CONTRADDIZIONE COL MAGISTERO DEI LORO PREDECESSORI, CHE INSEGNANO ABITUALMENTE L'ERRORE E PROMULGANO LEGISLAZIONI PALESEMENTE NOCIVE ALLE ANIME DEI CATTOLICI LORO SOTTOPOSTI.
    MAI SI ERA VERIFICATO QUESTO NELLA STORIA DELLA CHIESA: MONSIGNOR DES LAURIERS (1898-1988) VAGLIò L'INTERA PRODUZIONE TEOLOGICA E CANONISTICA DEGLI ULTIMI SETTECENTO ANNI PER VERIFICARE ALLA FINE CHE GIà IL CAJETANO DISTINGUEVA TRA L'ASPETTO MATERIALE DEL PAPATO (QUELLO CHE POSSIEDE AD ESEMPIO GIOVANNI PAOLO II) E L'ASPETTO FORMALE O SOSTANZIALE DEL PAPATO (QUELLO CHE POSSEDEVA S.S. PIO XII E TUTTI I SUOI PREDECESSORI).
    IL LIBRO RISPONDE POI ALLE MOLTE OBIEZIONI, SIA DI PARTE DELLA FRATERNITà SAN PIO X CHE DA PARTE DEI SEDEVACANTISTI GENERICI, ED
    è CORRELATO DA UNO SPECCHIETTO ESPLICATIVO CHE RENDE PIù FACILE LA COMPRENSIONE.
    MI SCUSO PER L'ESPOSIZIONE MOLTO ELEMENTARE CHE CERTO SCANDALIZZERà I FORUMISTI PIù ESPERTI DELLA "TESI DI CASSICIACUM".
    A QUELLI CHE PENSASSERO CHE SI TRATTI SOLO DI ASTRUSERIE TEOLOGICHE, MI PERMETTO DI SOTTOLINEARE CHE I CATTOLICI DEVONO OBBEDIRE SEMPRE NELLE COSE DI FEDE, MORALE E QUESTIONI ANNESSE AL PAPA.
    NON SI PUò DISUBBIDIRE AL PAPA: ORA GIOVANNI PAOLO II è IL PAPA?
    FA IL BENE DELLA CHIESA, DICE SOLO COSE CATTOLICHE? NO, PER NULLA.
    ALLORA NON HA L'AUTORITà PONTIFICIA, HA SOLO LA DESIGNAZIONE LEGALE, DI FATTO SOSTANZIALMENTE NON è IL PAPA.
    SE LO FOSSE E SE LO FOSSERO STATI PAOLO VI E GIOVANNI XXIII, LA NOSTRA FEDE SAREBBE VANA, LE PROMESSE DI CRISTO SI SAREBBERO RIVELATE FALSE, LA REDENZIONE SAREBBE UNA BURLA O UNA CHIMERA. (DIO NON VOGLIA!)
    SONO QUESTIONI CHE SAREBBE RIDUTTIVO DEFINIRE "CAPITALI E ASSOLUTE".
    DON SANBORN SI è IMPEGNATO A REIMPOSTARE E COMPLETARE GLI STUDI DI MONSIGNOR DES LAURIERS: OPERAZIONE MERITEVOLE E DEGNA DI PLAUSO.
    LA TRADUZIONE DALL'INGLESE ALL'ITALIANO è BEN FATTA, SEMPLICE MA GRADEVOLE L'IMPAGINAZIONE.
    SI AUSPICANO SEMPRE MAGGIORI APPROFONDIMENTI E STUDI IN QUESTA DIREZIONE.

