Anche solo per un titolo così, che profuma di porno scadente, per cui s'avvampa bimbini e che si raccoglie nelle solatie strade, tra i lerci rovi, meritava la visione. Come anche la presenza di Asia Argento, una donna per cui diventerei Gengis Kahn, per visitarla e predarla, nomen omen d'altronde. Mi reco immantinente in una multisala attrezzata di dolby surround ultima versione, che se l'attore scorreggia si sente il puzzo da sotto il sedile. Non mi frena nemmeno la presenza di un losco figuro dal nome di una benzina che campeggia sul manifesto, questo per dire quanto la voce di una donna che pare comporre le parole attraverso il fumo di una sigaretta, e anche quando non fuma, possa influenzarmi. Mi aspetto la fila sganasciata di sedicenni con pollice zufolante da troppo joypad (o seghe) e invece trovo la sala deserta. C'è solo un giovine dall'aria scarmigliata, seduto con aria circospetta, sprofondato nel bel mezzo del velluto rouge come una pallina da tennis in un campo di ravanelli. Dietro di me il bigliettaio fa spuntare la capoccella inghirlandata sulla platea e forte della buona memoria, di un ammirevole senso di attaccamento al dovere e del fatto che, in effetti, solo io avevo pagato il biglietto, intima al giovinastro di sradicarsi dalla poltrona e muovere le gambine fuori dalla sala, che il film si vede una volta sola. Buon segno, mi dico, il film una stronzata assoluta non deve essere. Certo era un giovinastro nullafacente, ma una stronzata assoluta non deve essere, mi ripeto fino a convincermi. Pubblicità: piscio e torno. Ho il dolby sorround tutto per me, sono il padrone della sala, mi pianto in mezzo alla fila centrale come un albero secolare. Il film? Bum! zac! spat! vroom! wow!, i braccioli che alla fine hanno la forma delle dita, e manco una tetta, che quella anche le veline.
Roma, un giorno imprecisato di Novembre, e quando sono uscito era già buio.




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baci.
