
Originariamente Scritto da
Andrea-
Basta, Cavaliere ! | ItaliaDall'Estero
Basta, Cavaliere !
Decidendo di querelare per “diffamazione” due quotidiani di centro sinistra – La Repubblica e l’Unità -, Silvio Berlusconi si rivela il peggior difensore della propria causa. Coinvolto da più di quattro mesi in una serie di rivelazioni scabrose sulla sua vita privata che non sono senza effetti sulla sua attività pubblica, il presidente del consiglio italiano, invece di spiegare e fare chiarezza, ha scelto di screditare e di intimidire i giornali che non controlla.
Proprietario di tre reti televisive private, di un gruppo editoriale e di stampa, l’imprenditore Berlusconi dispone di una gamma di media pronti a cantare le sue lodi quotidianamente; controllando gran parte dell’audiovisivo pubblico, il presidente del consiglio Berlusconi haanche i mezzi per far passare sotto silenzio la telenovela delle sue turpitudini – e ci riesce. Ma per il Cavaliere, questo non è abbastanza. Come se fosse sufficiente che qualche giornale esponga le sue contraddizioni, gli chieda spiegazioni o lo ridicolizzi per scuotere la realtà del potere.
Così facendo, il capo del governo italiano commette un duplice errore. In quanto uomo dei media, è nella giusta posizione per sapere che l’informazione non si controlla più. Il progetto di erigere una palizzata tra l’informazione ed i suoi concittadini è un’illusione, anche se fosse dettata, come egli dice, dalla preoccupazione di “proteggere la sua vita privata”. In quanto uomo politico – anche se fuori dagli schemi -, corre il rischio, in questa avventura giudiziaria, di ridurre ancora di più [il livello, N.d.T.] della sua funzione e di nuocere all’immagine del paese che dirige.
Il principio della libertà di stampa, anche se quest’ultima non è esente da errori o approssimazioni, non si discute e non può essere messo in discussione. Salvo per fare del suo paese una singolare anomalia in Europa. Il semplice fatto che una manifestazione sia prevista, sabato 19 settembre a Roma, per difendere questa libertà fondamentale la dice lunga sulla situazione che regna in Italia e l’inquietudine che questa suscita.
Se, per fortuna, Berlusconi – che è, da parte sua, immune da ogni procedimento giudiziario durante il suo mandato – rinunciasse alla sua offensiva giudiziaria e scegliesse di mantenere un basso profilo, eviterebbe il ridicolo di doverporre l’Italia in concorrenza con la Corea del Nord o con la Russia sul tema della libertà d’informazione. E lui che si definisce “il miglior presidente del Consiglio (italiano)” da cento cinquant’anni – cosa di cui la Storia sarà giudice – eviterebbe già da ora di passare agli occhi di una buona parte dell’opinione pubblica internazionale come il peggiore.