    UNA NOTA: DON SANBORN è DA ANNI IMPEGNATO NELLA DIFESA DELLA MESSA CATTOLICA E DEL PAPATO CATTOLICO: ORDINATO SACERDOTE DA MONSIGNOR LEFEBVRE NEL 1977, HA LASCIATO LA FRATERNITà NEL 1983 CON ALTRI 8 SACERDOTI PER COMBATTERE CON MAGGIOR LIBERTà E SENZA ALCUNE AMBIGUITà LEFEBVRIANE LA BUONA BATTAGLIA.
    IL 19 GIUGNO 2002 HA RICEVUTO IL GIUSTO PREMIO PER TANTO IMPEGNO: IL DOMENICANO MONSIGNOR ROBERT FIDELIS MC KENNA, GIà CONSACRATO VESCOVO NEL 1986 DAL MONSIGNOR DES LAURIERS, GLI HA CONFERITO A DETROIT LA PIENEZZA DEL SACERDOZIO CATTOLICO, CONSACRANDOLO VESCOVO.
    A S.E.R. MONSIGNOR DONALD J. SANBORN LE CONGRATULAZIONI E IL CLASSICO DEFERENTE AUGURIO: AD MULTOS ANNOS!
    DON UGO GIUGNI E DON UGO CARANDINO SONO STATI I SACERDOTI ASSISTENTI DEL NEO-VESCOVO DURANTE LA CONSACRAZIONE.
    MONSIGNOR SANBORN SI OCCUPA DI ORDINARE SEMPRE NUOVI SACERDOTI CATTOLICI CONTRO IL VATICANO II, DI FONDARE NUOVI SEMINARI E NUOVE CAPPELLE DOVE SI CELEBRI LA SANTA MESSA DI SAN PIO V, L'OFFERTA PURA.
    è IL SECONDO VESCOVO FAVOREVOLE ALLA "TESI DI CASSICIACUM" CHE VIENE CONSACRATO QUEST'ANNO: IL PRIMO è STATO IL GIOVANE FIAMMINGO, SACERDOTE DELL'ISTITUTO "MATER BONI CONSILII", S.E.R. MONSIGNOR GEERT JAN STUYVER, CONSACRATO DA S.E.R. MONSIGNOR MCKENNA, A VERRUA SAVOIA NELLA CHIESA DI SAN PIETRO E PAOLO IL 16 GENNAIO 2002.

    UN CARO SALUTO A TUTTI

    GUELFO NERO

  7. #7
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    Predefinito foto vera


  8. #8
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    Predefinito Re: foto vera

    Originally posted by carbonass
    Sì ma guarda che la croce rovesciata è quella di San Pietro.

  9. #9
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    è VERO MA QUI LA FOTO è ASSURTA A SIMBOLO DEL ROVESCIAMENTO DELLA "PETRINITAS PONTIFICIA" NELL'APOSTASIA: NON DIMENTICHIAMOCI CHE è STATA SCATTATA DURANTE IL TRAGICO VIAGGIO IN TERRA SANTA DEL 2000 (CON LA RELATIVA VISITA AL MURO DEL PIANTO E "RICHIESTA DI PERDONO")

    UN SALUTO

    GUELFO NERO

  10. #10
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    Predefinito

    Originally posted by guelfo nero
    è VERO MA QUI LA FOTO è ASSURTA A SIMBOLO DEL ROVESCIAMENTO DELLA "PETRINITAS PONTIFICIA" NELL'APOSTASIA: NON DIMENTICHIAMOCI CHE è STATA SCATTATA DURANTE IL TRAGICO VIAGGIO IN TERRA SANTA DEL 2000 (CON LA RELATIVA VISITA AL MURO DEL PIANTO E "RICHIESTA DI PERDONO")

    UN SALUTO

    GUELFO NERO
    Tu che sei interessato a queste cose, mentre ero in attesa da qualche parte (dal medico forse boh) ho letto di sfuggita su una rivista (credo Focus) il titolo di un articolo che diceva più o meno "come tutte le religioni monoteiste discendono da Abramo e perchè un giorno, forse, si riuniranno sotto il suo nome".
    E' successo tempo fa quindi non ricordo bene, cmq il titolo è abbastanza esplicativo, l'hai mai letto?

 

 
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